Soluzioni innovative per La Gazzetta del Mezzogiorno
L’installazione di un nuovo
sistema editoriale costituisce un momento importante e delicato nella vita
di ogni quotidiano, per le inevitabili difficoltà ed imprevisti che
regolarmente si presentano durante il percorso, ma soprattutto perché la
progettazione e la messa in opera di un nuovo sistema di produzione impone
al management del giornale ed a quanti – giornalisti e poligrafici –
collaborano alla realizzazione del prodotto, una attenta riconsiderazione
del proprio lavoro, del modo in cui esso è organizzato, delle esigenze
specifiche richieste dal prodotto ed alle quali il sistema editoriale deve
fornire risposte adeguate.
Chi siamo? Che cosa facciamo? Che cosa vogliamo fare? In che modo vogliamo
farlo? Sono queste, in sintesi, le domande che un paio di anni fa
cominciarono a porsi il Presidente Giuseppe Gorjux e il management della
EDISUD, la società editrice del quotidiano, quando decisero che era ora di
concedere la pensione al glorioso sistema editoriale “fatto in casa”, che
aveva onorevolmente servito la causa per oltre quindici anni.
Tanti quotidiani in uno
Sarebbe estremamente riduttivo definire La Gazzetta del Mezzogiorno come
“il giornale di Bari”: il quotidiano fondato nel 1887 da Martino Cassano è
infatti, con una diffusione certificata ADS di poco inferiore alle 65.000
copie giornaliere, leader di mercato in Puglia e Basilicata, con una
penetrazione pari al 60% del totale dei lettori nel giorno medio (dati
Audipress).
Il bacino principale di diffusione si estende su una superficie assai
vasta, grande all’incirca quanto il Belgio, sulla quale vive una
popolazione di poco inferiore ai cinque milioni di persone, con grandi
differenziazioni economiche e demografiche: dall’area metropolitana di Bari
alle piane agricole della Capitanata e del Salento, dalle comunità montane
del Vulture agli insediamenti industriali di Taranto e di Melfi, con
quattro università e numerose città che avvicinano o superano la soglia dei
centomila abitanti: Bari naturalmente, ma anche Taranto, Foggia, Lecce,
Brindisi, Potenza, Andria, Barletta, Molfetta. Tante comunità insomma, di
ciascuna delle quali il quotidiano deve saper interpretare le esigenze e le
aspirazioni.
Per raggiungere questo obiettivo, la strada scelta da La Gazzetta del
Mezzogiorno è stata quella di dare la massima autonomia alle redazioni
locali sparse sul territorio nell’impostare e realizzare il notiziario
locale, il quale assume dunque le caratteristiche di un vero e proprio
“giornale dentro il giornale”. Una scelta, questa, resa quasi obbligata
anche dalla vastità del territorio servito: basti pensare che le città di
Foggia, Lecce e Potenza distano da Bari oltre centocinquanta chilometri
ciascuna.
Una descrizione più dettagliata del prodotto ci aiuterà a valutare meglio
questo sforzo di essere capillarmente presenti sul territorio. Il
quotidiano, in formato broadsheet a otto colonne, è composto da una parte
nazionale, con una foliazione fissa di quattordici pagine di testo più la
pubblicità , e da una parte di cronaca locale diversa per ciascuna delle
sette edizioni:
– Edizione nazionale (diffusa fuori dalla zona principale di diffusione):
quattro pagine di testo e pubblicità ;
– Edizione di Bari: dieci pagine più la pubblicità ;
– Edizione della Basilicata: quattro pagine più la pubblicità ;
– Edizione di Brindisi: quattro pagine più la pubblicità ;
– Edizione di Foggia: cinque pagine più la pubblicità ;
– Edizione di Lecce: sei pagine più la pubblicità ;
– Edizione di Taranto: quattro pagine più la pubblicità .
Nel caso in cui la somma delle pagine di testo e della pubblicità di una
edizione locale desse come risultato un numero dispari di pagine
tipografiche, viene inserita nell’ultima pagina la prima pagina
dell’edizione di Bari o dell’edizione più vicina (per esempio di Lecce per
l’edizione di Brindisi e viceversa).
Il lunedì le edizioni locali vengono ridotte a due pagine per edizione, ed
al giornale è allegato il supplemento sportivo Gazzetta del Lunedì, di 24
pagine in formato broadsheet; il venerdì, invece, al giornale è allegato il
supplemento Star Meglio: da 24 a 32 pagine in formato tabloid con rubriche
e servizi su salute, alimentazione, bellezza, turismo e tempo libero,
compresi tutti i programmi televisivi della settimana. A questi supplementi
fissi se ne aggiungono altri a cadenza variabile su temi specifici; nella
giornata di sabato al quotidiano è allegato il settimanale Specchio.
Nel complesso, la produzione media giornaliera, compresi gli inserti
settimanali, varia tra le settanta e le ottanta pagine broadsheet; di
queste, circa la metà vengono prodotte nelle redazioni distaccate. La
rotativa MAN, installata nel 1990, consente una foliazione massima di 48
pagine su uno o due dorsi, con un massimo di quattro pagine in
quadricromia; nell’edizione della domenica, con la stampa in accumulo, le
pagine a colori diventano otto divise in due o quattro fascicoli, con una
foliazione massima raggiungibile di ottanta pagine.
L’evoluzione del sistema
Il primo sistema tipografico installato presso La Gazzetta del Mezzogiorno
nel 1978 era una soluzione in gran parte progettata e realizzata dai
tecnici del giornale, utilizzando tre mainframe Hewlett-Packard 1000 con
terminali “stupidi” HP. Si trattava di una realizzazione assai innovativa,
per l’epoca, tra le prime a permettere, per esempio, l’impaginazione a
blocchi e la possibilità di far uscire sulla fotounità testi e titoli
insieme.
Negli anni successivi a quel sistema furono apportate soltanto modifiche di
poco conto: nel 1985 furono introdotti in redazione i Personal Computer,
per l’esattezza Hewlett-Packard 150, provvisti di un applicativo in grado
di gestire contemporaneamente sia l’elaborazione dei testi che le agenzie,
mentre la gestione dei titoli non fu attivata per motivi di natura
organizzativa.
I Personal Computer HP, pur costituendo un deciso passo in avanti nella
direzione dei sistemi standard, presentavano alcuni svantaggi, come quello
di richiedere una ver-sione modificata del sistema operativo MS-DOS; per
questo motivo, negli anni successivi si procedette gradualmente a
sostituire questi terminali con Personal Computer totalmente compatibili
con il sistema operativo MS-DOS, dapprima con processore 80386, quindi con
il più veloce 80486.
Nel 1990 fu installata la nuova rotativa offset, che richie-se un impegno
finanziario e tecnico notevole, imponendo di fatto il rinvio
dell’ammodernamento dell’area di prestampa, tanto più che il sistema
editoriale, pur superato da un punto di vista tecnologico, funzionava
ancora egregiamente.
Infine, tra la fine del 1994 e l’inizio del 1995, si decise che
l’implementazione di un sistema di prestampa più adeguato al prodotto da
realizzare ed alle tecnologie disponibili non era più rinviabile; e a
questo punto, paradossalmente, il fatto di dover sostituire un sistema così
chiaramente obsoleto si rivelò, a conti fatti, un vantaggio: non vi erano
infatti investimenti da proteggere, salvo quelli – in verità limitati –
effettuati nei Personal Computer, che comunque potevano facilmente venire
“riciclati” per altri utilizzi, per esempio negli uffici amministrativi.
Quindi la scelta del nuovo sistema è stata guidata unicamente dalla
capacità di rispondere alle priorità produttive del giornale, che possiamo
sintetizzare in quattro punti:
1. Massima autonomia produttiva delle redazioni distaccate, ciascuna delle
quali doveva essere messa in grado di consegnare alla fine di ogni giornata
al centro di produzione di Bari le pagine di propria competenza, complete
di ogni loro parte (ad eccezione della pubblicità , che viene inserita in
tipografia a Bari);
2. Flessibilità ed adattabilità del sistema alle mutevoli esigenze
produttive: aggiunta di nuove stazioni di lavoro, riconfigurazione delle
redazioni, produzione di nuovi inserti e supplementi, e così via;
3. Assoluta e totale garanzia della continuità delle prestazioni del
sistema in ogni circostanza.
4. E infine, last but not least, il ritorno dell’investimento effettuato,
in termini di incremento della capacità produttiva e di riduzione degli
organici poligrafici richiesti per la produzione giornaliera.
La rete al centro del sistema
Prima ancora di individuare il sistema editoriale più adatto, il tipo di
server e di terminale o gli applicativi software da utilizzare, La Gazzetta
del Mezzogiorno ha deciso di investire nelle infrastrutture di rete, nella
convinzione che solo una rete adeguatamente strutturata e dimensionata
potesse garantire al sistema di produzione, qualunque esso fosse,
prestazioni adeguate alle aspettative e, nello stesso tempo, assicurare
l’indispensabile flessibilità nella gestione complessiva del sistema.
D’altra parte, la scelta organizzativa di garantire la massima autonomia
alle redazioni decentrate era realizzabile solo se i collegamenti tra le
redazioni e la sede centrale di Bari fossero stati consistenti ed
affidabili. In passato infatti le redazioni locali trasmettevano in
prevalenza testi, mentre l’impaginazione ed il trattamento delle foto
venivano effettuati presso la sede centrale; con la nuova impostazione
invece la redazione locale realizza il notiziario di propria competenza in
assoluta autonomia, dal disegno della pagina all’immissione delle foto e
dei testi, così che al momento del rilascio verso il centro di produzione
di Bari la pagina è pronta per la stampa, fatto salvo l’eventuale
inserimento della pubblicità negli spazi previsti dal menabò. Con questo
nuovo schema organizzativo, alla rete è affidato un ruolo non indifferente:
ben altro infatti è il carico richiesto ad una rete che debba supportare
soltanto la trasmissione di file ASCII rispetto ad una rete sulla quale
debbano invece viaggiare file X-Press completi di testi, titoli, immagini
in alta risoluzione.
La rete telematica de La Gazzetta del Mezzogiorno collega in totale 234
postazioni di lavoro su una rete in cablaggio strutturato AT&T PDS in
categoria 5 (classe D) che si sviluppa su tutti i piani dello stabile di
Viale Scipione l’Africano a Bari, dove il giornale ha la sua sede
principale.
Il collegamento utilizzato è di tipo stellare, con il centro stella posto
nel locale del Centro Elaborazione Dati, dove risiedono sia il permutatore
ottico per i link in fibra ottica delle montanti di trasmissione dati, sia
il permutatore 110 al quale afferiscono le montanti telefoniche e la rete
di distribuzione, sita al secondo piano.
Su ciascun piano dello stabile si trovano i permutatori per la rete
orizzontale e gli apparati di rete (HUB) che forniscono la connettività LAN
a ciascuna postazione di lavoro informatica. Ciascun piano appartiene ad un
segmento LAN Ethernet a 10 Mbit/sec collegato ai restanti segmenti della
rete mediante B-router FDDI a 100 Mbit/sec, in configurazione ridondata
mediante un cosiddetto “doppio anello controrotante” (Gli HUB sono di tipo
DAS rispetto all’anello FDDI). Sono disponibili inoltre link diretti ad
alta velocità per il collegamento all’anello FDDI di alcune stazioni su
doppino di categoria 5 (CDDI).
Analogamente alla sede centrale di Bari, anche le sedi distaccate di
Brindisi, Lecce, Taranto, Foggia, Matera e Potenza, per un totale di 76
postazioni di lavoro, sono state dotate di un cablaggio strutturato PDS
AT&T in categoria 5. Ciascuna LAN locale si collega con la rete locale
Ethernet della sede di Bari tramite un link WAN di tipo CDN a 64 kbit/sec,
ridondato da un link ISDN a 64 kbit/sec. Il passaggio automatico di un link
sull’altro in caso di avaria è gestito dallo “Standby Protocol” di Cisco.
L’intera rete, che utilizza il protocollo TCP/IP, è infine costantemente
monitorata da una stazione di management di tipo Sun Sparcstation 5 che
interroga ciascun apparato attivo di rete utilizzando il protocollo SNMP
dalla sede centrale di Bari.
Se si esce dal gergo tecnico e ci si sofferma sulle prestazioni, occorre
sottolineare come la rete installata dà le più ampie garanzie che la
tecnologia è oggi in grado di offrire quanto a velocità di trasmissione,
sicurezza, gestione del sistema: basti pensare che dal centro di
monitoraggio è possibile “vedere” ognuna delle oltre trecento stazioni di
lavoro collegate, nella sede centrale come in quelle periferiche, e
intervenire, sostituendosi completamente all’operatore, per effettuare
riparazioni in caso di guasti o più semplicemente per effettuare l’upgrade
di un pacchetto software: operazioni, queste, che in passato richiedevano
la presenza fisica di un tecnico e che comportavano, quindi, notevole
dispendio di tempo e denaro.
Il sistema editoriale
Per quanto riguarda il sistema redazionale e produttivo, la scelta de La
Gazzetta del Mezzogiorno si è fermata sul sistema editoriale della societÃ
torinese Sinedita, che con questa installazione si propone come soluzione
pienamente affidabile anche per i quotidiani che devono gestire centinaia
di stazioni di lavoro.
Al centro del sistema stanno due server: il file server in ambiente Windows
NT, sul quale risiedono i documenti in formato X-Press, che – come noto – è
il motore di impaginazione standard usato dal sistema Sinedita, ed il
database server in ambiente UNIX, sul quale risiede il software Oracle che
consente di “tracciare” tutti gli elementi delle pagine (testi, foto,
formati, etc.).
Altri due server, anch’essi in ambiente NT, sono dedicati rispettivamente
alle agenzie di stampa ed alla gestione in modalità OPI delle immagini ad
alta risoluzione, delle quali viene rilasciata per l’impaginazione una
versione in bassa risoluzione per non sovraccaricare inutilmente la rete.
La novità dell’installazione Sinedita de La Gazzetta del Mezzogiorno
consiste nella soluzione utilizzata per i terminali utente che, da un punto
di vista hardware, sono comuni Personal Computer in ambiente Windows 3.11
in un primo momento, e successivamente Windows 95, mentre dal punto di
vista degli applicativi installati sono di tre tipi:
1. Terminali redazionali di tipo A, sui quali è installato il word
processor Sinedita, il motore Quark X-Press con le estensioni Sinedita per
l’anteprima di pagina, e il software di gestione delle agenzie; in pratica,
queste stazioni sono in grado di visualizzare sia la pagina intera come
documento X-Press, completa di testi, titoli ed immagini, sia i singoli
elementi – testi o titoli – in modalità WYSIWYG o come puro testo con
indicazione degli ingombri.
2. Terminali redazionali di tipo B, sui quali è installato il word
processor Sinedita ma non il software X-Press; pertanto non è possibile, su
questi terminali, visualizzare la pagina intera, ma è possibile
visualizzare in WYSIWYG l’elemento – testo o titolo – sul quale il
giornalista sta lavorando, utilizzando un “server anteprima” in ambiente
Windows 95 sul quale risiede il software X-Press.
3. Terminali tipografici, utilizzati dai poligrafici della sede di Bari,
simili ai terminali di tipo A ma senza il collegamento alle agenzie di
stampa e con in più gli applicativi software per il trattamento delle
immagini e della pubblicità .
Il flusso del sistema è esemplificato, per quanto riguarda la sede di Bari,
nello schema 1: i terminali A e i terminali tipografici sono serviti sia
dal file server che dal database server, mentre il terminale di tipo B
dialoga con il database server e con il server anteprima; quando l’utente
del terminale B richiede la visualizzazione del pezzo sul quale sta
lavorando, il server di anteprima, sul quale è installato X-Press, richiama
le geometrie della pagina archiviate nel database server e restituisce al
terminale B l’elemento richiesto in formato WYSIWYG. In ogni settore della
redazione sono presenti almeno due terminali di tipo A, due server di
anteprima ed un numero di terminali B variabile in rapporto al carico
produttivo di quel settore.
Il flusso è sostanzialmente analogo nelle sedi periferiche, come
esemplificato nello schema 2: in ogni redazione remota sono installate due
macchine di tipo A, due server di anteprima, ed un numero di terminali di
tipo B variabile da quattro a undici. Le transazioni tra i server centrali
e le stazioni di lavoro avvengono in modo assolutamente trasparente per
l’utente tramite le linee CDN, mentre i server di anteprima “parlano” con i
terminali B attraverso la rete locale della redazione remota e fungono da
file server locale per tutte le postazioni di lavoro (A e B), al fine di
minimizzare il traffico sulle linee CDN da e per il file server di Bari. Va
notato che nelle redazioni distaccate non ci sono terminali tipografici in
quanto, come vedremo in seguito, queste redazioni non sono presidiate da
poligrafici.
Una soluzione diversa rispetto a quella appena descritta è stata adottata
per la redazione di Barletta (schema 3), la quale produce le pagine di
Barletta ed Andria che fanno parte dell’edizione di Bari. Dato il limitato
carico produttivo di questa sede (due pagine al giorno), si è deciso di
collegare questa redazione e la sede centrale di Bari utilizzando non un
link fisso CDN, bensì una normale linea commutata tramite la quale, a fine
giornata, la redazione riversa le pagine di propria competenza sui server
della sede di Bari tramite un apposito terminal server. Pertanto in questa
sede sono state installate macchine di tipo A con un file server locale ed
un database basato sul motore Microsoft Access.
La soluzione adottata da La Gazzetta del Mezzogiorno, che prevede
l’utilizzo di due tipi diversi di terminali redazionali, uno dei quali in
grado di visualizzare soltanto singoli elementi della pagina utilizzando un
server di anteprima, ha consentito un significativo contenimento dei costi:
per i terminali di tipo B non occorre infatti acquistare la licenza di
Quark X-Press, dal momento che il software di impaginazione risiede sul
server di anteprima. In totale, tra redazione centrale e redazioni remote
sono state “risparmiate” qualcosa come una sessantina di licenze, che – ad
un costo per licenza superiore ai due milioni di lire – si traducono in una
cifra ragguardevole.
La “fissazione” della sicurezza
Il sistema editoriale non può permettersi il lusso di rompersi sul più
bello, pena la mancata uscita del giornale e, con essa, un danno economico
non rimediabile. Si spiega perfettamente quindi quella attenzione della
direzione tecnica – che ad uno sguardo superficiale potrebbe apparire quasi
maniacale – a garantire sempre e comunque l’operatività del sistema ed a
cercare di prevedere e prevenire anche la più improbabile e remota
possibilità di crash del sistema.
Un primo livello di sicurezza è costituito dall’impenetrabilità della rete
nei confronti di immissioni esterne non autorizzate. Per raggiungere tale
obiettivo, sono stati anzitutto disattivati i drive di tutte le stazioni di
lavoro collegate alla rete: l’input dei dati nella rete è possibile
soltanto dai computer del Centro di Elaborazione Dati, dove sono installati
i più aggiornati software antivirus disponibili. La redazione ha a
disposizione stazioni di lavoro collegate con Internet e dotate di lettori
di CD-ROM, ma tutte offline rispetto alla rete del giornale. Se comunque un
giornalista avesse bisogno di consultare un archivio residente su dischetto
o su CD, non ha che da consegnarlo al CED, che provvederà a metterlo a sua
disposizione utilizzando la rete.
Per quanto riguarda invece il sistema editoriale Sinedita, sono previsti –
al livello dei server centrali – cinque diversi sistemi di sicurezza:
1. Mirroring dei dischi: ogni server (file server, database server, OPI
server, server delle agenzie) è configurato con dischi esterni in mirroring.
2. Architettura DEC SAFE dei server Unix: il database server Oracle è
installato su dischi esterni collegati a due macchine Unix. In caso di
normale funzionamento del sistema, un server gestisce i dischi e
l’applicativo Oracle, mentre il secondo server interroga costantemente il
primo per verificarne l’operatività . In caso di crash del sistema primario,
il secondario prende in carico la gestione dei dischi esterni e
dell’applicativo Oracle, richiedendo semplicemente il riavvio dei client.
3. Interscambiabilità dei server NT: è presente una macchina, denominata
con gergo motoristico “muletto”, che in caso di crash di uno dei server in
ambiente Windows NT consente di montare i dischi esterni del server guasto
e di sostituirne le funzioni, in maniera trasparente ai client.
4. Backup automatico del database: ogni notte si attiva automaticamente una
procedura di backup su nastro dell’intero database.
5. Backup automatico del file server: è attiva una procedura automatica che
– a regolari intervalli di tempo – effettua un backup del file server su un
volume non visibile in rete.
La sicurezza contro la perdita accidentale dei dati è garantita anche a
livello delle stazioni di lavoro redazionali: il testo inserito dal
giornalista viene salvato in locale, ancora prima dell’invio del testo ai
server di sistema, ogni cinque righe di testo. Verso la fine della
lavorazione, dunque, il testo risiede su ben tre macchine diverse: la
postazione del redattore, il database server, il file server. Con questa
architettura, la perdita dei pezzi è di fatto impossibile.
Il sistema è inoltre configurato in modo da tenere memoria degli accessi
agli articoli e della “storia” della redazione degli stessi: apertura di un
pezzo, chiusura, cambio di utente, cancellazione di parti del pezzo. In
particolare, il sistema tiene in memoria tre dati fondamentali: la lista
degli utenti che hanno avuto accesso al pezzo, data e ora dell’ultima
modifica, lo stato nel quale il pezzo è stato registrato.
Al livello del disegno delle pagine, esistono due distinti livelli di
sicurezza:
1. di ogni documento di X-Press viene effettuato un backup automatico;
2. E’ attiva una procedura che, in caso di distruzione accidentale del file
di pagina, consente la ricostruzione automatica della pagina stessa
partendo dalle geometrie e dai testi salvati sul database server.
Ma cosa succede se va via la corrente? La sede centrale di Bari è servita
da due linee ENEL ad alta tensione con commutazione automatica dalla linea
primaria alla secondaria in caso di guasto, ma questa procedura di
commutazione richiede qualche minuto. Per colmare questo arco di tempo sono
stati installati gruppi di continuità di nuova generazione, che in caso di
interruzione dell’erogazione di energia si attivano con tempi di risposta
rapidissimi, di gran lunga inferiori al minimo occorrente per evitare la
caduta della tensione. Gruppi di continuità dello stesso tipo sono
installati anche in ciascuna delle redazioni remote.
Tutti i gruppi di continuità , sia quelli di Bari che quelli delle redazioni
remote, sono costantemente monitorati in rete, in modo da poterne
verificare in ogni momento la funzionalità e la carica residua. Tutti i
gruppi di continuità sono infine accessibili, tramite modem e linea
commutata, da parte della società fornitrice, che in questo modo può
effettuare interventi di controllo e manutenzione.
Il flusso di produzione
La semplice descrizione del sistema editoriale rimane poco utile se non si
approfondisce l’organizzazione del lavoro della quale il sistema è lo
strumento tecnico. La scelta del management de La Gazzetta del Mezzogiorno,
facilitato in questo da un corpo redazionale estremamente aperto nei
confronti dell’innovazione tecnologica, è stato quello di privilegiare
strumenti software che mettessero il giornalista in grado di effettuare sul
PC le stesse operazioni – disegno del menabò, scelta e taglio delle
immagini – che in precedenza realizzava con carta, penna, nastro adesivo
per poi passarle al poligrafico per l’immissione sul sistema di produzione.
Oggi che il “sapere tipografico” si è in gran parte trasferito all’interno
dei software, questo passaggio è diventato superfluo se non dannoso, dal
momento che in ogni ripetizione si nasconde il rischio dell’errore.
In passato, il sistema di produzione utilizzato imponeva ai giornalisti di
schizzare su carta il disegno del menabò e di consegnarlo quindi al
poligrafico che immetteva il disegno nel sistema di produzione. Nelle
redazioni remote, da sempre non presidiate da poligrafici, i menabò
cartacei venivano spediti via fax a Bari. Oggi, invece, il giornalista ha a
disposizione tre soluzioni:
1. La scelta di un layout tra quelli presenti sul book di pagine
disponibile nella memoria del file server;
2. La modifica del layout di una pagina estratta dal book, che può essere
effettuata dal giornalista stesso su un terminale di tipo A, utilizzando le
estensioni Sinedita al motore di impaginazione X-Press, oppure affidata al
poligrafico;
3. Affidare il disegno della pagina ex novo al poligrafico.
Nelle redazioni remote tutte le pagine vengono ovviamente realizzate con le
prime due soluzioni, senza cioè il ricorso ai poligrafici, mentre nella
sede di Bari si fa ancora ricorso agli operatori poligrafici per circa il
50% delle pagine. In totale, il 70-80% delle pagine prodotte giornalmente
vengono disegnate al computer direttamente dai giornalisti, senza alcun
intervento poligrafico.
Ancora più innovativa è la soluzione adottata per il trattamento delle
immagini nelle redazioni remote. In passato, le foto realizzate nelle sedi
remote venivano trasmesse a Bari con i “tamburelli” o come fuorisacco, con
le immaginabili difficoltà logistiche; più spesso si utilizzava l’archivio
fotografico centrale di Bari.
Oggi, invece, nelle sedi remote le foto vengono trattate direttamente dai
redattori, utilizzando un software standard per la scansione con l’ausilio
di un programma realizzato da Sinedita e denominato PhotoSizer, installato
sui terminali di tipo B.
Il trattamento e l’impaginazione della foto avviene secondo questo flusso:
1. Il giornalista individua sullo schema di pagina mostrato da PhotoSizer
lo spazio nel quale l’immagine deve essere inserita;
2. l’originale viene posizionato sul piatto dello scanner e viene dato il
comando di lettura;
3. Sul preview della foto viene indicato con il mouse il taglio da dare
alla foto in pagina;
4. Cliccando sulla foto con il mouse, la foto viene automaticamente
impaginata; è comunque mantenuta la possibilità di intervenire manualmente
per correggere il posizionamento.
Nella sede centrale di Bari le foto vengono trattate dagli operatori
poligrafici, tranne quelle che, come vedremo in seguito, entrano già in
formato digitale nel server delle agenzie. I poligrafici si occupano
naturalmente anche dell’inserimento in pagina della pubblicità e del
trattamento del colore, operazione quest’ultima per la quale viene
utilizzato il software Adobe Photoshop.
Per la ricezione delle agenzie è stata adottata la soluzione di una giovane
società fiorentina, la Nà vita, strettamente integrata con il sistema
Sinedita. Le agenzie vengono concentrate su un server NT nella sede di Bari
e, quando il giornalista fa partire l’applicativo sul proprio computer, il
database viene automaticamente caricato sulla stazione di lavoro.
Una significativa caratteristica del sistema Nà vita è costituita dalla
grandissima flessibilità del sistema a livello della stazione di lavoro
remota: il giornalista ha infatti a disposizione una serie praticamente
infinita di opzioni di personalizzazione della ricezione delle notizie: per
argomento, per data di arrivo, per priorità , in base alla rispondenza con
parole-chiave predeterminate, e così via.
L’altra caratteristica innovativa del sistema Nà vita è che le foto di
agenzia entrano in linea come un qualsiasi “lancio” di testo. Quando una
foto entra nel sistema, al giornalista appare sulla lista dei titoli il
testo della didascalia con accanto una piccola icona; cliccando sull’icona
viene azionato un programma di gestione delle immagini in tutto analogo a
PhotoSizer, che consente l’impaginazione diretta dell’immagine e,
contemporaneamente, invia all’archivista l’indicazione che quella foto
d’agenzia sta entrando nell’edizione del giornale.
Visto che si parla di archivio, vale la pena di ricordare che – a partire
dal primo gennaio 1997 – Ogni edizione giornaliera de La Gazzetta del
Mezzogiorno è archiviata in formato Adobe Acrobat: un punto di partenza per
potere distribuire nel prossimo futuro l’informazione del giornale su
supporti alternativi alla carta, come il CD-ROM o Internet, senza dover
sostenere eccessivi investimenti aggiuntivi.
Formazione professionale e organizzazione produttiva
Sarebbe certamente riduttivo valutare la positività o meno di una
installazione come quella de La Gazzetta del Mezzogiorno sulla base
dell’unico parametro del contenimento del costo del lavoro, dal momento che
un sistema prepress è, prima di ogni cosa, uno strumento al servizio di un
progetto editoriale, da giudicare quindi in funzione della sua capacità di
supportare il prodotto e la sua evoluzione.
Tuttavia, non appare superfluo fornire qualche dato che indica come il
rinnovo del sistema abbia consentito un significativo ridimensionamento
degli organici. Al primo gennaio 1995 i poligrafici dipendenti della EDISUD
erano 208, per l’esattezza 117 impiegati e 91 operai; al primo gennaio 1997
la forza lavoro poligrafica è scesa a 128 unità , 66 impiegati e 62 operai.
L’installazione del nuovo sistema è stato anche l’occasione per un
significativo investimento nella formazione professionale degli addetti,
che è andato a vantaggio sia dei lavoratori – che hanno avuto modo di
accrescere il proprio livello professionale e – con esso – il livello di
inquadramento contrattuale, sia dell’azienda, che in seguito alla
riqualificazione sul sistema Sinedita e sui software X-Press e Photoshop di
tutti gli operatori, ha potuto creare una area unica di preparazione dove
tutti gli addetti sono inquadrati in una sola figura professionale, in
grado di operare in tutti i segmenti del processo produttivo. In tal modo,
è stato possibile superare la parcellizzazione delle mansioni –
tastieristi, fotografi, impaginatori, addetti alla pubblicità , etc. – e
ridurre al minimo il delta tra organico netto ed organico lordo nell’area
di preparazione.
E’ vero dunque che il nuovo sistema de La Gazzetta del Mezzogiorno è prima
di tutto lo strumento più adeguato per realizzare un progetto editoriale
che mette in primo piano la capacità del corpo redazionale di interpretare
al meglio le tante e diverse realtà locali che si trovano nella zona di
diffusione del giornale; ma è anche vero che questo investimento strategico
è stato realizzato in modo da razionalizzare le risorse umane e ottenere un
significativo recupero di produttività ; il che, certamente, non guasta.
