NEXPO ’94: dati in chiaroscuro dal mercato nord-americano
E’
certamente un momento di riflessione e di svolta quello che sta vivendo
l’industria editoriale USA, come emerge dai dati del NEXPO, l’annuale
mostra-convegno della Newspaper Association of America, svoltasi al Las
Vegas Convention Center dal 24 al 29 giugno scorsi.
Indicatori in ribasso
Se il numero dei visitatori registrati ha fatto segnare un lieve aumento
rispetto all’edizione 1993 di New Orleans (da 11.375 a 11.548 visitatori
registrati), gli altri indicatori sono tutti di segno negativo. Gli
espositori sono stati 372, otto in meno rispetto ai 380 della passata
edizione, ma soprattutto la superfice espositiva complessiva è diminuita di
quasi il 5%, passando da 22.620 a 21.550 metri quadrati. Rispetto alle
passate edizioni, gli espositori più importanti hanno in genere diminuito
le dimensioni degli stand e, d’altra parte, si è assottigliato il numero
degli stand piccoli e piccolissimi tipici della fiera americana.
Investimenti in rialzo
Per quanto riguarda le “novità ” tecnologiche, rimandiamo all’articolo che
segue su questo numero di Tecnomedia, nel quale presentiamo alcune
soluzioni che potrebbero risultare assai interessanti per il nostro mercato
editoriale. I dati sulle proiezioni degli investimenti diffusi dalla
NAA – e riportati analiticamente nelle pagine a seguire – sembrano indurre
all’ottimismo: il 1994, infatti, dovrebbe chiudersi con un
monte-investimenti complessivo superiore al miliardo di dollari, con un
incremento di oltre quindici punti percentuali rispetto al 1994 e con punte
particolarmente positive per i sistemi di telecomunicazione (+65,94%) e per
l’area prepress (+22,41%). Val la pena di notare, a questo proposito, come
sia in netto calo (-10%) l’investimento in personal computer, ad ulteriore
dimostrazione della progressiva perdita di importanza dell’hardware a
vantaggio del software e, soprattutto, dell’assistenza e dell’integrazione
di sistemi.
Il mercato editoriale USA
Sono certamente negativi i dati sulla diffusione e sulla readership dei
quotidiani: il numero medio di copie vendute ogni giorno è sceso, per la
prima volta negli ultimi trent’anni, sotto i sessanta milioni di copie
giornaliere, mentre i lettori nel giorno medio sono pari al 61,7% della
popolazione, contro il 78% del 1970: come dire che nell’ultimo quarto di
secolo i quotidiani hanno perso oltre trenta milioni di lettori. I dati,
che annualmente la NAA mette a disposizione in occasione della fiera,
confermano inoltre il costante calo – numerico e di diffusione – dei
quotidiani del pomeriggio rispetto a quelli del mattino: i “serali” sono
oggi meno di mille contro gli oltre mille e quattrocento del 1975, e la
loro diffusione è pari al 28% del totale, laddove ancora nel 1980 superava
ampiamente il 52%.
Notizie positive giungono invece dal fronte della pubblicità , dove il
fatturato complessivo è aumentato del 4,1% rispetto al 1993, raggiungendo i
31,9 miliardi di dollari ed assestandosi poco sotto i livelli del 1990; è
da notare però come tale incremento sia inferiore all’incremento del
mercato pubblicitario globale USA, che nel 1993 è aumentato del 5,1%: ne
consegue che la “fetta” dei quotidiani è scesa dal 23,4 al 23,1% della
torta pubblicitaria complessiva.
Uno sguardo infine alle classifiche dei quotidiani più diffusi: in testa
c’è il Wall Street Journal con 1,818 milioni di copie vendute al giorno,
seguito da USA Today (1,494 milioni), dal New York Times (1,141 milioni) e
dal Los Angeles Times (1,089 milioni). Tra le società editrici di
quotidiani, saldamente al primo posto il gruppo “Gannett”, con 83 testate e
5,843 milioni di copie diffuse al giorno, che diventano 6,094 milioni nelle
edizioni domenicali.
