Nuovi sistemi per nuovi editori

Il mondo dei quotidiani sta cambiando. Naturalmente questa frase
non ha il minimo significato (il mondo, per fortuna, è in continuo
cambiamento) se non è corredata da buone argomentazioni.
In effetti il mondo dei giornali è sempre stato in lenta e progressiva
evoluzione, ma in quest’ultimo periodo si stanno accumulando eventi che
portano a cambiamenti sostanziali in campi che vanno dalla pubblicità ai
sistemi redazionali, dalla struttura stessa della redazione/tipografia al
mercato dei fornitori di sistemi per i quotidiani.

Quotidiani e pubblicità
Cerchiamo di capire quale è lo scenario che favorisce il cambiamento (e lo
condiziona).
Al livello più alto dello scenario si pone il rapporto che il giornale ha
con la pubblicità. In questo settore si stanno vivendo cambiamenti
sostanziali che partono dalla considerazione che non è possibile per una
concessionaria nazionale raccogliere pubblicità locale (ed il caso della
SPI è emblematico). Gli editori stanno attrezzandosi per effettuare in
proprio la raccolta della pubblicità ottenendo un migliore rapporto con
l’inserzionista (in assenza di intermediari) ed un controllo diretto e più
stretto del proprio territorio. Gli investimenti per aprire una propria
concessionaria sono di un certo rilievo (in fondo si tratta di una scelta
strategica) ed il gruppo che prende le decisioni di acquisto di un sistema
informativo per la raccolta e la gestione della pubblicità non è costituito
dalle stesse persone che prendono (prendevano) le decisioni che riguardano
il sistema editoriale (inteso come sistema classico di creazione menabò +
scrittura testi + trattamento foto + gestione agenzie + impaginazione). In
più viene richiesta dall’editore una preparazione della parte redazionale
del giornale. Questa integrazione porta all’annullamento del concetto di
giornale composto da due giornali: uno fornito dalla concessionaria e
l’altro dalla redazione che ogni giorno miracolosamente (quasi) si
sovrappongono in tipografia dando origine ad un unico “stampato”. (Nota di
costume: vi ricordate che in molti ambienti il timone pubblicitario passato
dalla concessionaria al giornale si chiama “Giornalino”?)

Redazioni e tipografie: nuovi scenari
Un’altra area che nel prossimo futuro si trasformerà vistosamente è quella
dell’organizzazione e della struttura stessa delle redazioni/tipografie. I
contratti di lavoro (quello dei poligrafici già firmato e quello dei
giornalisti in fase di definizione) porteranno sicuramente ad una maggiore
flessibilità nel modello produttivo della parte redazionale del giornale.
La possibilità di accettare dall’esterno testi, intere pagine o parti di
pagina, grafici, e quant’altro possa contribuire alla costruzione di un
giornale avrà (sta avendo) come conseguenza una riorganizzazione dei flussi
di lavoro (che peraltro, a parte la videoimpaginazione, erano fermi a
modelli non troppo dissimili da quelli del piombo).
Alcuni editori stanno pensando di commissionare intere pagine (tipicamente
quelle locali di una cittadina o di un paese) a “persone” (giornalisti o
no) che, coordinandosi con un caposervizio in redazione, hanno la completa
gestione della pagina: dalla scrittura ed impaginazione degli articoli,
alla raccolta locale della pubblicità e dei necrologi, alla creazione di
“speciali” localizzati sul territorio di competenza.
Altri giornali nascono con una struttura che comprende esclusivamente gli
uomini della “macchina”, senza (o con pochissime) figure di “scrittori” di
pezzi. L’idea che sta dietro questa scelta è quella di utilizzare service
esterni al giornale, che possano fornire non più solo lavoro di
impaginazione, ma anche attività redazionali, da quelle più tradizionali
(tamburini dei film, palinsesti televisivi, recensioni di libri e film) a
quelle più professionali (servizi su argomenti specifici completi di testi
e fotografie, interviste, profili di personaggi, analisi sociali e
politiche).

E i sistemi editoriali…
Queste ultime considerazioni ci portano a pensare che gli attuali sistemi
editoriali debbano essere profondamente rivisti o addirittura ripensati
tenendo in considerazione il fatto che la produzione del giornale non sarà
(non è) più tutta interna alla redazione centrale, ma diventa un processo
distribuito, asincrono, e che la necessità per la “macchina” del giornale
diventa quella di coordinamento di questo processo più ricco e complesso di
prima. Gli strumenti che i prossimi sistemi editoriali devono mettere a
disposizione sono centrati sulla possibilità di tenere sotto controllo un
processo che si svolge abbondantemente al di fuori del giornale stesso,
utilizzando tecnologie di diverso tipo: dai deadline agli strumenti grafici
per il monitoraggio dell’avanzamento della produzione.

Internet: capire per investire
Prima di trarre qualche conclusione aggiungo un ulteriore punto che si
condensa in una sola, terribile, mistica ed incompresa parola: Internet.
Tutti i giornali (ma proprio tutti) si stanno interrogando su cosa
significhi “essere su Internet” ottenendo, dall’interno o dall’esterno, una
serie di risposte assolutamente incompatibili tra di loro, che aumentano
l’incertezza e complicano la scelta sulle strategie. Una soluzione
(attualmente tra le più praticate) è quella di dire (di dirsi): “per ora
mettiamoci su Internet, con il tempo capiremo cosa sta succedendo e
decideremo come proseguire”. Questa è una filosofia del tipo: “se ci sono
gli altri devo esserci anche io, anche se per ora non capisco bene cosa
posso farci”.
Ovviamente una scelta dettata da queste considerazioni non può prevedere
grossi investimenti: il giornale deve andare su Internet in modo
automatico, senza intervento umano e con software che costi poco. Il
risultato è che vediamo su Internet (con poche eccezioni) copie
elettroniche del giornale cartaceo, senza una personalità che distingua un
giornale dall’altro e senza una strategia visibile dietro la pura
“presenza”.
Questo tipo di soluzione (questa scorciatoia concettuale) evita al giornale
di “pensare” a modi di presenza su Internet che possano essere
complementari alla versione cartacea, evita (o pospone) di porsi il
problema di cosa è o cosa dovrà essere la pubblicità su Internet (legata
anche alla raccolta in proprio della pubblicità locale di cui abbiamo già
parlato).

Il ruolo dei fornitori
Ora mi pongo dalla parte dei fornitori di quelli che sino ad oggi si
chiamavano “sistemi editoriali” (in fondo dalla mia parte). Questi
fornitori dovranno (devono) avere la possibilità non solo di offrire “a
listino” molte più componenti di una volta (e sarà necessario trovare un
nuovo nome da sostituire al termine “sistema editoriale”) ma anche di
essere propositivi, di inventare nuove soluzioni che, inglobando
l’esperienza passata, suggeriscano agli editori nuove strade, nuove possibil
ità in un mondo, quello della distribuzione dell’informazione, che si
trasforma rapidamente.
Mettiamo in questo calderone anche lo straordinario aumento del costo della
carta, che può spingere gli editori a cercare idee per stampare di meno e
vendere di più per riportare i conti in pareggio.
Sta cambiando l’informazione, sia dal punto di vista del contenuto, sia nel
modo in cui i contenuti sono portati al fruitore. Pensiamo solo alla
possibilità data dalle ultime generazioni di macchine da stampa a colori di
effettuare piccole tirature personalizzate (addirittura a livello di
singola copia). Siamo vicini al giornale (cartaceo o elettronico)
personalizzato? E’ troppo presto per dirlo, ma bisogna cominciare a
parlarne seriamente, tutti insieme: editori, giornalisti, poligrafici e
fornitori di soluzioni. Dobbiamo prepararci tutti a cambiamenti che, quando
arriveranno, saranno urgenti e pressanti.

Paolo Agus
Responsabile della Ricerca