Come eravamo… le memorie di lavoro di Carlo Andrea Valente

Chi lavorava nell’industria dei quotidiani italiani della seconda metà degli Anni Ottanta, con responsabilità nell’area dell’informatica – all’epoca la grande novità per le redazioni, e non solo– molto facilmente avrà incontrato, e conosciuto, Carlo Andrea Valente.

Famiglia di origini astigiane, nato a Trento, laureato in Chimica Industriale a Milano, dopo un periodo di apprendistato in Snia, lascia la chimica per l’informatica. Olivetti, Bull, Honeywell, Gruppo Geda e, dalla metà degli Anni Ottanta, “uomo Crosfield” nell’industria dei giornali italiani. In qualità di Amministratore delegato della società specializzata in sistemi editoriali, contenderà ad Atex il mercato nazionale, cavalcando, con colleghi, conoscenti e concorrenti, la prima “grande ondata” dell’introduzione dei sistemi editoriali nelle redazioni dei giornali.

Grazie ad un certosino lavoro di ricupero delle “memorie di lavoro” di uno dei protagonisti dell’industria editoriale italiana di fine secolo, scomparso tre anni orsono, sono state di recente pubblicate le annotazioni di quegl’anni. Un “come eravamo” visto con gli occhi di un innovatore.

Fra le pagine autobiografiche, raccolte nel volume “Intuizione e Innovazione – qualche lezione per il futuro da storie di marketing nell’informatica italiana” (Libri Este) – compaiono i nomi di Giovanni Giovanni, Carlo Lombardi (all’epoca Presidenti di Fieg ed Asig), Silvio Berlusconi, Mario Ciancio Sanfilippo, Carlo Caracciolo, Gianni e Umberto Agnelli, Carlo De Benedetti, ed altri protagonisti dell’industria editoriale italiana. Talvolta rapidi appunti, altre volte narrazioni più articolate, gli incontri fra Andrea Valente e i protagonisti della “carta stampata” si snodano lungo uno dei periodi più frenetici dell’editoria, dove il “nuovo” era un’informatica che non aveva i connotati dell’avversario che ha oggi con internet, ma vestiva i panni, più rassicuranti, dell’alleato in grado di lanciare le testate alla conquista di spazi inimmaginabili all’epoca, in una crescita che sembrava potesse non fermarsi più, in Italia come nel resto del mondo.