Le strategie della Apple per l’industria dei quotidiani

“1995-2000: cambia il
quotidiano”: questo il titolo della giornata di lavoro organizzata lo
scorso 8 giugno dalla Apple Computer presso la sua sede di Cologno
Monzese. Dinanzi ad un pubblico di addetti ai lavori dell’industria
editoriale sono state presentate le ultime novità e gli sviluppi
tecnologici a breve termine e, soprattutto, sono state delineate le
strategie con le quali il “computer della mela” intende rapportarsi nel
prossimo quinquennio con un settore industriale, quello dei quotidiani e
della comunicazione in generale, avviato a ridefinire in misura sostanziale
i suoi contenuti, i suoi mercati, le sue fonti di reddito.
Correva il novembre 1988 quando, a Francoforte, il presidente della Apple
Europe Michael Spindler veniva invitato a tenere la relazione di apetura
dell’annuale mostra-convegno IFRA, dedicata quell’anno a “PC and
Newspapers”. I personal computer, sosteneva Spindler nella sua relazione
introduttiva, sono destinati a diventare sempre più potenti e versatili,
in grado di coprire nuovi campi di attività; per raggiungere tali
obiettivi, proseguiva Spindler, i punti chiave erano:
– una interfaccia uomo-macchina di facile utilizzo;
– la disponibilità di software potente e flessibile;
– la facilità di collegamento in rete e di interazione tra macchine che
operano in ambienti operativi diversi: Mac, Dos, Unix.
Da quel 1988, in cui i personal computer cominciavano ad affacciarsi
all’interno dell’industria editoriale come possibile alternativa ai sistemi
editoriali dedicati, sono passati sette anni, che sono tantissimi se
pensiamo ai progressi che la tecnologia ha compiuto, e le previsioni di
Spindler si sono in massima parte avverate: oggi tutti i personal computer
impiegano sistemi operativi dotati di interfacce grafiche di semplice
utilizzo; l’hardware e il software hanno incrementato in progressione
geometrica le proprie prestazioni e, contemporaneamente, sono diminuiti
drasticamente di costo; la condivisione dei dati e la cooperazione delle
applicazioni tra stazioni di lavoro multipiattaforma è ormai una realtà
diffusa. Una sola cosa Spindler non riuscì a prevedere in quel novembre
1988: che di lì a poco sarebbe diventato Presidente e Amministratore
Delegato della Apple Computer.

PC e quotidiani: i perché di un successo
Quello tra il personal computer e il quotidiano, quindi, è un rapporto di
antica data, come ha ricordato Carlo Lombardi, Presidente dell’ASIG, in
apertura del Convegno. Ancora prima della edizione dell’ Ifra del 1988, nel
gennaio 1987, Jonathan Seybold aveva introdotto il concetto di “quarta
ondata” dei sistemi editoriali, costituiti da tanti personal collegati in
rete, che avrebbero soppiantato i sistemi editoriali basati su hardware e
software proprietari.
Già tra il 1984 e il 1985, con la quasi contamporanea introduzione del
personal computer Macintosh, della stampante LaserWriter Apple e del
software di impaginazione Pagemaker, era nato il desktop publishing, ossia
la “editoria da tavolo”, e con esso si faceva strada l’idea che per
preparare tipograficamente una pubblicazione potessero essere utilizzati
quegli strumenti – i personal appunto – che sino a quel momento erano stati
considerati adatti ai videogames e poco più.
Successivamente è avvenuto quello che tutti sappiamo: i fornitori di
soluzioni dedicate per i quotidiani che non hanno saputo, o voluto, aprire
progressivamente i propri sistemi alla integrazione con il mondo dei
personal computer sono usciti dal mercato; altri, più avveduti, hanno
sviluppato nuove soluzioni trasformandosi, contemporaneamente, in
integra-tori di sistemi.
Il futuro ci propone nuove sfide, stimolanti ed allo stesso tempo
rischiose. Il Personal computer si avvia a diventare uno strumento che gli
editori possono utilizzare in quel complesso e difficile processo di
mutazione dell’industria della comunicazione che Roger Fidler ha definito
“Mediamorfosi” e che impone a tutti i mezzi di comunicazione una
ridefinizione totale dei target e dei canali di diffusione e dei contenuti
informativi stessi.

Dove va la “mela”?
Il prossimo quinquennio richiederà agli editori un notevole sforzo per
adeguare la propria offerta informativa, affiancando al prodotto-base
stampato una serie di prodotti collaterali che riescano a soddisfare
esigenze informative specifiche o, al limite, individuali. Per raggiungere
questo traguardo occorreranno strumenti produttivi sempre più potenti e
flessibili. Obiettivo della Apple – e ragione principale della giornata di
lavoro dell’8 giugno – è appunto di proporsi come partner tecnologico degli
editori.
Come ha ricordato il Presidente e Amministratore Delegato di Apple Computer
Sergio Nanni, il segmento editoriale è troppo importante per poter essere
anche minimamente trascurato: esso infatti pesa per oltre il 40% sul
fatturato complessivo della società a livello mondiale. Un fatturato che,
nel primo semestre del 1995, ha sfiorato i 5,5 miliardi di dollari, con un
incremento del 20% rispetto allo stesso periodo del 1994, mentre nel nostro
Paese il fatturato Apple ha raggiunto i 162 miliardi, in aumento del 26%.
Apple intende rimanere un punto di riferimento ineliminabile per chi, a
qualsiasi livello del processo di produzione, tratti informazioni: basti
pensare che, se alla Drupa del 1990 circa il 30% delle soluzioni editoriali
utilizzavano la piattaforma Macintosh, all’ultima edizione della Fiera di
Düsseldorf questa percentuale è salita all’80%.
Quali le strategie di Apple da qui sino alla fine del millennio? La
priorità assoluta è quella di fare del “computer della mela” il punto di
riferimento per le nuove forme di editoria che già oggi sono una realtà e
che si prevedono in sviluppo esponenziale nei prossimi anni: multimedialità
e editoria on line. D’altra parte, già oggi l’80% dei Power Macintosh
immessi sul mercato sono muniti di lettore di CD, e presto questa
percentuale salirà al 100%. Apple – ha sottolineato Nanni – è attualmente
il leader mondiale nella base installata di stazioni di lavoro multimediali
con il 22,9% del mercato contro il 19,2% di Packard Bell, l’11,9% di Compaq
e l’8% di IBM, mentre in Italia è passata in un solo anno dal 12,7% al
17%.
Identica è la “filosofia” di Apple nei confronti dell’altro grande filone
che si prospetta, l’editoria on line. Dal punto di vista dell’editore
“classico” questa opportunità rimane ancora per molti aspetti un oggetto
misterioso: appare problematico individuare i servizi da mettere in rete,
ripensare alla pubblicità, persino pianificare un ritorno degli
investimenti. Eppure alcuni dati fanno riflettere: basti pensare che ogni
mezz’ora viene immesso sulla rete Internet un nuovo server nell’ambiente
grafico WWW, e che gli utenti di questa rete crescono in ragione del 10% al
mese. Quale il ruolo dei fornitori di sistemi in quest’area? Fornire agli
editori strumenti di editing semplici da usare, in grado di interfacciarsi
con i database già esistenti e di automatizzare al massimo le procedure di
conversione dei dati destinati all’immissione in rete. Il concetto di fondo
è lo stesso di quando fu inventato il desktop publishing: mettere a
disposizione del maggior numero possibile di potenziali editori uno
strumento semplice, di basso costo ed in grado di creare e gestire
contenuti editoriali in linea con le modalità di fruizione
dell’informazione: la carta, il CD, le reti, e così via.

Apple e i quotidiani: il “sistema destrutturato”
Sin qui il futuro: ma il presente? Oggi i sistemi di produzione basati su
Macintosh sono utilizzati da pressoché tutti gli editori di periodici. Nel
settore dei quotidiani la presenza del Macintosh è più “a macchia di
leopardo”: viene usato per applicazioni quali l’infografica o il
trattamento delle immagini, per le quali la capacità di gestire agevolmente
file grafici è indispensabile, ma, pure con significative eccezioni, non è
ancora entrato massicciamente nel “cuore” dei sistemi di produzione per
giornali di grandi dimensioni, in quanto giudicato non in grado di
supportare architetture ed organizzazioni del lavoro oltremodo sofisticate.
La situazione, però, potrebbe cambiare. L’hardware è avviato a fornire
prestazioni in grado di supportare gli elevati livelli di traffico e di
sicurezza dei dati richiesti da grandi architetture produttive, ed il
livello delle soluzioni software si è adeguato agli standard previsti
dall’industria dei quotidiani. La Apple, sotto questo aspetto, propone la
parola d’ordine “destrutturazione”, ovvero una visione del sistema
produttivo del quotidiano come un insieme di “moduli”, integrabili in
ambienti già esistenti o in grado di sostituirsi ad essi, completamente
personalizzabili in base al carico produttivo ed alle esigenze specifiche
del cliente. Infografica, trattamento della pubblicità tabellare e
classificata, generazione automatica delle tabelle, ricezione e
distribuzione delle agenzie, trattamento ed archiviazione delle immagini:
sono solo alcuni dei “pezzi” di un sistema che viene configurandosi come
una rete, o, meglio, come una “rete di reti”, un insieme di sottosistemi
interconnessi tra loro ma ognuno dei quali realizza in autonomia il proprio
compito specifico.

Integrazioni e sistemi editoriali
Le soluzioni basate su piattaforma Apple possono inserirsi nelle produzione
dei quotidiani almeno a due livelli: come sottostazioni specializzate nello
svolgimento di compiti particolari e nell’elaborazione di dati di settore –
come annunci pubblicitari classificati, trattamento delle immagini,
ricezione ed elaborazione di infografici – oppure, sfruttando le
potenzialità delle reti locali, per costituire vere e proprie dorsali
tecnologiche di sistemi editoriali completi.
Alla giornata di lavoro sono intervenute software house specializzate e
testimoni del settore editoriale che hanno fornito, a seconda dei casi,
idee, suggerimenti ed esempi di realizzazioni sia per quanto riguarda le
sottostazioni specializzate, sia in direzione dei sistemi editoriali veri e
propri.
La NTG ha presentato, in una apposita area dimostrativa, Press2Go, una
XTension sviluppata da Atex che consente a più utenti di lavorare
contemporaneamente sulle stesse pagine di Quark XPress, creando delle
priorità nell’accesso ai documenti e nella gestione del flusso di lavoro.
Il sistema consente l’assegnazione dei lavori da parte del capo-redattore,
crea un feed-back tra il sistema di impaginazione e gli strumenti di word
processing, effettua l’aggiornamento automatico delle pagine con i testi
assegnati ai rispettivi spazi.
NTG è anche distributrice esclusiva per l’Italia del sistema editoriale
Baseview, che conta oltre 1.400 installazioni in tutto il mondo e che si è
affermato in questi ultimi anni come una delle più convincenti soluzioni
per i quotidiani ed i periodici di piccole e medie dimensioni.
Sinedita, software house che ha scommesso sulle potenzialità delle
piattaforme Macintosh, ha potuto dimostrare le soluzioni più moderne per
produrre un quotidiano all’interno di un’unico ambiente. Nei soli primi
quattro mesi del 1995, il sistema editoriale completo di Sinedita ha
conquistato i quotidiani L’Unione Sarda, Il Telegiornale, Liberazione, La
Notizia ed il settimanale satirico Cuore, mentre i moduli prepress
specializzati per la raccolta della pubblicità, per le necrologie e per
l’automazione della gestione del timone pubblicitario sono state adottate
dai quotidiani La Libertà di Piacenza e La Gazzetta di Parma.
Sulle potenzialità della piattaforma Macintosh di interfacciarsi con
sistemi editoriali preesistenti, Antonio Roberto, vice direttore generale
della Stec – Corriere dello Sport, e Guido Ottaviani, responsabile nuove
tecnologie del Corriere dello Sport, hanno illustrato l’interessante
soluzione messa a punto per il reparto di preparazione della Stec. In
sintesi -torneremo a parlare nei dettagli di questa soluzione in uno dei
prossimi numeri di TecnoMedia- i files elaborati dal sistema editoriale
Atex vengono filtrati da un software specializzato e trasferiti in
ambiente XPress per il paste-up elettronico su piattaforma Macintosh, con
una filosofia di produzione in back-end che consente di sfruttare tutte le
pontenzialità del “motore” Atex senza rinunciare ai vantaggi dell’ambiente
di lavoro XPress.
Le XTension e le personalizzazioni necessarie all’integrazione del processo
di videoimpaginazione sono state sviluppate dalla società Computime di
Roma, in stretta collaborazione con i responsabili tecnici e con i grafici
della Stec e del Corriere dello Sport.