Il Sistema Editoriale del 21° Secolo

Phil Rugile, direttore dei sistemi informativi del New York<BR>Newsday, ha visto il futuro dei sistemi editoriali: si tratta dei browsers,<BR>lo stesso software ora adoperato da milioni di persone per navigare sul<BR>World Wide Web.<BR>"Stiamo tentando di evitare che gli utenti tengano aperte quattro o cinque<BR>applicazioni contemporaneamente sul proprio computer" – dice Rugile -"lo<BR>scopo finale è che ciascuno abbia sul proprio computer un browser con il<BR>quale accedere agli strumenti di produzione".<BR>Certo, forse non sarà possibile realizzare la prima pagina adoperando<BR>Netscape Navigator. Ma se i componenti di questa pagina, il testo, le<BR>immagini, la grafica, sono tutte correttamente archiviate in database, sarà<BR>possibile gestire simultaneamente tutto da un singolo computer, compresi<BR>prodotti stampati, online e di altra natura.<BR>"Quando parlo con sviluppatori software ed editori, mi accorgo che la<BR>tendenza più evidente è quella che vede il contenuto informativo come una<BR>preziosa materia prima che ha bisogno di essere ri-utilizzata o ri-espressa<BR>attraverso differenti mezzi" sostiene Donna Conner, responsabile per<BR>l’industria editoriale e dei media per la Microsoft Corp.<BR>La sveglia sta suonando. In appena 5 anni probabilmente metà del patrimonio<BR>informativo mondiale potrebbe essere immagazzinata, archiviata ed edita in<BR>formato digitale, e resa disponibile ovunque in qualunque momento. Se i<BR>giornali non sono preparati per compiere il salto digitale, essi rischiano<BR>di divenire vittime della nascente Information Age.<BR>"Gli editori devono smettere di vedere ciò che producono come una<BR>pubblicazione a stampa e cominciare a considerarla come un assemblaggio di<BR>documenti testuali, grafici e illustrativi" dice Charles Abrams, analista<BR>per la pianificazione strategica per la società di ricerche Gartner Group.<BR>I fornitori, che stanno completando la transizione da produttori di sistemi<BR>proprietari a produttori di sistemi aperti, cominciano già a sviluppare<BR>soluzioni "indifferenti al contenuto", ugualmente compatibili con<BR>pubblicazioni online e cartacee. In base alle anticipazioni sui prodotti di<BR>questo tipo che verranno introdotti sul mercato nei prossimi 24 mesi, le<BR>vendite di sistemi di questo tipo dovrebbe crescere, secondo le stime del<BR>Gartner Group, da meno di 2 miliardi di dollari nel 1998 a più di 12<BR>miliardi nel 2002.<BR>I giornali cercano fornitori che si muovano in questa direzione; lo<BR>testimonia il successo di società come la CCI Europe o la Unisys. Nel<BR>febbraio 1998, la Philadelphia Newspapers Inc. ha siglato con la Unisys un<BR>contratto per la fornitura di un sistema editoriale integrato, di un<BR>archivio multimediale e di un sistema di gestione della trasmissione remota<BR>delle pagine. "I bisogni del The Philadelphia Inquirer e del Philadelphia<BR>Daily News sono divenuti sempre più sofisticati e noi abbiamo bisogno di<BR>disporre di tecnologie ugualmente sofisticate" dice Tom Sims, Vice<BR>Presidente e responsabile per sistemi informativi e tecnologie della<BR>Philadelphia Newspapers.<BR>Altri editori stanno cercando le soluzioni più adeguate al di fuori del<BR>tradizionale recinto dei fornitori per quotidiani. All’inizio del 1998, la<BR>Knight Ridder New Media si è rivolta alla software house Alki Software<BR>Corp. di Seattle per la realizzazione di un sistema di produzione<BR>multi-formato.<BR>Da molto tempo i guru dell’industria editoriale sottolineano l’esigenza di<BR>sistemi di questo tipo, e solo adesso cominciano ad emergere soluzioni<BR>parziali. E se non esistono ancora sistemi completi, l’attuale offerta di<BR>prodotti sembra quasi una carta autostradale con l’indicazione delle uscite<BR>per il futuro digitale.<BR><BR>La risorsa dell’archivio digitale<BR>Vogliamo gettare uno sguardo sul futuro? Allora guardiamo al passato, a<BR>tutto ciò che si trova immagazzinato nel database del giornale. I sistemi<BR>di archiviazione sono destinati a diventare qualcosa di molto più<BR>importante che non semplici discariche di testi e immagini, come spesso<BR>sono stati considerati sino ad oggi: il loro destino è quello di<BR>trasformarsi in generatori di profitto per le aziende editoriali.<BR>Un esempio è quello di Newsday, che ha estratto dai propri archivi le foto<BR>dei New York Yankees nella stagione 1996, vendendole ai tifosi e generando<BR>in questo modo 60.000 dollari di entrate addizionali. Attualmente il<BR>giornale sta utilizzando il database MediaSphere, sviluppato dalla Cascade<BR>Systems, per classificare immagini e articoli su Long Island che<BR>documentano la storia della regione dalla glaciazione ai nostri giorni.<BR>Phil Rugile immagina l’archivio storico come il supporto di una moltitudine<BR>di opportunità di business, dai CD-ROM agli instant-book. Allo stesso tempo<BR>Newsday pensa di mettere tutti gli archivi online a pagamento.<BR>I componenti dello staff del giornale guardano tuttavia ben oltre ai<BR>possibili modelli di business, vedendo nella tecnologia database-driven uno<BR>degli strumenti fondamentali per l’assemblaggio stesso del<BR>prodotto-giornale quotidiano. I responsabili di produzione utilizzano<BR>MediaSphere e un comune browser Internet per controllare lo stato di<BR>avanzamento delle pagine, eliminando in tal modo il bisogno di sistemi<BR>specializzati e di costosi sistemi front-end dedicati a questo compito.<BR>"Una parte del nostro scopo è rendere l’archivio parte del processo di<BR>produzione", sostiene Rugile.<BR>Il Pittsburgh Post Gazette sta completando la realizzazione di un nuovo<BR>network, che consentirà di portare su ogni computer testi, foto, pagine Web<BR>e pagine in formato PDF. E’ un obiettivo ambizioso, ammette Tim Rozgonyi,<BR>assistente al responsabile dei sistemi redazionali, ma la sua importanza è<BR>evidente per chiunque abbia fatto l’esperienza di cercare una foto in mezzo<BR>a pile di CD-ROM o da cartucce Syquest.<BR>Il più grande beneficio potrebbe consistere nell’avvicinare il processo di<BR>selezione dei documenti ai redattori, sostiene il product manager di<BR>Cascade Francesco Rietti. Per esempio, i redattori che un tempo chiedevano<BR>le immagini all’archivista possono ora adottare prodotti come MediaSphere<BR>per effettuare ricerche in tempo reale utilizzando il linguaggio comune,<BR>per avere come risultato una serie di icone a bassa risoluzione delle<BR>immagini corrispondenti alla richiesta, tra le quali scegliere la più<BR>adatta: il tutto utilizzando un’interfaccia browser.<BR>Ciò implica l’entrata di nuove figure professionali nel processo di<BR>produzione. "Il passo più grande consiste nell’assicurare che tutto sia<BR>disponibile su un database digitale facilmente accessibile", dice Rozgonyi.<BR>"A quel punto l’archivio diventa una risorsa per tutti, non soltanto per la<BR>redazione".<BR>Un eccellente sottoprodotto di questo cambiamento è costituito dalla<BR>possibilità di vendere l’accesso ad archivi fotografici e testuali. Il<BR>sistema LeafDesk del The Pittsburgh Post-Gazette verrà sostituito da<BR>MediaSphere e dal sistema DigitalLink della Applied Graphics Technologies.<BR>"Invece di un archivio back-end si tratta di uno strumento di produzione<BR>front-end", dice Rozgonyi.<BR><BR>Futuro Presente<BR>Il passo successivo consiste nell’applicare una filosofia similare ad ogni<BR>strumento di produzione front-end. Una moltitudine di soluzioni software<BR>stanno ora venendo alla ribalta, promettendo di semplificare il<BR>trasferimento delle informazioni attraverso differenti formati e prodotti,<BR>siano essi cartacei o elettronici.<BR>Charles Abrams del Gartner Group punta all’architettura del sistema Adobe<BR>Acrobat, che facilita la creazione di documenti, l’editing, la<BR>formattazione, l’archiviazione e l’output indifferentemente su sistemi di<BR>stampa o su Internet. "Dobbiamo allontanarci da un ambiente basato sulla<BR>stampa, dove ciò che conta è la pagina e niente altro" – egli sostiene -<BR>"dobbiamo dirigerci verso veri sistemi editoriali multi-canale".<BR>Sistemi di questo tipo sono ancora di là da venire, ma i loro componenti<BR>cominciano a venire fuori. Andrew Bart, presidente della società Integrator<BR>Publishing Connections Inc., sostiene che la transizione dai sistemi<BR>print-oriented all’editoria multi-canale verrà semplificata da soluzioni in<BR>grado di estrarre i dati dai tradizionali sistemi di impaginazione e di<BR>immagazzinare i diversi elementi in un database centrale indifferente al<BR>contenuto. "E’ urgente per i fornitori di tecnologia – dice Bart – adottare<BR>il concetto del database unico".<BR>Questo concetto è il nucleo di quella che è definita "quinta ondata" dei<BR>sistemi editoriali: i sistemi a piombo erano la prima ondata; i sistemi di<BR>fotocomposizione, la seconda; i sistemi front-end proprietari, la terza; i<BR>sistemi di desktop publishing come Quark X-Press, la quarta. Al Nexpo 97 di<BR>New Orleans, CCI mostrò la sua soluzione di "quinta ondata", il database<BR>MediaServer; a pochi stand di distanza, la Digital Technology International<BR>dimostrava un sistema che consentiva di realizzare pagine Web estraendo<BR>automaticamente le informazioni dal database content-neutral utilizzato da<BR>anni dai sistemi DTI. Con questo approccio, il Web "diviene semplicemente<BR>una nuova edizione", dice Don Oldham, amministratore delegato di DTI.<BR>I fornitori sottolineano il valore del contenuto non pubblicato sui<BR>tradizionali giornali cartacei, "Ciò che il giornale stampa è solo una<BR>visione unidimensionale del suo patrimonio intellettuale", sostiene<BR>Sebastian Holst, responsabile dei prodotti di editoria elettronica per la<BR>Inso Corporation di Boston. "Occorre riconoscere che il proprio sistema di<BR>gestione informativa deve essere molto di più che una mera immagine<BR>speculare di ciò che viene pubblicato".<BR>Molte soluzioni multi-canale che cominciano ad uscire sul mercato<BR>promettono il controllo automatico dello stato di avanzamento dei dati per<BR>tutti i formati di output utilizzati. Il Dallas Morning News ha installato<BR>il sistema DinaBase della Inso, un sistema automatico di gestione del<BR>contenuto per le edizioni Web che posiziona i documenti cartacei e quelli<BR>online in un database object-oriented che immagazzina tutte le versioni di<BR>tutti gli articoli. "I database object-oriented consentono una migliore<BR>gestione degli archivi", dice Holst.<BR>Un editore utilizza il sistema Inso per produrre un CD-ROM in grado di<BR>realizzare in tempo reale, partendo da una singola pubblicazione, edizioni<BR>personalizzate per l’insegnante e gli studenti di una classe. Rimanendo<BR>all’interno del tradizionale giornale cartaceo, uno strumento di questo<BR>tipo può essere utilizzato per riposizionare agevolmente il materiale<BR>editoriale su edizioni in diverse lingue, edizioni zonali, o per<BR>targetizzare le inserzioni pubblicitarie.<BR><BR>I nuovi sistemi di impaginazione<BR>Per farsi un’idea di quanto siano di ostacolo gli attuali sistemi di<BR>produzione della quarta ondata alla filosofia della quinta ondata, basta<BR>considerare l’espressione che un fornitore ha coniato per definire la<BR>separazione del testo dai sistemi di impaginazione. "E’ un concetto che noi<BR>chiamiamo ‘de-Quarking’", dice Rietti di Cascade, il cui prodotto<BR>MediaSphere compie questa operazione in modo quasi completamente<BR>automatico. "Quark è ottimo per il layout delle pagine, ma è in qualche<BR>modo restrittivo, così alla fine l’abbiamo sezionato". Nello scorso aprile,<BR>la società editrice britannica Miller Freeman, ha lanciato una versione Web<BR>della rivista The Engineer adottando questa tecnologia.<BR>Rimane da capire quali saranno gli strumenti guideranno i prodotti di<BR>impaginazione tradizionale verso un mondo multi-canale. L’attuale<BR>predominio di Quark non può essere ignorato, ma la società di Denver<BR>potrebbe presto dover sostenere una forte competizione. Adobe sta lavorando<BR>intensamente ad una nuova soluzione per il disegno delle pagine, che in un<BR>primo momento era denominata "Quark-killer" nei memorandum interni della<BR>società, e sta mettendo a punto un sistema di gestione del workflow in<BR>diretta concorrenza con il Quark Publishing System.<BR>Nel numero di Computer Shopper del Marzo 1998, la reporter Susan Glinert<BR>definì la versione 4.0 di X-Press come "la stella del DTP", che "ricolloca<BR>Quark come il leader" nel desktop publishing. Allo stesso tempo però la<BR>reporter notava nel nuovo software una sorprendente carenza di funzionalità<BR>correlate a Internet: "la concorrenza è stata molto meno restia di Quark<BR>nell’incorporare nei rispettivi prodotti la compatibilità con HTML e PDF".<BR>Non appare credibile, comunque, che Quark stia completamente ignorando<BR>Internet. La società si è alleata con Oracle al fine di per unire i propri<BR>prodotti editoriali alla tecnologia dei server di Oracle.<BR>Larry Ellison, amministratore delegato di Oracle, sostiene che le soluzioni<BR>che verranno fuori da questa alleanza, per esempio un software di<BR>connessione che consentirà di collegare Quark Immedia a Universal Server e<BR>al Web Server di Oracle, consentirà agli utilizzatori di Quark X-Press di<BR>far migrare un’enorme quantità di contenuti su Internet.<BR>Rimanete sintonizzati.<BR><BR>Online e In Diretta<BR>Ora che ci siamo organizzati per estrarre testo e immagini dal nostro<BR>scricchiolante sistema front-end pensato per la carta stampata, è uno<BR>scherzo metterli sul Web, giusto?<BR>Sbagliato! Lo sporco segreto dell’editoria Internet è che questa risulta un<BR>processo altamente non-automatico. Sebbene i pacchetti software che<BR>promettono automazione sono ampiamente disponibili, le società editoriali<BR>continuano ad assumere esperti nella programmazione HTML o nell’adattamento<BR>di testi al Web.<BR>Numerosi fornitori si stanno presentando su questo mercato. Uno degli<BR>ultimi è Basewiew Products Inc., il cui LiveIQue è una add-on al sistema<BR>editoriale che consente di trasferire il prodotto stampato sul Web senza<BR>intervento umano. "E’ la soluzione ideale per chi non vuole assumere cinque<BR>persone per gestire un sito Web", sostiene Scott Sigler, responsabile<BR>marketing di Baseview.<BR>Questi sistemi in genere lavorano in due modi: o estraggono automaticamente<BR>articoli dai front-end, assegnano ad essi codici HTML e li caricano sul<BR>Web; oppure posizionano gli articoli in un database content-neutral,<BR>creando dinamicamente nuove pagine Web ogni volta che un documento viene<BR>richiesto.<BR>In ogni caso la conversione dei dati in tempo reale non è limitata alla<BR>ripubblicazione su Web. La società Miller Freeman adotta MediaSphere per<BR>convertire velocemente articoli nel formato utilizzato dal database<BR>commerciale Lexis-Nexis al termine del ciclo di produzione. Secondo Rietti<BR>di Cascade, la formattazione automatica richiede minore intervento umano e<BR>velocizza i tempi di trasmissione del materiale al database da sette giorni<BR>a uno.<BR><BR>Il Dilemma del Database<BR>Siano esser stampate o online, tutte le soluzioni emergenti su un archivio<BR>centralizzato., Le opinioni divergono, tuttavia, se si discute se sia<BR>meglio unificare il database storico e quello della produzione corrente.<BR>"La linea di confine tra le notizie di attualità e l’archivio si è molto<BR>assottigliata" – sostiene Allen Miller, vice presidente e responsabile<BR>marketing di Atex Media Solutions – "Mi domando se l’integrazione di questi<BR>due tipi di materiali debba avvenire a livello di database o al livello<BR>dell’applicativo. Occorre ottimizzare l’architettura del database per<BR>ottenere le performance desiderate in un ambiente produttivo altamente<BR>esigente"<BR>Per questo motivo, fornitori come CCI e DTI hanno fatto marcia indietro<BR>sulla teoria del database centrale, preferendo strutturare i propri sistemi<BR>su una serie di database replicati, per esempio uno per il pre-press e<BR>l’altro per Internet. Secondo David M. Cole, editore e direttore della<BR>newsletter The Cole Papers, "L’ambiente preferibile sarebbe quello in cui<BR>un’interfaccia utente comune potesse essere applicata a database separati,<BR>ciascuno per un particolare tipo di utilizzo".<BR><BR>Prossimamente…<BR>Un gran numero di novità, grandi e piccole, sono nell’aria. L’osservazione<BR>degli sviluppi tecnologici potrebbe fornire agli editori indicazioni sulla<BR>direzione verso cui muoversi.<BR>Occhio, anzitutto, ai cambiamenti adottati dai fornitori di notizie che<BR>aiutino a riutilizzare i contenuti. Dave Stonehill, direttore dello<BR>sviluppo dei sistemi per la Associated Press, ha detto che AP stia<BR>adottando il formato di testo compatibile con SGML che consenta una piùfacile identificazione del contenuto. AP pianifica di fornire le specifiche di q<BR>uesto formato ai fornitori interessati entro la fine del 1998.<BR>"Un importante beneficio collaterale di questo sistema" – dice Stonehill -<BR>"è che l’informazione che trasmetteremo sarà agevolmente accessibile, senza<BR>alcuna modifica, tramite un Web browser".<BR>Un’altra tessera del puzzle è il prossimo sistema operativo Apple,<BR>denominato Rhapsody. L’ambiente di sviluppo drag-and-drop di Rhapsody sarà<BR>facilmente adattabile ad ogni tecnologia emergente, dai nuovi formati testo<BR>SGML e XML fino ai canali Web. Il nuovo Sistema operativo renderà "quasi<BR>banali", secondo quanto afferma il product manager Ernie Prabhakar,<BR>problemi oggi assillanti come il controllo di avanzamento del lavoro<BR>redazionale. Assieme ad altri sei fornitori, Microsoft sta sviluppando una<BR>"asset management solutions", ovvero una architettura comune a tutta<BR>l’industria editoriale, simile a quella sviluppata per il settore bancario.<BR>Altro versante tecnologico sul quale si attendono progressi è costituita<BR>dall’estensione del concetto di "editoria Internet" oltre la consueta<BR>pagina HTML visualizzata sul monitor. Uno di questi nuovi mercati<BR>editoriali è costituito, per esempio, dal print-on-demand, attraverso il<BR>quale gli utenti possono stampare pubblicazioni personalizzate con<BR>informazioni tratte da Internet, direttamente sulla propria stampante a<BR>casa o in ufficio.<BR>La fusione tra l’organizzazione del lavoro e l’organizzazione dei dati<BR>archiviati promette di aggiungere una nuova dimensione. Società come<BR>Cascade stanno lavorando ad applicazioni che consentiranno di archiviare e<BR>ed effettuare ricerche anche su lavori in corso d’opera. Per esempio un<BR>manager potrebbe stampare le bozze di tutte le pagine a due ore dalla<BR>chiusura, sempre utilizzando come interfaccia un Web browser.<BR>Occorre attendersi spostamenti nel concetto stesso di flusso di lavoro.<BR>L’elemento decisivo per lo sviluppo di un processo editoriale realmente<BR>multi-canale, specialmente per i piccoli giornali, sarà l’abbandono del<BR>tradizionale ambiente editoriale "workstation-centrico", secondo la<BR>definizione di Charles Abrams del Gartner Group. Con i database che aprono<BR>la porta a un gran numero di nuove informazioni, il tempo speso oggi nel<BR>manipolare immagini sulla pagina verrà utilizzato per la filtratura dei<BR>dati destinati alla pubblicazione.<BR>E se vogliamo spingerci ancora più avanti, ricordiamo che l’editoria<BR>multi-formato non è soltanto Internet. Allen Miller di Atex fa notare che<BR>molti nuovi prodotti utilizzati attualmente come "strumenti Web" potranno<BR>essere utilizzati per qualunque mezzo che richieda il riposizionamento dei<BR>dati all’interno di nuovi contesti: "I giornali hanno l’opportunità di<BR>creare nuovi prodotti che possano interessare ai nuovi consumatori e nello<BR>stesso tempo generare nuovi ricavi. Questo deve essere il nostro scopo,<BR>piuttosto che dire ‘Oh mio Dio, devo mettere qualcosa su Internet’"<BR><BR><BR>© 1998 Andrew Bowser / Technews – The NAA Magazine of Newspaper Operations<BR>Tradotto e ristampato con il permesso degli autori. Per ulteriori informazioni:<BR>Andrew Bowser, telefono: 001 504 897 4026; email: andyb@comm.net<BR>Technews: c/o Newspaper Association of America<BR>1921 Gallows Road, Suite 600<BR>Vienna, VA 22182-3900<BR>telefono: 001 703 902 1600; fax: 001 703 917 0636<BR>email: technews@naa.org; http://www.naa.org<BR>