Verso una redazione "Tuttimedia"
La nostra industria è innamorata della metafora della ricerca del<BR>Sacro Graal, la leggendaria coppa di Cristo dotata di rivoluzionari poteri<BR>che guariscono ogni malanno. L’immagine viene riportata regolarmente quando<BR>si parla di tecnologie editoriali. Pochi anni fa infatti, un nuovo archivio<BR>digitale, in grado di effettuare ricerche su ritagli cartacei, veniva<BR>chiamato talmente spesso Sacro Graal che mi venne da pensare che i suoi<BR>produttori avrebbero potuto brevettare questo nome.<BR>Ora i managers editoriali dei giornali di tutto il mondo sono loro stessi<BR>alla ricerca del proprio Graal: una sicura ed indolore integrazione di TV,<BR>radio, Web e altri mezzi elettronici nei loro tradizionali flussi di lavoro<BR>orientati verso la stampa.<BR>Essi sono alla ricerca di una redazione in grado di alimentare ogni tipo di<BR>mass medium, e sostengono sia giunta l’ora per i giornali di investire su<BR>questa convergenza. Vedono una redazione multimediale con giornalisti<BR>qualificati che sia più efficiente, più facile da gestire ed infine meno<BR>costosa di quanto lo sarebbe se le operazioni editoriali fossero separate<BR>per ogni mezzo.<BR>Non passa una settimana in cui io non riceva almeno un quesito da un<BR>componente IFRA riguardante chi avesse già compiuto questa trasformazione<BR>per poterla copiare.<BR>Sfortunatamente non sono ancora in grado di offrire a questi ricercatori<BR>una versione completa di Sacro Graal editoriale. Alcuni giornali qua e là <BR>hanno intrapreso iniziative come l’inserimento di telecamere nel mezzo<BR>della redazione, i responsabili dei siti Web partecipano giornalmente agli<BR>incontri per la discussione delle notizie con lo staff editoriale, ai<BR>reporter è richiesto di scrivere differenti versioni di un articolo da<BR>utilizzare su mezzi stampati e non. La totale assimilazione tra giornalismo<BR>stampato ed elettronico è ancora, nella migliore delle ipotesi, in corso<BR>d’opera. Ciò è molto interessante poiché la ricerca di una redazione dotata<BR>di ogni mezzo viene inseguita da tutti. Secondo gli esperti di<BR>pubblicazioni in rete, meno di un anno fa il tentativo di combinare<BR>giornalismo stampato ed elettronico sotto un unico tetto era pura follia e<BR>denotava scarsa comprensione dei nuovi mezzi a disposizione. Oggi capita<BR>invece spesso che i quotidiani che collocano i giornalisti delle edizioni<BR>Web in una redazione separata sono rimproverati per averli esiliati in un<BR>ghetto on-line.<BR>Cosa è cambiato?<BR>Dotate di ulteriore esperienza, le redazioni tradizionali e quelle delle<BR>edizioni Web sembrano aver sviluppato una maggiore consapevolezza di forze<BR>e debolezze proprie e altrui. Esistono quindi meno persone che pensano<BR>ancora che i giornali on-line metteranno i giornali stampati fuori gioco.<BR>I giornalisti elettronici stanno oggi più tranquilli nel loro reame e sono<BR>quindi meno preoccupati dell’influenza delle tradizioni della stampa.<BR>Superata la paranoia, possiamo osservare come in molti casi carta stampata<BR>ed edizioni on line possano accomunare sforzi, risorse e persino persone.<BR>Dove andremo a finire? Dobbiamo ancora tentare di seguire il modello "una<BR>unica redazione per tutti i media"? Può un giornalista divenire abbastanza<BR>qualificato da essere in grado di produrre stampa, video, audio, e<BR>contenuto grafico della migliore qualità ? In che modo tutte le altre<BR>tecnologie emergenti – come lavoro di gruppo a distanza, comunicazione<BR>mobile, Intranet, gestione digitale dell’attività – sono destinate a<BR>modificare il modo in cui una redazione è costruita e gestita? Esiste un<BR>sacro Graal dell’organizzazione editoriale che tutte le redazioni debbano<BR>adottare in questo nuovo ambiente editoriale completamente digitale e<BR>multimediale? La mia risposta a quest’ultima domanda è: probabilmente no.<BR>Le redazioni non sono adattabili ad ogni esigenza, anche se la loro<BR>struttura ed organizzazione può essere modificata per meglio adattarsi alle<BR>esigenze dei nuovi media e dei segmenti di utenti che li utilizzano.<BR><BR>Il Giornale è morto. Lunga vita al giornale!<BR>Dopo almeno un lustro trascorso brancolando nel buio tra Internet,<BR>Generazione X, tv digitale con 500 canali, applicazioni informative,<BR>villaggio globale, è praticamente scontata la conclusione che il futuro dei<BR>giornali stia nell’evitare che la distribuzione di notizie e pubblicità <BR>venga confinata al solo mezzo stampato.<BR>C’è ancora incertezza su come andrà a finire. Sembra però certo che il<BR>giornale di successo trasmetterà contenuto editoriale e pubblicitario<BR>attraverso una combinazione di mezzi che l’utente richiede: stampa, sito<BR>Web, fax, email, edicole elettroniche nei centri commerciali, audiotext,<BR>cercapersone, telefono satellitare, TV interattiva, CD-ROM, personale<BR>digital assistant e tutto ciò che la scienza ci sta apportando.<BR>Il giornale di successo raccoglierà , creerà e manterrà il proprio contenuto<BR>in modo da renderlo indipendente da un particolare prodotto, pronto per<BR>essere raccolto, manipolato ed estratto da sistemi di produzione altamente<BR>automatizzati verso una ampia gamma di mezzi di comunicazione.<BR>Il giornale di successo avrà alle sue dipendenze un mix di giornalisti e di<BR>specialisti pubblicitari che gli permetteranno di operare in un ambiente ad<BR>elevata tecnologia, caratterizzato dal lavoro di gruppo, dove potranno<BR>integrare tutti i media a loro disposizione in un unico, ininterrotto,<BR>autorevole ed imponente flusso di informazioni.<BR>Il giornale di successo adotterà sofisticati metodi per capire come il<BR>pubblico preferirà immergersi nel suo continuo flusso di informazioni per<BR>avere determinati articoli e promozioni pubblicitarie, in modo che gli<BR>sforzi per la copertura giornalistica degli eventi e le priorità di<BR>produzione possano essere definiti in tempo reale per massimizzarne<BR>l’efficacia e minimizzare il costo di questo approccio multimediale.<BR>Comunque, poche sono in tutto il mondo le redazioni che si sono già <BR>indirizzate verso questo futuro. Esse continuano a rinchiudere il proprio<BR>contenuto in sistemi di produzione e formati di file orientati verso la<BR>stampa. Il personale è ancora organizzato in linee di montaggio per<BR>comporre il layout di pagina giornaliero. Si continua a gettare via<BR>informazioni come se fossero risorse rinnovabili o solo un sottoprodotto di<BR>ciò che viene fatto abitualmente.<BR>I giornalisti sembrano aspettare qualcosa che dia il via ufficialmente alla<BR>"new age" dei giornali. Molti pensano di evolvere gradualmente verso questo<BR>traguardo. Altri mi hanno detto di essere in attesa della preconizzata<BR>"convergenza" che sta per arrivare.<BR>Mi dispiace, ma ogni giornalista che aspetta l’autobus della convergenza ha<BR>sbagliato fermata ed è destinato a rimanere appiedato. La convergenza<BR>riguarda i gadgets, come la combinazione di PC e TV, oppure l’economia, con<BR>le fusioni e le acquisizioni di società di media. In ogni caso la<BR>convergenza non riguarda le notizie.<BR>Infatti il business delle notizie sta andando esattamente nella direzione<BR>opposta: divergenza, frammentazione. Il pubblico cerca dovunque notizie e<BR>informazione, si sta abituando al fatto di potersi procurare, generalmente<BR>gratis, ciò che vuole, quando vuole, dove vuole. Siamo insomma a quella che<BR>alcuni chiamano "l’era dell’accesso".<BR>Ciò renderà il nostro lavoro molto più difficile e stimolante: dovremo<BR>competere con molti altri fornitori di informazione su una più ampia gamma<BR>di mass media per ritagliarci fettine sempre più sottili dell’interesse del<BR>pubblico. Quando tutte queste fettine saranno state sommate, il risultato<BR>sarà un business di successo. Al contrario, fino ad oggi abbiamo avuto a<BR>che fare solo con la carta stampata e con grandi masse indifferenziate di<BR>lettori, con assoluto controllo sui canali di distribuzione e con alti<BR>margini di profitto.<BR><BR>Nessuna convergenza per le redazioni<BR>Dopo aver trascorso diversi anni lavorando con molti giornali nel mondo che<BR>stanno tentando di anticipare il futuro del giornalismo, mi sto rendendo<BR>conto di come non ci sia nessun percorso evolutivo possibile dall’editoria<BR>su carta stampata all’editoria multimediale. Certo, questo nuovo business<BR>si basa sulla nostra forza, ci permette di capitalizzare il nostro marchio,<BR>la nostra buona reputazione, la nostra etica giornalistica. C’è però da<BR>mettere in piedi un nuovo modello di business, che richiede nuova<BR>tecnologia, nuove capacità , un nuovo approccio e una diversa mentalità .<BR>Non si tratta di un normale viaggio, ma piuttosto di un teletrasporto. Non<BR>è una operazione di prolungamento della vita, ma piuttosto una<BR>reincarnazione. Forse è tempo di divenire pragmatici e di dichiarare<BR>semplicemente: il giornale è morto. Lunga vita al giornale.<BR>Forse è giunto il momento per il direttore del giornale o per l’editore di<BR>andare in redazione o in consiglio di amministrazione e dire:<BR>"Oggi come oggi la nostra esistenza non è scandita dall’avvio e<BR>dall’arresto delle rotative, o dal riempimento di spazi sulla carta. La<BR>nostra sopravvivenza si basa sull’informazione. Dobbiamo raccoglierla, dare<BR>ad essa valore aggiunto, archiviarla, e – naturalmente – pubblicarla, in<BR>molti modi diversi. La stampa continuerà ad essere il nostro prodotto<BR>primario per molto tempo ancora, dal momento che è efficace, familiare,<BR>popolare, e perché siamo bravi a farla. Non saremo però controllati o<BR>ingabbiati da questa forma di comunicazione. Il giornale è un’istituzione,<BR>non una camicia di forza. Modificheremo il prodotto stampato di concerto<BR>con il variare delle esigenze dei nostri lettori, e nello stesso tempo ci<BR>riserveremo il diritto di pubblicare con ogni altro mezzo per il quale il<BR>pubblico possa apprezzare la nostra competenza, i nostri contenuti, la<BR>nostra esperienza. Nelle nostre operazioni editoriali faremo tutto il<BR>possibile per accrescere e preservare il valore delle nostre risorse<BR>informative, in modo che esse possano continuare ad essere utili a noi e ai<BR>nostri lettori."<BR>Dopo aver fatto questa dichiarazione, diverrà naturale trasportare nuovi<BR>mobili nella redazione. Di seguito, ecco alcuni suggerimenti per una<BR>radicale ristrutturazione delle operazioni editoriali a supporto del<BR>giornale del XXI secolo.<BR><BR>Assumere un Chief Editorial Information Officer.<BR>Non è una coincidenza che questa figura manageriale, che potremmo definire<BR>come "Responsabile Informativo", sia assimilabile a quella di manager di<BR>alta fascia in molte altre industrie. Infatti, un giornale dovrebbe<BR>considerare la possibilità di recarsi presso una banca o una linea aerea o<BR>un’altra società information-intensive per tentare di ingaggiare il<BR>responsabile informativo. Avendo appena dichiarato che l’informazione è il<BR>fondamento su cui il nostro business prospererà , dobbiamo portare nella<BR>nostra organizzazione editoriale managers con questo tipo di esperienza,<BR>per assicurare una corretta gestione delle molteplici, destrutturate e<BR>spesso caotiche forme di informazione con cui le nostre redazioni lavorano.<BR>Nel creare e riempire questa posizione noi non stiamo cercando un<BR>super-tecnologo, anche se il Responsabile Informativo dovrà controllare<BR>networks redazionali, data base e supporti tecnici dello staff. Oserei dire<BR>che un background giornalistico non è un requisito necessario per questo<BR>incarico, sebbene il Responsabile Informativo sarà profondamente coinvolto<BR>in operazioni editoriali giornaliere.<BR>Quello che il giornale deve cercare è qualcuno che enfatizzi il ruolo<BR>dell’informazione come primaria risorsa editoriale, qualcuno che capisca<BR>che il valore di questa risorsa è strettamente correlato a come essa viene<BR>raccolta, immagazzinata e distribuita nella redazione. Il Responsabile<BR>Informativo dovrà considerare la gestione redazionale dell’informazione<BR>nella sua totalità , dal telefono alla posta, dai files digitati dai<BR>reporters fino alle ricerche fatte a supporto di una inchiesta, sino alla<BR>semplicità con la quale lo staff redazionale potrà effettuare ricerche<BR>nell’archivio e su Internet.<BR>La missione del Responsabile Informativo sarà quella di assicurare che a<BR>nessun dato, documento, file o dischetto che entri nella redazione sia<BR>consentito di scivolare via senza che l’informazione in esso contenuta<BR>venga digitata e cumulata alla base di conoscenza editoriale pre-esistente.<BR>Sotto la guida del Responsabile Informativo il giornale costruirà banche<BR>dati di informazioni con riferimenti incrociati, che potranno supportare<BR>direttamente la copertura giornalistica degli eventi e potranno essere<BR>automaticamente utilizzate per l’output su molteplici piattaforme media.<BR>Secondo Thomas Malone, condirettore del gruppo di ricerca del MIT sulla<BR>riorganizzazione aziendale nel XXI secolo, i Responsabili Informativi negli<BR>anni a venire si occuperanno molto più di organizzazione aziendale nel suo<BR>complesso che di organizzazione dei sistemi informativi in senso stretto, e<BR>daranno un forte contributo a ridisegnare l’operatività delle aziende in<BR>maniera nuova e diversa rispetto all’attuale.<BR>"I migliori Responsabili Informativi – dice Malone – agiranno come<BR>promotori di nuovi sistemi organizzativi, non limitandosi ad eseguire gli<BR>ordini ricevuti dall’Amministratore Delegato o da altri manager di alto<BR>grado ma piuttosto indicando ad essi le opportunità offerte dalle nuove<BR>tecnologie". Ciò sarà critico per le redazioni del XXI secolo, che dovranno<BR>costantemente riconfigurarsi, e poiché il cambiamento è costante e "le<BR>organizzazioni che si immaginano di risolvere la questione una volta per<BR>tutte sono in errore". (Intervista con Thomas Malone, "Just Thinking About<BR>Tomorrow", CIO Magazine, 15 Marzo 97).<BR><BR>Mettere la redazione su una Intranet.<BR>I benefici tecnologici e organizzativi di una Intranet sono troppo numerosi<BR>per ignorarli, basandosi precisamente sulla flessibilità richiesta dalla<BR>redazione del XXI secolo.<BR>Dal momento che le Intranet sono basate su formati file multipiattaforma,<BR>universalmente accessibili, e sui protocolli di comunicazione di Internet,<BR>l’integrazione digitale di tutti i sistemi editoriali redazionali diverrà <BR>automatica, abolendo il pesante e costoso fardello che ha intralciato i<BR>giornali lungo tutto l’ultimo quarto di questo secolo.<BR>Una informazione che passa per una Intranet è essenzialmente indipendente<BR>da ogni database o formato file che potrebbe restringerne l’ambito di<BR>utilizzazione. Come risultato, un flusso di nuovi prodotti informativi può<BR>essere generato dall’informazione, focalizzato sul riconfezionamento e sul<BR>marketing piuttosto che sulla flessibilità di produzione.<BR>Se i managers editoriali ponessero come requisito indispensabile che ogni<BR>tecnologia redazionale supporti l’accesso da e per Intranet, essi<BR>assicurerebbero il più grande e versatile flusso possibile per le loro<BR>risorse informative. Forse ancora più importante sarebbe che in questo modo<BR>essi si troverebbero a rimuovere automaticamente pressoché tutti gli<BR>ostacoli a qualunque tipo di riorganizzazione editoriale che intendessero<BR>conseguire.<BR>Gran parte della tradizionale organizzazione gerarchica e le descrizioni<BR>monodimensionali di un lavoro che noi adottiamo oggi nella gestione del<BR>lavoro redazionale, discendono dalle difficoltà di mettere a parlare o a<BR>lavorare insieme tra loro le persone giuste al momento giusto. Una Intranet<BR>o un ambiente di lavoro di gruppo, combinati con tecnologie mobili come<BR>accesso remoto ai server, networking senza cavo e telefoni cellulari,<BR>possono rendere tempo e spazio di fatto irrilevanti nei rapporti di lavoro,<BR>e possono altresì eliminare situazioni nelle quali l’utilizzo di importanti<BR>risorse – persone e informazioni – è limitato dal fatto che queste risorse<BR>si trovano all’interno di un particolare desk o in una determinata stanza,<BR>solo perché in quella stanza si trova il loro telefono o il loro hard disk.<BR>Liberando questo flusso informativo, diventa di fatto inutile un intero<BR>livello di management redazionale, e cioè quello il cui compito è<BR>raccogliere informazioni per i decision-makers e distribuire informazioni<BR>ai redattori di livello inferiore. Questi due gruppi possono ora<BR>rapportarsi l’uno con l’altro direttamente.<BR>Diventa possibile creare un desk dinamico di redattori, fotografi e altri<BR>professionisti dell’informazione, che si sintonizzi "al volo" sulle<BR>esigenze di copertura degli eventi o su progetti speciali, senza<BR>limitazioni logistiche. Un desk che può essere velocemente smantellato per<BR>destinare ad altri scopi le risorse in esso contenute.<BR>Diviene inoltre possibile fare un miglior uso delle professionalità <BR>disperse in redazione permettendo agli individui con maggiori capacità di<BR>lavorare in vari gruppi allo stesso tempo. Con una Intranet che metta<BR>insieme la gente al lavoro senza riguardo per dove si trovi, un redattore<BR>può essere contemporaneamente un artista grafico e un fotografo può<BR>scrivere articoli.<BR><BR>La scansione delle notizie è dettata dalla pianificazione, non dai tempi di<BR>chiusura<BR>I tempi di chiusura connotano la gestione temporale del giornale, che è<BR>fondamentale in una redazione tradizionale. La pianificazione è<BR>caratterizzata invece dalla gestione delle risorse e dal coordinamento del<BR>personale, che sono ancora più importanti in una redazione multimediale,<BR>dove un flusso ininterrotto 24 ore su 24 di pubblicazioni elettroniche<BR>produce una serie infinita di tempi di chiusura.<BR>Ogni notizia deve essere considerata come un progetto assegnato ad un<BR>coordinatore, che mette assieme le competenze richieste per quel tipo di<BR>copertura informativa. Nel portare avanti questi progetti avrà certo<BR>importanza il fattore tempo, ma ancora più importante sarà la decisione su<BR>quali siano i prodotti informativi ai quali è destinata questa notizia -<BR>una o più edizioni di stampa, fax, TV interattiva, Internet, etc. – e, di<BR>conseguenza, quali media debbano essere utilizzati per coprire l’evento -<BR>testi, foto, video, audio etc. Tali decisioni possono avere un impatto<BR>finanziario diretto sul giornale. Più sarà tempestiva la decisione sulla<BR>"strada verso il prodotto" per un determinato evento, maggiore sarà la<BR>possibilità di ridurre i costi di produzione ed il tempo decisionale, e di<BR>poter riutilizzare i dati per altri media.<BR><BR>Abbandonare lo schema delle "sezioni"<BR>Con il tradizionale sistema di scansione degli eventi, i giornalisti<BR>migliori vengono assegnati agli argomenti che si suppone siano di maggiore<BR>interesse per i lettori; più spesso, tuttavia, con questo sistema le<BR>notizie vengono incasellate lungo binari precostituiti, costringendo gli<BR>eventi all’interno di sezioni predefinite: interni, esteri, sport, e così<BR>via.<BR>Per le operazioni di editoria multimediale è richiesto un approccio molto<BR>più dinamico: occorre infatti cercare di far coincidere gli sforzi di<BR>copertura degli eventi con gli specifici interessi dei lettori, all’interno<BR>di prodotti informativi mirati, diffusi su una molteplice varietà di media.<BR>Immaginiamo lo sviluppo di una notizia come l’attività basilare di una<BR>redazione, realizzata da uno staff che individua costantemente tendenze,<BR>verifica l’importanza dei dati a disposizione, aggiorna costantemente il<BR>panorama informativo. Non appena è stato sviluppato un motivo di interesse,<BR>il tema viene passato ad un gruppo di lavoro per l’attività di réportage e<BR>di copertura informativa.<BR>In questo modo, l’attività di raccolta dell’informazione avrebbe anche<BR>l’effetto di generare una notevole quantità di informazioni che<BR>alimenterebbero la base conoscitiva della redazione.<BR>Ci sono molte altre innovazioni che potrei raccomandare. Quella che sarebbe<BR>appropriata per un giornale potrebbe non esserlo per altri. Ma il punto<BR>focale è che nessuno di questi concetti funziona bene se gradualmente<BR>introdotto in un giornale prevalentemente orientato verso la stampa. Il<BR>cambiamento al quale le nostre redazioni si trovano di fronte è così<BR>radicale che il miglior modo per avere successo è seguire il consiglio di<BR>una famosa marca di scarpe sportive: "Just do it".<BR><BR><BR>© 1997-1998 Kerry J. Northrup – IFRA<BR>Per ulteriori informazioni:<BR>IFRA, Washingtonplatz 1, D-64287 Darmstadt, Germany<BR>telefono: 0049 6151 7336; fax: 0049 6151 733800;<BR>e-mail: info@ifra.com. Http://www.ifra.com/<BR>
