Parliamo di…
Non costituisce sorpresa o iniziativa
inedita il fatto che, in occasione di tradizionali appuntamenti
internazionali del Settore – NEXPO e IFRA in primo luogo – , i temi legati
all’editoria elettronica o, meglio, alla distribuzione on-line
dell’informazione, assumano rilevanza almeno pari al progredire della
tecnologia verso forme sempre più avanzate e, al tempo stesso, semplificate
del processo di realizzazione del messaggio.
Il Congress – Expo svoltosi ad Amsterdam nella prima metà di ottobre non ha
fatto che confermare una realtà ormai largamente acquisita: la parola
stampata non riflette più modelli esclusivi di trasferimento
dell’informazione alle grandi masse di lettori che chiedono approfondimenti
e specificità di trattazione, rispetto alla tipologia del medium
radiofonico o televisivo.
Ma con ciò non sta consumandosi il superamento della funzione del giornale,
né vengono ad essere intaccate le prerogative dell’editore che, per cultura
ed antica esperienza, é il soggetto che meglio e più compiutamente é in
grado di interpretare e di soddisfare esigenze vecchie e nuove, ancorchè
diversamente articolate.
L’esperienza condotta a tale proposito dal New Century Network ha avuto
ampia risonanza al Congress-Expo di Amsterdam del quale riferiamo
dettagliatamente in questo numero della pubblicazione. Al di là delle
predizioni e delle dissertazioni teoriche sull’editoria elettronica e
sull’on-line, si tratta della prima, grande esperienza condotta a livello
mondiale: la NCN, infatti, riunisce 225 testate appartenenti ai più
prestigiosi gruppi statunitensi che editano quasi la metà delle copie
quotidianamente diffuse negli Stati.Uniti.
Una sperimentazione non lunga dal punto di vista temporale; ma, ciò
nonostante, sono andate maturando alcune convinzioni – chiave che hanno
indotto 70-75 quotidiani statunitensi a scegliere, per il 1996, la strada
dell’on-line.
La “filosofia” di NCN appare trasparente fin dal primo impatto: il
quotidiano resta e sempre più deve rappresentare la fonte primaria di
informazione per la comunità di riferimento e, come tale, costituisce la
porta di accesso primaria per i servizi on-line rivolti allo stesso bacino
di utenza. Restano gli interrogativi su tempi e portata di redditivitÃ
dell’iniziativa, ma improponibile – letteralmente “stupida” – é definita
l’idea di trasferire on-line, così com’è, il giornale cartaceo. Diverso il
medium, da definirne i contenuti informativi, da ricercare gli ambiti di
mercato e le regole da rendere operative. In altre parole, le strategie
restano tutte da definire o quasi.
Un dato appare acquisito, ed é forse tra quelli che maggiormente inducono a
riflettere. La insistenza sul “locale” come forza trainante del giornale,
come ambito prevalente di operatività dei nuovi servizi e come fonte più
probabile di reddito. Il tutto va letto, naturalmente, alla luce della
realtà nordamericana e del peso determinante esercitato, in quel contesto,
dall’informazione locale nei giornali e nei media in genere; ma qualche
approfondimento può risultare utile anche per noi, cercando di valutare
come il fascino dell’informazione e del servizio locale non risultino
sempre del tutto appagati dalla stampa quotidiana e quanto le tante
iniziative che affiancano le più affermate espressioni di informazione a
mezzo stampa tendano a riempire un vuoto che, probabilmente, ancor meglio
potrebbe essere colmato con operazioni volte ad utilizzare al meglio le
potenzialità dei nuovi modelli di comunicazione.
Carlo Lombardi
