Carta da giornale: quale futuro?

Il gruppo canadese Abitibi-Price, uno dei più grandi
produttori di carta per quotidiani del mondo, ha annunciato ai suoi clienti
statunitensi un aumento di 75 dollari a tonnellata a partire dal prossimo
1° maggio, che segue l’aumento di 50 dollari effettivo dal 1° marzo di
quest’anno. Si può essere sicuri che anche gli altri produttori nord
americani, e con loro gli scandinavi, seguiranno la Abitibi su questa
strada. Un anno fà, negli Stati Uniti, il prezzo della carta da quotidiano
era di 410 dollari a tonnellata, oggi è di 600 dollari.

La domanda cresce, l’offerta no
Siamo in presenza di una domanda sempre più forte. Nel mese di febbraio, a
Montreal, la CPPA, l’Associazione di produttori di cellulosa e carta
canadesi, ha comunicato che il consumo di carta per quotidiani nel sud-est
asiatico è aumentato del 12% nel 1993 e di un ulteriore 15 per cento nei
primi 11 mesi del 1994. Alla luce di questi dati, non meraviglia che per
quantitativi spot, il prezzo oggi pagato dai compratori asiatici e
sudamericani sia di 800-900 dollari fob. Anche negli Stati Uniti la domanda
è molto forte: l’esportazione di carta canadese verso l’Europa è diminuita,
mentre gli editori nord-americani sono tornati a comperare in Scandinavia.
In assenza di nuove capacità produttive, per almeno due anni l’offerta non
potrà crescere. Tre nuovi impianti per la produzione di carta per
quotidiani sono previsti solo per il 1997, e di questi uno sarà in Europa.
In questa situazione, un assestamento dei prezzi non é prevedibile prima
della fine dell’anno. Un’ eventuale flessione si potrebbe immaginare solo
nel caso, del tutto improbabile, di un’improvvisa recessione economica nel
nord America che facese scendere il consumo di carta.
Come si è arrivati a questa situazione?
Per gli editori l’impatto con questa realtà è pesante da sopportare. A
livello internazionale se ne è fatto interprete Rupert Murdoch, Presidente
della News International, che ha sostenuto che in Gran Bretagna l’aumento
del prezzo della carta significa un incremento del 25 per cento dei costi
del giornale. Dal punto di vista dei produttori, questo aumento è
largamente giustificato, dopo anni di pesanti perdite registrate sulla
cellulosa e sulle altre materie prime. Ciò è innegabile, come innegabile è
il fatto che gli editori, a partire dal 1990, abbiamo goduto di continui
ribassi grazie ad un aumento della capacità produttiva che, nei soli due
anni 1989/1990, è stato di circa 4 milioni di tonnellate di carta da
giornale.
I produttori, infatti, spinti dalle infelici previsioni di esperti e maghi
che avevano immaginato, a metà degli anni Ottanta, un aumento medio del
consumo del 3 per cento annuo fino al 1990, avevano avviato investimenti in
nuovi impianti. Ma il mercato ha poi contraddetto le previsioni : la
domanda ha avuto una diminuzione globale del 5 per cento fra il 1990 ed il
1991. La ripresa, molto lenta, verso i valori precedenti, è iniziata solo a
partire dal 1992, protraendosi sino agli inizi del 1994, l’anno, per così
dire, di riequilibrio.
Nel corso del 1994, infatti, l’effetto combinato della ripresa economica
negli Stati Uniti, con il conseguente aumento dei consumi registrato anche
nell’Est Asiatico, e la chiusura di almeno tredici macchine in Canada, ha
consentito il livellamento fra domanda ed offerta con il conseguente rialzo
dei prezzi accentuatosi tra la fine dello stesso 94 e l’inizio del ’95.
Più precisamente, nel 1994 la domanda globale di carta per quotidiani si è
attestata, nel mondo, a circa 34 milioni di tonnellate, che rappresenta un
incremento dell’1 per cento annuo dal 1990, il più basso in assoluto nella
storia del mercato. Sempre nel ’94, la capacità produttiva è stata vicina
ai 37 milioni di tonnellate, pari a sua volta ad un incremento medio annuo
dell’1 per cento a partire dal 1990, con un rapporto del 92 per cento fra
capacità e domanda.

Lo scenario internazionale per i prossimi tre anni
Per i prossimi cinque anni l’incremento medio annuo della domanda globale è
previsto intorno al 3 per cento, con alcune differenze fra le aree del
globo : lento in Nord America ( circa l’1 per cento all’anno), modesto in
Europa (dall’1 al 3 per cento) e molto forte in Asia (oltre il 5 per
cento). Di contro, la capacità produttiva del Nord America sarà inferiore a
quella del 1991: circa 16 milioni di tonnellate, con una riduzione di circa
300.000 tonnellate annue da qui al 1997.
In Europa sono previste due nuove macchine con un aumento di circa 600.000
tonnellate annue, intorno al 1997, e lo stesso dovrebbe verificarsi in
Asia.
Sulla base di queste informazioni, fino al 1997 la domanda sarà superiore
alla capacità produttiva. Una inversione di tendenza non dovrebbe
verificarsi prima del 1997/98.
Queste prospettive sono molto buone per i produttori di carta, certamente
meno per gli editori, i quali non erano preparati ai forti aumenti di
prezzi che si sono verificati nello spazio di pochi mesi, e che sono ancora
in fase ascendente, mentre aumentano le difficoltà sul fronte degli
approvvigionamenti, in particolare in Europa.

Ed in Italia accadrà che….
In questa situazione, un caso a sé è quello dell’Italia.
Le vicende sono note e recenti. Negli anni Settanta il nostro Paese vantava
una produzione pari, se non superiore, alla domanda. Nel corso degli anni
Ottanta le importazioni sono progressivamente aumentate, fino quasi
all’assoggettamento ai produttori esteri. Nel 1982 la carta importata era
pari a 70.000 tonnellate, nel 1987 era salita a 270.000 tonnellate; oggi
l’80 per cento del consumo di carta, circa 400.000 tonnellate, è di
importazione.
Tutto ciò era abbondantemente previsto già a partire dal 1989 quando la
presa di coscienza di certi accadimenti non lasciava dubbi sul futuro del
mercato interno, causa anche la progressiva scomparsa di ogni realtà
produttiva, agevolata da volontà politiche distratte, mentre si era attenti
a considerare interessi particolari.
A partire dall’89 i produttori esteri hanno avuto gioco facile e nel
momento della massima depressione dei prezzi a livello mondiale hanno
cercato, riuscendoci, di assicurarsi quote di mercato sempre più ampie con
prezzi fortemente concorrenziali attuando, fra l’altro, condizioni di
pagamento improprie per il mercato globale. Era intanto ovvio che, al
verificarsi della nuova congiuntura, con i prezzi in salita vertiginosa
ovunque, molti produttori avrebbero preferito collocare quantitativi in
quei Paesi dove i prezzi, magari per quantitativi spot, sono ben più alti ,
e i pagamenti avvengono per contanti.
Gli editori devono essere preparati a tenere conto, nei propri bilanci, che
il costo della carta è destinato ad aumentare ancora durante l’anno per
fermarsi, prevedibilmente, nel prossimo 1996 mentre, a meno di eventi
straordinari, di qui al 1998 non è presumibile, per le ragioni prima
esposte, un’ inversione di tendenza.
Già qualche editore in Inghilterra, e non soltanto a causa del costo della
carta, sta riesaminando le proprie strategie per il futuro prossimo
venturo. Riduzione di formato e foliazioni più contenute sono state già
attuate da molti editori europei, sia per ragioni di costo che per problemi
di approvvigionamento.
A più lungo termine anche per i produttori di carta molte cose dovranno
cambiare, perché anch’essi dovranno tenere conto dei nuovi scenari che si
affacciano nell’impiego delle materie prime, nello stato generale
dell’industria, nella collocazione del giornale nel panorama dei media e,
più in generale, nella circolazione dell’informazione.
Mario Morici