Paywall: quando funzionano (e quando no)
Non esiste un sistema unico per la vendita dei contenuti digitali che possa andare bene a tutti. Il Paywall – come modello di business – non fa eccezione, almeno a quanto riporta un recentissimo report di BI Intelligence, cha ha messo sotto la lente di ingrandimento i pro e i contro dei “muri digitali†che regolano l’accesso ai contenuti. I “Millenialsâ€, la generazione nata fra il 1980 ed il 2000, ovvero i giovani venuti al mondo nell’era della connessione globale, non mostrano una grande propensione all’acquisto di informazioni in rete. Solo il 25% dei Millenials americani paga per avere accesso a servizi digitali – giornali, riviste o app di notizie – mentre oltre la metà , il 55%, paga regolarmente per servizi di intrattenimento, secondo un’indagine condotta dall’American Press Institute. La scarsa propensione alla spesa per informazione di uno target giovanile destinato a crescere in misura esponenziale ha già messo in moto un’ampia sperimentazione per capire come sviluppare il Paywall del futuro. Strict Paywalls / tutti i contenuti vanno pagati, Metered Paywalls / qualcosa è gratuito, il resto si paga, Freemium Paywalls / una parte di contenuti è gratuita, i contenuti “premium†si pagano: ogni editore deve sperimentare la soluzione migliore, mentre si immaginano ipotesi alternative all’abbonamento tradizionale come i micropagamenti, scambi contenuti/dati dei lettori, pay-per-view.
Approfondimento
Sintesi della ricerca di BI Intelligence
