Capitolo III – l’occupazione

Anche nel 1998 è proseguito il<BR>processo di riduzione della forza lavoro complessiva delle industrie del<BR>settore dei quotidiani. Se i dati ai quali fanno riferimento le analisi<BR>contenute nelle pagine successive, relativi alla situazione in essere al 30<BR>giugno 1998, indicano una sostanziale tenuta dell’occupazione, le<BR>anticipazioni sui dati al 31 dicembre, resesi disponibili nei giorni<BR>immediatamente precedenti la chiusura tipografica del Rapporto, evidenziano<BR>un marcato calo del numero complessivo degli occupati, che scenderebbe per<BR>la prima volta al di sotto delle 9.000 unità.<BR>Se questi dati dovessero trovare conferma, ci troveremmo di fronte ad un<BR>ulteriore, sensibile calo (circa il 3%) dell’occupazione complessiva in un<BR>settore dove sono già intervenuti significativi ridimensionamenti della<BR>popolazione poligrafica: basti pensare che dal 1990, anno in cui i<BR>quotidiani italiani hanno raggiunto i livelli più elevati di diffusione, il<BR>settore ha espulso circa 3.500 addetti, pari a poco meno del 30% del totale.<BR>Per quanto riguarda la suddivisione degli addetti per mansione, i dati al<BR>30 giugno 1998 non evidenziano significativi scostamenti nell’andamento<BR>occupazionale tra operai e impiegati: undici unità in più per i primi<BR>rispetto al 31 dicembre 1997, dieci unità in più per i secondi. Prosegue<BR>invece, anche se certamente a ritmi non travolgenti, l’avanzata della<BR>componente femminile soprattutto tra gli impiegati, dove ormai un addetto<BR>su tre è di sesso femminile. Ben diversa, come è facilmente intuibile, la<BR>situazione tra gli operai, dove la percentuale femminile non va oltre il<BR>9%. Nel complesso, la componente femminile rappresenta il 23,5% del totale<BR>addetti.<BR>L’analisi della distribuzione degli addetti per fasce di età mette in<BR>evidenza un fenomeno di lento ma progressivo invecchiamento della<BR>popolazione, la cui età media ha ormai raggiunto i quarantuno anni: da un<BR>lato infatti diminuiscono in maniera significativa gli addetti di età<BR>inferiore ai 33 anni, segno evidente di un settore che non crea nuova<BR>occupazione tra i giovani; e dall’altro canto sembrano pressoché avviati ad<BR>esaurimento i fenomeni di prepensionamento, come dimostrato dal fatto che<BR>sia nel 1997 che nel 1998 il saldo degli addetti di età superiore ai 52<BR>anni è sempre positivo, laddove era sempre risultato negativo nel triennio<BR>1994-1996.