Capitolo I , Dati Complessivi: analisi dei dati
Occupazione<BR>Il totale dei poligrafici occupati al 31 dicembre 1997 nelle aziende del<BR>settore risultava pari a 9.237 unità , 275 in meno rispetto ai 9.512 del<BR>1996, con un calo percentuale pari al 2,9% e una diminuzione effettiva, per<BR>effetto di prepensionamenti realizzati all’inizio del 1998, di altre cento<BR>unità circa. Il calo occupazionale si è in larga misura determinato nella<BR>seconda parte dell’anno: al 30 giugno 1997, infatti, il totale degli<BR>occupati era pari a 9.468, ed il calo rispetto al 31 dicembre dell’anno<BR>precedente era di 44 unità , pari allo 0,5%<BR>Anche il dato occupazionale relativo al 1997, quindi, conferma il calo<BR>progressivo dell’occupazione del settore, una costante dell’industriadei<BR>quotidiani sin dall’inizio degli anni Ottanta che si è venuta ulteriormente<BR>intensificando a partire dal 1990. Se infatti tra il 1980 e il 1990 il calo<BR>era stato del 15,1%, nei sette anni successivi la riduzione degli occupati<BR>è proseguita ad un ritmo superiore, facendo segnare alla fine del 1997 un<BR>calo del 25,8% rispetto al 1980. Dal 1980 ad oggi il settore ha perso oltre<BR>5.400 unità , pari al 37% della forza lavoro complessiva.<BR>Il calo è stato particolarmente accentuato per la componente operaia, che<BR>con 8.544 unità costituiva nel 1980 il 58,2% del totale e che oggi conta su<BR>3.782 unità , pari al 40,9% del totale. Per gli operai il calo occupazionale<BR>è stato pari al 30,9% tra il 1980 e il 1990, al 35,9% tra il 1990 e il<BR>1997, pari ad un calo complessivo del 55,7%. La componente impiegatizia è<BR>passata invece dai 6.129 dipendenti del 1980 (41,8% del totale) ai 5.455<BR>del 1997 (59,1%), con un incremento del 7% tra il 1980 e il 1990 e un calo<BR>del 16,8% tra il 1990 e il 1997, pari ad un calo complessivo dell’11%.<BR>L’evolversi dell’andamento occupazionale lungo gli anni mette in evidenza,<BR>come già segnalato nell’edizione dell’anno passato del presente studio, una<BR>prima fase storica, e cioè la prima metà degli anni Ottanta, caratterizzata<BR>da un calo abbastanza sostenuto dei livelli occupazionali che ha riguardato<BR>in particolar modo gli operai, il cui numero tra il 1980 e il 1985 è<BR>diminuito del 22,1%, e in misura assai minore gli impiegati, la cui<BR>consistenza numerica si è ridimensionata del 3,4%.<BR>A questa prima fase ne è seguita una seconda, che è durata<BR>approssimativamente dal 1985 sino al 1990-1991, caratterizzata da una<BR>sostanziale tenuta dei livelli occupazionali e da una significativa<BR>ristrutturazione del rapporto tra operai e impiegati per effetto delle<BR>profonde ristrutturazioni tecnologiche intervenute nel periodo. Tra il 1985<BR>e il 1990 il numero complessivo di addetti è diminuito dello 0,9% appena<BR>(119 addetti), per effetto di una diminuzione dell’11,2% degli operai e di<BR>un incremento del 10,6% degli impiegati.<BR>La terza e – per adesso – ultima fase, dal 1990-1991 sino a tutt’oggi, è<BR>caratterizzata, come si è visto, da un calo pronunciato dei livelli<BR>occupazionali sia degli operai che degli impiegati per effetto sia delle<BR>ulteriori ristrutturazioni tecnologiche ed organizzative intervenute, sia<BR>della situazione generale del settore, caratterizzata da una stasi della<BR>diffusione e da un reddito pubblicitario che solo nell’ultimo anno ha<BR>cominciato a dare segnali di ripresa. In effetti il calo fatto registrare<BR>nel corso dell’ultimo anno (-2,9%) è di parecchio inferiore rispetto alla<BR>media dell’ultimo quinquennio, che ha visto tassi di diminuzione dal 3,7%<BR>sino ad oltre il 6%.<BR>Naturalmente è ancora presto per dire se siamo in presenza di una<BR>inversione di tendenza o anche soltanto di un rallentamento del calo<BR>occupazionale: saranno i dati dei prossimi mesi a darci un quadro più<BR>chiaro della probabile evoluzione.<BR>Si noti inoltre come il calo complessivo di 275 unità registratosi nel 1997<BR>sia da ascriversi in misura prevalente ancora una volta agli operai, il cui<BR>numero è diminuito di 221 unità , pari al 5,5%, mentre per gli impiegati il<BR>calo è stato di 54 unità , pari all’1%.<BR>L’analisi dell’andamento occupazionale per sesso evidenzia come il calo si<BR>sia verificato pressoché esclusivamente tra la componente maschile, che è<BR>diminuita di 271 unità sulle 275 totali. In particolare, il numero di<BR>impiegati di sesso femminile è cresciuto di tre unità , mentre le operaie<BR>sono passate da 361 a 354. In conseguenza di questo andamento, la<BR>componente femminile è passata dal 22,8% del totale addetti del 1996 al<BR>23,4% del 1997.<BR>La suddivisione degli addetti per livello di inquadramento – che, come<BR>ampiamente spiegato nella nota metodologica al presente lavoro, prende in<BR>considerazione tutti gli addetti che hanno percepito retribuzioni nel<BR>corso dell’anno – evidenzia cali particolarmente pronunciati per i livelli<BR>dal secondo al quinto. Il livello di inquadramento più frequentato è il<BR>sesto, nel quale sono inquadrati il 26,9% del totale degli occupati. I due<BR>terzi degli occupati sono inquadrati nei tre livelli centrali, dal quinto<BR>al settimo, ma è in crescita anche il peso dei livelli dall’ottavo al<BR>decimo, dove nel 1997 risulta inquadrato il 16,5% degli addetti contro il<BR>15,7% di un anno prima. Nel complesso prosegue e si rafforza il trend di<BR>"avanzamento" degli addetti sulla scala parametrale: la percentuale sul<BR>totale degli addetti inquadrati ai primi cinque livelli è infatti passata<BR>dal 39,4% del 1995 al 38,7% del 1996, sino al 37,9% del 1997.<BR>Se si scompongono per sesso i dati sull’inquadramento, appare evidente come<BR>la presenza femminile sia particolarmente significativa nei livelli<BR>medio-alti della scala parametrale, e in particolar modo nel sesto e<BR>settimo livello, dove giunge a livelli di poco inferiori al 30%. Livelli<BR>di presenza di poco superiori al 20%, invece, per quinto, ottavo e nono<BR>livello.<BR><BR>Retribuzione Ordinaria<BR>La retribuzione ordinaria media annua è cresciuta nel corso del 1997 del<BR>4,6%, da 58,8 a 61,6 milioni lordi. Il dato evidenzia una correzione verso<BR>l’alto delle stime formulate sulla base dei dati al 30 giugno 1997, che<BR>suggerivano un tasso di incremento, per il 1997, di poco superiore all’1%.<BR>L’incremento retributivo è stato distribuito in maniera abbastanza omogenea<BR>tra tutti i livelli di inquadramento: Si va dal 3,1% degli addetti del<BR>terzo livello sino al 5,7% degli addetti al primo livello. Incremento del<BR>5% anche per gli addetti al decimo livello, passati da 91 a 95,6 milioni<BR>annui.<BR>Se andiamo ad analizzare il quadriennio 1993-1997, appare evidente come ad<BR>un primo biennio 1994-1995, nel corso del quale le retribuzioni medie sono<BR>cresciute di un modesto 4,3%, nel successivo biennio 1996-1997 il ritmo di<BR>crescita si è fatto nettamente più sostenuto, con un incremento complessivo<BR>delle retribuzioni ordinarie pari al 10%. In totale, le retribuzioni<BR>ordinarie sono cresciute di circa otto milioni lordi annui, pari al 14,8%.<BR>Il livello medio delle retribuzioni ordinarie si colloca tra le<BR>retribuzioni medie degli addetti del sesto e del settimo livello. La<BR>forbice tra le retribuzioni degli addetti del primo e del decimo livello è<BR>pari al 192,4%, e si è andata quindi restringendo di oltre un punto<BR>percentuale rispetto al 193,8% del 1996. Vale la pena di sottolineare come<BR>tale scarto sia perfettamente allineato con quello che emerge dalla<BR>retribuzione teorica contrattuale, pari al 192%.<BR>Il 1997 ha inoltre visto un ulteriore allargamento della forbice<BR>retributiva, già assai significativa, tra gli addetti di sesso maschile e<BR>femminile. Nel corso dell’anno infatti l’incremento retributivo è stato del<BR>5% per gli addetti di sesso maschile, la cui retribuzione ordinaria media è<BR>passata da 60,9 a 63,9 milioni. Per gli addetti di sesso maschile<BR>l’incremento retributivo è stato invece inferiore al 4%, con il risultato<BR>che la differenza di retribuzione ordinaria annua tra maschi e femmine ha<BR>superato nel corso del 1997 i dieci milioni di lire.<BR><BR>Retribuzione Straordinaria<BR>Ciascun lavoratore poligrafico ha effettuato, nel corso del 1997, una media<BR>di 134 ore di straordinario; un dato, questo, sostanzialmente stabile<BR>rispetto alle 139 ore medie del 1996. Pressoché identico, di conseguenza,<BR>risulta il valore della retribuzione straordinaria, aumentata di 4.000 lire<BR>esatte a 4,642 milioni di lire annue.<BR>Il dato relativo al 1997, pertanto, conferma come il ricorso allo<BR>straordinario, dopo il forte calo del biennio 1993-1995 (da 157 a 137 ore<BR>annue), si sia stabilizzato ormai di poco al di sotto delle 140 ore annue<BR>per addetto. In conseguenza di questo trend, la retribuzione straordinaria,<BR>dopo essere scesa tra il 1993 e il 1995 del 10,2%, nel biennio successivo è<BR>cresciuta del 6,2%.<BR>Il ricorso al lavoro straordinario è particolarmente significativo per i<BR>lavoratori inquadrati ai livelli dal sesto all’ottavo: si va delle 143 ore<BR>e 4,9 milioni annui del sesto livello sino alle 157 ore e oltre sei milioni<BR>dell’ottavo livello. Per contro, l’incidenza dello straordinario è<BR>pressoché irrilevante per gli addetti del decimo livello, che nel corso del<BR>1997 hanno effettuato ogni mese una media di 70 minuti di lavoro<BR>straordinario, ricavandone poco più di 55mila lire lorde.<BR>Ogni addetto di sesso femminile ha effettuato, nel corso del 1997, 63 ore<BR>di straordinario con una retribuzione corrispondente di 1,98 milioni,<BR>contro le 155 ore e i 5,4 milioni annui del collega di sesso maschile. Ne<BR>consegue che, su dieci ore di straordinario effettuate nel corso del 1997<BR>all’interno di una azienda del settore, nove sono state lavorate da addetti<BR>di sesso maschile.<BR>Nel complesso, i lavoratori che effettuano più straordinario sono gli<BR>uomini inquadrati al settimo livello, con una media mensile di 15 ore e 35<BR>minuti e di 574mila lire; per gli uomini inquadrati all’ottavo livello il<BR>numero di ore mensili diminuisce leggermente (14 ore e 55 minuti), ma<BR>aumenta a 582mila lire la corrispondente retribuzione.<BR><BR>Retribuzione Complessiva<BR>La retribuzione annua media complessiva degli addetti del settore<BR>poligrafico è risultata pari nel 1997 a 66,2 milioni, in crescita del 4,3%<BR>rispetto ai 63,5 milioni del 1996. Nel corso del biennio 1995-1997, le<BR>retribuzioni complessive sono cresciute del 9,7%, contro il 2,5%<BR>complessivo del biennio 1993-1995.<BR>Nel corso del 1997, i lavoratori che hanno visto crescere maggiormente la<BR>propria retribuzione sono stati quelli inquadrati al quinto livello, con<BR>una crescita superiore al 9%. Incrementi superiori alla media sono stati<BR>fatti registrare anche da primo, secondo, terzo e decimo livello. La<BR>crescita più lenta (3,1%) è stata fatta segnare dal quarto livello.<BR>Nel corso del 1997 lo straordinario ha inciso per il 7% sul reddito<BR>complessivo, risultando con ciò in lieve calo rispetto al 7,3% del 1996. I<BR>livelli di inquadramento per i quali lo straordinario incide maggiormente<BR>sono quelli compresi tra il sesto e l’ottavo, con percentuali intorno<BR>all’otto per cento. Per contro, l’incidenza dello straordinario sulle<BR>retribuzioni degli addetti al decimo livello è inferiore all’uno per cento.<BR>I dati sulla retribuzione complessiva confermano – né poteva essere<BR>altrimenti – la sperequazione retributiva tra uomini e donne, già <BR>evidenziata nei paragrafi precedenti. Un addetto di sesso maschile guadagna<BR>in media 14 milioni lordi annui in più di una sua collega di sesso<BR>femminile, corrispondenti a un milione e 65 mila lire lorde in più ogni<BR>mese e a oltre un milione e duecentomila lire in più nella tredicesima<BR>mensilità .<BR>A questo scarto così netto contribuisce in misura significativa, come si è<BR>visto, anche il lavoro straordinario, che costituisce il 7,8% della<BR>retribuzione complessiva degli addetti di sesso maschile, contro il 3,6%<BR>appena degli addetti di sesso maschile. In particolare, tra gli uomini lo<BR>straordinario costituisce quasi il 10% della retribuzione complessiva per<BR>gli inquadrati ai livelli tra il sesto e l’ottavo, mentre tra le donne solo<BR>al settimo e ottavo livello l’incidenza della retribuzione straordinaria<BR>supera il quattro per cento.<BR><BR>Monte Retributivo Complessivo<BR>Nel corso del 1997 sono stati erogati complessivamente poco meno di 593<BR>miliardi lordi per retribuzioni, contro gli oltre 602 miliardi del 1996. Il<BR>calo, pari ad un meno 1,5% percentuale, è stato determinato da un lato dal<BR>significativo calo delle ore lavorate, che sono scese del 5,8% a meno di 18<BR>milioni, e dal contestuale incremento della retribuzione oraria, cresciuta<BR>del 4,5%.<BR>La diminuzione del carico produttivo e, con esso, del monte retributivo<BR>erogato, è stata particolarmente significativa per i livelli più bassi<BR>della scala parametrale: la quantità di ore lavorate è addirittura calata<BR>del 14,9% per gli addetti al secondo livello e del 109% per il terzo. Fa<BR>eccezione il primo livello, per il quale il calo delle ore è stato<BR>dell’1,4% e il corrispondente monte retributivo è cresciuto del 3,7%. Meno<BR>pronunciato il calo del monte retributivo per i livelli più elevati: per<BR>gli addetti inquadrati all’ottavo livello il numero di ore lavorate è<BR>addirittura aumentato del 2,2%, e la corrispondente retribuzione del 6,4%.<BR>Un ultimo sguardo merita la media retributiva oraria, passata da 31.600<BR>lire nel 1996 a 33.000 lire nel 1997. Abbastanza allineati appaiono i tassi<BR>di incremento per i singoli livelli di inquadramento: si va dal 3,2% del<BR>quarto livello al 5,1% del primo e del decimo livello.<BR><BR>Retribuzioni e Inflazione<BR>Nel corso del quadriennio 1994-1997, il costo della vita calcolato<BR>dall’ISTAT per le famiglie di operai e impiegati è cresciuto del 15,7%<BR>complessivo: 3,9% nel 1994, 5,4% nel 1995, 3,9% nel 1996, 1,7% nel 1997: un<BR>andamento, come si può vedere, abbastanza costante, con un rallentamento<BR>nel corso dell’ultimo anno.<BR>L’andamento delle retribuzioni ordinarie, come appare chiaramente visibile<BR>nel grafico riportato in questa pagina, ha fatto segnare nel primo biennio<BR>un saggio di incremento nettamente inferiore all’andamento del costo della<BR>vita (4,3% contro 9,5%). Nel biennio successivo, invece, l’andamento delle<BR>retribuzioni ha invertito la tendenza, mettendosi a correre ad un ritmo<BR>superiore a quello dell’inflazione: 10,1% contro 5,7%. Il dato complessivo<BR>del quadriennio evidenzia una crescita complessiva delle retribuzioni del<BR>14,8%, di poco inferiore quindi all’andamento dei prezzi al consumo nello<BR>stesso periodo.<BR>Questo andamento "a due tempi" delle retribuzioni si accentua ulteriormente<BR>se si prendono in considerazione le retribuzioni complessive, che tengono<BR>cioè conto anche della retribuzione straordinaria. Si è visto infatti che<BR>tra il 1993 e il 1995 la retribuzione straordinaria è addirittura diminuita<BR>per effetto del minore ricorso delle aziende al lavoro straordinario. Ne<BR>consegue che l’incremento delle retribuzioni complessive nel biennio<BR>1993-1995 è risultato pari al 2,5% appena, mentre tra il 1995 e il 1997 la<BR>crescita è stata pari al 9,6%. Nel complesso, la crescita nel corso del<BR>quadriennio è stata del 12,4%, inferiore di oltre tre punti percentuali<BR>rispetto all’andamento del costo della vita.<BR>
