Introduzione

Lo<BR>scenario tecnologico<BR>L’evoluzione delle tecnologie ha determinato nell’ultimo ventennio, a<BR>partire cioè dall’inizio degli anni Ottanta, una profonda trasformazione<BR>del ciclo produttivo delle aziende editrici e stampatrici di giornali<BR>quotidiani. Ad uno schema, quello della linotype prima, della<BR>fotocomposizione e del sistema tipografico dopo, che si rifletteva, con<BR>poche o nessuna variante, in tutte le realtà produttive, è progressivamente<BR>subentrato uno schema che, grazie all’utilizzo del sistema editoriale prima<BR>e del sistema integrato in epoca più recente, ha consentito, nella fase di<BR>preparazione, l’abbattimento delle barriere che separavano il ciclo<BR>redazionale da quello tipografico: barriere spaziali – da una parte la<BR>redazione, dall’altra la tipografia – e barriere temporali – prima<BR>l’attività dei giornalisti, dopo l’attività dei poligrafici.<BR>Conclusa la prima fase di informatizzazione delle redazioni e delle<BR>tipografie dei giornali, realizzatasi nel corso degli anni Ottanta, le<BR>imprese editoriali – a partire, grosso modo, dal 1995 – si sono orientate<BR>verso una nuova generazione di sistemi integrati, in molti casi rinnovando<BR>integralmente gli impianti installati pochi anni prima. I nuovi sistemi,<BR>indipendentemente dal fornitore e dalle piattaforme hardware e software<BR>prescelte, sono nella quasi assoluta totalità caratterizzati da una<BR>estensione delle opportunità offerte dall’informatica a settori e segmenti<BR>produttivi che, nei sistemi editoriali di dieci anni fa, non erano stati<BR>direttamente coinvolti dai processi digitali, che oggi costituiscono<BR>l’innovazione di maggior rilievo.<BR>Altro elemento fondamentale dell’evoluzione tecnologica – impostasi<BR>particolarmente nell’ultimo decennio – è il progressivo avvicinamento, oggi<BR>definitivamente compiutosi, tra tecnologie di produzione editoriale e<BR>industria informatica in generale. I sistemi editoriali della precedente<BR>generazione impiegavano hardware e software specificamente progettati e<BR>realizzati per applicazioni editoriali; oggi i sistemi integrati, pur se<BR>progettati e ottimizzati per la specificità del prodotto editoriale,<BR>utilizzano gli stessi personal computer, gli stessi server, gli stessi<BR>sistemi operativi e, in molti casi, persino gli stessi software applicativi<BR>utilizzati da altri settori industriali.<BR>Il passaggio dal sistema dedicato al sistema standard ha comportato, (a<BR>parte la profonda trasformazione subìta dall’industria dei fornitori, che<BR>tuttavia non è compito di questo documento analizzare), la progressiva<BR>perdita di specificità di molti segmenti del ciclo produttivo. Nell’assetto<BR>tradizionale, infatti, tutte le fasi di lavorazione – dall’inserimento dei<BR>testi sino al confezionamento dei pacchi – erano riconducibili all’"unicum"<BR>che caratterizzava le procedure di realizzazione del quotidiano.<BR>Oggi, invece, accanto a segmenti produttivi che mantengono la loro<BR>specificità, come la fase di stampa, di spedizione e – parzialmente – di<BR>fotoformatura, altre attività – in pratica tutte quelle inerenti la<BR>prestampa – possono essere definite aspecifiche, in quanto realizzate con<BR>gli stessi strumenti produttivi e con le stesse modalità operative<BR>utilizzati in altri settori industriali.<BR>Le nuove generazioni di sistemi informatici per l’industria dei quotidiani<BR>consentono, in altri termini, di rendere digitali processi produttivi ed<BR>aree di lavorazione che precedentemente restavano affidati al lavoro<BR>concettualmente manuale di operatori dotati di professionalità specifica ed<BR>esclusiva di quel segmento. I nuovi sistemi sono caratterizzati, fra<BR>l’altro, da una estrema flessibilità in fase di configurazione delle<BR>diverse funzioni, la cui destinazione verso aree di lavoro giornalistico<BR>piuttosto che poligrafico è una scelta ormai interamente demandata agli<BR>utenti finali.<BR>Il passaggio, nell’area di preparazione, da un ciclo produttivo<BR>caratterizzato da elevata specificità ad un ciclo caratterizzato,<BR>viceversa, da una tendenziale aspecificità dei singoli segmenti produttivi,<BR>comporta una serie di importanti conseguenze. Ne enucleiamo alcune che<BR>potrebbero rivelarsi estremamente incidenti:<BR>* La realizzazione all’interno dell’azienda editoriale dell’intero ciclo<BR>produttivo del giornale non è più una necessità derivante dalle<BR>caratteristiche dei sistemi di produzione; l’utilizzo di sistemi hardware e<BR>software e di formati file condivisi da altri settori industriali consente,<BR>infatti, alle aziende editoriali di utilizzare materiali semilavorati<BR>provenienti dall’esterno.<BR>* La segmentazione delle mansioni, tipica del vecchio flusso produttivo,<BR>nel quale ogni lavoratore utilizzava strumenti di produzione specifici per<BR>quella attività, è superata dalla flessibilità dei nuovi sistemi di<BR>produzione, nei quali ogni stazione di lavoro può essere configurata per un<BR>uso redazionale o per una ampia gamma di funzioni tecnico-grafiche,<BR>dall’input dei testi alla correzione cromatica, dall’archiviazione delle<BR>foto alla videoimpaginazione, e così via.<BR>* La convergenza digitale delle tecnologie fa sì che l’evoluzione<BR>tecnologica sia oggi molto più rapida che in passato, richiedendo un<BR>costante sforzo di aggiornamento al quale i giornali non possono sottrarsi,<BR>pena la rapida perdita di competitività. Se, infatti, in passato un sistema<BR>produttivo "chiuso" poteva sopportare il peso dell’obsolescenza, purché<BR>rispondesse ai criteri di produttività per i quali era stato concepito,<BR>oggi il sistema di produzione deve non soltanto consentire la produzione<BR>giornaliera, ma anche permettere la comunicazione con il mondo esterno, che<BR>può essere garantita soltanto con il costante aggiornamento hardware e<BR>software.<BR><BR>L’evoluzione delle professioni poligrafiche<BR>Per i lavoratori poligrafici le nuove installazioni comportano, in molti<BR>casi, la necessità di trasferire la propria professionalità da un ambito di<BR>lavoro analogico ad uno digitale, impiegando risorse informatiche dove<BR>finora si era ricorsi a più tradizionali criteri di attività.<BR>I nuovi sistemi possono condurre al superamento di determinate attività<BR>professionali in alcune aree produttive ma, contemporaneamente, richiedono<BR>agli operatori nuove competenze tecniche: in particolare, oltre ad una<BR>accresciuta dimestichezza nei confronti delle tecnologie digitali, una<BR>maggiore consapevolezza relativamente alla impostazione e allo svolgimento<BR>dell’intero ciclo produttivo.<BR>Il percorso si propone diverso da azienda ad azienda: in talune circostanze<BR>permangono schemi residui del passato, con una maggiore rigidità e<BR>segmentazione dei ruoli, in altre, invece, l’innovazione procede più<BR>speditamente, e con esse si afferma l’esigenza di utilizzare<BR>professionalità fortemente permeate di cultura informatica e trasversali<BR>all’intera fase di prestampa.<BR>Appare pertanto sterile il tentativo di indicare criteri fissi<BR>nell’organizzazione del lavoro nelle aziende editoriali; se proprio si<BR>vuole individuare un comun denominatore, esso deve essere ricercato nella<BR>flessibilità e nella possibilità di adattare l’organizzazione produttiva<BR>alle esigenze dell’ambiente e del mercato nel quale l’azienda si rivolge.<BR>In passato, infatti, l’organizzazione del ciclo produttivo era<BR>strettamente consequenziale alle rigidità della tecnologia impiegata in<BR>produzione; la grande flessibilità consentita oggi dai nuovi sistemi induce<BR>le aziende ad organizzarsi sempre più in funzione delle proprie specifiche<BR>necessità. Ogni azienda avrà dunque il "suo" flusso di produzione,<BR>determinato dalle dimensioni dell’impresa, dalle produzioni effettuate,<BR>dalle tradizioni consolidate.<BR>Il software dei sistemi integrati ha in larga misura fagocitato aspetti<BR>riconducibili alla tradizionale attività di preparazione: giustificazione e<BR>correzione ortografica, correzione della cromia e realizzazione delle<BR>selezioni colore, calcolo degli ingombri, sono soltanto alcune delle<BR>funzioni direttamente gestite dai sistemi di prestampa in maniera pressoché<BR>automatica. La competenza dell’operatore deve quindi spostarsi oltre i<BR>tradizionali "mestieri" tipografici, verso conoscenze più sofisticate di<BR>natura eminentemente informatica che, partendo dal basso, vanno dalla<BR>conoscenza degli applicativi software e dei sistemi operativi, sino alla<BR>gestione ed al monitoraggio del sistema integrato ed agli interventi di<BR>manutenzione hardware e software.<BR>Meno critico appare, invece, l’impatto dell’innovazione tecnologica su quei<BR>segmenti produttivi che abbiamo precedentemente definito specifici, ovvero<BR>tipici ed esclusivi del processo di produzione industriale dei quotidiani.<BR>E’ in altre parole lecito immaginarsi che nel futuro a medio termine gli<BR>addetti all’area di stampa e spedizione non dovranno modificare in maniera<BR>sostanziale la propria professionalità specifica, salvo aggiornamenti ed<BR>adattamenti a strumenti di produzione in misura sempre maggiore governati<BR>da sistemi elettronici.<BR><BR>La risorsa della formazione professionale<BR>Il "borsino" delle professionalità poligrafiche vede quindi in progressiva<BR>discesa le figure tradizionali, a vantaggio di nuove figure con maggiori<BR>capacità di intervento e più spiccate competenze tecnico-informatiche. Se,<BR>dunque, la tecnologia può condurre ad una contrazione quantitativa degli<BR>addetti, è altrettanto vero che essa tende ad elevare il livello di<BR>qualificazione professionale degli operatori. Torna pertanto in primo piano<BR>il tema di una corretta, approfondita e costante formazione professionale.<BR>Troppo spesso, in passato, si è fatta confusione tra formazione<BR>professionale e addestramento al quale sono sottoposti gli addetti, in<BR>coincidenza con l’introduzione di nuovi sistemi di produzione. Formazione<BR>professionale è qualcosa di più complesso e completo: vuol dire innestare<BR>su una solida conoscenza tipografica di base una consapevolezza<BR>dell’unicità del ciclo produttivo editoriale e della interdipendenza delle<BR>singole fasi, una conoscenza delle tecniche e delle metodiche produttive;<BR>il tutto da realizzarsi in maniera continua e programmata, per mettere le<BR>aziende in grado di utilizzare al meglio le risorse umane a loro<BR>disposizione, e per consentire ai lavoratori di non trovarsi spiazzati e<BR>fuori mercato di fronte all’evoluzione delle tecnologie e dei processi<BR>produttivi.<BR>La formazione rappresenta l’obiettivo attraverso il quale fornire agli<BR>addetti la visione globale dei processi produttivi e le ragioni per<BR>l’impiego di nuovi modelli di organizzazione del lavoro. Va considerato, a<BR>tale proposito, che alcune aziende hanno segnalato la difficoltà a reperire<BR>sul mercato società e professionisti in grado di collaborare con gli<BR>editori nella messa a punto e nella gestione dei percorsi formativi.<BR>Anche per queste ragioni e per le caratteristiche di un processo formativo<BR>che va oltre la specificità della singola azienda, l’attività da svolgere<BR>in tale direzione deve poter contare su strutture di coordinamento e di<BR>indirizzo a livello di settore, che verifichino le priorità in rapporto<BR>all’evoluzione del mercato e, se possibile, attivino gli strumenti<BR>disponibili per accedere a cofinanziamenti nazionali o comunitari.<BR>Questa sede paritetica esiste, ed è l’Osservatorio Tecnico, al cui interno<BR>opera una commissione per la formazione professionale, alla quale le<BR>organizzazioni imprenditoriali e sindacali del settore hanno affidato, con<BR>un accordo del 9 luglio 1997, l’impostazione ed il coordinamento<BR>dell’attività di formazione professionale per il settore.<BR><BR>Quale organizzazione del lavoro per i quotidiani del 2000?<BR>L’evoluzione delle tecnologie, come si è accennato in precedenza, permette<BR>alle imprese di superare le rigidità del ciclo produttivo tradizionale, e<BR>di modellare il flusso di produzione e la conseguente organizzazione del<BR>lavoro sulle effettive esigenze dettate dal mercato e dagli obiettivi<BR>editoriali, oltre che, naturalmente, dalla normativa e dal contratto di<BR>lavoro vigenti.<BR>Non si giustificano più, quindi "una" organizzazione del lavoro valida per<BR>tutti, e nemmeno differenziazioni del ciclo produttivo legate alla<BR>tipologia dell’azienda (grande, media, piccola, quotidiano nazionale,<BR>regionale, provinciale, etc.). Ogni azienda ha bisogno di contare su un<BR>proprio schema organizzativo, che nasce da scelte legate al mercato di<BR>riferimento, al tipo di produzione, al coinvolgimento dell’insieme degli<BR>operatori, alle abitudini consolidate.<BR>Quello che si cerca di ipotizzare non costituisce quindi un "catalogo" di<BR>tutte le situazioni possibili, ma la individuazione di alcune tra le<BR>principali tendenze che sembrano emergere, basate sull’osservazione di come<BR>stanno evolvendo i modelli organizzativi nelle aziende del settore in<BR>alcune aree particolarmente critiche del flusso produttivo: il rapporto tra<BR>professionalità giornalistiche e poligrafiche, l’evoluzione dell’area di<BR>preparazione, l’assetto e il funzionamento dell’archivio digitale e i nuovi<BR>servizi informativi.<BR><BR>Professionalità giornalistiche e poligrafiche: alla ricerca di un confine<BR>Il rapporto tra le professionalità giornalistiche e poligrafiche<BR>costituisce storicamente uno dei punti maggiormente critici<BR>dell’organizzazione del lavoro nelle imprese che editano giornali<BR>quotidiani. Se, sulla carta, la distinzione tra i due ambiti di competenza<BR>appare netta – da una parte la fase di ideazione concettuale, dall’altra la<BR>fase esecutiva – nella realtà dei sistemi di prestampa integrati le<BR>distinzioni appaiono molto più sfumate. L’evoluzione delle tecnologie<BR>informatiche, infatti, ha fatto sì che molte delle funzioni che nei sistemi<BR>tradizionali venivano svolte dai poligrafici possano essere oggi affidate<BR>al software editoriale.<BR>La conseguenza più evidente di questo aspetto dell’innovazione è che buona<BR>parte dell’attività di supporto esecutivo all’attività ideativa del<BR>giornalista sia affidata in maniera automatica e trasparente agli strumenti<BR>di produzione. Il giornalista compone il pezzo sul Personal Computer, e<BR>automaticamente il sistema effettua la giustificazione, suggerisce la<BR>correzione ortografica, indica il rispetto degli ingombri assegnati; il<BR>giornalista disegna il menabò e automaticamente il sistema calcola gli<BR>ingombri per testi e titoli; il giornalista effettua sul monitor<BR>l’inquadratura della foto da mettere in pagina e automaticamente il sistema<BR>traduce queste indicazioni in taglio e ne controlla la congruenza con lo<BR>spazio assegnato.<BR>Questo non vuol dire, come talvolta si è portati ad affermare, che i<BR>giornalisti siano diventati per metà poligrafici, ma, più semplicemente<BR>che, utilizzando strumenti di produzione di livello più avanzato si possono<BR>trasferire direttamente in produzione input di impostazione, senza passaggi<BR>intermedi e duplicazioni.<BR>Un esempio chiarificatore è costituito dal disegno delle pagine: se i<BR>giornalisti disegnano su carta il menabò, ai poligrafici è demandato il<BR>compito di trasferirli all’interno del sistema. Del tutto diverso il flusso<BR>dove il giornalista grafico disegna le pagine direttamente sul computer. E'<BR>ovvio che la scelta dell’una o dell’altra soluzione dipende da una<BR>molteplicità di fattori, tra i quali non secondario è il tipo di<BR>applicativo di disegno pagine utilizzato.<BR>E’ altrettanto chiaro, tuttavia, che compito essenziale del giornalista è<BR>quello di trovare, selezionare, verificare ed elaborare le notizie:<BR>utilizzare il giornalista con funzioni eminentemente produttive<BR>costituirebbe un non senso economico oltre che una violazione delle norme<BR>contrattuali.<BR>Resta valida, pertanto, la necessità di affiancare alle strutture<BR>redazionali figure poligrafiche di supporto, in grado di gestire aspetti<BR>più tipicamente esecutivi del lavoro: In talune realtà produttive, ad<BR>esempio, potrebbe essere presente un "reparto colore" composto da<BR>giornalisti e poligrafici, con il compito di fornire pagine a colori alle<BR>singole redazioni: i giornalisti potrebbero occuparsi del disegno delle<BR>pagine e dell’uso degli elementi cromatici in funzione degli obiettivi di<BR>comunicazione richiesti, mentre i poligrafici potrebbero gestire gli<BR>aspetti tecnici e la compatibilità con il sistema di stampa.<BR>Sembra dunque delinearsi una figura professionale, che potremmo<BR>identificare nell’esistente "assistente di redazione" già prevista dal<BR>contratto e che, ripetiamo, costituisce soltanto una delle possibili<BR>soluzioni organizzative rese possibili dall’evoluzione delle tecnologie.<BR>Una ipotesi del genere costituisce probabilmente il punto più avanzato<BR>dell’organizzazione produttiva consentita dall’attuale situazione normativa<BR>basata sul doppio contratto.<BR><BR>Nuovi modelli organizzativi nell’area di preparazione: verso una figura unica?<BR>Non v’è dubbio, che l’evoluzione delle tecnologie e la maggiore<BR>flessibilità degli attuali sistemi di produzione abbiano di fatto reso<BR>superfluo gran parte del tradizionale mansionario.<BR>L’esperienza che sembra emergere dall’applicazione del contratto di lavoro,<BR>integrata dalle considerazioni sulle caratteristiche dei nuovi sistemi<BR>editoriali, suggerisce tuttavia non tanto la creazione di nuove figure<BR>professionali, quanto piuttosto la semplificazione di quelle esistenti<BR>assieme ad un necessario allargamento dell’area di attività specifica per<BR>ciascuna di esse ed una meno approssimata definizione dei compiti affidati<BR>alle professionalità emergenti.<BR>La ridefinizione dei livelli secondo gli assi "semplificazione" e più<BR>precisa definizione di "funzioni" ha anche lo scopo di favorire una<BR>maggiore integrazione dei poligrafici all’interno del flusso di lavoro<BR>digitale. Sotto questo aspetto, una delle tendenze che sembrano emergere<BR>più nette nell’organizzazione del lavoro nell’area di preparazione è quello<BR>dell’accorpamento di mansioni in una professionalità unica, capace di<BR>gestire varie attività richieste, dall’input dei testi non disponibili in<BR>digitale all’inserimento delle modifiche nel menabò, dalla ricezione<BR>dimafonica alla lavorazione della pubblicità, dal trattamento delle foto<BR>alla rifinitura delle pagine.<BR>Non sono da nascondere, tuttavia, le difficoltà che incontra una soluzione<BR>organizzativa del genere: difficoltà nel definire correttamente la figura<BR>professionale, nell’individuare il livello professionale necessario, nel<BR>predisporre i carichi produttivi. Potrebbero emergere persino difficoltà di<BR>tipo normativo-contrattuale per gestire una figura che svolgerebbe mansioni<BR>sia operaie che impiegatizie.<BR>Un rapido cenno merita anche la figura del correttore, a proposito della<BR>quale hanno preso corpo soluzioni più diverse. In realtà sono allo studio<BR>progetti per la riconversione e riqualificazione degli addetti alla<BR>correzione, con l’assegnazione ad essi di compiti di "correzione di pagina"<BR>, delle ribattute dell’ultim’ora, e persino di "correzione di sistema",<BR>intendendo con questo termine la funzione di controllo e di monitoraggio<BR>sul regolare svolgimento del ciclo produttivo e dei tempi di chiusura<BR>tipografica delle pagine.<BR><BR>Dall’archivio digitale a Internet: alla ricerca di nuovi modelli di business<BR>Una delle aree produttive destinata ad assumere peso sempre crescente nelle<BR>realtà editoriali è certamente legata all’archivio digitale, che sempre<BR>meno viene considerato un semplice strumento di supporto all’attività<BR>redazionale e sempre più va configurandosi come risorsa produttiva che, se<BR>correttamente gestita, consente all’azienda editoriale di acquisire nuovi<BR>vantaggi sul terreno competitivo. Un mutamento di prospettiva che trae<BR>origine in larga misura dal ruolo che le aziende editoriali sono destinate<BR>ad assumere in misura sempre crescente nei prossimi anni: non più<BR>unicamente produttori di carta stampata, ma fornitori di servizi<BR>informativi su supporti diversi e complementari: carta e on line, CD-Rom e<BR>Internet.<BR>E’ evidente che, in un simile contesto, un archivio digitale correttamente<BR>gestito e alimentato si avvia a diventare il cuore pulsante dell’azienda<BR>editoriale, una banca dati dalla quale estrarre, di volta in volta, il<BR>materiale più adeguato al medium che deve veicolare l’informazione agli<BR>utenti.<BR>Sotto l’aspetto dell’organizzazione del lavoro, in nessun’altra area<BR>produttiva del giornale esiste una così vasta gamma di possibili soluzioni:<BR>dagli archivi che si alimentano in maniera assolutamente automatica sulla<BR>base del materiale (testi e foto) giornalmente pubblicato, alle strutture<BR>di alto livello, in grado di realizzare dossier informativi specifici sulla<BR>base di richieste provenienti dalla redazione, passando per tutta una gamma<BR>di alternative intermedie.<BR>La stessa considerazione vale per le edizioni Internet, un servizio che ha<BR>vissuto nell’ultimo biennio una vigorosa accelerazione: anche in questo<BR>caso, data la particolarità dei nuovi strumenti, fortemente caratterizzati<BR>dalla componente sperimentale, si registra una notevole diversità<BR>nell’organizzazione del lavoro e nella ripartizione dei ruoli<BR>professionali. Accanto a realtà editoriali nelle quali strutture<BR>giornalistiche e tecniche a se stanti vengono deputate alla realizzazione<BR>delle edizioni on line, esistono situazioni nelle quali l’edizione Internet<BR>viene realizzata in maniera totalmente automatica, con l’ausilio di<BR>software che estraggono il materiale dall’edizione cartacea e lo formattano<BR>in modo da renderlo compatibile con il nuovo medium.<BR>La caratteristica di Internet, è quella di privilegiare il più completo e<BR>radicale impiego di tecnologie e formati digitali, anche impiegando un<BR>altissimo livello di automazione. Non sono rari i software applicativi che<BR>consentono la trasformazione del prodotto-giornale nella fase finale di<BR>prestampa direttamente un prodotto completo, autonomo e fruibile attraverso<BR>un sito web.<BR>La grande fluidità nelle soluzioni adottate, che spesso variano persino in<BR>diverse testate del medesimo gruppo editoriale, è probabilmente da<BR>ricercarsi nella estrema incertezza circa le direzioni che assumerà<BR>l’evoluzione delle tecnologie e dei mercati nei prossimi anni, e sui nuovi<BR>modelli di business che dovranno essere approntati dagli editori per<BR>rendere redditizia quella che sinora è stata soltanto una "finestra sulla<BR>novità". E’ facile sostenere, come in molti fanno, che "il futuro è l’on<BR>line"; ben più difficile spiegare come tramutare questo futuro in fatturato<BR>e utili.<BR>L’esperienza finora realizzata dagli editori italiani consiglia pertanto<BR>una estrema cautela nell’approccio a questa nuova opportunità, cautela che<BR>deve essere estesa anche ai modelli di organizzazione del lavoro. Appare<BR>francamente prematura la possibilità di individuare figure professionali e<BR>percorsi organizzativi per un’area di business della quale non sono stati<BR>definiti i contorni e i possibili ritorni economici. L’inserimento di<BR>limiti alla sperimentazione in atto potrebbe addirittura contribuire a<BR>soffocare sul nascere la fase attuale, ancora in larga misura sperimentale,<BR>di sfruttamento delle nuove opportunità per la comunicazione multimediale<BR>ed interattiva.<BR>