Nuovi “cantieri tecnologici” per l’industria editoriale
“Partnership Agreement”, ovvero nuovi accordi di collaborazione
fra editori e fornitori di tecnologie: i primi segnali in questa direzione
si erano avuti in occasione dell’Ifra di Ginevra, lo scorso mese di ottobre
(cfr. TecnoMedia n.12) . Le ipotesi che allora stavano prendendo corpo,
erano relative all’offerta dei fornitori di avviare nuove formule di
collaborazione con gli editori, con il duplice scopo di contenere i costi
di ricerca e sviluppo ed offrire contemporaneamente soluzioni che avessero
fin dalla prima versione un effettivo riscontro nelle reali necessità di
quotidiani e periodici.
Negli scorsi questa ipotesi ha fatto parecchia strada, sia traducendosi in
attività di ricerca e sviluppo mirate a target di quotidiani bene
individuati, sia fondendosi in precise strategie internazionali di
approccio ai diversi mercati grafici ed editoriali.
}I “cantieri tecnologici” di Sinedita
La riunione doveva rimanere riservata alle sole testate che avevano
partecipato alla prima fase di sviluppo delle nuove soluzioni per
l’archiviazione digitale all’interno dei quotidiani. Invece la notizia si è
diffusa, e Sinedita, software house italiana che ha saputo conquistarsi in
pochi anni un ruolo di notevole importanza nel panorama dei fornitori di
quotidiani, ha dovuto correre ai ripari, aggiungendo i tradizionali “posti
a tavola” in occasione di un incontro organizzato al “Centro per l’Arte
Contemporanea L. Pecci” di Prato, durante il quale sono stati presentati i
risultati della prima iniziativa in direzione di un “partnership agreement”
tutto made in Italy.
I problemi relativi al mercato delle soluzioni per i giornali sono
arcinoti, come ha sottolineato Patrizio Callegari, di Sinedita. Chiunque
avvii un progetto realmente innovativo, deve finanziare non meno di dodici,
sedici mesi di attività di ricerca e sviluppo, per arrivare ad una prima
versione beta, sperimentale, del prodotto. Poi cominciano gli investimenti
nei contatti con i potenziali clienti, e sonoaltri mesi di lavoro; quindi,
se l’idea trova credito, e non è sicuro, cominciano le fasi di
sperimentazione sul campo, per raccogliere ulteriori elementi in direzione
dello sviluppo di una versione base dell’applicativo. Ammesso, e non
concesso, che tutte le fasi si concludano positivamente, quando la versione
definitiva arriva sul mercato, il prodotto rischia di essere già “vecchio”,
per non parlare della nuova spina nel fianco, per sviluppatori ed editori,
costituita dalle “personalizzazioni”, modifiche alla versione di base che
possono fare lievitare il costo finale in misura considerevole. Un sistema
diabolico e perverso, che forse, suggerisce Sinedita, vale la pena di
rivedere integralmente, avviando veri e propri “cantieri tecnologici” ai
quali collaborino, fin dal primo giorno, tutti gli editori interessati. I
vantaggi sono immediati e concreti per tutti gli interessati: le software
house cominciano a sviluppare applicativi che realmente interessano uno o
più editori, attingendo fin dai primi passi le specifiche chiavi attorno
alle quali costruire il progetto. Gli editori, a loro volta, possono
verificare all’interno del “cantiere tecnologico ” soluzioni alternative
che magari, in una prima fase, nessuno era riuscito ad immaginare. Alla
fine delle attività , gli utenti si trovano a disporre di una versione base
del prodotto che già contiene quasi tutte le specifiche richieste, con il
risultato di abbattere i costi della “personalizzazione” delle successive
release e, contemporaneamente, con la garanzia di poter contare su un
aggiornamento costante del progetto.
I primi risultati di questa nuova impostazione si sono visti a Prato.
Multi Object e IntraBase, questi i nomi dei due prototipi, sono stati
presentati da NÃ vita, una software house fondata di recente da alcuni degli
stessi che parteciparono all’esperienza di Apis Niger Software. La nuova
società ha avviato un rapporto di stretta collaborazione con Sinedita, in
virtù del quale è stata coinvolta nello sviluppo delle nuove soluzioni per
l’archivio dei quotidiani.
Multi Object, come suggerisce il nome, è un software che consentirà , nella
versione definitiva, di archiviare di-versi “oggetti” digitali che fanno
parte dell’archivio storico di un quotidiano: immagini fotografiche,
immagini pubblicitarie, infografica, testi non formattati, testi di
agenzia, articoli, titoli, didascalie, singole pagine ed intere
pubblicazioni. Ciascuno di questi oggetti viene gestito da un unico sistema
di archiviazione software che consente di lasciare inalterate le
caratteristiche tipiche del singolo elemento. Un aspetto di particolare
rilevanza del progetto, approfondito fin dall’inizio proprio grazie al
“cantiere tecnologico” avviato fra sviluppatori ed utenti finali, è la
estrema automazione delle procedure di archiviazione, che possono essere
del tutto automatizzate a partire dalla produzione giornaliera, o integrate
dai tecnici archivisti – quando esistano – che intervengono per
implementare le metodologie di archiviazione.
Intra-base è un applicativo indirizzato ad ambienti intranet ed internet,
sempre per la archiviazione di diverse categorie di oggetti, che utilizza
come motori di ricerca Microsoft Index Server, Digital Alta Vista o DT
Search Engine, e come ambiente operativo i browser Microsoft Explorer o
Netscape Navigator. L’archivio storico delle edizioni di un quotidiano
realizzato con la versione definitiva di questa applicazione potrÃ
facilmente essere memorizzato su supporto CD o diffuso direttamente su rete
internet. Anche questa applicazione è stata avviata in seguito ad incontri
svolti nell’ambito dei “cantieri tecnologici”, dove è emersa, da parte di
alcune testate locali coinvolte, la possibilità di disporre di strumenti
per l’archiviazione del quotidiano che fossero aperti ad ambienti
multimediali ed alla rete internet.
Per due prodotti in fase avanzata di sviluppo, altri “cantieri tecnologici”
si stanno aprendo, dedicati ad altrettanti progetti in via di
implementazione. Uno di questi, denominato Intellipage ed illustrato da
Paolo Agus, di Sinedita, hacome obiettivo lo sviluppo di un software per
la videoimpaginazione interattiva che impieghi concetti e strumenti di
intelligenza artificiale. In un altro cantiere si lavora al Progetto
Lamarck, un motore per la ricerca di immagini basato su diverse componenti
visuali delle fotografie. L’obiettivo finale è di consentire il reperimento
di immagini pertinenti attraverso la individuazione di elementi “visivi”
comuni. In pratica, partendo da una fotografia di ambiente marino,
l’operatore dovrebbe poter rintracciare tutte le fotografie dove compaia il
mare richiamando attributi come “onde” “acqua” “riflessi” e via dicendo. Un
obiettivo affascinante, tutt’altro che a portata di mano, che potrebbe, se
realizzato, rivoluzionare le tecniche oggi in voga per l’information
retrieval delle fotografie.
}La conoscenza come patrimonio strategico
“La conoscenza è uno dei nostri patrimoni strategici” : parola di Agfa
Gevaert, del gruppo Bayer, che lo scorso mese di aprile ha presentato alla
stampa internazionale, assieme alle novità successivamente esposte alla
Imprinta di Dusseldorf, le proprie strategie aziendali. Dalla giornata di
lavoro, che si è svolta presso gli impianti di produzione di Mortsel, alle
porte di Anversa, è emerso con estrema chiarezza che l’Agfa punta a fornire
ai propri clienti, assai prima delle soluzioni, le conoscenze necessarie
per un impiego ottimale delle risorse tecnologiche. “Knowledge is a
strategic asset”: la conoscenza è un patrimonio strategico, e potrebbe
anche sembrare uno slogan, se non fosse che Agfa è impegnata sul fronte
dell’intero processo produttivo grafico ed editoriale, fornendo soluzioni
il cui obiettivo, l’integrazione all’interno di un sistema digitale,
richiede, da parte degli utenti, un elevato grado di consapevolezza. In
questo caso, la strategia di marketing, per i clienti, si risolve in un
beneficio, dal momento che loro diventano, inevitabilmente, i soggetti ai
quali trasferire il “know how” maturato dalla Agfa in anni di ricerca e
sviluppo. Questa strategia, che per gruppo Agfa non è una novità , ha
trovato nuove opportunità con lo sviluppo di strumenti tanto essenziali
all’integrazione digitale quanto nuovi per concezione e potenzialità . Le
soluzioni per il computer to plate (per le quali rimandiamo all’articolo
dedicato all’Imprinta), la stampa digitale, il trasferimento dei file
all’interno della rete produttiva nel nuovo linguaggio PDF della Adobe, con
la quale Agfa ha stretto solidi rapporti di collaborazione, necessitano di
operatori che abbiano una chiara visione di insieme del processo
produttivo. Il flusso di lavoro digitale, come hanno ricordato molti
specialisti dell’Agfa intervenuti alla presentazione, trasferisce il
problema stesso della qualità finale del prodotto alle primissime fasi del
processo, ovvero ai dispositivi di input. Il primo passo nel marketing
degli scanner, comunque, dovrà essere il trasferimento al cliente del know
how relativo alla tecnologia, in modo che l’azienda possa valutare, in
prima istanza, come la componente tecnologica offerta si traduca in valore
aggiunto all’interno del ciclo produttivo e nei confronti della qualità del
prodotto offerto al consumatore finale. Un’impostazione, quest’ultima,
assai vicina all’ipotesi di sviluppare soluzioni innovative di comune
accordo con gli editori, dal momento che il fornitore dichiara di
privilegiare, all’interno di una corretta trattativa commerciale, la fase
di reciproco trasferimento di know how e la collaborazione nella
realizzazione di un layout finale di impianto all’interno del quale vengano
integrate diverse componenti produttive.
}Direttori tecnici: un nuovo ruolo?
Se si diffonderanno le strategie dei “cantieri tecnologici” e di una sempre
più stretta collaborazione fra clienti e fornitori, potranno cambiare i
ruoli di alcune figure professionali dell’industria dei giornali ?
La prospettiva è di grande attualità , ed è stata commentata nel corso di
una tavola rotonda che ha chiuso la giornata di lavoro organizzata da
Sinedita e NÃ vita.
Giuseppe Costantino, direttore tecnico de La Gazzetta del Mezzogiorno, di
Bari, ha prospettato orizzonti di estremo interesse. Il ruolo
caratteristico del direttore tecnico, gestore di tecnologie ed impianti ed
organizzatore del lavoro, potrebbe evolversi nel senso di diventare
maggiormente propositivo all’interno dell’azienda, migrando verso funzioni
di vera e propria consulenza nei confronti dell’editore.
Qualcosa, in questa direzione, si è già mossa, ogni qual volta si è dovuto
affrontare il problema della integrazione di successive funzioni
all’interno del sistema editoriale. Con l’apertura dei “cantieri
tecnologico” e con lo sviluppo di strumenti per la “partnership agreement”
, il direttore tecnico potrebbe essere chiamato a svolgere ruoli anche più
creativi, contribuendo allo sviluppo delle nuove componenti e
trasformandosi in interlocutore privilegiato sia nei riguardi dei fornitori
che nei confronti del proprio editore.
