IBM Bluenet: la professionalità corre sul filo

E’ di gran lunga l’argomento del momento. Non passa giorno,
infatti, che non si parli di Internet e delle sue molteplici e spesso
pittoresche applicazioni.
Nel cyberspazio – questo è il termine che si usa per abbracciare il mondo
variopinto delle reti mondiali e dei molti milioni di utenti che fra di
esse navigano disperatamente alla ricerca del nuovo e spesso dell’arcano –
si trova ormai di tutto, fino all’ultima trovata della funzione religiosa
online!
In questo mondo, da un lato indubbiamente appassionante (non è male poter
dialogare su un tema specifico con un ragazzo australiano o con un
professionista di Singapore o di Tegucigalpa) e dall’altro così dispersivo
e incontrollato, hanno iniziato recentemente a muoversi seriamente i grossi
calibri dell’informatica.

IBM e Internet
Il 13 giugno scorso c’è stata l’ultima entrata in grande stile, quella di
IBM (in gergo Big Blue, da cui il termine Bluenet, che designa l’intera
gamma dei servizi correlati nata nel nostro Paese). Non è stato un vero e
proprio splash down, ma forse qualcosa di più impressionante.
Mutuando un’immagine del famosissimo Jurassic Park, direi piuttosto che si
è sentito il cupo e terrificante passo di un essere vivente di enormi
dimensioni che si è mosso da lontano e sta raggiungendo il nostro mondo nei
prossimi minuti!
Ma vediamo più da vicino cos’è esattamente successo.
Innanzitutto l’annuncio che IBM fornirà tutti i propri computer (dai
portatili ai supercomputer) di funzionalità standard Internet e che
potenzierà notevolmente gli accessi attraverso la propria Global Network,
una rete mondiale che prevede centinaia di nodi in tutti i continenti.
Oltre a ciò la messa a disposizione di prodotti client software come: QBIC
(Query By Image Content ovvero ricerca di immagini in funzione del loro
contenuto); InfoMarket Search per una navigazione facile e sicura nella
giungla di Internet (superando in tal modo alcuni dei vincoli più
stringenti del sistema); Person to Person per la comunicazione diretta fra
due utenti Internet attraverso un PC; e ancora, prodotti server software
disponibili su tutti i sistemi operativi e le piattaforme hardware per
gestire informazioni e dati, per generare applicazioni Internet attraverso
la tecnica della programmazione a oggetti (come Visual Age for World Wide
Web), servizi di consulenza e soluzioni chiavi in mano sia per connettere
ad Internet computers di aziende che per progettare e costruire la
“vetrina” (in gergo home page) delle aziende stesse. Infine, servizi di
sicurezza per prevenire accessi indesiderati e non autorizzati ad
informazioni (a questo proposito è stato introdotto il protocollo IKP per
permettere transazioni commerciali sicure su Internet, sofisticatissimi
software antivirus e servizi di “firewall” vale a dire di protezione
software per i computer connessi in rete) e applicazioni di
contabilizzazione dei servizi a pagamento.
Come ciliegina sulla torta, è stato annunciato IBM Electronic Publishing
Edition, uno strumento molto flessibile e completo per creare documenti e
pubblicazioni su World Wide Web nel formato HTML con link automatici di
tipo ipertestuale partendo dai più noti word processors come Word, Word
Perfect, AmiPro, Framemaker, SGML, ecc.
Tutti i prodotti e servizi sopra descritti sono direttamente installabile
presso un’azienda, ovvero gestibili su elaboratori IBM per i quali sarà
anche fornito un servizio di “help desk” sia telematico che di vecchio tipo
(cioè telefonico).
Alcuni quotidiani attenti al mercato e alle sue evoluzioni hanno riportato
la notizia con ampio spazio: tra gli altri, La Stampa, Il Giornale,
L’Indipendente, Italia Oggi, e altri ancora.

Le opportunità per gli editori
A questo punto sorge spontanea la domanda: gli editori come potranno trarre
vantaggio da questi servizi?
Non vorrei ipersemplificare la risposta, ma mi sembra importante tradurre
in termini pratici e realistici quello che i fatti di per se stessi forse
non dicono a sufficienza:
– il fatto che Big Blue abbia messo in moto in forma così prorompente la
sua organizzazione sul tema Internet significa indubbiamente che il mercato
della comunicazione globale è passato dalla fase sperimentale e un po’
goliardica a quella più matura di un business a breve;
– gli strumenti e i mezzi messi a disposizione permettono finalmente ad un
editore di proporsi sullo scenario dei servizi online in modo serio e
professionale: ricchezza di punti di entrata in rete, sicurezza di
funzionamento e protezione dei dati, contabilizzazione degli accessi,
possibilità di conoscenza approfondita dei propri utenti, e così via;
– non occorre affatto rivoluzionare le proprie applicazioni editoriali, che
potranno trasferire le informazioni disponibili (ed appetite dal mercato)
in modo diretto, attraverso software di interfaccia messi a disposizione su
tutte le piattaforme hardware esistenti e future;
– i costi di collegamento, attraverso l’utilizzo della rete mondiale sopra
citata, saranno sensibilmente inferiori a quelli oggi praticati dai
maggiori information providers Internet, e ciò ne favorirà la diffusione a
breve termine.
Se queste ed altre sono considerazioni semplici ed immediate per il mondo
editoriale, non rimane allora che pensare da subito in termini di prodotti
e servizi che i nostri editori possono mettere a disposizione di un
pubblico Internet che cresce ormai in modo quasi esponenziale anche in
Italia.

Chi si ferma è perduto…
Al convegno sui servizi online svoltosi a Milano nello scorso mese di
giugno, promosso dalla FIEG, sono stati presentati numerosi esempi di
servizi lanciati da quotidiani esteri (soprattutto americani). In un numero
recente di Media 2000 appare un lunghissimo elenco, destinato ad
aggiornarsi quasi oggi giorno, di testate già presenti in qualche modo su
Internet.
Non si tratta, a mio avviso, si aggiungere il proprio nome alla lista
suddetta, ma piuttosto di capire cosa si aspetta chi si collega ad
Internet, a quali informazioni e a quali servizi sia interessato (realmente
e in modo duraturo) il nostro lettore di Pizzighettone o di S. Maria Capua
Vetere, per quali di questi è disposto a pagare un prezzo anche modesto
(sotto forma di una tantum o di abbonamento periodico), come è possibile
creare un’utenza nuova e più allargata per i servizi forniti cercando di
anticiparne le esigenze e di coglierne le reazioni.
Per tanti anni la maggior parte delle testate italiane hanno vissuto di
rendita confezionando un prodotto rinnovato solo nella veste grafica e,
talvolta, nell’impostazione politica di fondo.
La preoccupazione di cosa realmente si attendesse il lettore medio, attuale
o potenziale, è stata spesso gestita con lo strumento rudimentale e
frammentario della comunicazione spontanea del lettore al quotidiano. Ma
quanti effettivamente si prendono la briga di dire come potrebbe migliorare
una testata in termini di contenuti e di taglio da dare agli argomenti
trattati?
Mi sento di rispondere senza tema di esser smentito: pressoché nessuno.
Nella migliore delle ipotesi si scrive al giornale (al direttore più
precisamente) per esprimere un giudizio su uno specifico argomento
pubblicato, niente di più e di diverso.
Con Internet nasce un’occasione fondamentale e irripetibile per gli
editori: è possibile entrare da subito nel mercato della comunicazione e
dell’informazione globale, globale in termini di contenuti, globale in
termini di utenti raggiungibili, globale perché non limitata dagli spazi
angusti di un formato carta, di una struttura grafica, di un iter
produttivo e distributivo ben preciso.
Ancora una volta però non si tratta di un addio al caro e vecchio giornale
amico dei nostri momenti di relax e di riflessione, bensì di una spinta
violenta e inderogabile al rinnovamento delle idee in primo luogo e quindi
dei canali di business per gli editori alla soglia del nuovo millennio: le
previsioni degli esperti di oltre oceano parlano di un mercato Internet
globale di 4,2 miliardi di dollari già nel 1997.
IBM, con gli annunci del 13 giugno scorso, ha indubbiamente trasformato
l’arena di Internet in qualcosa di professionale, pronto, in sintesi, per
offrire agli editori gli strumenti necessari per essere protagonisti di un
mondo che corre e che cambia con la rapidità imposta e voluta dal tempo che
viviamo.
Non è più tempo di elucubrazioni e pensamenti a tavolino. Se è vero e
incontestabile che si comunica sempre più attraverso un Personal Computer,
gli editori devono da subito abbracciare il progresso tecnologico e le
nuove forme di scambio di informazioni nel modo serio e professionale che
ha sempre contraddistinto la loro presenza sul mercato.
Per far questo IBM è pronta ad aiutarli già da domani.
Cesare De Micheli