IFRA 96: editori e fornitori cercano nuove formule di collaborazione

“La novità di quest’anno sono i sorrisi. Da molte
edizioni ci eravamo abituati a musi lunghi, al diffuso pessimismo e quasi
alla rassegnazione di quanti, tecnici ed editori, avrebbero voluto
investire in nuove tecnologie, ma i numeri dei bilanci suggerivano di
rinviare tutto ai tempi migliori. A Ginevra, invece, abbiamo ricominciato a
lavorare sulla base di progetti di investimenti che prevedono ritorni
economici nei prossimi esercizi. Un segnale di ottimismo e di apertura di
credito verso il futuro”. La fonte di queste osservazioni, naturalmente
anonima, è uno fra i maggiori esperti del mercato italiano dei fornitori di
tecnologie, che ha vissuto in prima persona l’evoluzione della stampa
quotidiana a partire dalle prime fotocompositrici degli anni sessanta.
Non siamo in grado di confermare che proprio tutti i diecimila visitatori
della ventisettesima edizione dell’Ifra, la tradizionale mostra convegno
per i quotidiani europei, siano arrivati a Ginevra con il sorriso sulle
labbra, ma di buon umore erano sicuramente gli organizzatori dell’evento.
Pur in presenza di una forte contrazione dello spazio fieristico, sceso dai
17.024 metri quadrati del 1995 ai 15.718 di quest’anno, il paventato crollo
della più importante esposizione tecnologica europea di settore non c’è
stato. Anzi, le aziende presenti nel padiglione del Centro fieristico
ginevrino sono aumentate di quindici unità, e i visitatori, il vero
elemento chiave di questo genere di iniziative, sono in lievissima crescita
rispetto alla precedente edizione di Amsterdam. L’esercito dei 10.000
fedelissimi della mostra convegno, qualcuno sorridente, qualcuno forse un
po’ meno, non ha disertato, come temuto dagli organizzatori di un evento
che, a partire dal 1991, è andato sistematicamente riducendosi nelle
dimensioni fieristiche.
Sorrisi e soddisfazione per lo scampato pericolo a parte, l’edizione
dell’Ifra di quest’anno non si farà ricordare per novità particolarmente
eclatanti, sempre più difficili da incontrare in un settore caratterizzato,
sul versante degli editori, da una marcata maturità tecnologica e, sul
versante dei fornitori, dalla progressiva riduzione dei margini di guadagno
e, di conseguenza, da una diminuzione delle risorse disponibili per avviare
progetti che richiedano grandi investimenti in ricerca e sviluppo.

“Fai-da-te” addio…
Forse proprio grazie alla concomitanza di questi fattori, dal fronte dei
rapporti globali fra il mercato dei fornitori e gli editori di quotidiani
sono arrivati, in occasione dell’Ifra di Ginevra, segnali molto chiari, e
convergenti, in direzione di nuovi scenari di collaborazione, favoriti
anche dalla crisi, speriamo irreversibile, di alcune delle famigerate
“idee” che hanno accompagnato, come spiritelli maligni, l’avvento delle
piattaforme standard nell’industria dei giornali.
Nella seconda metà degli anni ottanta, il rafforzarsi dei microprocessori
dei personal computer, e il vertiginoso sviluppo dei software applicativi e
delle tecnologie di rete locale, avevano spinto uno degli allora più
ascoltati gruppi di guru americani dell’innovazione tecnologica, il Seybold
Group, a coniare l’immagine della “quarta ondata”. Il più probabile
sviluppo dei sistemi editoriali, si disse allora, sarebbe andato in
direzione dell’impiego massiccio di piattaforme hardware standard e di
software “off the shelf”, reperibili in ogni buon negozio all’angolo di
strada. Agli editori si prospettava un radioso futuro all’insegna del più
spericolato “fai-da-te”, beninteso partendo da un progetto disegnato da un
“esperto consulente” estraneo alle case fornitrici. Queste ultime potevano
scegliere fra una rapida conversione in “integratori” di componenti di
sistemi forniti da poche grandi aziende, o un altrettanto repentina
estinzione. L’abilità propagandistica degli inventori di questo scenario, e
la concomitanza di alcune oggettive coincidenze – come la rapida
diminuzione dei costi delle piattaforme standard, che avvalorava l’ipotesi
di poter assemblare in casa sistemi complessi con poche migliaia di dollari
– ha reso queste ipotesi credibili. Molti editori americani si sono
lanciati in uno spensierato bricolage tecnologico, un “fai-da-te” che si è
rivelato dannoso non solo per i quotidiani, ma per gli stessi fornitori.
La scoperta che i soli X-Press o Pagemaker, senza l’intervento di software
house altamente specializzate nella produzione di un prodotto complesso, e
sofisticato, come il giornale, non fossero sufficienti alla produzione di
quotidiani, anche se di modeste dimensioni, ha creato forti disagi a tutti.
Il solo mercato americano, negli ultimi quattro, cinque anni, ha
registrato, in pratica, quasi un blocco degli investimenti in direzione
dell’innovazione dei sistemi editoriali. In Europa, dove molte meno
testate, a onor del vero, hanno sperimentato la strada del “fai-da-te”
integrale, è arrivata l’onda lunga dell’impasse tecnologico sotto forma di
una generale “confusione” degli operatori sulle scelte strategiche di fondo
da operare.
Il risultato forse più significativo dell’Ifra di Ginevra sono stati
proprio i segnali forti ed univoci in direzioni di nuovirapporti fra
fornitori ed editori, all’insegna di un radicale capovolgimento delle
illusioni del “fai-da-te”.

…è in arrivo il Partnership Agreement
Il primo giornale a firmare il nuovo contratto di Partnership Agreement
proposto dal gruppo norvegese Sysdeco, che lo scorso anno ha rilevato Atex,
è stato il New York Times. L’editore del terzo quotidiano americano per
diffusione – 1.081.541 copie al giorno – si è impegnato con il suo storico
fornitore di sistemi ad un rapporto di collaborazione di durata decennale.
In questo periodo i tecnici della Sysdeco svilupperanno le soluzioni
richieste dai manager del gruppo editoriale, cominciando da una completa
revisione di EDPage, il prodotto di punta per la videoimpaginazione di
grandi quotidiani. La Sysdeco, naturalmente, commercializzerà in tutto il
mondo il nuovo prodotto che scaturirà dalla collaborazione con il New York
Times, ma solo successivamente all’impiego da parte della testata
firmataria dell’accordo, senza contare che, nei dettagli operativi, il
nuovo software privilegerà, per così dire, le specifiche richieste del
quotidiano committente.
Il nuovo contratto di collaborazione tecnologica è stato sottoscritto anche
da altri due clienti storici della Atex, l’europeo Manchester Evening News
e l’americano Boston Globe, e non ci meraviglieremmo di sapere che anche
altri editori del vecchio continente stiano, proprio in queste settimane,
esaminando le opportunità di questa proposta.
E’ difficile immaginare un accordo più agli antipodi della filosofia del
“fai-da-te”: a quell’epoca si proponeva l’integrazione di prodotti
standard, dopo neppure dieci anni si propone, semplicemente, di sviluppare
applicativi su misura, integrando componenti standard e strumenti altamente
specializzati, attraverso un rapporto che garantisca agli editori soluzioni
veramente ad immagine e somiglianza delle testate, e ai fornitori dia
garanzie di una continuità nel tempo, l’unica in grado di incoraggiare i
necessari investimenti in ricerca e sviluppo.
E Sysdeco non è la sola. Unisys, altro fornitore di prima grandezza sulla
scena internazionale, dopo aver raccolto significativi successi in Italia
ed in Europa con il proprio sistema Hermes, e dopo aver valutato
attentamente lo stato di “invecchiamento” dei sistemi installati nei
quotidiani americani, ha deciso di lanciare la sfida al nuovo continente.
Hermes sarà proposto negli Stati Uniti come la soluzione globale per
questa industria editoriale. Il punto di forza di questa soluzione nasce
proprio dai successi ottenuti nel Vecchio Continente, che hanno reso i
diversi moduli del sistema adattabili ai più diversi modelli di
organizzazione del lavoro. Più che fornitori di sistemi, sarà meglio
cominciare a parlare di “sviluppatori globali”.
E che cosa dire di uno fra i più importanti fornitori italiani di sistemi,
Sinedita, che aveva allestito allo stand dell’Ifra una postazione per
dimostrare non un prodotto, ma un'”idea tecnologica”. Per espressa volontà
dei nostri interlocutori, non possiamo, in questo numero di TecnoMedia, che
rimanere nel vago, salvo osservare che l’applicazione era qualcosa più di
un’idea, rientrando già nella categoria del software funzionante ed
estremamente innovativo, sia nei principi che nelle soluzioni prospettate
ad alcuni dei problemi organizzativi che maggiormente attirano l’attenzione
degli editori di quotidiani. In attesa di poter raccontare di più, ci
limitiamo ad osservare che anche la software house italiana ha spalancato
le porte all’ascolto del mercato. A tutti coloro ai quali veniva mostrata
l'”idea”, si richiedevano suggerimenti, opinioni e spunti applicativi.
L’innovazione tecnologica dei prossimi anni non passerà più attraverso la
mera “personalizzazione” di software standard; forse, come dice qualcuno,
la “vera” innovazione non è mai passata da quella strada. E’ invece assai
probabile che sempre più spesso si cerchino forme di collaborazione
attraverso le quali sviluppare solo ciò che serve realmente, prodotti tali
da consentire realmente la organizzazione del lavoro che venga valutata
come la più idonea dagli editori dei diversi Paesi.
Al nuovo clima che sta nascendo fra utenti e sviluppatori di soluzioni non
si è sottratta neppure Servizi Italia, società leader in Europa per i
sistemi di trasmissione on line della pubblicità su reti ISDN. All’offerta
di servizi ad alto valore aggiunto, la società ha iniziato ad affiancare
l’offerta diretta del proprio prodotto di punta, TEDDI. Editori e
concessionarie di pubblicità saranno libere di scegliere se sottoscrivere
un contratto per la fornitura del servizio relativo alla gestione in rete
delle pagine di pubblicità, oppure integrare TEDDI nei propri sistemi di
produzione e trasmissione. In questo secondo caso, Servizi Italia sarà
chiamata a fare qualcosa di più di una mera personalizzazione del progetto.

Come ha dimostrato una recente indagine svolta dalla ASIG Service, la
società operativa della Associazione Stampatori, editori e concessionarie
di pubblicità hanno approcci diversi nei confronti del corredo di dati
commerciali ed amministrativi che costituiscono parte integrante del file
di pubblicità. In particolare, il data base di informazioni può essere
ripartito in tre grandi aree: le informazioni che tutti i protagonisti del
mercato ritengono indispensabili, quelle che nessuno vuole mettere in rete
ed un terzo gruppo, la parte più cospicua, che potremmo chiamare
“informazioni facoltative”, all’interno del quale ciascuna azienda la pensa
in modo diverso. Chi, come Servizi Italia, ambisce ad entrare da
protagonista in questo nuovo mercato, dovrà mettere in conto un attento
lavoro di strutturazione e di progettazione del data base amministrativo,
lavorando a stretto contatto con gli utenti finali.

Novità ginevrine
Rimanendo nel settore della trasmissione a distanza, la DuPont ha
presentato Intellinet, una nuova soluzione per la gestione della
teletrasmissione delle pagine di quotidiani. Il prodotto, evoluzione su
piattaforma standard di Wydnet, della Crosfield, una delle soluzioni di
maggior successo in quest’area applicativa, sarà commercializzato in Italia
dalla G.M.D.E., la società specializzata nell’offerta di soluzioni DuPont
al mercato dei quotidiani nazionali. Intellinet utilizza componenti
standard di base, mentre lo sviluppo del software è stato affidato ad una
società italiana, la Hi.T.. Il prodotto, che si serve di un database
relazionale distribuito fra tutte le stazioni del sistema, dispone, fra le
altre funzioni, della possibilità di visualizzare graficamente, ed in tempo
reale, l’intero piano di produzione, che in ogni momento può essere
riorganizzato per gestire al meglio le diverse edizioni locali.
Nell’area spedizione, la IDAB Wamac, uno dei protagonisti mondiali del
settore, ha presentato un nuovo sistema di inserimento, denominato PST
6000. La macchina è l’unico sistema di inserimento nel quale gli inserti
vengono immessi nel prodotto principale, a sua volta trasportato tramite un
nastro convogliatore a monopinza dalla rotativa ai diversi punti di sgancio
e di uscita su una linea di confezionamento. La fase di apertura dei
giornali ed il successivo posizio-namento degli inserti al loro interno è
controllata da una serie di fotocellule e sensori di precisione, che
garantiscono una estrema accuratezza di funzionamento. Il PST 6000, come
tutte le altre soluzioni della IDAB Wamac, è distribuito in Italia dalla
R.G. di Milano.
Per un mercato, quello dell’inserimento, che sembra destinato a dare molte
soddisfazioni ad editori e fornitori di tecnologie, un altro settore, la
fotografia digitale, sembra invece languire. In particolare, all’Ifra ’96,
ha colpito la quasi scomparsa delle apparecchiature per il fotogiornalismo
elettronico. I dorsi digitali per i modelli di punta di Canon e Nikon,
esposti nello stand della Kodak, di dimensioni oltremodo modeste, non
esercitano più l’appeal raccolto sul mercato dei professionisti al momento
della loro presentazione. Tanto è vero che il colosso mondiale del settore
immagine, la Kodak, appunto, affianca sempre, alla promozione dei dorsi
digitali, l’offerta di nuove pellicole tradizionali, indirizzate al mercato
dei professionisti, e dispositivi di input per la digitalizzazione delle
immagini registrate con tecnologie chimiche. A quanto sembra di capire, i
limiti più grossi del fotogiornalismo digitale continuano ad essere legati
alla qualità finale delle immagini, oggettivamente ancora non competitiva
rispetto a quanto ottenuto con le pellicole tradizionali.

I proprietari, questi sconosciuti
Il mercato internazionale dei fornitori di tecnologiche, a cavallo fra anni
ottanta e novanta, ha abituato quanti lo seguono a fare i conti con i
mutamenti di proprietà. Il passaggio di mano delle quote di controllo di
società, anche di grosse dimensioni, è un fenomeno non nuovo.
Nel caso di aziende quotate in borsa, può succedere anche il passaggio di
azioni sul mercato sia talmente nascosto e repentino che la società che
viene acquistata scopra il volto del nuovo proprietario solo dopo
l’avvenuta transazione delle quote di controllo.
Decisamente più raro, ci sia consentito, è che il passaggio di proprietà
avvenga all’insaputa di chi … compera. All’Ifra di Ginevra ha trovato
puntuale conferma la notizia, anticipata da un articolo del Financial
Times, secondo la quale la Deutsche Bank si è trovata, senza saperlo, ad
essere il nuovo proprietario del gruppo norvegese Sysdeco. La vicenda è il
risultato di una serie di operazioni di investimento in titoli tecnologici
– Sysdeco è quotata alla borsa di Oslo – compiute dalla Morgan Grenfell,
sussidiaria inglese della banca tedesca, specializzata in investimenti
mobiliari. Da una serie di accurati controlli realizzati dalla Deutsche
Bank, è venuto alla luce che l’istituto tedesco, in virtù della somma di
piccole quote Sysdeco acquistate di volta in volta, si è trovata a detenere
il 51% del capitale azionario.
La notizia sarebbe stata probabilmente destinata a finire nel grande
calderone delle operazioni di finanza internazionale, se non fosse stato
per un dettaglio, sembra non trascurabile. Alcune norme del mercato
borsistico norvegese, infatti, prevedono che nel caso in cui un nuovo
soggetto acquisisca la maggioranza di una società quotata in borsa, questi
debba formulare una offerta pubblica di acquisto del-le azioni ancora in
circolazione, al prezzo massimo al quale è stato scambiato il titolo nei
sei mesi precedenti la scalata.
Secondo alcuni analisti internazionali, i nuovi proprietari potrebbero
trovarsi a dover lanciare una offerta pubblica di acquisto di azioni
Sysdeco ad un prezzo ben superiore rispetto all’attuale valore di mercato,
qualcuno ha scritto addirittura quadruplo. Una vicenda che, a dire il vero,
non ha affatto turbato i visitatori dell’Ifra, vista anche la serietà dei
partner coinvolti, Sysdeco e Deutsche Bank, ma che, sembra di capire,
creerà più di un grattacapo agli avvocati esperti di questioni finanziarie
internazionali.

Nuove Fiere per nuovi mercati: un augurio per NewComm
Cominciano a cambiare i rapporti fra editori e fornitori, ad ogni rassegna
compaiono nuove soluzioni, i quotidiani si evolvono, l’unica a restare
immobile in questo panorama è la Fiera, una istituzione sempre uguale a se
stessa. Un paradosso forse, ma una situazione che viene vissuta con sempre
maggior fastidio da tutti i protagonisti dell’industria grafica ed
editoriale.
I dati sull’Ifra che pubblichiamo a pagina 13 fotografano un fenomeno ben
noto: gli spazi espositivi si restringono, la metratura media degli stand
regredisce ai livelli di quasi vent’anni fa, e ad andare in crisi è il
meccanismo economico sul quale si reggono le manifestazioni fieristiche, le
cui tariffe sono ancorate ai metri quadrati noleggiati. La stessa
evoluzione del mercato mondiale, con le software house sempre più in primo
piano, contribuisce ad inasprire questo fenomeno: a chi presenta un
software applicativo quei pochi metri quadrati sufficienti ad ospitare un
banchetto, tre sedie e due personal computer.
Più ancora che il sistema economico della Fiera, tuttavia, ci sembra che
cominci a non essere più rispondente lo schema dell’attuale organizzazione,
dove le sole opportunità di incontro fra fornitori ed utilizzatori sono
offerte dalle pareti degli stand. I Partnership Agreement, gli sviluppatori
globali ed i dimostratori di “idee” sono assai probabilmente alla ricerca
di nuove fiere, opportunità per sviluppare in modo creativo, e redditizio
per tutti, i nuovi rapporti che stanno nascendo fra le aziende. Non
possiamo che sperare che la nuova fiera per il mercato italiano,
NewComm’97, della quale riferiamo su questo stesso numero di TecnoMedia,
sia una prima, concreta risposta, a queste esigenze.
Ci auguriamo che i professionisti del settore possano varcare la soglia
della fiera di Bologna, il prossimo mese di settembre, non solo per cercare
che cosa c’è di nuovo sul mercato, ma con l’obiettivo di costruirlo loro,
il nuovo, all’interno di nuovi rapporti di collaborazione che si sono già
delineati, e che costituiscono senz’altro la chiave di volta per il
successo, od il fallimento, della nuova integrazione digitale che è sempre
più parte dell’esperienza tecnologica delle aziende editoriali e di
comunicazione, non solo in Italia, ma in tutto il mondo.