Tecnologie Made in Italy per News International Ltd

Quattro milioni
e seicentomila copie: a tanto ammonta il volume di produzione che ogni
mattina lascia gli stabilimenti di News International Ltd di Londra,
Liverpool e Glasgow: una cifra che, sommata ai 5,5 milioni di copie
stampate la domenica, fa della società editrice controllata dal tycoon
australiano Rupert Murdoch la maggiore del Regno Unito e una delle più
grandi del mondo.
Ebbene, dalla prossima primavera 1998 tutte le testate di News
International – i quotidiani The Times (758.000 copie) e The Sun (3,5
milioni di copie), i domenicali Sunday Times (1,2 milioni di copie) e News
of The World (4,3 milioni di copie), più alcuni magazine e supplementi tra
cui i prestigiosi Times Educational Supplement e Times Literary Supplement
– verranno composte con il sistema editoriale Unisys. Come ben sa chi ha
seguito le vicende dell’innovazione tecnologica nei quotidiani degli ultimi
anni, questa soluzione è stata ideata e sviluppata in Italia, grazie anche
al contributo di alcune società editoriali del nostro Paese che, a partire
dalla metà degli anni Ottanta, decisero di investire su una soluzione la
cui architettura client-server appariva allora in netta controtendenza
rispetto alla “moda” della Quarta Ondata e delle reti di Personal Computer,
mentre oggi è diventata una delle opzioni più diffuse.
L’installazione a News International, quindi, costituisce una significativa
vittoria del “Made in Italy”, tanto più interessante se si ripercorrono le
tappe dello sviluppo dei quotidiani del gruppo Murdoch, da sempre
caratterizzati da una estrema attenzione nei confronti dell’innovazione
tecnologica.

Innovazione come vantaggio competitivo…
La storia dei quotidiani di News International – e soprattutto di The
Times, la testata più prestigiosa della scuderia – è da sempre intimamente
connessa all’innovazione tecnologica, considerata parte essenziale delle
strategie del quotidiano, con l’obiettivo di accrescere la propria
diffusione e penetrazione presso l’opinione pubblica della Gran Bretagna e
di tutto il mondo.
Fu lo stesso John Walter, che nel 1785 aveva fondato il quotidiano Daily
Universal Register, nome cambiato in The Times tre anni dopo, a promuovere
nel 1814 la prima “svolta” tecnologica, allorché diede fiducia ad un
inventore tedesco, Friedrich Koenig, che quattro anni prima, tra lo
scetticismo generale, aveva messo a punto una macchina da stampa che
utilizzava il vapore anziché le braccia dei tipografi per premere la forma
di stampa sul foglio di carta. I risultati dell’innovazione – con la
produzione oraria che passò da 300 a 1.100 copie – furono tali da garantire
al Times un notevolissimo vantaggio competitivo sulle numerose altre
testate dell’area di Londra.
Da allora, e per tutto l’Ottocento, il Times fu il portabandiera
dell’innovazione tecnologica nella produzione dei quotidiani, con una serie
di innovazioni che meritano, anche se di sfuggita, di essere ricordate: nel
1828 è il primo a stampare in bianca e volta grazie alla macchina messa a
punto da Applegath e Cowper; nel 1848 è il primo a stampare su bobina in
bianca e volta, con il risultato di portare la produzione oraria a 8.000
copie; nel 1881, infine, il Times è il primo quotidiano ad utilizzare la
fonditrice meccanica di caratteri messa a punto da Frederick Wicks, una
delle antenate della linotype, che consentì al quotidiano londinese di
raggiungere una velocità di composizione, per l’epoca straordinaria, di
sessantamila caratteri l’ora.

…e come strumento di sopravvivenza
Rupert Murdoch diventa proprietario del Times nel 1981, rilevandolo dalla
famiglia Thomson per appena 12 milioni di sterline, meno del valore
commerciale della sede di Gray’s Inn Road. All’epoca dell’acquisizione
Murdoch era già l’editore del Sun, che aveva rilevato dal Mirror Group alla
fine degli anni Sessanta e che aveva portato in pochi anni da poco più di
uno a oltre quattro milioni di copie.
All’epoca dell’acquisto da parte di Murdoch, il Times era sull’orlo della
chiusura, ed uno dei motivi principali delle difficoltà nelle quali si
dibatteva il quotidiano erano proprio l’arretratezza tecnologica degli
impianti di composizione e stampa, rimasti sostanzialmente immutati
rispetto all’inizio del secolo, e il conseguente enorme peso dei costi di
produzione – soprattutto del personale tipografico – sui bilanci. Già nel
1978, al termine di un durissimo scontro con i sindacati dei tipografi e
dei giornalisti che non volevano accettare un piano di ammodernamento,
l’editore Ian Thomson aveva deciso di sospendere le pubblicazioni, per poi
riprenderle dopo quasi un anno.
Anche Murdoch mostrò subito di considerare l’innovazione tecnologica, la
riorganizzazione della produzione e la conseguente riduzione del personale
come l’unica strada che potesse garantire le condizioni per la
sopravvivenza del giornale. Poco più di un anno dopo aver rilevato la
proprietà del giornale, il 3 maggio del 1982, il giornale fu interamente
composto con sistemi di fotocomposizione.

La “Battaglia di Wapping”
Ma il vero punto di svolta nella storia recente del Times e di tutta
l’industria dei giornali londinesi fu quella che passò alla storia come la
“battaglia di Wapping”. Il 26 gennaio 1986, dopo mesi di inutili trattative
con i potenti sindacati dei tipografi Sogat e Nga, Murdoch decise di
trasferire la produzione di tutte le sue testate nel modernissimo
stabilimento di Wapping, nell’area delle Docklands a Est di Londra, forte
di un accordo con i giornalisti e con circa cinquecento tecnici aderenti al
sindacato degli elettronici Eetpu. All’immediata risposta dei sindacati dei
tipografi – sciopero a oltranza e picchettaggio del nuovo stabilimento con
l’obiettivo di bloccare la pubblicazione delle testate – Murdoch rispose
licenziando gli oltre 5.500 scioperanti, alzando cavalli di Frisia e
chiamando la polizia a difendere lo stabilimento e, soprattutto, riuscendo
comunque a far comporre, stampare e distribuire in edicola tutte le
testate, a dimostrazione del fatto che era possibile produrre i quotidiani
con una forza lavoro sensibilmente inferiore a quella impiegata in
precedenza.
Di lì a pochi mesi tutti i grandi editori decidevano di seguire la strada
di Murdoch, lasciando le storiche sedi nella zona intorno a Fleet Street
per trasferirsi in nuovi stabilimenti tecnologicamente avanzati nella nuova
zona industriale delle Docklands. Ancora una volta The Times aveva aperto
una strada che tutti gli altri giornali britannici avrebbero seguito.

Il nuovo sistema
Il nuovo sistema editoriale sostituisce quello installato a Wapping
all’inizio del 1986. «Durante la fase di transizione verso il nuovo sistema
– come ha spiegato Jane Reed, responsabile della comunicazione di News
International, in un articolo sulla nuova installazione pubblicato dal
Times lo scorso 10 settembre -. Il vecchio sistema conviverà con il nuovo
ancora per qualche anno».
Le esigenze di News International, infatti, sono estremamente complesse:
occorre un sistema in grado di produrre molte testate diverse tra di loro,
dal tabloid con titoli urlati al broadsheet classico, con un carico
significativo di pagine a colori, con tempi di chiusura estremamente
critici: il tutto con una soluzione unica e altamente integrata.
In considerazione della complessità delle esigenze richieste, la News
International ha quindi deciso di invitare alcuni dei maggiori fornitori di
sistemi operanti a livello mondiale ad effettuare una installazione pilota,
della durata di sei mesi. Al termine di questa fase, nell’agosto scorso, la
scelta di News International è caduta sul sistema Unisys. Le ragioni della
scelta sono riassunte nelle dichiarazioni di Craig Mitchell, responsabile
della Information technology di News International: «Il livello di
integrazione e di scalabilità del sistema è stato uno dei fattori che hanno
fatto pen-dere la bilancia in favore di Unisys. Ma in aggiunta a ciò,
eravamo alla ricerca di un fornitore preparato a cooperare con noi al fine
di venire incontro alle nostre complesse esi-genze». Il management del
gruppo, in sintesi, è rimasto fa-vorevolmente impressionato dall’impegno
del fornitore nella realizzazione di sistemi per l’industria editoriale e
dalla disponibilità a cooperare per adattare il sistema alle significative
personalizzazioni richieste dalla società editrice.

L’installazione
La soluzione scelta da News International comprende i tre moduli che
costituiscono il sistema Unisys: Hermes, che è il sistema editoriale e di
impaginazione vero e proprio, il sistema di gestione delle agenzie e di
routing WireCenter, e il sistema di archiviazione multimediale DocCenter.
Il cuore hardware del sistema è costituito da quattro server Sun, due
E10000 e due E5000, con sistema operativo Solaris – la versione Sun di Unix
-. Le stazioni di lavoro – oltre 1.200 – saranno comuni Personal Computer
con microprocessore Pentium Intel e sistema operativo Windows 95.
Il software di database scelto per Hermes è Oracle8 della Oracle
Corporation, mentre WireCenter utilizzerà il database TSRE della stessa
Unisys e DocCenter il database Basis Plus di Information Dimensions.
Hermes sarà inoltre integrato con Media Planner, l’applicativo utilizzato a
News International per la gestione del carico pubblicitario, a sua volta
interfacciato con il sistema di gestione della pubblicità tabellare
Enterprise, sviluppato da Atex ed in fase di installazione, che utilizza
anch’esso una architettura client-server con server Sun, database Oracle e
circa 200 stazioni di lavoro, in ambiente sia Windows che Macintosh.
Per gestire l’imponente traffico di rete richiesto da un sistema di queste
dimensioni è stata scelta la tecnologia ATM (Asynchronous Transfer Mode),
mentre il protocollo di comunicazione utilizzato è il TCP/IP.

Conclusione
La messa in opera del nuovo sistema editoriale a News International non
costituisce certamente una svolta epocale come quella di Wapping nel 1986,
tuttavia – vista la dimensione dell’installazione – ci pare che se ne
possano trarre alcune indicazioni utili sull’evoluzione delle tecnologie
per la produzione editoriale:
La prima indicazione riguarda l’architettura client-server, che costituisce
la risposta attualmente più adeguata alle esigenze degli editori di
quotidiani – soprattutto per installazioni di medie e grandi dimensioni –
in termini di funzionalità, sicurezza, tempi di risposta.
Una seconda considerazione riguarda il sistema operativo Unix, che si
conferma una valida alternativa rispetto al sistema Windows NT che alcuni
giudicherebbero viceversa destinato ad assumere in tempi brevi un ruolo
preponderante nell’area dei sistemi operativi per server;
Terza considerazione: oltre all’hardware e al software operativo, anche il
software di gestione del database è ormai divenuta una componente standard,
le cui caratteristiche e funzionalità vengono scelte dall’utilizzatore ed
al quale il fornitore della soluzione editoriale deve saper adeguare le
proprie applicazioni;
Le scelte di News International per quanto riguarda la rete di
comunicazione interna, infine, rappresentano l’ulteriore conferma di come
il protocollo di comunicazione TCP/IP costituisca attualmente la soluzione
più affidabile.
Ma soprattutto, ci sembra che dalla case-history di News International
emerga il successo di quella che possiamo definire una vera e propria “via
italiana” all’innovazione tecnologica nelle imprese editoriali, in base
alla quale le caratteristiche squisitamente tecnico-informatiche delle
soluzioni adottate sono considerate il frutto e non la premessa della
ridefinizione dell’organizzazione del lavoro e dell’ottimizzazione del
ciclo produttivo.