“Ritorno al futuro” per Atex Media Solutions

Ai primi di febbraio di quest’anno è diventata operativa una
nuova società, Atex Media Solutions, per rilanciare nei mercati di tutto il
mondo i prodotti ed il know how della storica società americana.
Atex Media Solutions raggruppa, oltre alla linea delle soluzioni editoriali
Atex, i prodotti sviluppati da Dewar, SyPress, ComIt e Comtec, tutte
società rilevate, a partire dal 1994, dal gruppo norvegese Sysdeco.
Atex Media Solutions sarà guidata da Larry Mihalchick, già responsabile
delle attività editoriali presso la capogruppo norvegese, e potrà contare
sull’apporto professionale e sull’esperienza di alcuni fra i manager
storici della Atex maggiormente stimati dai clienti di tutto il mondo,
tutti veterani del business editoriale, come Max Coeberg ed Allen Miller –
12 anni di esperienza in Atex – Pat McGinnis – 15 anni in Atex – e Ron
Stephen, anche lui rientrato dopo esperienze alla SII.
Lo staff operativo della nuova società, che parte con una significativa
disponibilità finanziaria, valutata attorno ai quaranta miliardi di lire,
oltrepasserà le 350 persone, e avrà come obiettivo lo sviluppo di nuovi
prodotti editoriali ed il consolidamento della vasta base di grandi
quotidiani serviti in ogni parte del mondo.
In attesa che il presidente Mihalchik illustri nei dettagli le strategie
della nuova Atex, TecnoMedia ha intervistato Carlo Alberto di Noi,
amministratore unico della N.T.G., società che da sempre rappresenta la
casa americana nel mercato italiano.

Negli ultimi anni Atex ha abituato i propri clienti a repentini cambiamenti
di proprietà. Nel dicembre del 1994 i norvegesi del gruppo Sysdeco avevano
rilevato la società; alla scorsa Ifra di Ginevra – ottobre 1996 – il
marchio Atex era addirittura scomparso. Quali considerazioni hanno
suggerito adesso questo “ritorno” al nome Atex Media Solutions?

La nuova società è il risultato di una certa insoddisfazione che c’è stata
da parte della Sysdeco nei risultati che la divisione Media Solutions ha
ottenuto negli ultimi tempi. Ricercando le cause di questa situazione, ci
si è accorti che il modo nel quale la Sysdeco era organizzata costringeva
la Atex e le altre società della divisione editoriale ad agire con dei
tempi di reazione troppo lenti rispetto a quelli richiesti da un mercato
maturo, ed in rapida evoluzione, come quello delle tecnologie per
l’industria dei quotidiani.

Il gruppo norvegese ha sperimentato problemi di organizzazione ?
Sostanzialmente sì. In un mercato in continua evoluzione come quello
attuale, in cui devi seguire gli sviluppi del prodotto sia da un punto di
vista hardware che software e, contemporaneamente, devi osservare da vicino
le nuove iniziative che nascono a seguito delle fusioni che si continuano a
verificare, il sistema di organizzazione pensato dalla Sysdeco non ha dato
i risultati sperati. Il gruppo ha fornito un formidabile ombrello
finanziario ma, da un punto di vista operativo, si è capito che il mercato
internazionale dei quotidiani richiedeva strutture specializzate, più agili
e con tempi di intervento molto caratteristici. Quello che poteva essere un
vantaggio, soprattutto da un punto di vista finanziario, ovvero le
dimensioni e l’articolazione di Sysdeco, ha invece dimostrato alcune
carenze. I dirigenti del gruppo, dopo aver constatato che nonostante tutto
la base dei clienti dell’Atex c’è ancora ed è molto solida, hanno deciso di
rendere autonomo il gruppo che dovrà seguire il mercato editoriale dei
quotidiani.

A proposito di autonomia, all’Ifra di Ginevra, lo scorso mese di ottobre,
il marchio dell’Atex era scomparso, e questo ha lasciato perplesso più di
un cliente….
E’ stato probabilmente commesso un errore psicologico, a volere a tutti i
costi fare emergere il nome Sysdeco al posto del nome Atex. Alla fine si è
dovuto constatare che, nonostante questa pretesa, i clienti continuavano a
chiamare Atex ciò che era di Atex. Il gruppo se ne è accorto, ed ecco il
motivo per il quale è ritornato visibile il marchio Atex. Nonostante tutto,
credo che questo nome continueremo a portarcelo appresso per molti anni.

Per il momento, riparte una nuova società, ma quali sono i rapporti con la
Sysdeco?
Tutti i maggiori azionisti della Sysdeco attualmente sono anche i maggiori
azionisti della Atex Media Solutions. La società nasce attraverso una
emissione di azioni per un controvalore totale attorno ai 20 milioni di
dollari, più l’ammontare di una quota che rappresenta il valore globale –
calcolato in funzione dell’ultimo anno fiscale – delle società che hanno
finora operato nel settore grafico all’interno del gruppo Sysdeco. A conti
fatti, la nuova Atex nascerà senza debiti verso società terze e con una
dotazione finanziaria attorno ai quaranta miliardi di lire. La Sysdeco non
ha alcun rapporto formale nel capitale sociale di Atex Media Solutions,
anche se questo dato di fatto non impedirà, ovviamente, che in futuro le
due società possano svolgere di comune accordo attività commerciali sul
mercato internazionale.

Che cosa farà Atex di questa disponibilità finanziaria?
Atex Media Solutions è completamente in mano al nuovo management.
Fortunatamente per lei, e su richiesta degli stessi azionisti della
società, potrà contare su un gruppo di esperti particolarmente qualificati,
alcuni dei quali hanno maturato significative esperienze più che decennali
proprio all’interno della Atex; un know how invidiabile per qualsiasi
società che operi in un settore ad alta specializzazione come quello dei
quotidiani. Le decisioni che saranno prese fra breve saranno focalizzate ad
obiettivi che ben si conoscono.

Quali saranno questi obiettivi?
Oggi sul mercato internazionale non esiste ancora un sistema editoriale
che possa soddisfare pienamente le esigenze dei grandi clienti, tanto è
vero che ancora oggi i grandi quotidiani in tutto il mondo sono costretti a
utilizzare le tecnologie di vecchia generazione Atex. Nessuno è ancora
riuscito a trovare sul mercato delle risposte soddisfacenti, e questo
perché il cliente vuole, e vorrà sempre di più in futuro, delle soluzioni
che siano il più possibile standard, dal punto di vista hardware, software,
e dal punto di vista degli applicativi. Noi oggi sappiamo benissimo che i
potenziali concorrenti di Atex, di medie o di piccole dimensioni, hanno dei
sistemi software nei quali una parte, più o meno estesa, è proprietaria. I
grandi clienti, che impiegano soluzioni Atex, sanno bene che il giorno in
cui investiranno su nuovi sistemi vorranno poter fare a meno di queste
parti proprietarie.
Atex Media Solutions sa bene che, fintanto che non sarà disponibile questo
tipo di sistema, che io chiamo di quinta generazione, i grandi quotidiani
saranno costretti o a non sostituire il proprio sistema, o ad acquistarne
uno vecchio. Credo che i clienti della nostra società faranno di tutto per
aspettare il nuovo sistema, che dovrà essere completamente standard nelle
sue componenti e che, per questa caratteristica, non li farà soffrire come
oggi li sta facendo soffrire il sistema Atex.

In attesa che questo nuovo sistema venga proposto al mercato, come farà
Atex a sopravvivere?
Nonostante abbia una architettura abbastanza vecchia, software proprietari
etc.., le prestazioni che offre il sistema Atex sono ancora uniche. Nessun
altro fornitore può offrire ai grandi quotidiani un software con le
caratteristiche offerte da Atex attraverso un sistema che, nonostante
alcune significative evoluzioni, può ancora definirsi proprietario. Per
questo Atex riesce ancora a tenere le stesse posizioni di alcuni anni fa,
al di là di certe eccezioni, dove i clienti, peraltro, si sono dovuti
accontentare di altre architetture.
L’obiettivo della nuova Atex è di puntare a sostituire le centinaia di
installazioni che ancora oggi ci sono con un prodotto totalmente nuovo.
Riteniamo che oggi ci sia ancora spazio per un fornitore di sistemi che
voglia investire in direzione di piattaforme hardware standard, di sistemi
operativi standard, e di applicativi standard. Il nuovo sistema dovrà fare
quello che faceva il vecchio Atex, consentendo la sostituzione della
vecchia base installata.

Sembra di capire che, pur in presenza di un mercato internazionale di
utenti di sistemi sicuramente maturo, come quello dei grandi quotidiani, la
nuova Atex dovrebbe puntare alla ridefinizione di un sistema in grado di
sostituire la soluzione finora proposta.
Certo. Quello che il mercato ha suggellato è che senza quel tipo di
prestazioni, finora garantito dall’impiego di moduli proprietari, non è
pronto a fare investimenti, o quantomeno la maggioranza di questi grandi
clienti non é pronta. Questo non significa che non ci saranno certi
quotidiani che prenderanno altre decisioni – qualcuno lo ha fatto – ma
oggi i segnali chiari che questi clienti stanno mandando ad Atex sono che
finché non verrà sviluppato un sistema con le stesse prestazioni del
vecchio sistema non si faranno sostituzioni. Questo spiega anche perché
Atex ha continuato ad investire su componenti del vecchio sistema, sia
sulla parte software che su quella hardware. La società ha continuato a
rilasciare nuove versioni e nuove funzionalità per EdPage, che rappresenta
ancora l’unico prodotto industriale per impaginazione competitivo con Quark
XPress, con la differenza che questo sistema non è stato pensato, come
invece EdPage, per i quotidiani. Per quanto riguarda l’hardware, Atex ha
sviluppato i J11 Turbo per rendere più veloci i propri processori,
componenti che a tutt’oggi sono stati richiesti ed installati in centinaia
di esemplari in tutto il mondo. In Italia questi aggiornamenti sono stati
ordinati da testate che si chiamano La Stampa, Corriere della Sera e la
Repubblica.

Una delle critiche rivolte alla vecchia generazione dei sistemi
proprietari, è la scarsa attitudine a consentire collegamenti con
piattaforme tecnologiche esterne.
E’ vero. Atex sta partendo avendo ben chiare le prestazioni che un nuovo
sistema editoriale deve offrire, e prima di tutto la necessità di usare
tutte le componenti standard. Ci sono tante realtà in atto, come lo
sviluppo di sistemi internet, nuove banche dati e nuovi servizi integrabili
nei sistemi editoriali. Qualsiasi soluzione immessa oggi sul mercato deve
essere non solo “collegabile”, ma completamente trasparente al mondo
esterno. La distinzione non è di forma, ma di sostanza. Una soluzione
“collegata” è qualcosa che può connettersi a piattaforme esterne, subendo
però certe limitazioni fisiologiche che sono vissute dall’utente come vere
e proprie gabbie tecnologiche. Integrato per noi si intende che se Atex
mette in piedi un nuovo sistema deve esserci la predisposizione, fin
dall’inzio, a collegamenti che integrino perfettamente le potenzialità del
sistema editoriale con le funzioni offerte dai fornitori esterni.

In occasione dell’ultima Ifra, pochi mesi fa, Lei aveva fatto cenno ad una
nuova strategia, da impostare anche per il mercato italiano, denominata
“partnership strategica” per lo sviluppo di soluzioni personalizzate
attraverso un rapporto diretto fra i fornitore di software editoriale ed
utente finale. Questa ipotesi continuerà ad avere un significato nei nuovi
progetti dell’Atex?
Sicuramente sì. La nuova Atex Media Solutions è legata ancora di più a
doppio filo con i propri utenti, perché la propria sopravvivenza è legata
al soddisfacimento di quelle che sono le richieste di mercato dei grandi
utenti. Il punto ideale per una stazione di lavoro è quella di essere
pensata per specifiche esigenze, ed essere via via arricchita di tutto
quello che il mercato, con varie motivazioni, richiede in seguito.

Che impatto ha avuto la prospettiva di una collaborazione fra Atex ed i
grandi utenti per quanto riguarda il mercato italiano?
Il mercato italiano ha reagito talmente bene che tutti i maggiori utenti
hanno aderito a questa proposta. Direi che se la Atex non avesse limitato
questa proposta ad un ristretto numero di testate ci sarebbero stati molti
altri clienti interessati a questa iniziativa. Tutte le maggiori testate
italiane, La Stampa, Il Corriere della Sera e la Repubblica hanno
sottoscritto questo contratto di sviluppo con il quale è stato loro
permesso di fare inserire quelle funzionalità che sono importanti per le
loro esigenze, in aggiunta a quelle che sono state inserite perchè
richieste da altri mercati, come quello americano e quello inglese.
Questi due Paesi, assieme al nostro, sono i maggiori sostenitori di questa
iniziativa.

Per quella che è la Sua sensibilità relativamente al mercato italiano,
dovendo immaginare i segmenti più strategici di sviluppo software per i
quotidiani, a cosa pensa, oltre che ad un sistema in grado di sostituire il
J11?
Sicuramente la nuova Atex Media Solutions si trova in dotazione la grande
esperienza effettuata sul campo da tutte le società che sono state
acquisite. Sysdeco ha avuto la grande intuizione di acquisire le più
importanti società disponibili sul mercato: Dewar, SyPress, ComIt e Comtec.
La Dewar è una delle aziende maggiormente apprezzate sul mercato americano;
il sistema Enterprise della SyPress, per la acquisizione della pubblicità,
è diventato uno dei prodotti più venduti dall’Atex in tutto il mondo. Negli
anni scorsi è così stato possibile realizzare una grande esperienza di
prodotti e mercati, un bagaglio di know how specializzato che consentirà lo
sviluppo di soluzioni sofisticate per diversi segmenti produttivi. Alcune
indicazioni precise, a tale riguardo, ritengo che saranno comunicate ai
quotidiani di tutto il mondo nei prossimi mesi, magari anche in occasione
della prossima edizione del Nexpo – la mostra convegno dei quotidiani
americani – che si svolgerà nel mese di giugno a New Orleans.