Il sistema editoriale che potremmo realizzare se…

Nel dibattito sui nuovi sistemi editoriali si
inserisce la voce delle società fornitrici, e più precisamente quella di
Don Oldham, Presidente della Digital Technology International. Come dovrà
essere il "sistema del futuro", quello per avere il quale gli editori
saranno disposti a mettere mano al portafogli? Alla base di tutto ci dovrà
essere un set integrato di database, che conterranno tutte le informazioni
pubblicabili: un database di testi, formattati in modo tale da poter essere
indirizzabili verso molteplici input (ASCII, HTML, XML) e da separare il
contenuto dalla sua presentazione. Il database di testi conterrà anche i
fogli stile (o i book di pagine) per ciascun tipo di output. Il secondo
database conterrà la pubblicità, con tutte le informazioni tecniche ed
amministrative, anch’essa archiviata in modo da consentire differenti
possibilità di output. Il terzo database conterrà gli elementi grafici,
foto, mappe, infografici e così via, che verranno archiviati in un formato
standard in grado di rilasciare il formato e la risoluzione richiesta dalla
pubblicazione stampata o elettronica che deve essere realizzata. Questi tre
database saranno collegati relazionalmente e in maniera trasparente
all’utente, e l’archivio costituirà parte integrante delle relazioni tra i
tre database, non una aggiunta successiva. Il quarto e ultimo database
conterrà tutti i dati necessari per la gestione e la distribuzione delle
informazioni. Quali gli ostacoli alla realizzazione questa architettura di
sistema? Il primo ostacolo è costituito dalla vasta diffusione come
strumento di impaginazione di X-Press, la cui natura è quella di un
software mono-utente, con una struttura dei file proprietaria ed un
approccio alla impaginazione basato sul paste-up, che mal si adatta
all’impaginazione dinamica richiesta dal sistema database-oriented. Il
secondo ostacolo è, più semplicemente, la resistenza al cambiamento: molti
quotidiani stanno investendo considerevoli somme di denaro soltanto per
rendere compatibili con l’anno 2000 sistemi ormai obsoleti, mentre con la
stessa cifra potrebbero costruire una nuova architettura di sistema che
darebbe loro un vantaggio competitivo in termini di efficienza e di
rapporto costi-benefici.