Parliamo di…
Nexpo ’96, l’appuntamento
mondiale sull’industria dei giornali annualmente organizzato dalla NAA,
l’associazione degli editori statunitensi, si è concluso il 19 giugno a Las
Vegas. Al momento non sono ancora disponibili dati e cifre sul numero degli
espositori, sull’ampiezza degli spazi occupati dalla Rassegna e
sull’affluenza di visitatori tradizionalmente provenienti da ogni parte del
mondo. Si ha ragione, tuttavia, di ritenere che, quand’anche saranno resi
noti, i dati in oggetto nulla aggiungeranno al significato e alla portata
della Manifestazione.
Le novità e le indicazioni di Nexpo ’96 non vanno misurati, infatti, con
metro e con criteri tradizionali. Anzitutto va notato (a conferma di un
fenomeno già affacciatosi in precedenti Rassegne del genere) che il “nuovo”
– inteso come tematiche emergenti dell’Esposizione e del Convegno – andava
soprattutto ricercato ai margini (nel senso letterale del termine) dei
padiglioni del Convention Center e non nei sempre più rari sfavillanti
stand proiettati al facile richiamo. Nei piccoli spazi periferici (non a
caso sempre affollatissimi) hanno trovato posto, ad esempio, quasi tutte le
apparecchiature che dimostravano metodologie convergenti o differenziate
per il trasferimento e l’acquisizione della pubblicità on – line, uno dei
temi giustamente privilegiati con l’intento di chiudere il cerchio della
realizzazione digitale della pagina.
Stesso discorso o quasi per le banche dati e per i centri di
documentazione, concepiti con sempre maggiore determinazione come strumenti
di raccolta di informazioni di ogni tipo (testo, illustrazione, immagini
fisse e in movimento, suono) da utilizzare per prodotti informatici
diversi, tra di essi integrabili.
In altri termini (ma i servizi di approfondimento che arricchiranno il
prossimo numero di TecnoMedia lo confermeranno), le ipotesi che a Nexpo ’96
hanno primeggiato non prevedono affatto il superamento del giornale a
stampa come medium di riferimento per lettori ed inserzionisti. Ci si
affanna, al contrario, alla ricerca di soluzioni ancora non definite – e
forse, su un piano generale non definibili – tra applicazioni mature di
architetture fondate sulla “quarta ondata” (il DTP trasferito all’industria
editoriale) e possibile rivincita dei sistemi dedicati, con la razionale
utilizzazione di tutte le risorse degli standard e dell’integrazione tra
componenti differenziate dell’architettura.
Qualcuno, interpretando l’indubbio sommovimento che si ritiene doversi
prevedere per l’affermazione di nuovi modelli di comunicazione e la per
trasformazione di quelli esistenti, parla addirittura di “quinta ondata”.
Tesi tutte rispettabili, e per ragioni diverse, condivisibili.
Quel che è certo che, per l’editoria in genere e per i quotidiani in
particolare, i prossimi mesi e i prossimi anni non prevedono mare piatto.
Carlo Lombardi
