Il database come risorsa strategica: il punto di vista de La Stampa

Di
cosa parliamo?
Tutte le volte che rifletto sui progressi compiuti dalla tecnologia
applicata al nostro “business”, mi diverto nel ricordare ciò che sentii
raccontare da un relatore, di cui purtroppo non ricordo il nome, in
occasione del primo seminario IFRA a cui partecipai. Me ne scuso, ma ho
qualche attenuante:è già passata una dozzina d’anni da allora, e quel nome
ora potrei ricordarlo solo se all’epoca fossi stato lungimirante e lo
avessi annotato in un qualche database.
L’argomento era l’impaginazione elettronica e il simpatico relatore si
dichiarò pronto ad accettare qualsiasi critica tranne quella di essere
incoerente. “Lavoro da 10 anni nell’informatica applicata all’editoria –
disse – e sono 10 anni che ripeto: ‘L’impaginazione elettronica completa e
senza eccezioni è dietro l’angolo’. A distanza di 10 anni, con grande
coerenza, rimango dello stesso parere!”.
Correva l’anno 1984, cosa possiamo dire oggi? Personalmente ritengo che
l’angolo sia stato svoltato: il traguardo dell’impaginazione elettronica è
stato raggiunto e in alcuni casi abbondantemente superato. Nel frattempo,
però, mentre noi spendevamo le nostre energie nella corsa, qualcuno ha
spostato il filo di lana più in là e, quel che è peggio, in certe
“condizioni di luce” quel filo si confonde con lo sfondo della pista e non
sappiamo più bene dove e quale sia esattamente la nostra meta. Qualcuno ha
cambiato le regole del gioco, anzi, ha cambiato il gioco! Questi non sono
più i 400 a ostacoli, ma una gara di resistenza…

Fino a qualche mese fa parlavamo di quotidiani, quelli di carta, quelli che
si vendono in edicola, un numero di pagine variabile, dalle quattro alle
100, dipende… Dopo avere imparato a dominare l’informatica per fare quei
giornali lì, ora noi tutti – tecnici e giornalisti – dobbiamo “reinventarci
un mestiere”, interpretare le innovazioni e intuirne le potenzialità,
giacché oggi la tecnologia non si propone solo come soluzione ai problemi
produttivi, ma sempre più spesso costituisce il motore dello sviluppo.
E’ una sfida intrigante, se vogliamo anche divertente e allettante,
complicata però dal fatto che non sappiamo ancora bene di cosa stiamo
parlando: quale giornale? Con quali tecnologie? Quali altri prodotti e,
soprattutto, destinati a quali fruitori?

Quale giornale?
Per tentare di esplorare e raccontare questi nuovi scenari, partirei dalla
descrizione del nostro giornale e degli elementi che lo caratterizzano come
prodotto e come mercato; dopodiché vorrei parlare delle sperimentazioni di
prodotto fatte e da fare per arrivare a tracciare una possibile fisionomia
del giornale del futuro.
La Stampa è il terzo quotidiano italiano. La sua tiratura media è di
575mila copie e la distribuzione copre il territorio nazionale e molti
Paesi dell’Europa e delle Americhe.
La Stampa è articolata in 18 diverse edizioni, nazionali e locali. Gli
stabilimenti di stampa sono stati recentemente ampliati per consentire una
foliazione fino a 56 pagine, di cui otto a colori.
Il giornale tipo è costituito da un nucleo base di 38-40 pagine nazionali e
da 10-16 pagine per ciascuna edizione locale. In totale, il volume medio
delle pagine chiuse in tipografia è di 160 al giorno. Con i supplementi
settimanali e altre pubblicazioni la media sale a 170.
La dislocazione geografica e la serrata cadenza delle chiusure redazionali
influenzano l’organizzazione del nostro business. I ridotti tempi a
disposizione per stampa e distribuzione delle copie ci hanno indotto alla
scelta di attivare quattro poli di stampa in Italia e uno in Francia, oltre
a quello di Torino. Accordi stipulati con alcuni stampatori ci consentono
di sfruttare le potenzialità di altri stabilimenti quando particolari
esigenze di distribuzione lo richiedono.
Da sempre, a La Stampa, viene in qualche modo associata un’immagine di
avanguardia tecnologica, spiegabile probabilmente per il fatto di aver
attuato scelte che hanno funzionato da apripista per la realtà italiana:
primo giornale a fare uso di telefoto, primo dei grandi giornali a passare
dalla composizione a caldo alla fotocomposizione, primo dei grandi giornali
a ricorrere alla teletrasmissione in fac-simile e poi ancora primo a
trasmettere simultaneamente a più poli di stampa, primo nell’adozione di un
Sistema Editoriale, di nuovo fra i primi nella sperimentazione della novità
di questi mesi, Internet.
Un’altra caratteristica de La Stampa è quella d’aver sperimentato, e in
alcuni casi definitivamente avviato a régime, tutti i processi oggi
possibili per realizzare prodotti di editoria elettronica, nessuno escluso.
Li ricordo brevemente:
Banche dati on line. La banca dati de La Stampa raccoglie il testo di tutti
gli articoli pubblicati dal giugno del 1991, mentre per gli anni precedenti
esiste un indice completo con l’abstract degli articoli. L’aggiornamento
quotidiano viene fatto in tempi inferiori alle 24 ore e reso disponibile su
sei diversi host che ne commercializzano i diritti.
La banca dati dovrebbe poter resistere, secondo gli esperti, su un mercato
di utenza professionale, anche se le evoluzioni in atto su Internet
lasciano intravedere una diversa modulazione di questi servizi. Sarà
interessante – e importante – cogliere e interpretare i segnali delle
future tendenze.
CD Rom. La Stampa ha finora pubblicato sei CD: una raccolta di dieci anni
(dal 1982 al 1992) dell’inserto scientifico “Tuttoscienze”, quattro
raccolte annuali complete del quotidiano (’92, ’93, ’94 e ’95) e l’ultimo,
a carattere scientifico, lanciato proprio in questi giorni in
collaborazione con Rai. I CD Rom de La Stampa sono simili a “frammenti”
della banca dati della quale conservano impostazione e contenuti, ma sono
di più semplice e immediato utilizzo rispetto alla consultazione on line.
In prospettiva, i CD potranno evolvere da un carattere semplicemente
ipertestuale a vere opere multimediali. In questo particolare segmento, La
Stampa sta lavorando tra l’altro all’edizione italiana di un’opera dedicata
all’ambiente.
Floppy disc. Rispetto al CD Rom, il floppy offre il vantaggio di poter
essere utilizzato su qualsiasi computer senza richiedere particolari e
costosi dispositivi non ancora largamente diffusi. La Stampa ha finora
prodotto tre floppy, uno realizzato insieme con Ibm in occasione dei
mondiali di calcio del ’94 e due sul cinema.
Videotel. In Italia il Videotel è un’altra promessa mancata perché non è
mai stato seriamente disciplinato e sostenuto dai gestori di rete. Gli
utenti italiani di Videotel non hanno mai raggiunto una massa critica
sufficiente allo sviluppo, com’è avvenuto invece in altri Paesi. In ogni
caso, La Stampa è presente su Videotel fin dagli albori, attualmente in
collaborazione con la Società francese Telematix, con alcune informazioni
economico-finanziarie. Oggi possiamo certamente dire che Videotel è
definitivamente sorpassato.
Audiotel. Alle origini, i servizi Audiotel sembravano particolarmente
adatti ad applicazioni editoriali e in poco tempo nacquero diversi prodotti
d’informazione. La Stampa si è cimentata in una breve sperimentazione in
collaborazione con il Gazzettino di Venezia.
DayFax. Dal 1990, La Stampa realizza quotidianamente una sintesi del
giornale in quattro pagine A4; la grafica (senza immagini) ricorda il
giornale principale. L’idea alla base di tale prodotto fu la possibilità di
attuare una distribuzione via fax, appunto, ma per La Stampa questa è stata
storicamente la prima opera di editoria elettronica regolarmente
commercializzata e appositamente confezionata. Oltre alla normale
trasmissione fax a villaggi turistici e alberghi al di fuori dei confini
nazionali, infatti, il file digitale del DayFax è distribuito attraverso il
circuito satellitare, originariamente organizzato da OceanSat, alle navi da
crociera e ad alcune imbarcazioni militari. Sulle navi il prodotto è
ricevuto da un Pc attraverso un comune impianto di ricezione satellitare,
quindi stampato su una stampante A4.
Broadcast. I prodotti/progetti in questo settore sono due:
° Telesoftware per non vedenti: è una selezione di articoli (Interni ed
Esteri) inviati tramite Televideo Rai ad un migliaio di non vedenti
italiani. I destinatari devono essere attrezzati di computer dotato di
sintonizzatore TV e sintetizzatore vocale. Il servizio è offerto
gratuitamente da La Stampa e Rai ed è attivo dal 1989 (1988 se si considera
l’inizio della sperimentazione in altre forme).
° Satellite: in questo caso vengono trasmesse le pagine del giornale
utilizzando un canale televisivo satellitare impiegato per la trasmissione
dati. Il progetto – sviluppato da HsCast, una società del Sole 24 ore –
consente un’alternativa alla convenzionale trasmissione in fac-simile su
linee dati dedicate e offre allettanti prospettive per la realizzazione di
una strategia di distribuzione articolata che preveda la stampa in rotativa
dove siano richiesti alti volumi di diffusione e, a scalare, stampe presso
services per arrivare fino all’utente singolo che, attrezzato di personal
computer e stampante A3 o A4 potrebbe ricevere il giornale completo –
sottoscrivendo un abbonamento – direttamente sulla scrivania dell’ufficio o
a casa.
Questa tecnica è stata recentemente sperimentata in occasione delle
Olimpiadi di Atlanta e ha riscosso un notevole successo.
Internet. La Stampa possiede un proprio dominio Internet dal settembre del
1994 e a partire dal maggio del 1995 offre la versione HTML del supplemento
scientifico “Tuttoscienze” e il DayFax in formato Acrobat.
Dal novembre dello stesso anno sono anche disponibili la versione HTML
dell’intera edizione nazionale, le recensioni dei film in prima visione, il
catalogo di tutti i prodotti dell’Editrice, oltre a servizi tipo “dossier”
legati a particolari eventi.
E’ inutile ricordare – e non è questa la sede – le problematiche che
emergono dal confronto tra editoria e Internet, ma permettetemi comunque di
fare un’ovvia considerazione: tra tutte le nuove tecnologie, questa ha più
probabilità di successo e con Internet dovremo fare i conti, prima o poi.
Supporti magnetici non digitali. In questo settore più tradizionale La
Stampa ha realizzato una collana di audiotape (gli Audiolibri) e una di
videotape dedicate al turismo.
Questo è il giornale e le sue modulazioni di cui parliamo attualmente a La
Stampa e tutto questo serve per dire – se ce n’era bisogno – che la
“macchina giornale” dei nostri giorni è diventata terribilmente complicata.

Quali prodotti? E per quali fruitori?
Il nostro business non può più essere considerato in assoluto di tipo
monoprodotto e sempre di più, in futuro, dovremo adeguarci a una “griglia”
di possibili prodotti, quelli che il tempo e il mercato avranno individuato
e dichiarato praticabili: il giornale on line per un pubblico ancora tutto
da scoprire; la banca dati – probabilmente – per un pubblico professionale
o via via più allargato; le opere multimediali per la didattica,
l’edutainment e l’infotainment; il giornale via satellite per un pubblico
variegato ed esigente al fianco, naturalmente, del giornale convenzionale
che forse subirà una “mutazione genetica”, in qualche modo già avviata
dalla televisione negli ultimi anni.
Senza trascurare che all’orizzonte, come sappiamo, c’è ancora dell’altro:
c’è il mito del giornale su misura (il cosiddetto “daily-me”) che in
qualche modo fa già parte di alcuni nostri piani, c’è la possibilità di
aumentare l’interazione con il pubblico attraverso gli strumenti messi a
disposizione dalla tecnologia, c’è una strategia ancora tutta da inventare
di utilizzo sinergico di tutti questi mezzi di comunicazione messi insieme.
E c’è, naturalmente, la necessità di progettare, giorno per giorno, ognuno
di questi prodotti con la stessa cura e il medesimo controllo usato oggi
per produrre il nostro giornale di carta.
Per ciascuno di noi, a seconda delle decisioni che prenderemo in merito ad
ogni nuova opportunità, si andrà delineando un modello organizzativo, mai
completamente giusto e mai del tutto sbagliato e ognuno di questi avrà una
connotazione che lo renderà unico.
Fra di noi ci sarà chi deciderà di seguire tutte le diversificazioni di
prodotto sempre con un’unica organizzazione per scelta politica o magari
per utilizzare in modo sinergico le tecnologie e ci sarà anche chi
sceglierà di istituire gruppi di interesse o addirittura società
diversificate.
In ogni caso, occorrerà individuare soluzioni tecniche e organizzative per
ottenere il massimo dell’efficienza dalla macchina “generatrice di
informazioni” che è ogni quotidiano. Sarà importante avere il controllo di
tutti gli strumenti per raccogliere, organizzare e distribuire velocemente
le informazioni, in coerenza con le modalità che ciascuno dei mezzi renderà
più praticabili. E importante sarà anche verificare la congruenza del
lavoro svolto.
Ciascuno di noi, a partire dalla propria realtà e dalla propria situazione
tecnologica, dovrà cercare di impostare un suo modello e una sua soluzione
tecnologica. Occorrerà fare i conti con la necessità di integrare e
organizzare le lavorazioni diversificate con il compito istituzionale di
preparare e produrre il giornale (o i giornali). La fatica tecnologica
diventerà più ardua di quanto già oggi non sia.

Con quali tecnologie?
Proviamo a vedere cosa sta succedendo a La Stampa in questa direzione. Il
processo di preparazione delle pagine è completamente elettronico dal
giugno del ’95. Fanno eccezione le pagine intere di pubblicità nazionale
fornite ancora in pellicola direttamente dalle agenzie.
Atex J11
Il nucleo base del Sistema Editoriale è costituito dal vecchio e glorioso
Atex J11, attorno al quale ruotano i sistemi satelliti dell’impaginazione,
del trattamento digitale delle fotografie, della pubblicità tabellare e
della pubblicità classificata.
Come molti di voi sapranno, i vecchi sistemi Atex non si appoggiano ad un
vero e proprio database, sebbene le tecniche di file-system messe a punto
fin dagli albori dalla casa di Bedford fossero un compromesso di
straordinaria efficacia tra criticità delle funzioni chiamate a svolgere e
tecnologie a quel tempo disponibili.
Atex EdPage
Alla stessa stregua, anche il sistema di impaginazione basato su EdPage non
possiede un vero e proprio database, ma lavora ancora sull’organizzazione
delle directory del file-system Unix.
Nella realtà produttiva de La Stampa, Atex EdPage è qualcosa di più di un
sistema di impaginazione: esso costituisce lo strumento di integrazione, il
collante che lega insieme tutte le lavorazioni e tutti i sottosistemi. Il
motore di impaginazione front-end di Edpage scandisce il lavoro in
Redazione e realizza l’assemblaggio di tutti gli elementi.
Atex Image Services
Per vedere il primo vero database targato Atex, noi che per la pubblicità
abbiamo fatto scelte diverse, abbiamo dovuto attendere Image Services, il
database delle immagini destinate alla pubblicazione, interfacciato
direttamente con il sistema di impaginazione EdPage. Nel 1992, anno in cui
è stato installato il primo nucleo dell’Image Services, il database
proposto da Atex era Ingres e tale è rimasto, anche se oggi l’offerta di
soluzioni è più allargata.
Electronic Picture Desk
All’Image Services, che come abbiamo detto è il contenitore delle immagini
da pubblicare (nella nostra realtà sono circa 500 al giorno), le immagini
arrivano dall’Electronic Picture Desk, il front-end che filtra l’impatto
delle 1.500 fotografie ogni giorno acquisite dalle periferie e dalle
Agenzie e che svolge funzioni di selezione, trattamento.
Quando anche l’Archivio storico sarà stato completamente convertito a
digitale, l’Electronic Picture Desk sarà ancora il crocevia del traffico
delle immagini ricevute e smistate tra le Redazioni distaccate, la
Produzione e l’Archivio, e distribuirà i suoi servizi a ciascuna di queste
unità.
Alla luce di quanto si è detto, è evidente che sarà considerata strategica
la gestione dei dati di “borderò” delle testate e delle pubblicazioni, in
modo da rendere più veloce e sicura la verifica dell’associazione del
materiale pubblicato ai costi di budget.
Pubblicità classificata e tabellare
Completano il quadro delle tecnologie del pre-press i sistemi per la
gestione della pubblicità classificata e tabellare. Come per l’Electronic
Picture Desk, anche il prodotto di questi due sistemi alimenta
l’impaginatore Atex EdPage.
Il sistema della pubblicità classificata, basato su un database BTrieve,
acquisisce i piccoli annunci, li ordina e li passa al sistema di
impaginazione secondo criteri di priorità e di spazio definiti dal menabò.
Il sistema della pubblicità tabellare, che è invece basato su un database
OMNIS e su un’applicazione DTP, consente la preparazione e la generazione
dell’output di singoli annunci, di blocchio di pagine complete che, alla
stessa stregua della pubblicità classificata, vengono automaticamente
agganciati alle griglie generate dal sistema di impaginazione.
Output e fac-simile
Le pagine fotocomposte sul sistema di output vengono cedute al sistema
fac-simile attraverso la rilettura sullo scanner o passate direttamente in
formato digitale per la trasmissione a Torino, Milano, Roma, Catania e
Cagliari.
Per Roubaix è stato realizzato un sistema alternativo che elabora il
formato in uscita dagli scanner per renderlo adatto ad una gestione su
apparecchiature standard e lo trasmette via ISDN allo stabilimento di
stampa francese. Da notare che questa è la stessa tecnica che sta alla base
del giornale via satellite: il bitmap delle pagine, in questo caso, è
trasmesso non direttamente al destinario, ma alla stazione di “up-link”
satellitare.
Vale la pena di rilevare che l’evoluzione delle telecomunicazioni e delle
tecniche di networking aprono, ancora una volta, interessanti scenari
grazie ai quali sarà possibile realizzare una griglia di distribuzione del
giornale in forma elettronica, anche se la fruizione finale sarà ancora su
carta.
Il sistema di tracking
Il controllo dell’avanzamento del lavoro è un sogno che esiste da quando
esistono i giornali. Quanti tra noi non cono-scono il panico che assale
quando le notizie e le ribattute incalzano e si capisce che la
schedulazione è saltata, ma non si ha nessuno strumento per improvvisarne
una nuova?
Oggi il sogno del controllo dell’avanzamento produttivo è realizzabile,
grazie alla tecnologia. Ed è assolutamente necessario realizzarlo, per
colpa della tecnologia!
Mi spiego meglio: fino a quando circolavano strisce e pezzi di carta da
montare sul banco luminoso, bene o male si vedeva il lavoro e si intuiva il
suo procedere. Nell’attuale tipografia informatizzata è rimasta solo la
bozza finale per il Direttore, ma a quel punto gli errori sono sempre
troppo pesanti. Un registratore di eventi, un sistema che consenta una
serie di check-point, è quanto mai necessario per ridurre il rischio di
errori.
Il “tracker” de La Stampa, un’applicazione progettata in casa, registra
l’avanzamento di ogni elemento di ogni singola pagina nel flusso
produttivo. Dalla postazione del sistema è possibile visualizzare la
geometria delle pagine (dove ogni elemento è rappresentato con un colore
che ne evidenzia lo stato) e si può richiedere un quadro riassuntivo delle
schedulazioni e degli scostamenti. A consuntivo di una serata si può
richiedere una statistica dell’andamento produttivo.
Prossime implementazioni prevedono l’interfacciamento con i sistemi di
output e di teletrasmissione per rilevare in modo automatico gli eventi
significativi e per spingere quindi la visibilità fino agli stabilimenti di
stampa.
Su un fronte parallelo, è in corso di realizzazione un progetto che,
attraverso la registrazione dei dati di produzione dello stabilimento di
stampa principale, consentirà il reporting delle fasi di lavorazione e
un’analisi statistica degli eventi, del consumo dei materiali e delle
problematiche di produzione. Molti di questi dati saranno registrati,
ovviamente, in un database e saranno acquisiti direttamente dai dispositivi
che pilotano il funzionamento degli impianti (formatura, rotative e
spedizione).
E’ evidente l’importanza che questi dati assumeranno quando saranno
ordinati e consultabili anche per fini non direttamente collegati alla
gestione produttiva, con particolare riferimento alle questioni relative al
carico e scarico magazzino e quindi contabili.
Il timone
Come è facile immaginare, la realizzazione del progetto editoriale di un
quotidiano come il nostro non è banale. L’ar-ticolazione delle edizioni e
la stampa remota su sei stabilimenti comportano un accurato lavoro di
verifica delle com-patibilità produttive (potenzialità e configurabilità
degli impianti in funzione del colore) oltre al normale lavoro di presidio
del notiziario in stretta relazione con la Redazione.
Presto sarà avviata la sperimentazione di uno strumento di supporto
decisionale che guiderà l’Ufficio Programmazione nell’individuazione del
corretto progetto editoriale sulla base del carico pubblicitario,
verificandone la fattibilità produttiva.
Lo stesso strumento manterrà i contatti con i reparti di lavorazione
(Tipografia, Telecomunicazioni, Formatura, Stabilimenti di stampa,
Spedizione) nei modi più tradizionali (invio di fax elettronici) oppure più
innovativi (monitoraggio continuo dell’evoluzione del timone attraverso la
visualizzazione grafica e messaggi).
Anche per questa applicazione si prevedono sviluppi molto interessanti sul
piano dell’integrazione, della visibilità e del controllo dei processi.
Future implementazioni consentiranno – ancora una volta – un aumento del
livello di efficienza attraverso la riduzione o l’eliminazione della
manualità e delle duplicazioni; la procedura sarà strettamente integrata
con il sistema della Pubblicità e dell’impaginazione per il passaggio delle
informazioni relative alla collocazione degli avvisi e per il feed-back con
la Concessionaria, e con il sistema di tracking per il completamento di
tutti gli aspetti di controllo.

La centralità del database
E’ chiaro che, sotto il mero aspetto tecnico, la scelta del database più
adeguato in un’ottica di totale integrazione, non può essere un semplice
esercizio accademico, ma è invece una grandissima responsabilità per chi
vorrà fornire la soluzione finale. Omogeneità dei motori di ricerca e delle
piattaforme client, potenza, scalabilità, flessibilità e configurabilità
sono, banalmente, i requisiti fondamentali che non dovranno essere
disattesi.
Sullo sfondo di uno scenario evolutivo così incerto e precario e
tecnicamente così complesso, dobbiamo necessariamente armarci di qualche
certezza, almeno due: una strategica e una tecnologica.
La prima: se vogliamo continuare ad esistere, dobbiamo attrezzarci per
imparare a fare, al fianco del caro e vecchio giornale di carta, tutti i
nuovi possibili giornali che la tecnologia e il mercato sapranno tracciare
nel prossimo futuro e per i quali avremo (noi e i nostri lettori)
individuato il giusto linguaggio.
La seconda: in mezzo all’eterno dilemma della scelta dei Sistemi Operativi,
dei protocolli, delle piattaforme hardware e del loro continuo divenire, il
database deve essere l’unico punto fermo al centro dell’evoluzione prossima
ventura, la chiave di volta per pilotare le nostre strategie, lo strumento
che ci traghetterà verso nuove mete senza perdere l’equilibrio e il
controllo sui prodotti e sui modi per prepararli e distribuirli. Nel
database bisogna credere, e investire fin da subito.
Il concetto di database al quale ci riferiamo ha una connotazione più
vasta, più onnicomprensiva rispetto al database cui pensiamo abitualmente.
Ha confini più estesi, o meglio, non ha confini. Non è più – o non è più
solo – uno strumento che mette in ordine oggetti e informazioni
disordinate, un contenitore dove alla fine poi si ritrova tutto.
Dall’evoluzione dei Sistemi Editoriali abbiamo imparato che oggi tutte le
possibilità sono aperte: chi ritiene di poter attuare scelte di assoluta
conformità agli “standard” può decidere di adottare software
“off-the-shelf” e chi non vuole o non può sacrificare il minimo livello di
integrazione ed efficienza insiste invece sulle scelte proprietarie. Ma al
centro di tutto c’è comunque e sempre il database, standard o proprietario.
Meglio se standard o, almeno, se contemplato nella lista dei mille standard
possibili!
Ma l’importanza e la centralità del database sono destinate a crescere
ancora nel prossimo futuro: il database al centro della preparazione
editoriale e tipografica del giornale, il database al centro della
trasmissione e della produzione, il database al centro della gestione e del
controllo dei processi, il database al centro della distribuzione e del
controllo delle vendite.
Tutti noi stiamo assistendo alla lenta ma profonda trasformazione che i
mezzi di informazione stanno attraversando in questi anni. Che piaccia
oppure no, l’informazione è diventata un prodotto come tanti altri, e come
tale è legato alla domanda del mercato. Lo vediamo tutti giorni: supplementi
, allegati, gadget. Possiamo ancora affermare che esiste un netto confine
tra linea editoriale e politica di marketing?
Se questa tendenza è destinata a durare, le informazioni – e non mi
riferisco solo alle notizie – non potranno più essere di dominio esclusivo
della Redazione piuttosto che dell’Ente Commerciale, ma dovranno diventare
un patrimonio dell’Editore dal quale potrà scaturire uno straordinario
vantaggio strategico solo se ben organizzato e ordinato. Insomma, senza
inventare nulla, è il concetto di data warehouse che si fa strada e che
moltissime aziende hanno cominciato ad approfondire o a sperimentare.
Perché noi aziende editoriali dovremmo essere diverse?
Proviamo ad immaginare una realtà dove nel momento di varare il progetto
editoriale del giornale del mattino seguente sia possibile consultare un
database nel quale siano registrati tutti gli eventi previsti e
prevedibili, le questioni in sospeso da riprendere, gli appuntamenti, le
iniziative commerciali/promozionali ordinarie e straordinarie, le zone
geografiche di applicazione, le notizie previste o presunte su possibili
alterazioni della distribuzione standard (sciopero dei trasportatori o dei
giornali concorrenti) che potrebbero condizionare la progettazione e
compromettere la fattibilità del giornale. Tutto da un’unica postazione
polifunzionale, secondo criteri di accesso predefiniti.
Se riusciamo ad immaginare che tutto ciò sia possibile e conveniente per il
giornale di carta, bene, allora è necessario che tutto ciò sia vero per i
prodotti “tutti digitali”, od on line che dir si voglia, insomma quelli che
nascono e vengono consumati sempre sotto forma di bit, senza mai essere
ospitati da supporti diversi dal computer. E’ vero, le recenti esperienze
di tutti noi dimostrano, se ce n’è bisogno, che per realizzare un progetto
bisogna superare difficoltà di ordine pratico terrificanti, ma sul piano
teorico non esiste più nulla che debba ancora essere inventato: la
tecnologia è sufficientemente ampia e matura per coprire tutte le
problematiche e le necessità. Si tratta di capire se sono maturi gli
strumenti, i tempi. E gli uomini.
Luigi Mezzacappa