La “pubblicità nativa”? Se ne occupa la redazione

Il 68% degli editori utilizza la redazione per creare “native advertising”, ovvero “pubblicità nativa”, quella inserita nel contesto dei contenuti pubblicati. Questo almeno è il risultato di una ricerca condotta fra 140 pubblicazioni periodiche in 39 Paesi del mondo dalla NAI, Native Advertising Institute in collaborazione con la FIPP, Federazione Internazionale della Stampa Periodica. Il 68% di quanti hanno risposto, in modo anonimo, utilizza lo staff editoriale per creare la pubblicità nativa, contro il 31% che dichiara di avere uno studio specializzato ed il 24% che impiega un team di professionisti separato. Se queste indicazioni fossero rappresentative dell’intero panorama dei media, si potrebbe concludere che buona parte dei giornalisti svolge attività part time di comunicazione pubblicitaria. Per quanti rimangono convinti che i contenuti informativi e la pubblicità devano rimanere separati in modo rigoroso, questa ricerca rappresenta un problema. Per paradosso, il 45% dei media executive intervistati ha dichiarato che la mancanza di separazione fra contenuti editoriali e pubblicità rappresenta una minaccia grave.

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