Parliamo di…

E’, questa, la stagione nella quale si ufficializzano i
conti dell’anno trascorso e si tenta di valutare lo stato di salute delle
aziende e di un settore, anche in relazione alle tendenze del mercato. Non
è certo difficile prevedere che i bilanci consuntivi delle imprese
editoriali – ed in primo luogo di quelle che editano giornali – indurranno
a serie preoccupazioni sul domani di una forma di comunicazione che
costituisce e – nonostante tutto – continuerà a costituire fonte di
riferimento primaria per miliardi di persone in ogni parte del mondo. Le
eccezioni, purtroppo, non saranno molte; per gran parte degli editori lo
stesso problema dell’esistenza finirà con il riproporsi con nuova
drammaticità.
I rappresentanti degli edicolanti, riunitisi recentemente a Milano, non
hanno trovato di meglio che “denunciare” la inutilità della politica dei
gadget, visto che, in sei anni, i giornali hanno ridotto le loro vendite
nonostante lo stimolo dei regali e dei concorsi e l’aumentato numero dei
chioschi da loro gestiti. Ma – come in tanti altri casi – manca il dato di
riferimento contrario: la previsione di come il mercato avrebbe reagito di
fronte di una offerta appiattita sulla “routine”.
Forse è vero, tuttavia, che “bingo”, “replay” e videocassette a basso
prezzo non bastano, da soli, ad invertire il trend negativo. Il giornale,
probabilmente, ha bisogno di rinnovarsi nel profondo per aderire più
compiutamente alla domanda di mercato; di attingere con finalità meno
contingenti alle risorse della tecnologia che, quindici o vent’anni fa,
hanno consentito di tamponare gli effetti della crisi.
La trasformazione dei processi e dei modelli, oggi, si propone in termini
diversi, di respiro più ampio. Non si tratta unicamente di recuperare
produttività e di superare vecchi schemi di organizzazione del lavoro.
Tanto meno è affidabile, peraltro, l’ipotesi di aggrapparsi, per non
affondare, alla ciambella di Internet.
“I giornali staccano la spina” titolava un mese fa il The Wall Street
Journal a conclusione di una inchiesta dalla quale risultava evidente la
delusione per i tanti esperimenti falliti. L'”on-line”, nelle sue diverse
traduzioni, non è mai stato, del resto, un modo diverso per offrire lo
stesso prodotto; ed il giornale ha la possibilità di crescere sposando le
più avanzate tecnologie – la metodologia digitale in primis e il
trasferimento dell’informazione in tempo reale – per continuare ad essere
se stesso, in misura più aderente al nuovo contesto del mercato e della
comunicazione. E’ questo, in primo luogo, il convincimento che ci guida
nella quotidiana attività e l’intento che informerà NewComm, la mostra –
convegno che a settembre si propone di analizzare e proporre ipotesi più
convincenti per alimentare la nuova stagione tecnologica.
Carlo Lombardi