La Contrattazione Collettiva

In<BR>Germania i contratti di lavoro sono separati per ogni categoria<BR>professionale – giornalisti, maestranze amministrative – commerciali e<BR>tipografi- e vengono discussi dalle associazioni di categoria sindacali ed<BR>imprenditoriali. Gli accordi nazionali riguardano le condizioni generali<BR>del lavoro, gli orari, le ferie, i livelli retributivi, la formazione<BR>professionale e l’introduzione di nuove tecnologie. E’ prevista la<BR>possibilità di ulteriori accordi, a livello aziendale, fra i comitati che<BR>rappresentano i lavoratori ed il management industriale. I contenuti di<BR>questi accordi sono determinati dalle leggi di carattere generale, dagli<BR>accordi nazionali ed anche dalle norme generali che regolano la<BR>partecipazione dei lavoratori nei processi decisionali delle aziende,<BR>mentre non esistono accordi che riguardino singoli categorie di testate.<BR>In Inghilterra i Contratti Nazionali di lavoro collettivi erano negoziati<BR>dalle organizzazioni di categoria – per la stampa regionale e locale dalla<BR>Newspaper Society – a nome e per conto dei propri associati. In tempi più<BR>recenti, i cambiamenti descritti in precedenza hanno abolito la necessità<BR>degli accordi nazionali. Gli accordi comprendevano moltissime materie, fra<BR>le quali i livelli di retribuzione minimi, lo straordinario, le ore di<BR>lavoro, le ferie ed altre condizioni e termini minimi relativi alle<BR>prestazioni professionali, la formazione, le procedure in caso di dispute<BR>ed altre ancora. Era stato mantenuto un accordo con la NUJ fino a dicembre<BR>1986 e con la IOJ fino a dicembre 1990 (organizzazioni sindacali dei<BR>giornalisti). Un accordo nazionale negoziato con i sindacati dei tipografi<BR>e dei tecnici, la NGA e la SOGAT, successivamente riunitesi all’interno<BR>della GPMU, sono sopravvissuti fino all’aprile del 1991, ma nei precedenti<BR>tre o quattro anni un numero sempre maggiore di aziende ha optato per<BR>l’uscita dai termini stabiliti dal Contratto nazionale Collettivo di<BR>lavoro, pur rimanendo associati alla Newspaper Society, tanto che dal 1991<BR>sono venute meno le ragioni per continuare a supportare l’attività di<BR>contrattazione collettiva.<BR>Nel momento stesso in cui hanno cessato la validità gli accordi collettivi<BR>di lavoro, molte società hanno anche sospeso l’attività di contrattazione<BR>collettiva a livello aziendale, cessando di riconoscere i sindacati ed<BR>introducendo i "contratti individuali" al posto di quelli collettivi. Gli<BR>iscritti al sindacato sono calati in misura determinante man mano che le<BR>aziende cessavano di riconoscere le rappresentanze dei lavoratori. Nei<BR>primi anni ottanta, nel momento di massimo potere contrattuale dei<BR>sindacati, al Contratto nazionale di lavoro che fissava i termini minimi<BR>nel rapporto fra lavoratori ed aziende venivano sovrapposti accordi locali<BR>che formavano parte integrante di una struttura negoziale "a due piani". In<BR>media, i pagamenti contrattati a livello aziendale, in media, aggiungevano<BR>almeno il 50% del minimo contrattuale nazionale, ed i loro effetti dovevano<BR>essere calcolati in occasione del negoziato nazionale. Molti di questi<BR>accordi integrativi sono scaduti ma, dove sopravvivono, il loro contenuto è<BR>stato sensibilmente ridotto alla luce della considerazione del minor<BR>livello professionale richiesto dai nuovi assunti per le attività di solo<BR>inserimento dei dati.<BR>In Olanda il Contratto Collettivo di lavoro riguarda tutti i lavoratori<BR>nell’industria della stampa. Non c’è alcuna specifica relativa ai tipografi<BR>che lavorano nell’industria dei giornali. L’accordo corrente all’epoca del<BR>questionario (1993/94) aveva durata triennale, con scadenza gennaio 1996.<BR>Secondo quanto previsto dagli accordi, la retribuzione è cresciuta del<BR>2.25% nel 1993, e dello 0% nel 1994.<BR>In Danimarca un Contratto Collettivo di lavoro nazionale copre tutta<BR>l’industria grafica, inclusi i quotidiani e gli stabilimenti di stampa.<BR>L’accordo è rinegoziato ogni due anni dai sindacati dei tipografi e dei<BR>Litografi. Le parti sociali che rappresentano l’industria sono l'<BR>Associazione Danese degli Editori di Giornali e l’Associazione<BR>dell’Industria Grafica. L’accordo riguarda le retribuzioni, le ore di<BR>lavoro ed altre condizioni nell’esercizio dell’attività professionale, ed<BR>include norme in materia di tecnologie e di apprendistato. Nell’industria<BR>editoriale danese vi è anche una lunga tradizione per accordi di lavoro<BR>collettivi a livello aziendale, che garantiscano ai lavoratori condizioni<BR>migliori relativamente ai singoli punti della materia contrattuale<BR>nazionale. La tendenza è, comunque, che gli stabilimenti tendono a<BR>rinunciare, o a ridurre, questi accordi di lavoro interni. Non esistono<BR>accordi di lavoro che riguardino diverse categorie di giornali, nazionali,<BR>regionali, locali, salvo che un numero oltremodo esiguo di giornali che<BR>agiscono al di fuori delle organizzazioni imprenditoriali del settore hanno<BR>stabilito accordi in sede locale con le organizzazioni sindacali dei<BR>tipografi.<BR>In Irlanda, da un punto di vista storico, i sindacati hanno negoziato<BR>collettivamente con i rappresentati dell’industria. Recentemente, un numero<BR>maggiore di accordi è stato stipulato a livello locale fra i Sindacati<BR>della stampa e il management di ciascuna società. I rappresentanti<BR>sindacali nei più piccoli giornali a cadenza non quotidiana negoziano<BR>ancora gli accordi con i rappresentati industriali della Federazione della<BR>Stampa Irlandese. Gli accordi raggiunti fra i Sindacati della Stampa e i<BR>rappresentanti dell’industria a livello locale coprono materie come premi<BR>di produttività, cambi nell’organizzazione del lavoro, nuove tecnologie,<BR>cambiamenti nei processi produttivi.<BR>In Francia, il Contratto Collettivo di lavoro per i lavoratori grafici dei<BR>quotidiani Regionali è stato siglato senza limiti di durata. E’ un quadro<BR>di riferimento professionale per tutti i lavoratori dell’area di pre<BR>stampa, stampa e spedizione all’interno delle società editrici di testate<BR>regionali. I punti più importanti descritti nell’accordo quadro riguardano<BR>l’orario di lavoro, le ferie, i permessi retribuiti e non retribuiti, le<BR>retribuzioni, gli straordinari, livelli retributivi legati all’ anzianità,<BR>modalità per la gestione degli esuberi. Due accordi quadro sono stati<BR>firmati il 14 ed il 21 aprile 1986, uno con i lavoratori grafici e l’altro<BR>con i giornalisti, in occasione dell’introduzione delle tecnologie<BR>informatiche nelle redazione dei quotidiani. A quell’epoca, il passo più<BR>importante è stato la fissazione della speciale quota del 25% di scrittura<BR>elettronica effettuata direttamente dai giornalisti. In tempi più recenti<BR>(marzo 1993) la maggior parte delle società editrici hanno raggiunto il<BR>livello di introduzione diretta della scrittura elettronica pari al 50% del<BR>contenuto di ciascuna copia. Questi accordi hanno anche introdotto il<BR>dibattito sui nuovi ruoli e sulle nuove mansioni professionali per i<BR>redattori grafici e i tastieristi per il menabò elettronico e<BR>l’impaginazione a video. Dopo il 1986, tutti i quotidiani regionali hanno<BR>costruito una nuova organizzazione del lavoro ed hanno introdotto<BR>tecnologie informatiche nelle redazioni, sia in quelle centrali che nelle<BR>redazioni locali. La maggior parte delle aziende hanno firmato contratti<BR>integrativi con diversi benefici da un punto di vista sociale per i<BR>giornalisti, e con norme relative all’incentivazione dei pre pensionamenti.<BR>Questi accordi relativi ai processi produttivi sono sottoscritti con durata<BR>di pochi anni e, quindi, sono rinnovati. Ma ci sono due obblighi generali<BR>relativi ai contratti collettivi che riguardano sia quelli con valore<BR>nazionale che quelli con valore locale: un accordo sociale sui salari e le<BR>condizioni di lavoro con valore annuale e l’esame, ogni cinque anni, delle<BR>definizioni e delle funzioni per tutte le categorie di lavoratori.