Mercati diversi, problemi comuni
Nei Paesi dell’Unione Europea si producono all’incirca 1150 testate<BR>quotidiane (vedi Appendice A), con una diffusione media di 83 milioni di<BR>copie al giorno, 24 milioni di copie in più che negli Stati Uniti, ma<BR>qualcosa come 434 testate in meno.<BR>Il mercato editoriale più importante dell’UE è quello della Germania che,<BR>con 81 milioni di abitanti, totalizza 411 testate per oltre 25 milioni di<BR>copie al giorno. L’unico altro Paese europeo con una diffusione al sopra<BR>dei 10 milioni di copie è l’Inghilterra, con oltre 18 milioni e mezzo di<BR>copie vendute, con i giornali tabloid a farla da padroni assoluti in<BR>termini di diffusione. Tutti gli altri Paesi si situano al di sotto della<BR>soglia dei 10 milioni di copie, e ben 11 non oltrepassano la soglia dei 5<BR>milioni.<BR>In termini di penetrazione del "mezzo" quotidiano, al primo posto<BR>nell’Unione Europea si situano gli scandinavi: in Svezia si vendono 472<BR>copie ogni mille abitanti, in Finlandia 471, più del doppio della<BR>diffusione relativa negli Stati Uniti d’America, ma il 18% in meno rispetto<BR>al Giappone. Il fanalino di coda in termine di vendita della stampa<BR>quotidiana nella UE è il Portogallo, con 38 copie per mille abitanti,<BR>seguito dalla Grecia con 85 copie, dalla Spagna con 105 e dall’Italia con<BR>sole 113 copie diffuse ogni mille abitanti.<BR>Molto diversificato appare il mercato parallelo delle pubblicazioni su<BR>carta da giornale che vengono diffuse solo alcuni giorni della settimana,<BR>un mercato di grande peso in Inghilterra, con 473 testate, ed in Francia,<BR>con 291, ma scarsamente o per nulla presente in Paesi come Germania,<BR>Danimarca ed Irlanda. Il totale delle testate edite più giorni nell’arco<BR>della settimana in tutto il territorio della Unione Europea rappresenta<BR>all’incirca un sesto delle dimensioni del mercato americano, così come<BR>incomparabile con le dimensioni raggiunte negli Stati Uniti è il settore<BR>delle pubblicazioni gratuite: 3622 testate censite nell’Unione Europea -<BR>delle quali circa un terzo nella sola Germania – contro una messe, stimata,<BR>di oltre 10.000 prodotti.<BR>Enormi differenze si registrano anche nel mercato delle testate quotidiane<BR>della domenica, un settore tutto sommato modesto all’interno dell’Unione<BR>Europea, dove, alla ventina di titoli presenti in Francia ed in<BR>Inghilterra, si affiancano situazioni, come l’Italia, la Finlandia e la<BR>Svezia, dove il fenomeno è praticamente inesistente o quasi. Anche a questo<BR>proposito, il raffronto con gli Stati Uniti d’America mostra la assoluta<BR>diversità esistente fra i due modelli industriali: 85 testate contro 891,<BR>un rapporto di oltre uno a dieci.<BR>Anche nel delicatissimo settore della pubblicità si verificano forti<BR>differenze strutturali all’interno dei Paesi dell’UE, dove, analizzando i<BR>dati relativi alle quote di mercato degli investimenti pubblicitari<BR>ripartiti sui singoli mezzi di comunicazione, è possibile identificare<BR>almeno tre situazioni tipo. Un primo gruppo di Paesi, rappresentati da<BR>Danimarca, Finlandia, Germania, Olanda e Svezia, dove la forza di<BR>attrazione degli investimenti pubblicitari da parte dei quotidiani è tale<BR>che la quota di mercato della televisione non oltrepassa il 20%; un secondo<BR>gruppo di Paesi ad investimenti più bilanciati, dove quotidiani e<BR>televisioni hanno una banda di oscillazione compresa fra il 20% ed il 40%<BR>del mercato, come in Austria, Belgio, Francia, Inghilterra, Irlanda e<BR>Spagna, ed un terzo gruppo, rappresentato da Grecia, Italia e Portogallo,<BR>fortemente sbilanciato a sfavore dei quotidiano, dove la televisione<BR>oltrepassa il 50% della quota di investimenti pubblicitari.<BR>Differenze significative si registrano anche per quanto riguarda le<BR>osservazioni sui comparti industriali che maggiormente puntano sui<BR>quotidiani come strumenti di comunicazione commerciale. Nella classifica<BR>dei più importanti investitori europei nell’industria dei quotidiani, si<BR>possono distinguere almeno due situazioni tipo: un gruppo di Paesi, Belgio,<BR>Finlandia, Italia, Olanda, dove il primo investitore è l’industria<BR>automobilistica, con percentuali oscillanti fra il 9% ed il 33%, ed un<BR>secondo gruppo di Paesi, Austria, Francia, Germania, Inghilterra e Svezia,<BR>dove le sorti dei quotidiani, dal punto di vista pubblicitario, sono legate<BR>alle attività commerciali. Questa è anche la situazione nella quale vivono<BR>le testate degli Stati Uniti, per le quali il 49% del gettito pubblicitario<BR>è dato dal settore del commercio al dettaglio.<BR>Come si vede da queste sintetiche osservazioni relative alle tabelle<BR>pubblicate, quando si parla di industria dei quotidiani nei Paesi dell’UE<BR>occorre tenere presente che, accanto ai problemi comuni relativi alle<BR>caratteristiche merceologiche del prodotto-quotidiano, le soluzioni che<BR>vengono proposte si calano, inevitabilmente, all’interno di contesti<BR>idustriali diversi, caratterizzati da statistiche e da prospettive che non<BR>sempre è possibile rapportare ad un quadro comune di intenti. La diversità <BR>dei contesti industriali nei quali si producono i quotidiani all’interno<BR>dei sistemi-Paesi dell’Unione Europea è ancora più evidente laddove si<BR>cerchi di entrare nei problemi relativi alle attività dei poligrafici<BR>addetti alla produzione dei giornali nel Vecchio Continente.
