Informazioni e servizi on line per il “Fondo Casella”
A
partire dal mese di febbraio, il Fondo Nazionale di Previdenza per i
lavoratori dei giornali quotidiani, più noto nel settore come Fondo
Casella, è presente sul sito Internet www.ediland.it con la propria home
page, la versione integrale dello Statuto e del Regolamento, e con un’area
informativa che verrà arricchita nei prossimi mesi, con l’obiettivo di
mettere a disposizione dei “navigatori” una serie di servizi di
informazione sul Fondo e sulle sue attività . E’ possibile inoltre mettersi
in contatto con il Fondo usando la casella di posta elettronica
fondo.casella@ediland.it.
L'”approdo” del Fondo Casella su Internet è la naturale conseguenza di una
strategia, perseguita da tempo dall’Istituto presieduto da Paolo de Palma,
volta a dare la massima trasparenza e visibilità alle iniziative dell’Ente;
una strategia, questa, che si traduce anche nella pubblicazione del
periodico semestrale Fondo Previdenza Quotidiani, che contiene informazioni
sul Fondo, sull’andamento economico della gestione pensionistica, sulla
normativa generale in tema di previdenza generale ed integrativa.
Il Fondo Casella: il passato, il presente
Il Fondo Nazionale di Previdenza per i lavoratori dei giornali quotidiani
“Fiorenzo Casella” è l’ente preposto all’erogazione delle pensioni
integrative in favore di tutti gli impiegati e operai delle aziende
editrici e stampatrici di giornali quotidiani e delle agenzie di stampa
operanti sull’intero territorio nazionale. Per assicurare tale finalità , il
Fondo ha il compito di provvedere anche alla gestione delle contribuzioni
necessarie ed alla costituzione dei relativi capitali di copertura.
Il Fondo venne istituito a seguito di un accordo collettivo, stipulato in
data 26 febbraio 1958, tra le organizzazioni rappresentative dei datori di
lavoro del settore dell’editoria quotidiana e quelle dei lavoratori
poligrafici dello stesso settore, accordo con il quale le organizzazioni
dei datori di lavoro si assunsero l’impegno di procedere all’istituzione di
un trattamento pensionistico integrativo di quello dell’assicurazione
generale obbligatoria a beneficio del personale poligrafico dipendente.
L’organizzazione e l’attività del Fondo sono regolate dall’atto di
costituzione, siglato il 3 aprile 1958, da uno Statuto e da un regolamento
congiuntamente approvato dalle parti sociali costituenti.
Il Fondo è soggetto alla disciplina comune delle associazioni non
riconosciute di cui all’articolo 36 del Codice Civile. Rispetto alla
disciplina stabilita per i fondi pensione dal decreto legislativo 21 aprile
1993, n. 124 e successive modificazioni e integrazioni, il Fondo è stato
ammesso ad usufruire di uno speciale regime di deroga transitoria, della
durata di otto anni, in ordine a talune specifiche disposizioni riguardanti
i nuovi iscritti al Fondo stesso dopo il 28 aprile 1993, data di entrata in
vigore del predetto decreto legislativo n. 124/93.
Il Fondo ha propri organi deliberanti e una gestione contabile e
patrimoniale autonoma. E’ retto da un consiglio di amministrazione composto
da un eguale numero di rappresentanti dei datori di lavoro e dei
lavoratori, designati dalle rispettive organizzazioni sindacali. Le
funzioni di controllo della gestione contabile sono esercitate da un
collegio dei revisori.
Il sistema tecnico-assicurativo della gestione previdenziale, a decorrere
dal 1° gennaio 1995, è stato trasformato da ripartizione a capitalizzazione.
Il Fondo è infine azionista unico della Società Immobiliare Fondo
Previdenza Lavoratori Giornali.
Il nuovo regime pensionistico
A decorrere dal 1° gennaio 1995 il sistema previdenziale del Fondo viene
gestito secondo il criterio della capitalizzazione. Le ragioni che hanno
reso indispensabile il ricorso a questo criterio sono riconducibili
soprattutto alla contrazione, cospicua e progressiva, della forza
occupazionale presente nelle aziende del settore e alla portata innovativa
della disciplina in materia di fondi pensione, introdotta dal decreto
legislativo n. 124 del 1993.
Il perdurare di una variabile negativa, come quella del forte squilibrio
tra il flusso decrescente dei lavoratori poligrafici attivi e il flusso
espansivo dei pensionati, ha reso del tutto impraticabile la prosecuzione
di una gestione del Fondo ispirata, fin dalle origini, prevalentemente al
principio della ripartizione in base al quale, come è noto, i contributi
versati per i lavoratori attivi vengono destinati al pagamento delle
prestazioni di coloro che sono già pensionati.
Inoltre, la disciplina del decreto legislativo n. 124/1993 ha stabilito che
le pensioni di coloro che sono stati iscritti al Fondo dopo il 28 aprile
1993, data di entrata in vigore dello stesso decreto, devono essere
determinate in conformità al principio della capitalizzazione, in base al
quale i contributi versati in favore di tali iscritti devono essere
accantonati a riserva e messi a frutto, per trarre dal montante così
formato le somme necessarie per pagare la loro pensione.
E’ pur vero che, al fine di evitare al Fondo squilibri finanziari
irreparabili causati dall’adeguamento immediato alla suddetta prescrizione
legislativa, il Ministro del lavoro, con decreto emanato nel dicembre 1995,
ha ammesso il Fondo ad usufruire di un regime di deroga della durata di
otto anni. Tuttavia, pur in presenza di tale parentesi transitoria, la
nuova normativa in materia di previdenza complementare ha comunque sancito
l’interruzione di quell’apporto di solidarietà tra le diverse generazioni
di lavoratori che invece, da sempre, ha rappresentato il filo conduttore
della vita del Fondo.
Per conciliare l’osservanza della disciplina legislativa con l’esigenza
istituzionale del Fondo di assicurare comunque l’erogazione delle pensioni
in essere e garantire in futuro la copertura dei diritti previdenziali
maturati dagli iscritti, le parti sociali hanno convenuto, con accordo
sindacale, l’introduzione del metodo della capitalizzazione nella gestione
del Fondo, in combinazione contestuale con lo sdoppiamento della gestione
medesima in due tronconi del tutto distinti tra loro e con contabilitÃ
separate, che sono stati denominati, rispettivamente, “gestione di
solidarietà ” e “gestione a capitalizzazione”. Nello stesso accordo è
previsto che il contributo versato al Fondo venga destinato alle due
gestioni e ripartito tra di esse secondo misure stabilite dalle parti
sociali, in base alle variazioni suggerite da periodiche valutazioni
attuariali e tenuto conto delle risultanze gestionali del Fondo stesso.
La prima gestione, quella cosiddetta di solidarietà , ha il fine di
garantire sia le prestazioni degli attuali pensionati, sia le prestazioni
che saranno calcolate sulle anzianità maturate alla data del 31 dicembre
1994 per i lavoratori attivi iscritti entro tale data.
Le suddette aspettative previdenziali sono garantite dall’attuale
patrimonio del Fondo e da un gettito contributivo stabilito oggi nella
misura pari al 7 per cento delle retribuzioni di tutti gli attuali e futuri
iscritti.
La seconda gestione, quella cosiddetta a capitalizzazione, che è retta
secondo il sistema dei “conti individuali”, ha il fine di garantire le
prestazioni che saranno acquisite, a partire dal 1° gennaio 1995, da tutti
i lavoratori iscritti, attuali e futuri, attraverso la capitalizzazione
individuale dei contributi a tale scopo destinati e versati in loro favore,
la cui misura è stata fissata in ragione del 3,80 per cento delle
retribuzioni.
Con questa impostazione, per i lavoratori iscritti al 31 dicembre 1994, le
future prestazioni saranno costituite dalla liquidazione di due quote di
pensione: la prima quota, relativa all’anzianità maturata sino alla
predetta data, sarà calcolata con le norme all’epoca vigenti e aggiornata
con le rivalutazioni previste dal regolamento; la seconda quota, relativa
al solo contributo a capitalizzazione versato a partire dal 1° gennaio
1995, sarà ottenuta convertendo in rendita le somme accumulate nel singolo
conto individuale all’atto del pensionamento.
Per i lavoratori iscritti dopo il 31 dicembre 1994, le pre-stazioni saranno
basate esclusivamente sulla conversione in rendita dei capitali accumulati
nei loro conti individuali.
Il Fondo e l’andamento del settore
L’andamento gestionale del Fondo è strettamente collegato con l’andamento
generale del settore poligrafico: più è ampia infatti la base contributiva
del Fondo, ovvero il numero di lavoratori attivi che versano contributi,
minore è il fabbisogno finanziario necessario per far fronte all’erogazione
delle pensioni.
Gli iscritti al 31 dicembre 1995 sono risultati 10.197, in calo di 488
unità rispetto ai 10.685 del 1994. Come si può vedere nella tabella 1, il
numero degli iscritti è in costante calo dal 1987: negli ultimi anni, il
numero degli iscritti è diminuito del 18,8%, mentre nello stesso periodo il
numero dei pensionati che percepiscono l’assegno del fondo è aumentato del
39,8%. Ma ciò che è più importante e che ormai dal 1992 il numero dei
pensionati ha superato il numero dei lavoratori attivi. Il rapporto
pensionati/iscritti, che nel 1986 era pari al 78,5%, nel 1995 è stato pari
al 135,2%: in pratica, per ogni dieci poligrafici in attività ce ne sono 13
in pensione.
Questa progressiva e preoccupante erosione della base contributiva del
Fondo trova la sua prima causa nella situazione generale di crisi in cui
versa il settore: basti pensare che tra il 1990 e il 1996 tiratura e
diffusione media giornaliera sono diminuite del 10 per cento circa, e che
nello stesso arco di tempo l’incidenza della pubblicità sul totale dei
ricavi editoriali è scesa da poco meno del 50 per cento a poco più del 40
per cento.
Alla diminuzione del numero degli addetti tuttavia ha contribuito non poco
anche il processo di innovazione tec-nologica che ha interessato e continua
ad interessare il setto-re dell’editoria quotidiana, che ha permesso alle
aziende un sensibile ridimensionamento degli organici produttivi. Un
processo, questo, che è stato agevolato da specifici provvedimenti
legislativi che hanno consentito l’accesso al prepensionamento dei
lavoratori in coincidenza con situazioni di crisi aziendale o di
ristrutturazione tecnologico-organizzativa delle aziende.
Per comprendere la portata di questo fenomeno, basti pensare che nel
complesso, dall’inizio della gestione nel 1958 a tutto il 1995, al Fondo
sono pervenute 22.750 domande di pensione; di queste, ben 6.120 (pari al
26,9%) si riferiscono a domande di pensione anticipata ai sensi della legge
155/81, o di prepensionamento per ristrutturazione aziendale, secondo
quanto previsto dalla legge 416/81 sull’editoria.
In base ai dati raccolti al 31 dicembre del 1995, l’età media degli
iscritti al fondo è di 40 anni e dieci mesi, con una anzianità media di 13
anni e due mesi. L’età media di ingresso degli iscritti nel Fondo è di 27
anni e otto mesi.
Per contro, l’età media dei titolari di pensioni dirette al 31 dicembre
1995 (senza tener conto quindi delle pensioni di reversibilità ) è risultata
essere di 69 anni e tre mesi per i pensionati di invalidità , di 65 anni e
otto mesi per i pensionati di anzianità , di 71 anni e undici mesi per i
pensionati di vecchiaia; l’età media di coloro che hanno usufruito del
pensionamento anticipato e del prepensionamento è rispettivamente di 63
anni e tre mesi e di 54 anni.
La tabella 2 riporta l’andamento della pensione media mensile liquidata dal
Fondo tra il 1986 e il 1989, che è passata da poco più di 336 mila lire a
poco più di 580 mila lire, con un incremento complessivo del 72,7%.
Ancora più elevata è stata la crescita delle pensioni nuove liquidate nel
corso di ciascun anno, riportata nella tabella 3: in questo caso si passa
dalle 372.994 lire medie del 1986 alle 733.615 lire medie del 1995, con un
incremento del 96,7%.
Se si va infine ad esaminare l’andamento del monte pensioni erogato nel
corso del decennio preso in considerazione, si scopre che, in
considerazione del continuo aumento del numero dei pensionati, la crescita
del monte complessivo di pensioni erogate è stata addirittura del 141,4%.
E’ interessante infine mettere a confronto l’evoluzione delle pensioni
erogate dal Fondo con l’andamento dei prezzi al consumo. La comparazione,
riportata nel grafico in questa pagina, è stata effettuata considerando
l’arco di tempo 1990-1995 ed utilizzando il metodo dei numeri-indice.
Facendo pari a 100 il valore relativo all’anno 1990, appare evidente come
sia la media mensile delle nuove pensioni (cfr. tabella 3) sia il monte
complessivo di pensioni erogate siano cresciute ad un ritmo superiore
rispetto all’aumento del costo della vita: mentre infatti il numero indice
del costo della vita ha raggiunto nel 1995 l’indice 127,7, la media mensile
delle nuove pensioni, dopo essere scesa a 93,9 nel 1991, ha poi ripreso a
salire sino a 135,8, mentre il monte pensioni complessivo ha raggiunto
nell’anno 1995 l’indice 141,1.
