Nexpo ’96: “Ritorno al futuro” per i sistemi editoriali
“Learning, leveraging, leading”: questo lo slogan della
sessantottesima edizione di NEXPO, la mostra-convegno annuale organizzata
dalla News-paper Association of America e svoltasi dal 15 al 19 giugno
scorso presso il Las Vegas Convention Center.
Lo slogan scelto per l’edizione di quest’anno evidenzia la fase di
passaggio che sta vivendo l’industria nordamericana dei quotidiani che –
come evidenziato dai dati di mercato – vive un momento di buona salute ma è
percorsa da inquietudini riguardanti il futuro e la possibilità stessa di
sopravvivenza del quotidiano in un contesto mediatico in vivace evoluzione.
Le parole d’ordine sono quindi tre: learning – apprendere, fare proprie le
nuove tecnologie di trattamento e di distribuzione delle informazioni;
leveraging – fare leva, sfruttare sino in fondo i vantaggi competitivi che
il quotidiano detiene sugli altri media in termini di autorevolezza,
credibilità , capillarità di diffusione specie in ambito locale; ed infine
leading – mantenere una posizione di primazìa nel contesto dei mezzi di
comunicazione, condizione essenziale per poter mantenere e rafforzare il
fatturato pubblicitario, che negli USA incide per oltre i tre quarti sul
fatturato complessivo di questo settore industriale.
Una manifestazione in bilico tra innovazione e “riflusso”
Negli anni passati la manifestazione aveva manifestato evidenti segni di
stanchezza, in parte a causa della difficile congiuntura che hanno vissuto
i quotidiani negli USA tra il 1990 e il 1992, in parte per una crisi della
manifestazione stessa, troppo legata allo specifico mercato dei quotidiani
e, pertanto, poco attenta alle novità tecnologiche provenienti da altri
settori e che potevano avere ricadute sul processo produttivo dei
quotidiani. La “rivoluzione digitale” dell’informazione, infatti,
allentando le barriere tra i mezzi di comunicazione, ha reso meno evidenti
le differenze esistenti tra i vari media nella preparazione e nel
confezionamento delle informazioni. Di conseguenza, gli appuntamenti troppo
“settoriali”, legati cioè al prodotto più che al processo, rischiavano di
apparire sempre più inadeguati a cogliere le novità tecnologiche esistenti
sul mercato.
Da questo punto di vista, l’edizione del 1996 non ha certo segnato una
netta inversione di tendenza, ma piuttosto una stabilizzazione rispetto al
passato. I dati definitivi sulla manifestazione (superfice netta
espositiva, numero di espositori, numero di visitatori) non sono stati
comunicati, ma l’impressione è stata comunque di una manifestazione
“media”, che non ha raggiunto i picchi di superfice espositiva e di
visitatori degli ultimi anni Ottanta, ma nemmeno gli scoraggianti “deserti”
di alcune recenti edizioni. E’ da notare piuttosto l’accentuarsi di una
tendenza apparsa già evidente nelle ultime tre-quattro edizioni: la
dimensione media degli stand dei fornitori dell’area pre-press si è sempre
più ridotta, sino al limite massimo del “banchetto” con un computer e tre
sedie, e sempre più stridente è apparso, all’interno del padiglione
espositivo, il contrasto tra gli stand dell’area pre-press e quelli
dell’area di stampa e spedizione, dove la riduzione della superfice degli
stand si è avvertita meno e dove anzi le società più importanti
disponevano, come ai “tempi d’oro” della fine degli anni ottanta, di spazi
di esposizione enormi.
C’è insomma la sensazione, almeno per quanto riguarda la fase di
preparazione, che il NEXPO abbia riacquistato un po’ dell’attrattiva che
aveva perso negli ultimi anni a vantaggio di altre manifestazioni più
attente a cogliere la “trasversalità ” dell’innovazione tecnologica rispetto
ai processi produttivi dei mezzi di informazione, ma anche che ben
difficilmente riuscirà a riacquistare quella posizione di primato assoluto
che deteneva sino alla fine degli anni Ottanta. In prospettiva, è probabile
che l’evento organizzato dalla NAA rimanga un appuntamento imperdibile per
i fornitori e i tecnici dell’area di fotoformatura, stampa e spedizione,
dove permangono forti specificità del processo produttivo del quotidiano
rispetto ad altri tipi di lavorazione editoriale, mentre per tutta la fase
di preparazione – per la quale più che di “pre-stampa” si comincia sempre
più a parlare di “pre-media” – l’attenzione di fornitori e manager
editoriali si concentrerà maggiormente su manifestazioni che, oltre al
quotidiano, investono altri mezzi di comunicazione che prevedono una fase
di preparazione digitale.
Di questo trend il nuovo management della NAA, guidato dal presidente e
amministratore delegato John Sturm, che dallo scorso gennaio ha preso il
posto di Cathleen Black, sembra aver tenuto conto anche nell’organizzazione
del convegno: le sessioni generali ed i workshop sono scesi dai venti
dell’edizione 1995 agli appena otto di quest’anno ma, soprattutto, la
discussione all’interno delle sessioni generali e dei workshop si è
concentrata su temi specificamente afferenti alla produzione dei
quotidiani. Qualche esempio: “Qualità di riproduzione”, “Packaging e
distibuzione post-press”, “Impatto del costo della carta sull’industria del
quotidiano”, “Nuove tecnologie per ottimizzare il flusso di pubblicitÃ
classificata”. Messa da parte la pretesa “enciclopedica” di esaurire
all’interno di NEXPO tutto lo scibile tecnologico, si è preso atto con
realismo del fatto che su alcuni temi di grande rilievo gli appuntamenti ai
quali ormai fornitori e manager editoriali guardano con maggiore interesse
sono altri. Non è un caso se, per esempio, il trattamento delle immagini
era totalmente assente sia nelle sessioni del convegno sia soprattutto
all’interno della fiera, dove mancavano i colossi giapponesi della
fotografia (Nikon, Canon, Fuji) che erano soliti non mancare questo
appuntamento, e dove persino il colosso americano Kodak ha cancellato
all’ultimo momento lo spazio che aveva prenotato, e che è rimasto
malinconicamente vuoto.
Questo nuovo e più realista approccio della NAA si è tradotto anche nella
disponibilità a stringere alleanze e ad instaurare rapporti di
collaborazione e sinergie con altre associazioni e istituti di ricerca. Nel
corso del suo discorso inaugurale, Sturm ha messo in evidenza, per esempio,
la cooperazione in atto tra NAA e IFRA, ed ha delineato per la sua
associazione un programma se vogliamo limitato, ma realisticamente
perseguibile, limitato a tre punti specifici:
1. Agevolare l’accesso al quotidiano agli inserzionisti pubblicitari,
attraverso l’implementazione dell’EDI (Electronic Data Interchange) e la
trasmisisone digitale degli annunci, per la quale la NAA ha rilasciato una
sua proposta di standard;
2. Standardizzare le procedure di produzione, in modo da ottenere un
prodotto costantemente misurabile e controllabile, e da offrire maggiori
garanzie di qualità ai propri clienti e fornitori;
3. Aiutare gli editori a raggiungere, attraverso le procedure sopra
individuate, il massimo livello di qualità possibile nella produzione di
giornali quotidiani.
Terza, quarta o quinta ondata?
Nel presentare il numero speciale di preview della manifestazione, il
Seybold Report on Publishing Systems metteva in evidenza come,
contrariamente a quanto avvenuto nelle recenti edizioni della
manifestazione, in questa edizione di NEXPO non erano evidenti, per quanto
riguarda le soluzioni editoriali per i quotidiani, soluzioni univoche. E
così, accanto alle soluzioni di “quarta ondata ortodossa”, caratterizzate –
per intendersi – dall’uso di Word per l’inserimento dei testi e di X-Press
per l’impaginazione, si sono viste soluzioni “ibride” – dove i pacchetti
standard vengono integrati con estensioni specifiche e moduli proprietari –
e addirittura ritorni alla “terza ondata”, come nel caso della societÃ
danese Euromax, che ha proposto un sistema editoriale basato su una
architettura X-Window, dove cioè tutte le applicazioni risiedono sul server
centrale, al quale gli utenti accedono utilizzando terminali “stupidi”.
E quasi ad accentuare ancora di più – se possibile – l’incertezza sulla
strada da intraprendere, c’è anche chi comincia a parlare di “sistemi della
quinta ondata”, pensati in funzione dei molteplici output informativi –
complementari alla tradizionale edizione stampata – che è ormai possibile
realizzare a partire dall’informazione immagazzinata negli archivi dei
quotidiani. E c’è persino chi, come vedremo in seguito, profetizza la
scomparsa del sistema editoriale in senso stretto, sostituito da un
“sistema virtuale”, dove le applicazioni necessarie alla produzione
verrebbero allocate non nella workstation remota né sul server centrale del
quotidiano, ma al suo esterno, in server disseminati qua e là sulla rete
Internet.
Ma andiamo con ordine. Per quanto riguarda i sistemi editoriali, a quasi
dieci anni da quando fu coniata la fortunata espressione di “quarta
ondata”, slanci ed entusiasmi spesso acritici nei confronti delle soluzioni
“plug and play”, dove bastava “mettere assieme” componenti hardware e
software standard per realizzare un sistema funzionante, hanno ceduto il
passo ad una analisi più meditata delle esigenze effettive dei quotidiani.
In altre parole: anche i più accaniti sostenitori delle tecnologie di
derivazione desktop publishing hanno finalmente dovuto ammettere che
l’integrazione della quarta ondata, sintetizzata da quello straordinario
strumento software che rimane Quark X-Press, ben difficilmente consente la
realizzazione di veri e propri sistemi editoriali, in grado cioè di gestire
in maniera interattiva e simultanea centinaia di stazioni di lavoro in
funzione di un prodotto finale al quale concorrano simultaneamente,
ciascuno sulla base della propria competenza e professionalità , molteplici
operatori.
Il ritorno dei sistemi editoriali.
La situazione tecnologica dei quotidiani americani (e non solo in quelli)
presenta una apparente contraddizione: l’innovazione tecnologica, nella
fase di pre-stampa, si è fermata alla periferia del sistema di produzione.
Sistemi di input e trattamento delle immagini, trattamento digitale della
pubblicità , impaginazione desktop, possibilità di adattamento dei dati in
funzione di prodotti informativi collaterali alla pagina stampata, e così
via, hanno tutti beneficiato dei vantaggi delle tecnologie desktop, che
hanno portato notevoli vantaggi in termini di semplicità d’uso, riduzione
dei costi, standardizzazione dei formati; ma il “cuore”, il sistema
editoriale vero e proprio, è sostanzialmente lo stesso installato
all’inizio degli anni Ottanta.
Quale il motivo di questa incongruenza? Una parte di “colpa” può essere
certamente data alla “frenesia” con la quale, sull’onda della … quarta
ondata, si è rifiutata in maniera apodittica qualunque soluzione che non
avesse il crisma dello standard. Né va trascurato il fatto che i
protagonisti della prima, grande fase di informatizzazione dei giornali
(tre nomi per tutti: Atex, System Integrators, Crosfield) hanno vissuto le
molteplici traversie a tutti note, vendite, fusioni, ristrutturazioni, che
hanno impedito loro di concentrarsi sullo sviluppo di nuove soluzioni.
La conseguenza di questa situazione è che oggi, dopo aver installato
X-Press per l’impaginazione, Photoshop per la gestione delle immagini e del
colore, dopo aver magari installato sistemi per il trasferimento automatico
dei file di testo su server WWW per l’edizione Internet, centinaia di
quotidiani statunitensi sono tornati a porsi il problema di sostituire il
sistema editoriale centrale, ancora perfettamente funzionante ma ormai
vecchio di dieci, quindici o addirittura venti anni; e si rendono conto che
le “soluzioni standard” non sempre garantiscono la solidità e
l’affidabilità che dà una solida integrazione, magari non più
“proprietaria” al cento per cento ma certamente assai lontana dalla
filosofia “off the shelf”.
“Siamo stati tra i primi, anni e anni fa, a sviluppare estensioni per poter
utilizzare Quark X-Press e Microsoft Word nella produzione dei quotidiani,
ed abbiamo ottenuto buoni risultati, con un significativo numero di
installazioni. Ma poco a poco ci siamo convinti che il livello di
integrazione richiesto dai quotidiani è tale da richiedere soluzioni che
non possono essere realizzate con strumenti software desktop”. Sono parole
di Bill Bright, responsabile business della SCS (Software Consulting
Services), una delle tante società di “system integration” che hanno
costituito l’architrave dei sistemi della quarta ondata: non fornitori di
hardware e software prodotti “in casa”, bensì “assemblatori a valore
aggiunto” di componenti provenienti dal mercato dell’informatica
multipurpose. Oggi SCS, dopo un vero e proprio dietro-front ideologico,
propone un sistema editoriale “classico”, denominato Good News, che gira su
stazioni di lavoro Windows collegate a server UNIX o Windows NT, ed
utilizza, per il text editing e il disegno delle pagine, soluzioni
proprietarie: per l’esattezza, i pacchetti software messi a punto dalla
Hyphen e che, dopo il fallimento della società bolognese, sono stati
rilevati dalla Tera di Milano, con la quale SCS ha siglato un accordo di
distribuzione esclusiva per il Nord e Sud America.
Quando si parla di “sistema dedicato” il pensiero corre immediatamente al
sistema Atex, tuttora operativo in centinaia di installazioni sparse per il
mondo. Eppure al NEXPO ’96, per la prima volta dopo quasi vent’anni, il
marchio Atex non era presente. Come è noto, infatti, la società di Bedford
è stata acquisita nella primavera del 1995, unitamente alle società Dewar e
Sypress, dalla software house norvegese Sysdeco.
All’appuntamento di Las Vegas, a più di un anno da quelle acquisizioni e
dalla ristrutturazione che ne è seguita, Sysdeco si è presentata al mercato
con una gamma completa di prodotti e con l’obiettivo di riconquistare quel
vantaggio competitivo che ha caratterizzato per lungo tempo le soluzioni
Atex.
La strategia di Sysdeco, espostaci direttamente dal presidente Johs Jamne,
si basa anzitutto sulla continuità tra Atex e Sysdeco, ulteriormente
rafforzata dalla decisione della società norvegese di trasferire il proprio
quartier generale nella “storica” sede della Atex, a Bedford nel
Massachusetts.
La proposta di Sysdeco ruota attorno al nuovo sistema editoriale SES
(Sysdeco Editorial System), nato dalla fusione delle soluzioni Atex e
Dewar, e che utilizza una architettura client-server nella quale si
integrano prodotti software standard come Word e X-Press.
Ma “continuità ” vuol dire anche garantire agli utenti che negli anni scorsi
hanno continuato a credere nelle soluzioni tecnologiche Atex che i loro
investimenti non andranno perduti: ecco quindi il rinnovato impegno a
supportare e sviluppare la soluzione EdPage per i giornali che hanno la
necessità di produrre grandi quantità di pagine, con l’annuncio che SES
entro breve si interfaccerà anche con EdPage oltre che con X-Press; e per
gli utenti che ritenessero di tenere ancora in funzione per qualche tempo
il “vecchio” e glorioso sistema Atex J-11, Sysdeco propone una scheda di
upgrade, denominata Turbo-11, che raddoppia le prestazioni complessive del
sistema.
Le prime notizie in termini di business sembrano incoraggianti per Sysdeco:
pochi giorni prima dell’avvio di NEXPO è stato annunciato il completamento
dell’installazione del sistema di impaginazione EdPage al quotidiano New
York Times: in totale 60 stazioni RISC 6000, strettamente integrate con il
“vecchio” sistema editoriale J-11 con oltre 850 stazioni di lavoro
collegate. In contemporanea, è stato annunciata la firma di una lettera di
intenti tra Sysdeco e la società editoriale Ottaway Newspapers, in base
alla quale entro il 1999 verrà completata l’installazione di SES in tutti i
quotidiani del gruppo: in totale, 42 sistemi suddivisi su 21 siti, per un
valore complessivo della fornitura di quasi 15 milioni di dollari.
L’altra grande novità vista al NEXPO nell’ambito dei sistemi editoriali era
costituita dal sistema Hermes Unisys, presentato per la prima volta sul
mercato USA. Per l’occasione, era presente nello stand della multinazionale
americana un nutrito gruppo della Unisys Italia, che – come è noto – ha
sviluppato questa soluzione editoriale.
Al NEXPO, oltre ai moduli base di Hermes (Newsroom per la gestione del text
editing e dell’impaginazione redazionale, NewsCrop per il trattamento delle
immagini, Agenda per la pianificazione del lavoro redazionale), è stato
presentato il sistema WireCenter per la ricezione e lo smistamento
automatico delle notizie (testi e foto) di agenzia, e il sistema DocCenter
per l’archiviazione ed il retrieval multimediale. Tra le novità presentate,
la possibilità di creare in automatico pagine Web per edizioni Internet
tramite filtri personalizzabili sulla base degli specifici interessi
dell’utente.
Più che la descrizione del sistema, che è ben noto in Europa, dove conta
già numerose ed importanti installazioni in Francia, Germania, Croazia,
Belgio oltre che, naturalmente, in Italia, siamo andati allo stand della
Unisys per capire il senso di questa “scommessa” di investire risorse umane
ed economiche in un mercato certamente non facile quale quello
statunitense.
La convinzione di Unisys è che oggi sia finalmente maturata in ambito
editoriale la consapevolezza che le soluzioni editoriali basate su hardware
e software standard non rispondano per intero alle esigenze dei quotidiani.
La situazione dei giornali USA sotto questo aspetto è, come si è visto,
emblematica, con sistemi produttivi basati su software di impaginazione
standard che convivono con sistemi editoriali di età pluridecennale.
La filosofia che sta alla base del sistema Unisys è quella di risalire
dalla tipografia alla redazione, e di sostituire ai sistemi editoriali
installati negli anni Settanta e Ottanta un nuovo sistema editoriale
strettamente integrato, nel quale l’impaginazione non sia la mera
trasposizione sul video delle operazioni una volta compiute sul tavolo
luminoso (secondo l’approccio tipico di Quark X-Press), ma discenda
“naturalmente” dall’attività redazionale, dal menabò elettronico che
sovrintende all’attività giornalistica.
Ciò che oggi è diventato evidente anche negli USA, persino agli esperti del
Seybold Report, è che questo obiettivo non è ottenibile con i semplici
strumenti desktop, ma richiede un lavoro di integrazione nel quale
l’architettura complessiva e i sottosistemi più importanti (come il disegno
delle pagine o il controllo di avanzamento del flusso di lavoro) richiedono
soluzioni “su misura”, soluzioni “dedicate” o, se è lecito usare un
aggettivo sino a ieri pronunciato con terrore, soluzioni “proprietarie”.
Su questa strada Unisys si è avviata nel 1990, in piena controtendenza
rispetto ad un mercato allora irresistibilmente attratto dalle sirene della
quarta ondata, e si trova pertanto ad avere un vantaggio competitivo su
altri fornitori che più di recente si sono convinti della bontà di questa
scelta: da qui nasce la “scommessa” di Unisys Italia: dalla consapevolezza
di poter proporre un prodotto che risponde ad una esigenza avvertita ormai
da un sempre crescente numero di quotidiani: un nuovo, vero sistema
editoriale.
Nuove idee per l’Internet Publishing
Già nell’edizione 1995 di NEXPO numerosi fornitori medi e piccoli avevano
proposto all’attenzione dei visitatori sistemi e soluzioni per il
trasferimento e la transcodifica automatica o semi-automatica delle pagine
e dei testi dal sistema editoriale o produttivo del giornale verso pagine
Web per l’edizione su Internet.
Ad un anno di distanza, questa tendenza ha trovato conferma e si è
amplificata, parallelamente al sempre crescente numero di quotidiani USA
(saranno quattrocento entro la fine dell’anno) che hanno deciso di creare
una edizione sul Web.
Molto spesso questa decisione di pubblicare su Internet non nasce da una
precisa strategia editoriale, ma solamente dalla considerazione che
“intanto è bene esserci, se convenga si vedrà in seguito”: ciò che occorre
agli editori sono quindi degli “authoring tools”, strumenti che consentano
il filtraggio delle notizie dal database del giornale alla pagina Internet,
con il minor dispendio possibile di tempo, denaro e intervento umano.
Una soluzione molto innovativa sotto questo aspetto è quella presentata
dalla FutureTense, piccola software-house del Massachusetts, e denominata
Texture. Grazie al supporto del linguaggio Java, Texture permette agli
editori di superare due dei principali limiti del linguaggio HTML
utilizzato per la creazione di pagine Web: la carenza di strumenti per la
realizzazione di soluzioni grafiche elaborate e l’impossibilità di
riprodurre con fedeltà i caratteri tipografici del documento originale.
Con Texture, invece, i documenti destinati a Internet vengono realizzati in
maniera del tutto analoga a quanto avviene per l’impaginazione desktop:
import di testi ed immagini con modalità “taglia e incolla”, aggiornamento
automatico delle informazioni, preview WYSIWYG della pubblicazione,
controllo totale di tutti gli aspetti tipografici del documento, come tipo
e corpo dei caratteri, interlinea, impostazione dei paragrafi, etc.
Il “segreto” di Texture risiede nel fatto che, per visionare i documenti su
Web, occorre un viewer, distribuito gratuitamente per l’utilizzo non
commerciale, che può essere attivato come “frame” all’interno di un browser
compatibile con Java, come Netscape Navigator o Microsoft Internet
Explorer.
Se la soluzione della FutureTense si concentra sulla “resa tipografica” del
documento Internet, il sistema MediaSphere della Cascade, società con sede
a Andover, nei sobborghi di Washington, si propone come strumento per la
costituzione di archivi multimediali consultabili via WWW, permettendo in
tal modo agli editori di trasformare il proprio archivio di testi ed
immagini in una potenziale fonte di reddito. MediaSphere – che utilizza
anch’esso il supporto di Java – consente di effettuare archiviazioni e
ricerche su tutta la gamma di “oggetti” supportati dal WWW, nei più diversi
formati: HTML, GIF, JPEG, QuickTime, RealAudio, Acrobat. Il sistema è giÃ
stato installato presso il Las Vegas Sun, dove viene utilizzato sia per
consentire agli utenti del sito Internet del quotidiano del Nevada la
consultazione degli archivi digitali del giornale, sia per selezionare in
maniera rapida e semplice le notizie di qualunque tipo – testi, foto,
video, audio – da pubblicare sul Web.
Tra le ulteriori possibilità di MediaSphere c’è la realizzazione di
edizioni personalizzate sulla base delle specifiche esigenze dell’utente,
il quale fornisce al sistema un suo “profilo di interessi”, sulla base del
quale Mediasphere seleziona, all’interno del database del giornale, le
notizie che corrispondono a quel profilo, e le “impacchetta” in una
edizione digitale individualizzata.
Pubblicità on line: piccole società crescono…
E’ tradizione di NEXPO che spesso le soluzioni più innovative e “di
confine” si trovino non al centro dei padiglioni, negli stand di grandi
dimensioni, ma ai margini dell’area espositiva, dove sono piazzate le
“one-man company” che partecipano con uno spazio di pochi metri quadri, un
paio di computer ed altrettanti dimostratori.
Quest’anno, le soluzioni tecnologiche che più frequentemente si
incontravano in questi spazi erano dedicate alla trasmissione digitale
degli annunci pubblicitari, un tema di grande attualità ed interesse anche
in Italia. Tra le tante soluzioni viste, due ci sono sembrate le più
stimolanti: AdDirect della Advertising Communications International, e
AdFax-AdFast della Mission Critical.
AdDirect è un sistema di trasmissione della pubblicità basato sullo
standard NAA EDI 841 Lite appena rilasciato dalla NAA. Nel flusso tipico di
produzione, l’inserzionista realizza l’annuncio, nel formato concordato con
il quotidiano, ed inserisce in un apposito modulo video i dati EDI
(formato, giorno di uscita, posizione, etc.). Quindi il sistema si occupa
di inoltrare l’annuncio, in maniera automatica e trasparente per l’utente.
Particolare attenzione è stata dedicata alla sicurezza della trasmissione
dei file: per ciascun pacchetto di byte inviato dall’inserzionista al
quotidiano la macchina ricevente genera e trasmette al mittente un numero
casuale di sedici cifre, che deve essere ritrasmesso dalla macchina
dell’inserzionista in testa al pacchetto successivo.
Sul lato ricevente, denominato AdHandler, il sistema, in modo totalmente
automatico, gestisce la ricezione, stampa il job ticket (il foglio che
contiene i dati amministrativi collegati all’annuncio), smista i file ai
server di competenza a seconda del tipo di file (testo, immagine, Pdf,
etc.), e invia una e-mail o un fax di conferma a tutti gli operatori
all’interno del giornale che devono essere informati dell’arrivo del
materiale, compreso ovviamente l’inserzionista.
I sistemi per l’input digitale della pubblicità AdFax e Adfast, proposti
dalla società Mission Critical, muovono da una esigenza ben precisa:
agevolare al massimo l’accesso al mezzo pubblicitario da parte del
potenziale inserzionista, utilizzando i sistemi più semplici e diffusi: il
telefax, il Personal computer, il modem, Internet.
AdFax, che è disponibile dal 1992 ma che è stato presentato in una nuova
versione, la 3.1, completamente rinnovata, consiste in una stazione
ricevente PC con Windows 3.1 o Windows 95 collegata ad un fax-modem. I fax
trasmessi dagli inserzionisti vengono archiviati e stampati
automaticamente, quindi trattati con il software TextBridge per il
riconoscimento ottico dei caratteri, in modo da trasformare i dati in testo
editabile. Quindi il materiale viene trasmesso alle stazioni di lavoro di
competenza, dove il testo viene editato, corretto se necessario e quindi
trasmesso al sistema pubblicitario, che lo impagina e ne calcola la tariffa
sulla base dell’ingombro in pagina. Contemporaneamente a questa operazione,
il sistema ritrasmette all’inserzionista un fax di conferma della ricezione
dell’annuncio.
Abbastanza simile dal punto di vista concettuale è il funzionamento del
sistema AdFast, che consente agli inserzionisti di trasmettere gli annunci
pubblicitari al giornale attraverso un PC collegato ad un modem. Componendo
un numero telefonico, l’inserzionista si collega con il server del
quotidiano, che lo guida alla composizione dell’annuncio attraverso
l’inserimento dei suoi dati personali, la scelta della categoria
merceologica (auto, immobiliare, ricerche di lavoro etc.), più alcune
informazioni supplementari (per esempio, per gli annuci automobilistici può
essere fornito un listino dei prezzi medi dell’usato). Il sistema supporta
inoltre i file di pubblicità tabellare prodotti dal cliente utilizzando i
più diffusi software desktop. Compilato l’annuncio, l’utente lo trasmette
direttamente al giornale e, attraverso la funzione trial, può conoscere
subito l’ingombro e il costo dell’annuncio. A seconda del tipo di file,
l’annuncio trasmesso viene trasferito al sistema per la pubblicitÃ
classificata o a quello per la pubblicità tabellare. Una utility del
sistema, denominata “Central Software Delivery”, consente al quotidiano di
effettuare via modem l’upgrade del software di collegamento degli
inserzionisti man mano che si collegano.
Naturale evoluzione di AdFast è il sistema AdFast.com, che funziona
esattamente allo stesso modo ma che utilizza la rete Internet anziché il
collegamento diretto dial-up per il collegamento tra utente e giornale, e
si serve dei browser standard Internet come interfaccia di collegamento.
Qualche spunto per il futuro
Se il quotidiano sia destinato a sopravvivere o a scomparire al cospetto
della “rivoluzione digitale” è questione che volentieri lasciamo al
futurologo o al “tecno-guru” di turno. Quel che più modestamente abbiamo
cercato di valutare, andando in giro per gli stand di NEXPO e parlando con
espositori e visitatori, è l’impatto che le nuove tecnologie
dell’informazione potranno avere sul modo in cui sono fatti i giornali e,
se è concesso il giro di parole, sul modo in cui sono fatti i sistemi con
cui si fanno i giornali.
Particolarmente stimolante ci è parsa a tal riguardo l’opinione di Richard
Patterson, Presidente della Cascade, con il quale abbiamo scambiato alcune
opinioni nel corso della mostra. Secondo Patterson, l’editoria su Internet
potrà avere sull’industria dei quotidiani lo stesso impatto che ha avuto
tra il 1986 e il 1990 il linguaggio Postscript: riduzione dei costi di
pubblicazione e abbattimento delle barriere di accesso, con il conseguente
ingresso sul mercato di nuovi soggetti e l’esigenza, per i quotidiani, di
riaffermare la propria leadership facendo proprie le innovazioni di
processo e di prodotto.
Per quanto riguarda i sistemi di produzione dei giornali, Patterson ritiene
che Internet e Java potrebbero cambiare in modo radicale il modo in cui
oggi vengono progettati i sistemi informatici e, quindi, lo stesso concetto
di “sistema editoriale”: perché infatti sforzarsi di costruire una rete di
computer e di collocare all’interno di essa le risorse necessarie, sistema
operativo, text editing, impaginazione, trattamento immagini, gestione
delle stampanti e delle fotounità , e così via? Non potrebbe diventare – un
giorno – più comodo utilizzare la rete che già esiste, Internet, ed
attingere all’interno dei software server sparsi su di essa le risorse che
di volta in volta occorrono? Certo, si tratterebbe di una vera e propria
“rivoluzione copernicana” che andrebbe ben al di là della nicchia
editoriale e che scuoterebbe dalle fondamenta il mercato dell’informatica,
mettendo in discussione le posizioni acquisite, dalla Microsoft in giù, ma
l’esperienza ha insegnato che, in questo settore, in pochi anni la realtÃ
riesce a superare la più sfrenata delle fantasie: è diventata famosa la
profezia di quel presidente della Digital che, non molti anni fa, diceva
che “Non esiste una ragione per la quale una persona sensata dovrebbe
mettersi un computer a casa”.
