Esperienze ed obiettivi della “nuova” Servizi Italia

Con quali obiettivi è stata fondata Servizi Italia?
Servizi Italia nasce nel 1993 con l’obiettivo di fondere la parte
tecnologica delle concessionarie di pubblicità SPI e SPE, per offrire ai
giornali in portafoglio servizi comuni ad alto valore aggiunto.

In origine era una sorta di “service” interno…..
Esattamente, interno a due concessionarie che avevano intenzione di
muoversi insieme, in parallelo. Successivamente, l’accordo fra la SPI e la
SPE non è decollato, e la Servizi Italia è uscita da quell’ambito,
diventando una società autonoma – posseduta al 100% dal gruppo Publicitas
di Losanna – che ha come mandato di studiare le possibilità tecnologiche da
offrire nei prossimi anni al mondo dei media, ed in particolare ai
giornali.

Il nuovo obiettivo è quello di operare come una società fornitrice di
servizi tecnologici “super partes”. Ma in quali mercati esattamente?
La Servizi Italia ha il mandato di sviluppare il proprio mercato italiano
e di dare supporto tecnologico in esperienze analoghe che si stanno
sviluppando su altri mercati esteri.
Il primo in ordine cronologico è il mercato spagnolo, dove il gruppo
Publicitas ha creato – in partnership con Telefonica, il gestore delle
telecomunicazioni spagnole – una società che si chiama Hispa Services, che
offre al mercato dei giornali e delle televisioni il supporto tecnologico
per il trasferimento della pubblicità e di altri servizi a valore aggiunto.

La Servizi Italia, che ha sviluppato le soluzioni software nel nostro
Paese, sta lavorando per mettere in piedi tecnologica-mente la struttura
della società spagnola. Il gruppo prevede di avviare nel corso dell’anno
nuove esperienze su altri mercati che si stanno approntando, in particolare
in Germania, in Olanda ed in Belgio.

Come vedete il mercato della pubblicità on line in Italia ed in Europa?
Riteniamo che il mercato italiano possa essere uno dei più ricettivi in
tutta Europa. Abbiamo cominciato a sensibilizzarlo da alcuni anni, e
pensiamo che sia uno dei settori nei quali il nostro Paese sia più avanzato
rispetto ad altri. Solo in Inghilterra troviamo alcune esperienze
leggermente più mature rispetto a quello che abbiamo realizzato in Italia,
dove abbiamo sperimentato concretamente il trasferimento on line della
pubblicità con alcuni dei quotidiani più importanti.

Quali sono secondo lei le chiavi strategiche perché la pubblicità on line
possa svilupparsi?
Uno dei punti focali per permettere lo sviluppo di questi mercati è stato
il nuovo contratto dei lavoratori poligrafici, che ha permesso di superare
“blocchi” o, quanto meno, incertezze che esistevano in passato. Da un punto
di vista più strettamente tecnologico, riteniamo fondamentale il supporto e
l’aiuto che ci sta fornendo Telecom Italia per le infrastrutture di base, e
la determinazione di uno standard operativo.

Ovvero?
Il concetto di standard è un’area importantissima. In questo momento sia a
livello Europeo – presso l’Ifra – che a livello Italiano – presso la ASIG –
gli editori stanno elaborando una serie di “raccomandazioni tecnologiche” –
che vanno dai protocolli per le telecomunicazioni ai formati di files da
impiegare, per fare alcuni esempi – che consentano a tutti gli operatori di
disporre di una serie di opzioni operative comuni, uno standard appunto.
Per fornire la pubblicità in digitale, le fotografie in digitale, è
indispensabile disporre di uno standard; se questo non esiste, i servizi
non potranno decollare.

Fra i soggetti maggiormente interessati dal flusso di materiali
pubblicitari, fotolito, agenzie, concessionarie e giornali, dove ha trovato
i maggiori entusiasmi e dove le maggiori resistenze all’ipotesi dello
sviluppo della pubblicità on line?
Il maggiore entusiasmo l’ho trovato nelle agenzie pubblicitarie. Una certa
diffidenza, quasi ostilità, la stiamo invece trovando presso le
concessionarie.
Perché?
Inizialmente perchè la Servizi Italia, ed il sottoscritto, eravamo visti
come le persone che provenivano da certe società concorrenti. Attualmente,
anche se Servizi Italia non è più legata a nessuna concessionaria, rimane
un certo timore da parte delle grandi concessionarie di perdere, almeno in
parte, il controllo nella gestione della pubblicità.

E per quanto riguarda l’atteggiamento dei quotidiani?
In questo momento mi sembrano molto interessati e molto disponibili. Le
esperienze che stiamo facendo anche all’interno della ASIG dimostrano una
grande attenzione verso le nuove opportunità di business.

Quale approccio sceglierete per offrire consulenze, know-how e soluzioni ai
giornali italiani?
Ritengo che sia molto indicativa la scelta di una società delle dimensioni
di Publicitas, di puntare su uno staff fortemente caratterizzato in senso
tecnologico.
Come Amministratore Delegato, l’obiettivo che mi sono posto è di mantenere
questa società ad un livello più tecnico possibile – magari anche
trascurando certi aspetti più “politici” – perchè ritengo che in questo
momento il mercato richieda questo tipo di supporto da una società a forte
caratterizzazione tecnologica. Devo riconoscere che le prime risposte del
mercato sono state oltremodo positive. I partner nel mondo dei media, e nei
giornali italiani in particolare, apprezzano molto il fatto di poter
dialogare con tecnici.