L’export “tira la volata” ai produttori italiani
Lo scorso 30 giugno si è svolta a Milano l’Assemblea
della ACIMGA, l’Associazione di categoria, associata alla Confindustria,
che raggruppa i costruttori italiani di macchine per l’industria grafica,
cartotecnica e cartaria, di trasformazione e affini. Come è tradizione,
l’avvenimento ha fornito lo spunto per esaminare l’andamento di questo
importante comparto industriale che, stando ai dati del 1994, si è
definitivamente ripreso dalla congiuntura negativa dei primi anni Novanta,
grazie soprattutto al forte incremento delle esportazioni.
La struttura del settore
I costruttori italiani di macchine per l’industria grafica sono circa 150;
tra questi, solo il 10% è costituito da aziende di grandi dimensioni, con
oltre 150 dipendenti, mentre il 60% impiega meno di 50 dipendenti. Si
riproduce pertanto, anche nel settore della produzione di macchine
grafiche, quel tessuto produttivo, tipicamente italiano, fatto di numerose
aziende di piccole e medie dimensioni, caratterizzato da elevato grado di
specializzazione produttiva, grande flessibilità , qualità dei prodotti.
L’estrema specializzazione delle produzioni fa sì che il nostro Paese
risulti estremamente competitivo in alcuni settori e, viceversa, sia quasi
interamente dipendente dalle esportazioni in altri comparti. L’Italia è,
per esempio, leader mondiale nelle macchine per la flessografia, per la
stampa rotocalco, per la cartotecnica ed il converting, mentre importa la
quasi totalità del proprio fabbisogno nei settori delle macchine per
fotocomposizione, degli scanner e dei sistemi di prestampa in genere.
Un’industria “export-oriented”
Il fatturato complessivo del settore è salito dai 1.830 miliardi del 1993
ai 1.930 miliardi del 1994 con un incremento del 5,5% a prezzi correnti e
dell’1,9% a prezzi costanti, dopo aver cioè “depurato” i dati
dall’inflazione. La crescita del settore è stata trainata quasi interamente
dalle esportazioni, passate dai 1.303 miliardi del 1993 ai 1.435 del 1994
con un incremento del 10,1%. Pur se ampiamente positivi, questi dati
risultano leggermente inferiori alle attese, considerando che un anno fa –
nel 1993 – l’aumento del fatturato complessivo era stato del 12,3% a prezzi
correnti e dell’8,7% a prezzi costanti rispetto ai valori del 1992, mentre
l’aumento delle esportazioni era stato addirittura del 30,6%.
I dati sembrano quindi indicare una stabilizzazione di quella crescita del
fatturato e dell’export avviata nel 1993 ed in gran parte originata da due
circostanze concomitanti: la svalutazionedella lira, che ha reso
ulteriormente competitive le nostre merci sui mercati esteri, e il tasso di
inflazione finalmente allineatosi con quello dei maggiori paesi
industrializzati.
Se l’export “tira”, notizie non altrettanto positive giungono dal mercato
interno, che si conferma assai debole: nel 1994 il consumo interno di
macchine grafiche è cresciuto di un modesto 1,2%, da 1.255 a 1.269 miliardi
di lire; si pensi che nel 1991 la domanda interna era pari a 1.676 miliardi
di lire, praticamente identica al fatturato complessivo del settore (1.680
miliardi). All’interno di questo mercato stagnante, è in crescita il valore
dell’import, che è passato da 728 a 775 miliardi (+6,4%), ed è di
conseguenza in forte calo (-6%, da 527 a 496 miliardi) la quota del mercato
interno coperta dalla produzione nazionale.
I dati indicano insomma, senza alcuna possibilità di errore, che
l’industria italiana delle macchine grafiche nel corso del 1994 ha
ulteriormente spostato il suo baricentro commerciale verso i mercati
esteri: se infatti nel 1991 le esportazioni rappresentavano il 60% del
fatturato contro il 40% delle consegne interne, oggi la quota dell’export è
salita al 74%.
Bilancia commerciale in forte attivo
Un dato positivo che va segnalato è il forte surplus della bilancia
commerciale, che nel 1994 è stata in attivo per 660,8 miliardi, con un
aumento del 14,8% rispetto ai valori del 1993. Solo tre anni prima, nel
1991, l’attivo commerciale era stato di appena 3,7 miliardi di lire. L’area
di esportazione privilegiata è rappresentata dai paesi della CEE, che
coprono il 36,6% delle esportazioni, seguiti dai paesi asiatici (18,5%),
dal Nord America (15,2%), dal Centro-Sud America (10,6%). I prodotti più
richiesti all’estero sono le macchine da stampa, che rappresentano da sole
il 54,2% delle esportazioni, e le macchine cartotecniche (29,5%).
La nazione che maggiormente contribuisce all’attivo della bilancia
commerciale italiana sono gli Stati Uniti che, a fronte di una esportazione
in Italia per 50,5 miliardi di lire, importano dal nostro Paese per 199
miliardi. Altri Paesi con i quali l’Italia ha una bilancia commerciale
positiva sono il Regno Unito (5,3 miliardi), la Spagna (73,9 miliardi), la
Francia (51 miliardi), Belgio e Lussemburgo (22,2 miliardi).
La nazione con la quale abbiamo il saldo commerciale peggiore è la
Germania, che è d’altra parte il primo produttore (ed esportatore) mondiale
di macchine per l’industria grafica: nel 1994 abbiamo esportato in Germania
per 130,8 miliardi ed abbiamo importato per 300,4 miliardi, determinando un
saldo negativo di 169,6 miliardi. La bilancia commerciale è negativa anche
nei confronti della Svizzera (111 miliardi), del Giappone (12,7 miliardi),
dei Paesi Bassi (3,5 miliardi) e della Svezia (4,9 miliardi).
L’occupazione e gli investimenti produttivi
Nel 1994 il numero complessivo degli addetti del settore è stato di 7.470,
in calo dell’1,5% rispetto ai 7.580 del 1993. Nel 1990 gli addetti erano
7.750: nel quinquennio 1990-1994 si è dunque avuto un calo complessivo
dell’occupazione del 3,6%, per effetto della ristrutturazione organizzativa
avviata negli anni della “grande crisi” e che non è stata ancora
completata. Va comunque segnalato che nel 1994 il ricorso alla Cassa
Integrazione Guadagni da parte delle aziende del settore è stato
irrilevante.
Per quanto riguarda gli investimenti produttivi il 1994 ha visto una lieve
ripresa: dai 29,6 miliardi del 1993 si è infatti passati ai 31,4 miliardi
del 1994, pari ad un incremento del 6,1%. D’altra parte era stato proprio
sul versante degli investimenti che la crisi degli anni scorsi aveva inciso
più profondamente: basti pensare che in soli tre anni, tra il 1990 e il
1993, il volume complessivo degli investimenti si era ridotto del 47,7%.
Quello del 1994 è il primo ma ancora modesto segnale di inversione di una
tendenza che ha portato il rapporto investimenti-fatturato dal 3,6% del
1990 all’1,6% del 1994.
Le nuove cariche ACIMGA
Nel corso dell’Assemblea sono state rinnovate le cariche sociali ACIMGA per
il biennio 1995-1997. Presidente dell’Associazione per i prossimi due anni
sarà Piero Barzanò, titolare della IMS, società specializzata nella
produzione di macchine per la trasformazione di carta, cartone, materiali
plastici e accoppiati. Barzanò succede a Felice Rossini, che ha guidato
l’ACIMGA nel quadriennio 1991-1995.
Rinnovo delle cariche anche all’interno del Consiglio Direttivo; oltre al
Presidente ed ai past-president Felice Rossini, Giancarlo Cerutti, Lorenzo
De Petris e Carlo Grignolio, sono stati nominati consiglieri Vittorio
Agnati, Luigino Balaudo, Angelo Bartesaghi, Silvana Canette, Giorgio
Giuffrida, Claudio Massa, Cesare Schiavi e Massimo Spreafico. Il Collegio
dei probiviri è composto da Franco Degli Esposti, Giulio Falcinelli e
Daniele Menta; Revisori dei conti per il biennio sono stati infine nominati
Pierangelo Colombo, Carlo Ghelfi, Cesare Zorzoli.
