Parliamo di…

I segnali che provengono dal settore dei
quotidiani si fanno di giorno in giorno più preoccupanti. Due elementi, in
particolare, pesano come macigni sui conti delle imprese. Sul versante dei
costi, la vertiginosa crescita del prezzo della carta comporterà, nel 1995,
per l’insieme dei giornali, un maggior esborso di almeno 300 miliardi. Per
contro le entrate ristagnano; e sul già troppo ridimensionato reddito
pubblicitario continua, apparentemente inarrestabile, l’erosione
incontrollata da parte del mezzo televisivo. Nel primo trimestre del ’95 –
secondo i più recenti dati Nielsen – la TV ha drenato il 64,5 degli
stanziamenti (a fronte del 63,9 dello stesso periodo del ’94) e, di
riflesso, la stampa è scesa da 32,4 al 31,8 per cento.
L’allarme ripetutamente lanciato al Governo dagli editori è, quindi,
motivato da un trend che minaccia di trasformarsi in morsa soffocante.
Ancor meno spiegabile, a dir poco, appare di converso la sordità delle
autorità governative di fronte al segnalato aggravarsi della situazione.
A fine anno si prevede che l’insieme dei bilanci dei quotidiani esporrà un
deficit complessivo non inferiore ai 200 – 300 miliardi, triplicando o
quasi la perdita degli anni più recenti. Si potrebbe obbiettare che la
sintesi rifletterà una situazione a “macchia di leopardo”, come amano
ripetere gli esperti di statistica. Ma le “macchie scure” dominano il
panorama; e il pericolo di contagio generalizzato è dietro l’angolo.
Cosa fare? Gli editori non chiedono sovvenzioni, né rivendicano leggi di
sostegno. Invocano unicamente misure a supporto di un bene comune quale
l’informazione: dalle agevolazione fiscali già praticate in molti Paesi,
alla attenuazione delle barriere doganali comunitarie per gli
approvvigionamenti, a provvedimenti che diano efficienza al servizio
postale in modo da rendere praticabile la vendita per abbonamento, alla
diversificazione della rete commerciale, al rifinanziamento del credito
agevolato per gli investimenti in tecnologia.
Quest’ultimo elemento, in particolare, si collega direttamente con l’azione
che cerchiamo di portare avanti anche attraverso le pagine della nostra
pubblicazione. La difficile contingenza non ha arrestato il processo di
innovazione ritenuto – a giusta ragione – risorsa primaria. L’esempio più
recente viene dalla iniziativa – sulla quale ci intratteniamo diffusamente
– per affrontare in chiave risolutiva i problemi del trasferimento on line
della pubblicità.
Si tratta di un obbiettivo importante, di sicuro interesse per
inserzionisti, organizzazione pubblicitaria e giornali, un impegno che
merita di essere affrontato con convinzione nell’intento di concorrere a
ridare al giornale, nel campo dell’advertising, il rilievo che merita.
Carlo Lombardi