Introduzione e sintesi dei risultati
La terza edizione del Rapporto<BR>annuale sull’industria dei quotidiani si propone, come ogni anno, agli<BR>operatori del settore con alcune significative novità , pur rimanendo<BR>sostanzialmente immutata nella struttura di base e negli obiettivi di<BR>fondo, che sono poi quelli che il contratto di lavoro poligrafico assegna<BR>all’Osservatorio Tecnico per i quotidiani e le agenzie di informazione:<BR>creare una base di dati sull’andamento del settore sulla quale le parti -<BR>imprese e sindacati – possano fare sicuro affidamento.<BR>Il Rapporto, sotto questo aspetto, costituisce soltanto una tessera di un<BR>mosaico di iniziative di informazione e di comunicazione al quale<BR>l’Osservatorio ha dato vita in questi ultimi anni: basti ricordare ricerche<BR>come l’analisi annuale su Occupazione e Retribuzioni nell’industria dei<BR>quotidiani, oppure la ricerca su Tecnologie e Professioni nell’industria di<BR>giornali, realizzata sul finire dello scorso anno. Né va trascurata la<BR>presenza fissa dell’Osservatorio, con una sua rubrica, su TecnoMedia, la<BR>rivista dell’ASIG che costituisce il punto di riferimento più importante<BR>per tecnici e manager dell’industria editoriale italiana, e la presenza<BR>all’interno del sito www.ediland.it: nel 1998 oltre 6.500 utenti si sono<BR>collegati con le pagine dell’Osservatorio in Internet; dopo il primo<BR>trimestre del 1999 siamo già oltre quota 3.500.<BR>Nelle passate settimane l’impegno profuso dall’Osservatorio in questi anni<BR>ha trovato un significativo riconoscimento: l’Unione Europea ed il<BR>Ministero del Lavoro hanno deciso di finanziare un progetto di ricerca<BR>biennale, denominato MasterMedia, con il quale l’Osservatorio, in<BR>collaborazione con le organizzazioni dei giornalisti e con altre importanti<BR>realtà associative della cosiddetta "filiera grafica", si propone,<BR>attraverso il costante monitoraggio dell’evoluzione delle tecnologie e<BR>degli scenari di mercato dell’industria della comunicazione, di ridefinire<BR>le competenze professionali dei lavoratori del settore ed i corrispondenti<BR>percorsi di formazione e riqualificazione. L’obiettivo, inutile negarlo, è<BR>molto ambizioso: da una parte infatti ci si propone di fare<BR>dell’Osservatorio il punto di riferimento dell’intero settore per quanto<BR>riguarda le politiche di formazione e riqualificazione professionale, come<BR>del resto esplicitamente previsto dal Contratto collettivo; dall’altro, il<BR>progetto MasterMedia costituisce il primo passo verso il superamento di<BR>molti steccati che, all’interno dell’industria della comunicazione,<BR>separano un settore dall’altro (quotidiani, periodici, editoria elettronica<BR>etc.), che risultano sempre meno comprensibili alla luce della rapida<BR>convergenza digitale delle tecnologie e della conseguente diversificazione<BR>dei target e dei mercati.<BR>*******<BR>Ma torniamo al Rapporto di quest’anno, ed alle sue novità . La prima sta nel<BR>nome stesso: si è infatti deciso di datare la ricerca al 1999, "saltando",<BR>in apparenza, un anno (la ricerca dell’anno scorso, infatti, portava la<BR>data 1997), per sottolineare come il Rapporto voglia caratterizzarsi, oltre<BR>che per la catalogazione ed il commento dei dati relativi agli anni<BR>passati, anche e soprattutto per la capacità di trarre da essi linee di<BR>tendenza e previsioni attendibili sull’andamento del settore nel futuro a<BR>breve.<BR>L’innovazione più "sostanziosa" dell’edizione 1999 del Rapporto è<BR>costituita dall’aggiunta di un quinto capitolo, dal titolo Produttività ,<BR>che si aggiunge ai quattro dedicati a Prodotto e Mercato, Andamento<BR>economico delle imprese, Occupazione, Retribuzioni. In questo quinto<BR>capitolo abbiamo messo in rapporto i dati relativi alla produzione,<BR>all’occupazione ed alle retribuzioni, al fine di rilevare indicatori<BR>statistici di produttività : numero medio di pagine e di copie prodotte per<BR>ora di lavoro poligrafico, costo del lavoro per unità di prodotto,<BR>incidenza del costo del lavoro poligrafico sul totale dei ricavi. I<BR>risultati ottenuti sono, riteniamo, molto interessanti; certo, rimane<BR>ancora molto da fare: l’accorpamento dei dati sulla base dei quali vengono<BR>effettuate le elaborazioni non ci consente, per esempio, di elaborare<BR>indici di produttività più mirati su specifici segmenti della produzione,<BR>in modo da riuscire a rispondere, per esempio, alla "famosa" domande su<BR>quante ore di lavoro poligrafico occorrano per comporre una pagina di<BR>giornale. L’impegno e lo scrupolo con il quale si è operato in questi anni<BR>non esclude, tuttavia, la possibilità di tentare analisi più<BR>particolareggiate sul tema della produttività , allo scopo di ricavare da<BR>esse ulteriori indicazioni.<BR>Il Rapporto 1999 torna a presentare i dati relativi alla rete di vendita:<BR>la "ripulitura" dell’anagrafe dei punti vendita operata da FIEG, che ci<BR>aveva impedito di presentare i dati nell’edizione dell’anno passato, si è<BR>infatti conclusa, consegnandoci un quadro per molti aspetti differente dal<BR>passato. Il sistema distributivo rimane comunque, alla luce sia dei dati<BR>che emergono dal Rapporto che del previsto allargamento sperimentale della<BR>rete di vendita al di fuori dal circuito delle edicole, uno dei "nervi<BR>scoperti" dell’industria dei quotidiani; ad esso, di conseguenza,<BR>l’Osservatorio dedicherà in futuro grande attenzione.<BR>*******<BR>Veniamo dunque a riassumere i dati più significativi che emergono dal Rapporto.<BR>Prodotto e mercato editoriale. Tiratura e diffusione risultano nel 1998 in<BR>lieve calo rispetto al 1997. L’elaborazione effettuata su un campione di 48<BR>testate quotidiane indica infatti, per il 1998, una diffusione media<BR>giornaliera di 5,864 milioni di copie, in calo dello 0,5% rispetto all’anno<BR>precedente. In calo la diffusione dei quotidiani nazionali, pluriregionali<BR>e – soprattutto – dei politici; in crescita invece le altre categorie di<BR>quotidiani, specie economici e sportivi. Nel complesso, tra il 1990 e il<BR>1998 la diffusione media giornaliera è diminuita di quasi un milione di<BR>copie.<BR>In calo anche l’indice di lettura, oggi attestato al 39,6% per i lettori<BR>nel giorno medio. Sei italiani su dieci non leggono abitualmente i<BR>quotidiani, e questa percentuale sale ulteriormente nelle regioni<BR>meridionali e tra quanti non dispongono almeno della licenza media<BR>inferiore. L’insufficiente scolarizzazione di base sembra essere forse la<BR>zavorra che più ostacola la diffusione della lettura dei giornali: quasi un<BR>terzo della popolazione adulta non va oltre il diploma di quinta<BR>elementare, e in questa fascia della popolazione i lettori abituali sono<BR>appena il 22%. Appena superiore al 30%, infine, l’indice di lettura tra le<BR>donne.<BR>I dati relativi alla rete distributiva evidenziano una crescita del numero<BR>dei punti vendita dell’ordine del 2% rispetto all’ultima rilevazione del<BR>1995; rispetto al 1990, poi, i nuovi punti vendita sono più di 3.000.<BR>Eppure, nonostante tutto ciò, la diffusione non è cresciuta, anzi ha subito<BR>una significativa contrazione. Dai dati sembra insomma emergere un<BR>progressivo assottigliamento dei margini di redditività che il sistema<BR>basato sul punto unico di vendita: da un lato infatti l’infittirsi dei<BR>punti vendita fa crescere i costi di distribuzione, dall’altro diminuiscono<BR>i "pezzi" venduti e, con essi, il ricavo per editori, distributori e<BR>rivenditori: per questi ultimi, in particolare, il ricavo netto giornaliero<BR>medio da vendita di quotidiani è passato, a valori costanti 1998, dalle<BR>54.000 lire del 1990 alle 39.400 lire del 1998.<BR>Andamento economico delle imprese. Anche nel 1998, ed in misura ancora<BR>maggiore rispetto alle pur positive annate precedenti, il momento positivo<BR>del mercato pubblicitario italiano si è riverberato sui bilanci delle<BR>imprese editrici di quotidiani, riequilibrando la sostanziale stasi dei<BR>ricavi da vendite. Sui 4.850 miliardi che hanno costituito il fatturato<BR>1998 del settore, infatti, la pubblicità ha contribuito per il 49% (era il<BR>43% nel 1995). Il rapporto tra ricavi da vendite e ricavi da pubblicità va<BR>quindi normalizzandosi, avvicinandosi a livelli simili a quelli degli altri<BR>Paesi sviluppati, dove – in generale – il ricavo da pubblicità è superiore<BR>a quello da vendite. nel triennio 1995-1998 il ricavo pubblicitario è<BR>cresciuto infatti del 31% a valori correnti a del 22% a valori costanti,<BR>mentre nello stesso periodo i ricavi da vendite hanno subito un modesto<BR>incremento del 3% a valori correnti, che si è tradotto in un calo del 4% a<BR>valori costanti.<BR>Se dunque non si può che segnalare positivamente il buono stato di salute<BR>del quotidiano come mezzo pubblicitario, va tuttavia rilevato come la<BR>perdurante difficoltà dei giornali a conquistare nuovi lettori minacci di<BR>riflettersi, prima o poi, anche sui fatturati pubblicitari, dal momento che<BR>in fondo gli inserzionisti, comprando spazi sui giornali, acquistano il<BR>diritto di rivolgersi ai rispettivi lettori, che quanto più sono numerosi<BR>tanto meglio potranno essere "venduti".<BR>A questo proposito, vale la pena di notare come l’aumento della pubblicità <BR>sui quotidiani nel 1998 – così come negli anni precedenti – provenga<BR>unicamente dal positivo andamento complessivo del mercato, e non da una<BR>accresciuta capacità competitiva del quotidiano nei confronti dei suoi<BR>tradizionali concorrenti, prima tra tutti la televisione. Le cifre<BR>elaborate da Nielsen sono, a tal proposito, estremamente eloquenti: la<BR>pubblicità sulla carta stampata nel 1998 è cresciuta in misura<BR>percentualmente inferiore rispetto alla pubblicità sulla televisione,<BR>determinando un ulteriore calo della quota dei quotidiani sul totale della<BR>torta pubblicitaria: dal 21,3% del 1997 al 20,7% del 1998.<BR>Occupazione. Se verranno confermate le prime stime, la popolazione<BR>poligrafica alla fine dello scorso anno risulterà scesa per la prima volta<BR>al di sotto delle 9.000 unità , con un significativo calo del 3% in un<BR>settore che ha già visto ridursi l’occupazione, dal 1990 ad oggi, di circa<BR>il 30%.<BR>A conferma di questa perdurante erosione del numero degli "attivi", basti<BR>notare come il numero di addetti di età inferiore ai 33 anni sia in<BR>continua e sensibile diminuzione, mentre è in aumento ormai da un paio di<BR>anni, dopo i forti ridimensionamenti del triennio 1994-1996, il numero<BR>degli addetti di età superiore ai 52 anni.<BR>Aumenta, anche se in misura molto lenta, la percentuale femminile<BR>all’interno delle aziende del settore: oggi siamo al 23,5%, contro il 23,4%<BR>del 1997 e il 22,8% del 1996, primo anno per il quale disponiamo dei dati<BR>scomposti per sesso. E se la presenza femminile è ancora poco significativa<BR>tra gli operai (9%), un impiegato su tre è ormai di sesso femminile.<BR>Retribuzioni. Se non sembra arrestarsi la fuoriuscita di addetti del<BR>settore, quelli che rimangono vedono crescere le proprie retribuzioni ad un<BR>ritmo superiore all’inflazione. Il primo semestre 1998 ha visto un<BR>incremento della retribuzione complessiva nell’ordine dell’1,9% rispetto al<BR>1998, ma è prevedibile che, alla fine dell’anno, l’incremento raggiungerà <BR>il 4-5%, portando la retribuzione lorda annua attorno ai 69 milioni di lire.<BR>Il 1998 ha visto una decisa ripresa per quanto riguarda la pratica del<BR>ricorso allo straordinario: da una parte è infatti aumentato, dopo anni di<BR>costante e sensibile diminuzione, il numero delle ore di straordinario<BR>effettuate in media da ciascun poligrafico nell’arco dell’anno; dall’altro<BR>è cresciuta del 3,8% la retribuzione media oraria per il lavoro<BR>straordinario. Di conseguenza, la retribuzione straordinaria annua è<BR>passata da 4,6 a 5 milioni lordi, con un incremento di poco inferiore<BR>all’8%.<BR>L’esame del periodo 1995-1998 – corrispondente grosso modo al periodo di<BR>vigenza del Contratto di lavoro dell’Ottobre 1994 – evidenzia una crescita<BR>delle retribuzioni reali quasi doppia rispetto al costo della vita: a<BR>fronte infatti di una inflazione complessiva del 7,4%, le retribuzioni sono<BR>cresciutedel 13,1% prendendo come riferimento i dati al 30 giugno 1998, ma<BR>è probabile che il dato di fine 1998 risulti ancora più elevato.<BR>Produttività . Per gni ora di lavoro poligrafico vengono prodotte circa<BR>7.000 pagine di giornale, pari a 164 copie. Nel 1982, all’inizio della<BR>prima fase di trasformazione tecnologica dell’industria dei quotidiani,<BR>ogni ora di lavoro "valeva" meno di 2.000 pagine. L’incremento di<BR>produttività è stato dunque rilevante, e con esso la diminuzione del costo<BR>di lavoro poligrafico per ciascuna copia prodotta: dalle 410 lire del 1982<BR>alle 314 del 1998: a valori costanti, una contrazione del 23%.<BR>L’incidenza del costo del lavoro poligrafico sul totale dei ricavi<BR>editoriali (vendite e pubblicità ) si è più che dimezzato: dal 42% del 1982<BR>a meno del 20% nel 1998. E’ significativo tuttavia notare, in conclusione,<BR>come in questo arco di tempo il costo complessivo del lavoro poligrafico<BR>sia rimasto pressoché stabile, intorno ai 1.000 miliardi annui, nonostante<BR>che, nello stesso periodo, il settore abbia perso un terzo dei suoi addetti.<BR>Roma, aprile 1999
