Quotidiani e desktop publishing: verso la “redazione virtuale”

Inizia da questo numero la collaborazione con TecnoMedia di
Carlo Olivieri. Romano, 46 anni, Olivieri si occupa di applicazioni
informatiche per l’industria editoriale sin dal 1983, ed ha maturato
significative esperienze con Reuters, Itek, Atex, nel corso delle quali è
stato tra i protagonisti dell’introduzione dei sistemi editoriali nei
quotidiani italiani.
Oggi Carlo Olivieri ha avviato una attività autonoma di consulenza
specializzata per il settore editoriale.

L’obiettivo che mi propongo con questa collaborazione è quello di proporre
alcuni punti di vista, squisitamente tecnologici, su argomenti che spero
siano di comune interesse. Sarà l’occasione per gettare sul tavolo idee,
dubbi, opinioni e quant’altro necessario, nel tentativo di trovare
risposte, o ipotesi di soluzioni, ai quesiti che ruotano intorno alle
tecnologie utilizzate nei quotidiani, nella speranza che ciò risulti di
aiuto nel focalizzare le tendenze e gli obiettivi comuni tra i fornitori di
tecnologia, i suoi utilizzatori e gli integratori. Farò del mio meglio per
limitare quanto più è possibile ermetismi linguistico/tecnologici, sigle,
acronimi ed esterismi, e cercherò di puntare decisamente al concetto,
chiarendo quanto più possibile il punto di vista.

Il DTP nella realizzazione del giornale quotidiano
E’ vero o no che l’industria informatica produttrice di programmi di larga
diffusione sta mettendo a punto soluzioni tali che il giornalista possa
beneficiare in tempo reale dell’evoluzione tecnologica? In altre parole: i
prodotti informatici realizzati dalle maggiori aziende di software sono già
a misura di giornalista?
Facendo un’analisi delle attuali tecnologie, possiamo decisamente affermare
che i programmi di larga diffusione, oggi disponibili per la scrittura, la
grafica, l’impaginazione e quant’altro interessi la sfera dell’editoria
professionale, sono ricchissimi di funzioni progettate per realizzare
prodotti qualitativi utilizzando l’unico computer a disposizione sulla
nostra scrivania; da qui l’acronimo DTP (Desk Top Publishing) che significa
appunto “Editoria a portata di scrivania”. La terminologia è perfettamente
coerente con la realtà: si tratta di scrivania. Al singolare.

L’Home Computing per il professionista della scrittura
Facciamo ora un piccolo cenno storico, anche se di storia molto recente,
che credo sia importante per capire come e perché il DTP oggi è utilizzato
tanto in ambienti professionali quanto in realtà non professionali. E’
interessante analizzare quali sono state le tecniche e le relative velocità
di diffusione, che hanno regolato la migrazione delle funzioni, dalle
applicazioni professionali, alle applicazioni di larga distribuzione.
Con l’avvento dell’ “Home Computing” – ovvero “computer per uso domestico”
– iniziato intorno alla prima metà degli anni ’90 (Stiamo parlando di poco
più di cinque anni fa e già sembra un’eternità) i maggiori costruttori di
software hanno messo a punto la tecnica di fornire i programmi applicativi
in modalità OEM alle aziende fornitrici di hardware. OEM è sostanzialmente
un accordo tra fornitori complementari che governava, ai suoi albori
nell’ambiente dei PC, la fornitura del software di sistema operativo già
integrato nell’hardware: acquistando il PC si acquistava anche
automaticamente la licenza d’uso del software per farlo funzionare. Oggi
gli accordi OEM hanno superato la soglia dei sistemi operativi,
abbracciando anche la sfera dei programmi applicativi. Nasce così il
“Precaricato”: una combinazione di Hardware assemblato, dotato di Software
ad installazione automatica che si attiva alla prima accensione del PC.
I costruttori di Hardware inglobano così nel loro PC software applicativo
in grado da soddisfare le esigenze dell’acquirente medio; le configurazioni
sono tagliate per tutti gli usi ed i prezzi sono abbastanza accessibili a
tutte le tasche: la soluzione ha la pretesa di offrire una macchina
completa, pronta all’uso, per poter realizzare un “po’ di tutto”.
Il più classico esempio di integrazione di questo tipo per l’editoria
domestica è il programma chiamato Works prodotto da importanti aziende di
software quali Microsoft e Claris. Nella logica del “di tutto un po’”
osserviamo che Works ha alcune funzioni di base del foglio di calcolo
elettronico (SpreadSheet): scriviamo numeri in una tabella e i calcoli li
fa lui. Le funzioni di videoscrittura (WordProcessor) permettono di
impostare le dimensioni del documento, scrivere con caratteri tipografici e
stampare. Un “database” di basso profilo e la componente grafica integrata
permettono di generare diagrammi e semplici disegni. Bello no? Sembra ci
sia tutto ciò di cui il nostro editore casalingo abbia bisogno per
realizzare delle pagine di rivista o di giornale.
Non appena all’opera, però, ci accorgiamo che ognuna delle quattro
componenti è stata ridimensionata a tal punto da poter essere utilizzata
solo nell’ambiente domestico ove non è richiesta né la professionalità del
lavoro, né tanto meno la qualità del documento. Si riescono a confezionare
documenti accettabili, di qualità certamente superiore alle esigenze dei
documenti d’ufficio o alla corrispondenza ordinaria; possiamo agilmente
tenere in ordine la nastroteca e la contabilità domestica. Il livello
qualitativo e l’operatività non sono comunque a livello tale da poter
produrre materiale per essere pubblicato direttamente su giornali e
riviste, ove il lavoro di gruppo e l’impostazione grafica omogenea sono
elementi fondamentali.
Questa prima fase dell’evoluzione tecnologica ha comunque contribuito al
raggiungimento di un obiettivo importante da non sottovalutare: le funzioni
dei vari programmi sono state uniformate. In altre parole è sempre la
stessa funzione, con la stessa icona e la stessa dicitura, ad essere
utilizzata, ad esempio, per selezionare il carattere desiderato non solo in
contesti diversi, quanto in programmi tra loro eterogenei.

Dall’ Home Computing al DTP domestico
Cosa sta invece succedendo oggi nel mondo dei programmi DTP? Cominciano a
prendere corpo i cosiddetti “Pacchetti” ove il “di tutto un po’” di cui
sopra viene esasperato per diventare “tutto di tutto”. Osservando, ad
esempio, i pacchetti Microsoft Office o Lotus Suite vediamo che essi
contengono un programma di foglio elettronico (Excel o Lotus 123) talmente
ricco di funzioni che sfido chiunque ad avere la necessità di usarle tutte.
Nonostante il gran numero di funzioni a disposizione si può comunque avere
l’esigenza di utilizzare funzioni particolari non previste. Cosa fare? Con
macro, linguaggi interni e la capacità di programmare si possono generare
nuovi pulsanti, modificare i menu esistenti, aggiungere funzioni, impostare
la presentazione video e quant’altro necessiti.
Passando dal foglio elettronico al programma di videoscrittura, notiamo che
la struttura del programma è la stessa del foglio elettronico: sono
presenti funzioni che con la videoscrittura hanno poca a che fare, come
disegni, diagrammi, tabelle, elenchi, note ecc. ecc. Anche in questo
ambiente si è pronti con macro e linguaggi interni per aggiungere o
modificare i pulsanti, i menu, le funzioni in tastiera ecc. ecc. Tutto
questo senza parlare degli accessori, degli esempi, delle autocomposizioni
e quant’altro.
Quanto osservato fin qui è significativo per focalizzare tre importanti fatti:
1. I tempi che intercorrono tra la richiesta di funzioni sempre più
specifiche, dettate dall’area professionale, alla loro realizzazione e
disponibilità sul mercato dell’Home Computer, sono sempre più brevi. In
cinque anni tutto quello che era nel professionale lo ritroviamo nel
preinstallato.
2. L’intuitività dell’interfaccia utente, la standardizzazione delle
terminologie delle funzioni principali permette il rapido utilizzo di
programmi anche diversi tra loro; l’utente ne trae vantaggio in quanto è
tutto intuitivo ed abbastanza uniforme da poter realizzare così abbastanza
rapidamente il proprio lavoro.
3. Il livello di programmazione insito nella maggior parte dei pacchetti
DTP professionali fa sì che essi si possano adattare agevolmente a modalità
operative ed esigenze anche molto diverse tra loro.

Questo cenno storico è stato necessario per cercare di capire quanto
l’inevitabile penetrazione del Computer e dei programmi DTP abbiano creato
quella standardizzazione di utilizzo delle tecnologie che avvicina, sino a
rendere pressoché identici all’utilizzatore, i programmi “Precaricati” con
quelli professionali.
Torniamo a noi. Sappiamo che la confezione di un giornale è frutto di un
lavoro di gruppo che deve armonizzarsi con precisione, in tempi brevissimi,
con regole tali che non trovano corrispondenza in altri settori produttivi
industriali; sarebbe logico dedurre, quindi, che i programmi di tipo
commerciale, troppo ricchi di funzioni inutili al giornalista e poco
orientate al lavoro di gruppo, mal si prestano ad essere utilizzati in tale
ambiente.
E’ proprio vero?
E’ un dato di fatto che nella vita di tutti i giorni si è portati a
scrivere sempre di più con il computer e sempre meno con la macchina da
scrivere. Si scrive al computer per trasmettere messaggi di posta
elettronica e fax, si scrivono tesi e relazioni, lettere e comunicati
stampa. Per non parlare poi di Internet che, con la sua penetrazione
globale, tende a coprire ampia parte delle esigenze di comunicazione oggi
necessarie.
E’ inequivocabile che la capillare diffusione del personal computer e la
standardizzazione dell’uso dei programmi porterà ad una sempre più fluida
penetrazione del DTP, opportunamente rivisto e corretto, nell’area di
produzione del giornale. Oggi siamo all’inizio di questa nuova era che
vedrà nella “redazione virtuale”: (“Virtual News Room” per usare un
esterismo già in voga) il primo obiettivo della trasformazione
tecnologica/organizzativa già in corso in molte realtà editoriali.

Cosa servirebbe al DTP per poter essere utilizzato dal giornalista?
Sebbene il computer sia indispensabile al “Publishing” ed alla
comunicazione, valutiamo brevemente i suoi aspetti meno positivi.
Nell’interazione macchina/uomo osserviamo che una parte della nostra
attenzione è usata per “governare” il computer, distogliendo la nostra
mente dal lavoro intellettuale. Estremizzando la problematica può succedere
anche che minimi errori operativi possano portare ad una distrazione tale
da far perdere il filo del pensiero dello scrittore.
Anche i programmi simili tra loro hanno delle differenze operative che,
seppur minime, devono essere utilizzate con la giusta attenzione. Si
impegnano così risorse inutili che sarebbe opportuno utilizzare in modo più
creativo.
Altra osservazione estremamente importante, dal mio punto di vista, è che
il computer, rispetto alla naturale percezione umana, ci frastorna per la
troppa velocità, in alcuni casi, mentre ci rende impazienti di fronte ad
operazioni estremamente lente. Descriviamo, per esemplificazione, due
estremi: Internet e il foglio elettronico. Osserviamo che l’accesso alle
pagine Internet, in particolare nelle ore di maggior traffico, è sempre
troppo lento rispetto alle nostre aspettative; ci stanchiamo di aspettare
vedendo che il contatore dei dati ricevuti rimane inesorabilmente immobile
e ci rallegriamo di ogni suo piccolo segno di vita. Nonostante ciò la
pagina rimane miseramente vuota fino alla nausea.
Nel foglio elettronico avviene invece il contrario. Avremmo bisogno di
renderci conto di come il computer aggiorni automaticamente i dati in esso
contenuti. Di fatto avviene che una volta inserita l’informazione tutto si
svolge in un baleno: i dati si aggiornano automaticamente, il diagramma
viene ridisegnato senza che noi ce ne accorgiamo. Apprezziamo il risultato
senza capire la logica con la quale esso è stato raggiunto.
Credo fermamente che il raggiungimento di velocità di elaborazione sempre
più elevate debba essere necessariamente un’area nella quale le aziende
costruttrici di computer devono continuamente investire (il recente
annuncio della disponibilità di processori da 1000 Mhz da parte della IBM
ne è la prova); si fa sempre in tempo a rallentare! Il ruolo degli
sviluppatori delle applicazioni dovrebbe essere invece quello di allineare
le prestazioni entro una gamma che sia a misura d’uomo.
Fino ad oggi le attenzioni ergonomiche dei progettisti software si sono
limitate alla definizione della cosiddetta GUI (Graphic User Interface –
Interfaccia utente ) e mai alla definizione dei tempi di risposta. Ad onor
del vero i processori disponibili fino a pochissimo tempo fa non avevano
velocità tali da far pensare a questa problematica che oggi comincia ad
essere sentita.
Alcuni piccoli passi nell’avvicinamento del computer all’uomo si cominciano
già a vedere, ad esempio, negli ambienti di Office 97 di Microsoft. Si
osservi come l’apertura di tendine, menu e scorrimento del testo sia
volutamente “lento”, non ancora a misura d’uomo ma sufficientemente
intelligibile. Si apprezza comunque che, grazie alla velocità del computer,
gli errori ortografici sono evidenziati in maniera rapida ed interattiva
durante la scrittura.
La velocità della macchina, quindi, porta ad apprezzare i tempi di risposta
per quelle funzioni che nulla hanno a che fare con l’interazione umana,
mentre il software dovrebbe rallentare opportunamente quelle funzioni che
hanno bisogno di percezione e controllo.

Come il DTP trasformerà i sistemi editoriali della prossima generazione
Premesso che stiamo trattando soltanto l’aspetto della videoscrittura come
componente del sistema e non la sua globalità, risulta evidente che i
sistemi editoriali del futuro saranno quelli che, nella tutela della
creatività del giornalista, potranno beneficiare in tempo reale di quelle
funzioni che il mondo del DTP definisce e realizza per lo scrittore.
I fornitori di soluzioni per l’editoria saranno coloro che sapranno trarre
il meglio dagli standard DTP, beneficiando appunto della loro universale
utilizzazione. Dovranno essere capaci di innestarli in un solido complesso
informatico industriale, l’unico che possa ben resistere alle
sollecitazioni indispensabili alla realizzazione del giornale quotidiano.
Gli sviluppatori di software specializzato per l’editoria dovranno porsi
sempre più di frequente l’obiettivo di allineare al DTP le funzioni comuni
presenti anche nell’editoria professionale. Per quelle funzioni tipiche del
processo industriale, che non hanno una corrispondenza con le funzioni del
DTP, si dovrà operare affinché esse diventino chiare e comprensibili per
chiunque si appresti ad utilizzarle come se esse fossero parte integrante
del DTP.
Una volta realizzate le applicazioni specifiche e rodati i meccanismi di
innesto delle applicazioni DTP nell’architettura del sistema avremo creato
la base per ospitare il “Virtual News Room”: la redazione potrà essere
ovunque e dotata di qualsiasi applicativo.
Carlo Olivieri

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direttamente l’autore all’indirizzo di posta elettronica
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