Le Pagine dell’Osservatorio
1. Prodotto e mercato editoriale
Nel 1996, sulla base dei primi dati preliminari forniti da un campione
estremamente rappresentativo di testate (pari a circa il 75% del mercato in
termini di diffusione), la tiratura e la diffusione complessiva dei
quotidiani italiani sono rimaste sostanzialmente immutate rispetto al 1995.
Il numero totale di copie stampate, come si può ricavare dal grafico
riportato in questa pagina, è sceso da 3,103 a 3,097 miliardi di copie, con
un calo dello 0,18%, mentre la diffusione è cresciuta dello 0,45% passando
da 2,156 a 2,166 miliardi di copie. Allargando il confronto al periodo
1993-1996, i quotidiani hanno perso l’1,82% della tiratura e lo 0,45% della
diffusione complessiva. In calo è invece la resa: nel 1993 le copie rese
sono state di poco inferiori al miliardo (per l’esattezza 978.723), pari al
31,02% della tiratura, mentre nel 1996 sono state di poco superiori alle
930.000 copie, pari al 30,06% della tiratura .
Per quanto riguarda tiratura e diffusione media giornaliera, i primi dati
di cui disponiamo – anch’essi tratti da un qualificato campione di testate
– evidenziano una lieve erosione, più accentuata per la tiratura (-3,9%, da
9,146 a 8,79 milioni di copie giornaliere), meno per la diffusione che a
fi-ne anno dovrebbe attestarsi attorno ai 6,15 milioni di copie giornaliere
contro i 6,281 del 1995.
Il trend emerso da tiratura e diffusione trova conferma nei dati sulla
readership: nel 1996, su una popolazione complessiva si 48,819 milioni di
italiani di età superiore ai 14 anni, i let-tori abituali di quotidiani
sono 20,686 milioni, pari al 42,37%: 12,503 milioni di uomini (il 53,3%
dell’universo maschile), 8,183 milioni di donne (il 32,27% dell’universo
femminile). Gli scostamenti rispetto agli anni precedenti sono scarsamente
rilevanti: nel 1993 i lettori abituali erano il 42,67%, i lettori uomini il
53,24%, le lettrici donne il 32,93%.
I dati sulla readership indicano che quasi sei italiani su dieci e oltre
due donne su tre non leggono abitualmente i quotidiani. Nella graduatoria
internazionale sulla diffusione dei quotidiani, l’Italia occupa il
ventottesimo posto con 108 copie vendute per 1.000 abitanti; a titolo di
esempio, in Francia questo indicatore è pari a 156, nel Regno Unito a 317,
in Germania a 314, e anche in Spagna, Paese che sino al 1994 era dietro al
nostro in questa graduatoria, nel 1995 sono state vendute in media 109
copie per 1.000 abitanti.
Per quel che concerne il sistema distributivo dei quotidiani, il 1996 non
ha visto significative modifiche strutturali rispetto alla situazione
esistente, salvo l’aumento delle tariffe per le spedizioni in abbonamento
postale. Al centro del sistema distributivo rimane quindi l’edicola. Anche
in questo caso, i dati per il 1995 (ultimi dati disponibili) evidenziano
una situazione di continuità rispetto al trend di lento aumento del numero
dei punti vendita. Tra il 1990 e il 1995 il numero dei punti vendita è
passato da 34.491 a 37.469, con un aumento del 7,24%. La regione con il
maggior numero di edicole è la Lombardia con 5.162, seguita dal Piemonte
(3.377) e dal Veneto (3.218). Le regioni meno provviste di punti vendita
sono la Basilicata (346), il Molise (252) e la Val D’Aosta (194).
Quest’ultima regione detiene tuttavia il miglior rapporto tra abitanti e
punti vendita, con 611 abitanti per punto vendita rispetto ad una media
nazionale di 1.528 abitanti per punto vendita. In Campania, la regione col
rapporto meno favorevole, ogni punto vendita serve 2.134 abitanti.
2. Ricavi delle imprese del settore
I primi dati preliminari relativi al 1996 sui ricavi delle imprese
editoriali evidenziano un aumento sia dei ricavi da vendite, che hanno
raggiunto i 3.193 miliardi di lire con un aumento del 6,56% rispetto al
1995, sia dei ricavi da pubblicità , saliti del 5,92% a 1.601 miliardi di
lire. Nell’arco temporale1993-1996, l ricavi da vendite sono cresciuti del
40,08% per effetto dell’incremento generalizzato dei prezzi dei giornali
nel corso del 1995 (in quell’anno i ricavi da vendite sono cresciuti del
28,8%), mentre i ricavi da pubblicità sono diminuiti del 4,47%. Ogni copia
tirata nel 1996 ha generato un ricavo complessivo di 1.547 lire, delle
quali 1.030 lire per vendita e 517 per pubblicità . Il rapporto tra ricavi
da vendite e ricavi pubblicitari è sempre più squilibrato a sfavore di
questi ultimi: nel 1993 la pubblicità costituiva il 42,4% circa dei ricavi
complessivi, nel 1996 questo valore è sceso al 33,4%. A titolo comparativo,
la percentuale dei ricavi pubblicitari sul totale dei ricavi in Francia è
pari al 47%, in Germania al 63%, nel Regno Unito al 60%, in Spagna del 64%.
Il confronto tra l’andamento dei ricavi e l’andamento dei prezzi al consumo
nel periodo 1993-1996, sintetizzato nel grafico presentato in questa
pagina, mette in evidenza una crescita superiore all’inflazione per i
ricavi da vendite, principalmente per la brusca impennata dell’anno 1995
con l’incremento dei prezzi di copertina, e il contestuale calo dei ricavi
pubblicitari. Nel complesso, i dati relativi al periodo 1993-1996 sembrano
indicare che i quotidiani hanno mantenuto i ricavi complessivi in linea con
l’incremento dei prezzi al consumo agendo sulla leva del prezzo al fine di
compensare il calo dei ricavi pubblicitari.
3. Occupazione poligrafica
Al 30 giugno 1996 (ultimi dati disponibili) i poligrafici dipendenti dalle
aziende del settore erano 10.082, quasi mille in meno rispetto agli 11.014
del 1995, con un calo dell’8,46%. Se analizziamo l’andamento occupazionale
per livelli di inquadramento, ci accorgiamo di come il calo abbia
interessato in misura maggiore i livelli dal terzo al sesto, ed in
particolare il quinto livello, che è passato dai 2.170 addetti del 1995 ai
1.903 del 1996.
La suddivisione degli occupati per livello di inquadramento conferma la
concentrazione degli occupati nei livelli centrali: quinto, sesto e settimo
livello rappresentano da soli il 64,5% del totale, e il sesto livello copre
da solo il 26,5%.Più omogenea appare la distribuzione dei poligrafici per
fasce di età , in particolare nelle fasce di età intermedie che vanno dai
trentatrè ai cinquantadue anni, che totalizzano il 71% dell’intera
popolazione poligrafica. Particolare rilievo assume il netto calo degli
occupati nelle fasce di età sino a 33 anni, che tra il 1993 e il 1996 sono
passati da 2.784 a 2.112 e dal 24,6% al 20,7% del totale degli occupati.
Meno pronunciato il calo degli occupati di età superiore ai 52 anni,
passati da 1.039 a 833 e dal 9,2% all’8,2% del totale. In conseguenza di
queste dinamiche, l’età media dei poligrafici nel periodo 1993-1996 è
passata dai 40 anni e un mese del 1993 ai 40 anni e dieci mesi del 1996.
Tra il 1980 e il 1996 la popolazione poligrafica è passata da 14.673 a
10.082 unità , con la perdita di 4.591 unità , pari al 31,3% del totale.
Nello stesso arco di tempo, gli operai si sono dimezzati, passando da 8.544
a 4.257 unità e dal 58,2% al 42,2% del totale, mentre il numero degli
impiegati è calato in misura inferiore: da 6.129 a 5.825 unità e dal 41,8%
al 51,8%.
4. Andamento delle retribuzioni
L’analisi dell’andamento retributivo dei lavoratori poligrafici non può
prescindere dall’evidenziare come, nell’ultimo triennio, la struttura della
retribuzione poligrafica, ed in particolar modo l’incidenza della
retribuzione straordinaria, si sia profondamente modificata. I dati sono
estremamente espliciti: tra il 1993 e il 1996 il numero delle ore lavorate
è passato da 22.417.631 a 20.440.164, con un calo complessivo dell’8,82%.
Su questo totale, l’incidenza delle ore di straordinario è diminuita in
misura sensibile, dal 9,12% al 6,67%.
La retribuzione ordinaria media di un lavoratore poligrafico, nel periodo
1993/1996, è cresciuta del 7,37% a valori correnti, passando da 53,6 a 57,6
milioni lordi annui, la retribuzione straordinaria è scesa da 4,9 milioni a
4,5 milioni lordi annui, portando la sua incidenza sulla retribuzione annua
complessiva dall’8,3% al 7,2%.
Nel triennio 1993-1996 la retribuzione media dei poligrafici è cresciuta,
da 58,9 a 62,1 milioni lordi annui, con una crescita complessiva del 5,44%
a valori correnti. A valori costanti 1993, la retribuzione media annua è
invece diminuita del 6,52%, da 58,9 a 55 milioni lordi annui. Ponendo
uguali a 100 i valori del 1993, Nel 1996 il numero indice dei prezzi al
consumo (sulla base di una inflazione prevista al 3% alla fine dell’anno) è
pari a 112,8, quello della retribuzione ordinaria di 107,4, quello della
retribuzione straordinaria di 92,1, quello della retribuzione complessiva
di 105,4.
