La carta da quotidiano: scenari e strategie
Il 15 e 16 dicembre
scorso si è svolto a Milano il tutorial “La carta per quotidiani”,
organizzato dall’ASIG in collaborazione con l’IFRA. Il seminario, svoltosi
all’Hotel Hermitage, ha messo a confronto per due giorni di intenso
dibattito produttori, organizzazioni di vendita ed utilizzatori di questa
fondamentale risorsa, che si sono misurati “a tutto campo” sugli scenari
economici, sulle più avanzate tecnologie di produzione e sulle più
appropriate metodologie d’uso in funzione di una resa qualitativa ottimale
e, nello stesso tempo, della massima economia gestionale possibile.
All’incontro, oltre a direttori tecnici e responsabili acquisti dei
maggiori quotidiani italiani, hanno partecipato alcuni tra i maggiori
produttori e distributori di carta da giornale operanti sul mercato
italiano, come Abitibi-Price, Cartiere Burgo, Cartiera Romanello, ICECART,
nonché il gruppo TOTAL, che produce inchiostri da stampa offset e flexo. In
queste pagine riportiamo il testo della relazione introduttiva svolta da
Luigi Gariano, Direttore Tecnico della “RCS Editoriale Quotidiani” e
vicepresidente dell’ASIG.
Quando, alla fine del 1993, il Consiglio Direttivo dell’ASIG decise di
avviare l’organizzazione di un seminario tecnico sulla carta da giornale,
l’argomento sembrò a tutti come tra i più interessanti e urgenti da
affrontare, sia per le problematiche tecniche che esso comporta, sia per
considerazioni più squisitamente economiche: l’acquisto della carta
rappresenta infatti, da solo, circa il 15% del totale dei costi operativi
delle imprese editrici di quotidiani.
L’occasione di un incontro tra produttori, distributori, compratori ed
utenti finali ci sembrò quindi una ottima occasione per contribuire a
migliorare, nelle aziende del nostro settore, la gestione di questa
fondamentale risorsa.
Ad un anno di distanza da quella decisione, ci sembra che il tema della
carta da giornale sia divenuto, se possibile, ancora più attuale, anche se
– francamente – ci sarebbe piaciuto che così non fosse. Il prezzo della
carta infatti, dopo anni di stasi o addirittura di calo, è attualmente in
forte aumento: dall’autunno scorso all’autunno di quest’anno il costo medio
al chilogrammo è passato da 720/750 lire a 800/840 lire, con un incremento
superiore al 10 per cento. Le previsioni per l’immediato futuro non sono
certo ottimistiche, come dimostra il fatto che i primi contratti di
fornitura per il 1995 sono stati chiusi a cifre attorno alle 1.020-1.030
lire al chilogrammo.
D’altra parte, i dati sul consumo apparente di carta da giornale nei primi
sette mesi del 1994, che indicano un incremento del 12,9 per cento rispetto
allo stesso periodo del 1993 a fronte di un incremento delle tirature e
della foliazione complessiva certamente inferiore, sembrerebbe indicare la
tendenza ad acquistare quantità superiori al fabbisogno, in previsione di
ulteriori futuri aumenti di prezzo. La situazione è talmente critica che
alla fine dello scorso novembre l’ENPA, l’associazione che riunisce gli
editori europei di quotidiani, ha pubblicamente denunciato una situazione
di “mercato chiuso alla concorrenza mondiale” che provocherebbe effetti
negativi a danno della stampa e potrebbe addirittura mettere a rischio la
stessa sopravvivenza di molte testate.
Qualche semplice dato ci aiuterà ad orientarci meglio. In base alle
elaborazioni effettuate dalla FIEG sui bilanci delle imprese editrici di
quotidiani, nel 1992 (ultimi dati disponibili) ogni copia di giornale
stampata costava all’editore circa 1.700 lire, sulle quali il costo della
carta pesava per circa 250 lire. Se l’incremento dei prezzi nel biennio
1994-1995 dovesse raggiungere, come i più pessimisti prevedono, tassi del
25-30 per cento, si abbatterà sul costo per copia un’ulteriore spesa di
60-70 lire di sola carta: prospettiva non certo entusiasmante, specie in
una situazione in cui il mercato pubblicitario rimane depresso e la
diffusione stazionaria. In Italia poi, occorre ricordare, la dinamica dei
costi della carta da giornale è resa ancora più critica dalle attuali
debolezze della lira, che rendono più cari gli acquisti di materie prime
provenienti dall’estero, e dal fatto che il fabbisogno italiano di carta da
giornale è coperto in larga misura con carta di produzione estera: l’82 per
cento circa sulle circa 544.000 tonnellate consumate nel 1993. Per il 1994,
peraltro, le prospettive in questo senso appaiono leggermente migliori: la
produzione interna infatti, nei primi sette mesi per i quali disponiamo di
dati, è salita ad 88.000 tonnellate rispetto alle 50.000 tonnellate dello
stesso periodo del 1993.
Ma naturalmente l’aspetto economico è solamente uno degli interessi che ci
hanno spinto ad organizzare questo seminario. Altrettanta importanza hanno
infatti tutti i temi più strettamente tecnici che influenzano le
metodologie di uso e la resa qualitativa finale del prodotto dal punto di
vista dell’utente finale. Il ventaglio di problematiche tecniche che si
pongono è vastissimo. Pensiamo per esempio ai sistemi di produzione della
carta a partire dalla pasta di legno oppure, come sempre più spesso
avviene, utilizzando diversi sistemi di disinchiostrazione per la
produzione di carte riciclate: tipologie diverse di prodotto che si
riflettono in differenze anche sostanziali di comportamento “in macchina”
della carta e che quindi è assai importante saper valutare, così come è
importante essere a conoscenza delle proprietà chimiche e fisico-meccaniche
della carta: elasticità , resistenza alla trazione, umidità , nonché dei
diversi tipi di grammatura impiegati per la stampa.
Altro tema spesso sottovalutato è quello che riguarda i sistemi di
trasporto e lo stoccaggio delle bobine, che possono avere influenze anche
significative sul comportamento in rotativa, per finire con l’analisi del
comportamento “sul campo” della carta e della sua interazione con le altre
componenti del processo: inchiostri, lastre, caucciù, soluzioni di
bagnatura, rulli anilox.
Altra variabile che deve essere presa in considerazione è quella del
sistema di stampa utilizzato, offset o flessografia; non bisogna infatti
dimenticare che in Italia la tecnologia di stampa flessografica si è
ritagliata nell’ultimo decennio una quota del mercato della stampa dei
quotidiani del 25-30 per cento, con circa 100 gruppi di stampa in bianco e
enero e 20 a colori installati.
Il sistema flessografico pone, sotto l’aspetto delle caratteristiche
richieste e del comportamento della carta, problemi specifici ed in buona
misura ancora poco studiati, sia ai produttori di carta (si pensi alle
necessità di adottare tecnologie di disinchiostrazione differenti a seconda
se la carta sia stata stampata con inchiostri offset a base di olio o con
inchiostri flexo a base d’acqua) sia ai suoi utilizzatori, che devono tener
conto delle differenti interazioni, rispetto all’offset, della carta con
tutte le altre componenti del processo di stampa: inchiostro, rulli anilox,
cilindri di contropressione.
Luigi Gariano
