Capitolo III , Dati Scomposti per tipologia di azienda: analisi dei dati

Rispetto al 1996, come si è visto, il numero di aziende<BR>che applicano ai propri dipendenti il contratto collettivo di lavoro<BR>poligrafico è rimasto invariato a 160 unità. All’interno di questo totale,<BR>tuttavia, il peso delle società editrici, pur rimanendo preponderante, è<BR>sceso di quattro unità, da 87 a 83, ed è diminuito di tre unità, da 45 a<BR>42, anche il numero dei centri stampa. In crescita invece, da 15 a 19, le<BR>agenzie di informazione e servizi e le società "altre", che non effettuano<BR>cioè attività editoriale, passate da 13 a 16.<BR>A questo proposito, vale la pena di precisare che, mentre la crescita delle<BR>agenzie di informazione e servizi sembra corrispondere ad una precisa<BR>evoluzione del mercato editoriale e del mercato del lavoro, per quanto<BR>riguarda le altre società la crescita del numero di aziende – ed il<BR>corrispondente, significativo aumento degli occupati – è iscrivibile in<BR>buona misura allo spostamento di una società dalla categoria di società<BR>editrice a quella di società che non effettua attività editoriale, per<BR>effetto della cessione della testata che quella società editava.<BR>Resta comunque il fatto che, mentre il numero delle società editrici e<BR>stampatrici diminuisce – e si contrae altresì, come vedremo tra breve, il<BR>numero dei rispettivi dipendenti -, continuano ad aumentare in numero ed in<BR>dipendenti le società che forniscono "semilavorati informativi" alle<BR>aziende editoriali, a conferma del fatto che l’industria dei quotidiani si<BR>avvia a perdere una delle peculiarità che la distinguevano da gran parte<BR>degli altri settori industriali, ovvero l’essere un settore a ciclo<BR>completo.<BR>Va comunque detto che la fotografia al 31 dicembre 1997 non è certo quella<BR>di un settore ad elevato tasso di terziarizzazione: le aziende editrici e<BR>stampatrici, quelle cioè dove si realizza il ciclo di produzione del<BR>quotidiano, rappresentano infatti oltre i tre quarti del mercato in termini<BR>di numero di aziende, ma più del 90% in termini di numero di dipendenti. Il<BR>numero medio di addetti per società editrice è pari infatti a 77 unità,<BR>contro le 47 dei centri stampa, le 38 delle agenzie di informazione, le 9<BR>delle altre società.<BR><BR>Occupazione<BR>Dalla situazione in essere al 31 dicembre 1997 emerge come su dieci addetti<BR>del settore, sette siano dipendenti da società editrici, due da centri<BR>stampa e uno da agenzie di informazione e servizi o da altre società.<BR>Pur se in arretramento rispetto al 71% del 1996, la quota delle società<BR>editrici sul totale del settore rimane assolutamente preponderante: ciò<BR>determina infatti, da una parte, la necessità di approfondire ulteriormente<BR>l’esame di questa tipologia di società (a questa analisi è dedicato il<BR>quarto capitolo della presente ricerca), e dall’altro, la cautela nel<BR>valutare le tendenze che emergono dalle altre tipologie di aziende e che si<BR>riferiscono ad un campione di appena il 30% del totale addetti.<BR>Tra le società editrici, il calo occupazionale nel corso del 1997 è stato<BR>pari a 330 unità, pari al 4,9%. Il calo ha riguardato in misura maggiore<BR>gli operai, calati del 7,5%, mentre per gli impiegati il calo è stato del<BR>3,5%. Ne consegue che la componente operaia ha ulteriormente accresciuto la<BR>propria quota sul totale dipendenti, portandola dal 64,7% del 1996 al 65,7%<BR>del 1997. In pratica, in una società editrice tipo due dipendenti su tre<BR>sono impiegati.<BR>Il calo occupazionale è stato più contenuto tra i dipendenti dei centri<BR>stampa, che hanno visto ridursi la forza lavoro complessiva di 56 unità,<BR>pari al 2,8%, in linea quindi con la media complessiva del settore.<BR>Contrariamente a quanto avvenuto tra gli editori, il calo è stato quasi<BR>identico tra gli operai (-2,9%) e gli impiegati (-2,3%). pertanto è rimasto<BR>pressoché inalterato il rapporto operai-impiegati, con questi ultimi<BR>passati dal 19,5% del 1996 al 19,6% del 1997. E’ appena il caso di notare<BR>come il totale degli operai dipendenti dai centri stampa costituisca il<BR>41,7% del totale del settore, nonostante che, come si è visto, queste<BR>società pesino per poco più del 20% sul totale degli occupati.<BR>Situazione totalmente ribaltata tra le agenzie e le altre società, dove gli<BR>operai sono pressoché assenti: nove tra le agenzie (erano comunque tre nel<BR>1996), totalmente assenti tra le altre società. La situazione è ribaltata<BR>anche per quanto riguarda l’andamento occupazionale: al calo delle società<BR>editrici e stampatrici fa infatti riscontro un significativo incremento<BR>dell’occupazione. Tra le società che non effettuano attività editoriale il<BR>numero di addetti è passato da 87 a 150, con un incremento del 72,4%. Un<BR>incremento, questo, in gran parte determinato dalle ragioni alle quali si<BR>faceva cenno nel paragrafo precedente e quindi non indicative di tendenze<BR>meritevoli di sottolineatura.<BR>Ben più significativo l’incremento fatto registrare dalle agenzie di<BR>informazione e servizi, il cui totale addetti è passato da 672 a 720 unità,<BR>con un incremento del 7,1% che, sommandosi a quello fatto registrare nel<BR>1996, porta nel biennio l’incremento complessivo a quasi il 10% e ci<BR>autorizza a parlare di una precisa tendenza del settore: mentre le società<BR>editrici e – in misura minore – i centri stampa continuano a perdere<BR>addetti, le agenzie e le società di servizi si rafforzano e consolidano ad<BR>un ritmo che è andato accelerando dal 2% del 1996 al 7% del 1997.<BR>Questo incremento occupazionale tra le agenzie è andato a prevalente<BR>beneficio degli addetti di sesso femminile, il cui numero è cresciuto del<BR>12,2% contro un incremento del 4,5% per gli addetti di sesso maschile. In<BR>conseguenza di ciò, la percentuale femminile sul totale addetti al 31<BR>dicembre 1997 è salita al 35,8% contro il 34,3% di un anno prima.<BR>Incremento occupazionale equamente distribuito tra le altre società, dove<BR>peraltro gli addetti di sesso femminile sono in prevalenza. L’incremento<BR>femminile è stato di 34 unità contro le 29 dei maschi, portando così la<BR>percentuale femminile al 53,3% contro il 52,9% di un anno prima.<BR>Tra le società editrici il calo occupazionale è stato sostanzialmente<BR>equilibrato, con una lieve prevalenza a vantaggio degli addetti di sesso<BR>femminile, la cui consistenza è diminuita del 3,1% contro il 5,5% degli<BR>addetti di sesso maschile. Al 31 dicembre 1997, quindi, la percentuale<BR>femminile sul totale addetti era del 25,7% contro il 25,3% dell’anno<BR>precedente.<BR>Comportamento assai differente per i centri stampa, dove la già scarsa<BR>presenza femminile è andata ulteriormente rarefacendosi per effetto di un<BR>calo occupazionale 1997 del 6,9%, laddove il calo della componente maschile<BR>è stato del 2,3%. Di conseguenza, la percentuale degli addetti di sesso<BR>maschile, che era pari al 9,4% nel 1996, si è posizionata un anno dopo al<BR>9%.<BR>L’esame dei dati relativi all’inquadramento degli addetti ai vari livelli<BR>della scala parametrale mette in evidenza una situazione abbastanza analoga<BR>a quella dell’anno passato. Per quanto riguarda le società editrici, il<BR>grosso degli addetti, oltre il 75%, si concentra ai livelli compresi tra il<BR>quinto e l’ottavo. In particolare, però, si nota come ad un pronunciato<BR>calo (-10%) degli addetti inquadrati al quinto livello faccia riscontro un<BR>sia pur contenuto (+0,7%) incremento degli addetti inquadrati all’ottavo<BR>livello, ad ulteriore testimonianza di quella tendenza alla "risalita"<BR>verso i livelli medio-alti della scala parametrale che già segnalavamo<BR>nella prima edizione di questa ricerca. Ad ulteriore prova di questa<BR>tendenza, basti considerare che gli addetti inquadrati ai primi cinque<BR>livelli sono passati dal 35,8% del 1995 al 33,8% del 1997.<BR>Questa tendenza allo scivolamento verso l’alto dei livelli di inquadramento<BR>è meno evidente per i centri stampa, dove peraltro il livello medio di<BR>inquadramento è più basso, come è normale attendersi in presenza di una<BR>popolazione prevalentemente operaia. I livelli più frequentati in questo<BR>caso sono quelli compresi tra il quarto e il settimo, che da soli coprono<BR>l’81,6% del totale. La percentuale di addetti inquadrati ai cinque livelli<BR>più bassi risulta sensibilmente più elevata rispetto a quella delle società<BR>editrici, essendo pari al 56,6%, stabile rispetto al 57% del 1996.<BR>Per quel che concerne le agenzie, i livelli più bassi sono quasi<BR>ininfluenti: otto addetti in tutto tra primo e secondo livello, calo<BR>percentuale per terzo e quarto. In totale, i tre quarti degli addetti sono<BR>concentrati ai cinque livelli più alti della scala parametrale, con il<BR>sesto livello che, da solo, raccoglie il 38,3% degli addetti.<BR>Tra le altre società, infine, sono del tutto assenti i primi due livelli, e<BR>la popolazione è suddivisa abbastanza omogeneamente ai livelli compresi tra<BR>il quinto e l’ottavo, con significative presenze percentuali anche per i<BR>due livelli più alti, ai quali è inquadrato il 18,4% della popolazione<BR>complessiva contro una media nazionale del 6%.<BR><BR>Retribuzione Ordinaria<BR>L’incremento delle retribuzioni è risultato nel corso del 1997 abbastanza<BR>livellato sulla media nazionale del 4,6% per le società editrici (+4,8%) i<BR>centri stampa (+4,6%) e le agenzie (+4,7%). Sostanzialmente divergente<BR>rispetto alla media nazionale soltanto la retribuzione delle altre società,<BR>il cui incremento nel corso del 1997 è stato del 2,6% appena.<BR>Se allarghiamo l’analisi all’ultimo biennio, il livellamento della crescita<BR>retributiva tra le varie tipologie di aziende appare ancora più evidente:<BR>rispetto ad una media nazionale del 10% esatto, le retribuzioni sono<BR>cresciute del 10,1% per le società editrici, del 10,5% per i centri stampa,<BR>del 10,4% per le agenzie, del 9% per le altre società.<BR>Appurato che le retribuzioni crescono in maniera omogenea per tutte le<BR>tipologie di aziende, va rilevato comunque che, rispetto alla media<BR>nazionale di 61,6 milioni lordi annui, la retribuzione ordinaria delle<BR>singole categorie presenta oscillazioni di una qualche rilevanza. La<BR>retribuzione media più elevata è quella delle società editrici, pari a 62,4<BR>milioni annui, seguita da quella dei centri stampa (61 milioni). Più bassa<BR>la retribuzione delle agenzie (57,1 milioni), e sensibilmente inferiore la<BR>retribuzione delle altre società, che è di poco inferiore ai 53,2 milioni<BR>annui.<BR>Dall’analisi degli incrementi retributivi scomposti per livello di<BR>inquadramento non emergono, per quanto riguarda le società editrici,<BR>particolari divergenze. L’incremento dei singoli livelli si mantiene<BR>abbastanza vicino alla media, con percentuali che vanno dal 3,6% del quarto<BR>livello al 6,4% del nono, e con una forbice tra primo e decimo livello che<BR>nel 1997 si è assestata sul 188,5% rispetto al 186,1% del 1996 e al 192,4%<BR>della media nazionale. La forbice "teorica" contrattuale, lo ricordiamo,<BR>sarebbe pari al 192%.<BR>Tra i centri stampa, a crescere in misura più consistente sono state le<BR>retribuzioni di terzo, sesto e ottavo livello, mentre le retribuzioni del<BR>livello più basso e dei due più elevati sono diminuite. La forbice tra le<BR>retribuzioni del primo e del decimo livello si è attestata su livelli<BR>sensibilmente superiori alla media nazionale: un addetto del decimo<BR>livello, infatti, guadagna mediamente il 230% in più rispetto al collega<BR>inquadrato al primo livello.<BR>Questa forbice sale addirittura al 300% tra le agenzie, dove un addetto al<BR>primo livello guadagna una media annua di 31,5 milioni di lire contro i<BR>94,9 milioni dell’addetto del decimo livello. Le retribuzioni del decimo<BR>livello, peraltro, sono quelle cresciute maggiormente nel corso del 1997,<BR>seguite da quelle dell’ottavo livello.<BR>Molto elevato, pari al 207%, il differenziale tra le retribuzioni del<BR>livello più alto e più basso degli addetti delle altre società, soprattutto<BR>in considerazione del fatto che tra le aziende di questa tipologia non ci<BR>sono addetti inquadrati al primo e secondo livello. Per il resto, le<BR>retribuzioni sono cresciute in misura superiore alla media soltanto per i<BR>due livelli più bassi (terzo e quarto) e per il decimo livello, mentre per<BR>i livelli intermedi l’incremento retributivo è stato inferiore alla media<BR>oppure, come nel caso dei livelli compresi tra il sesto e l’ottavo,<BR>negativo.<BR>Per quanto riguarda infine il differenziale retributivo tra donne e uomini,<BR>esso è meno rilevante rispetto alla media nazionale per le altre società,<BR>dove, come si è visto, la presenza femminile è prevalente e dove gli<BR>addetti di sesso femminile hanno una retribuzione ordinaria lorda mensile<BR>inferiore di circa 560mila lire rispetto ai colleghi di sesso maschile,<BR>contro una media nazionale di oltre 800mila lire.<BR>Questo differenziale tra addetti di sesso maschile e femminile sale a<BR>680mila lire per le agenzie e a 700mila lire per i centri stampa, pur<BR>rimanendo al di sotto della media nazionale. Più elevato rispetto alla<BR>media è invece lo scarto per quanto riguarda le società editrici, dove nel<BR>corso del 1997 ogni addetto di sesso maschile ha avuto una retribuzione<BR>media mensile superiore di quasi 850mila lire rispetto al collega di sesso<BR>femminile.<BR><BR>Retribuzione Straordinaria<BR>Nel corso del 1997 il numero medio di ore di straordinario effettuate da<BR>ciascun addetto è stato pari, come si è visto nel primo capitolo, a 134<BR>ore, in lieve calo rispetto alle 139 del 1996. Scomponendo questo dato in<BR>base alla tipologia di società, non emergono particolari novità rispetto<BR>alla situazione delineatasi nel corso del 1996. Le società editrici sono<BR>quelle che più si approssimano alla media nazionale con un calo da 139 ore<BR>a quasi 134 e con una lieve limatura (-0,2%) a 4,7 milioni lordi annui<BR>della retribuzione corrispondente.<BR>Più significativa la riduzione per le agenzie, che hanno visto scendere il<BR>numero medio di ore di straordinario a 110 ore rispetto alle 118 del 1996,<BR>e la retribuzione a 3,7 milioni contro 3,9. Ancora più consistente il calo<BR>per le altre società, dove il numero di ore medie è sceso di oltre il 15%,<BR>da 143 a 121 ore, e la retribuzione media è passata da 4,5 a 3,8 milioni<BR>annui.<BR>In controtendenza il dato dei centri stampa, dove peraltro si riscontrano i<BR>più alti livelli di ricorso allo straordinario. In queste società il numero<BR>medio di ore di straordinario lavorate nel corso del 1997 da ciascun<BR>addetto è rimasto stabile poco al di sopra delle 144 ore, e la retribuzione<BR>lorda è passata da 4,7 a 4,9 milioni lordi annui, con una crescita di quasi<BR>il 4%. Il ricorso allo straordinario è superiore alla media, con punte di<BR>180 ore annue e retribuzioni lorde che arrivano a sfiorare i sette milioni<BR>annui, tra i lavoratori inquadrati ai livelli compresi tra il sesto e<BR>l’ottavo, ma tutti i livelli di inquadramento fanno segnare consistenti<BR>livelli di straordinario con oltre 100 ore annue, ad eccezione del decimo<BR>livello dove la media è di poco più di 30 minuti al mese.<BR>Abbastanza ben distribuito il ricorso allo straordinario anche tra le<BR>agenzie, anche fatta eccezione per il secondo e il decimo livello con<BR>rispettivamente due ore e un’ora media mensile per addetto. Per il resto,<BR>si va dalle 84 ore e 3,2 milioni annui degli addetti al nono livello alle<BR>166 ore e 5,2 milioni l’anno degli addetti al quinto livello.<BR>Anche tra le società editrici i lavoratori inquadrati al nono e decimo<BR>livello effettuano assai meno straordinario rispetto agli altri con<BR>rispettivamente 61 e 15 ore medie nell’arco dell’anno, mentre gli altri<BR>livelli risultano assai più livellati: si va infatti dalle 109 ore e 3,3<BR>milioni del terzo livello alle quasi 160 ore e 5,8 milioni del settimo<BR>livello.<BR>Uno sguardo, infine, alla distribuzione dello straordinario tra uomini e<BR>donne, che non sembra presentare differenze di rilievo rispetto alla media<BR>nazionale. Se infatti la media nazionale è di 92 ore annue di straordinario<BR>in meno effettuate dalle donne rispetto agli uomini, questo differenziale<BR>sale a 99 ore per le società editrici, mentre per le altre categorie si<BR>colloca al di sotto della media, e più precisamente a 73 ore per i centri<BR>stampa, a 66 ore per le agenzie, a 87 ore per le altre società.<BR>Un ultimo dato ci aiuterà a delineare meglio lo scarto che esiste tra<BR>addetti di sesso maschile e femminile per quanto riguarda lo straordinario.<BR>Su 100 ore di straordinario effettuate in ciascuna delle quattro tipologie<BR>di aziende che compongono l’universo della nostra ricerca, le lavoratrici<BR>ne effettuano 36 tra le "altre società", 22 tra le agenzie di informazione,<BR>11 tra le società editrici e appena 5 tra i centri stampa.<BR><BR>Retribuzione Complessiva<BR>Nel corso del 1997 le retribuzioni complessive sono cresciute in maniera<BR>uniforme per tre delle quattro tipologie nelle quali è stato suddiviso<BR>l’universo delle aziende che applicano il contratto di lavoro poligrafico.<BR>L’incremento più elevato è stato fatto registrare dai centri stampa con un<BR>aumento del 4,6% a 65,9 milioni lordi annui, seguite dalle società editrici<BR>con un incremento del 4,5% ed una retribuzione annua di 67,1 milioni, e<BR>dalle agenzie con un incremento del 4,1% a 60,9 milioni annui.<BR>Di gran lunga inferiore l’incremento per le altre società, che con un<BR>aumento dell’1,2% sono rimaste al di sotto dell’incremento del costo della<BR>vita. La retribuzione complessiva annua per questa tipologia di società è<BR>la più bassa di tutto il panorama nazionale, superando di pochissimo i 57<BR>milioni annui.<BR>La dinamica delle retribuzioni contribuisce a delineare uno scenario nel<BR>quale continua ad allargarsi il divario tra le retribuzioni di società<BR>editrici e stampatrici da una parte, e delle rimanenti società (agenzie ed<BR>altre società) dall’altra. Se infatti la retribuzione media del poligrafico<BR>di una società editrice, che nel 1996 era pari al 101,1% della media<BR>complessiva del settore, nel 1997 è rimasta sostanzialmente stabile al<BR>101,3%, questa percentuale per le agenzie di informazione è passata dal<BR>92,2% al 92% e per le altre società dall’88,7% all’86,1%. Se allarghiamo<BR>l’analisi all’ultimo biennio, il divario tra le retribuzioni più elevate<BR>(società editrici) e quelle meno elevate (altre società) è salito dal<BR>115,6% del 1995 al 117,6% del 1997.<BR>La retribuzione complessiva media di un dipendente di una società<BR>appartenente a questa categoria è risultata nel 1997 inferiore di quasi<BR>800mila lire rispetto alla retribuzione di un dipendente di una società<BR>editrice.<BR>In calo per tutte le tipologie di azienda l’incidenza dello straordinario<BR>sulla retribuzione complessiva, passata dal 7,3% del 1996 al 7% del 1997<BR>per le società editrici, dal 7,53% al 7,48% per i centri stampa, dal 6,7%<BR>al 6,2% per le agenzie di servizi. Il calo più significativo si è<BR>verificato per le altre società, per le quali l’incidenza dello<BR>straordinario è passata dal 7,9% al 6,7% della retribuzione complessiva,<BR>nonostante che all’interno di questa tipologia per i lavoratori inquadrati<BR>al primo, secondo e settimo livello l’incidenza dello straordinario si<BR>mantenga al di sopra del 10% della retribuzione complessiva.<BR>Per quel che concerne infine il differenziale retributivo tra uomini e<BR>donne, lo squilibrio segnalato nel paragrafo riguardante la retribuzione<BR>ordinaria risulta ulteriormente accentuato dalla diseguale distribuzione<BR>dello straordinario, e si manifesta in particolar modo tra le società<BR>editrici e i centri stampa. Mentre infatti la retribuzione lorda mensile di<BR>un addetto di sesso femminile delle altre società è inferiore di 750mila<BR>lire rispetto al collega di sesso maschile, questo scarto sale a 870mila<BR>lire per le agenzie, a 920mila lire per i centri stampa e addirittura a un<BR>milione e 130mila lire per le società editrici.<BR><BR>Monte Retributivo Complessivo<BR>Quasi il 72% dei 592 miliardi che costituiscono il monte complessivo delle<BR>retribuzioni per il 1997 sono stati erogati da società editrici. E’ un<BR>dato, questo, che risente sia del fatto che in questa tipologia di aziende<BR>è inquadrato il 69,3% della popolazione poligrafica complessiva, sia del<BR>fatto che le retribuzioni di questi lavoratori sono, come si è visto, più<BR>elevate di quelle dei colleghi di altre tipologie. A conferma di questo<BR>fatto, si rilevi come i dipendenti dei centri stampa, che per numero sono<BR>il 21,2% del totale, hannopercepito il 19,8% delle retribuzioni, quelli<BR>delle agenzie il 7,1% delle retribuzioni con il 7,8% della consistenza<BR>numerica, quelli delle altre società l’1,3% delle retribuzioni con l’1,6%<BR>degli addetti.<BR>Il totale delle retribuzioni erogate dalle società editrici e dai centri<BR>stampa è risultato nel 1997 in calo rispetto all’anno precedente, per<BR>effetto del significativo calo dei dipendenti da queste due tipologie di<BR>società, non adeguatamente bilanciato dall’incremento delle retribuzioni.<BR>Il calo è stato di otto miliardi (1,6%) per le società editrici, di nove<BR>miliardi (-7,1%) per i centri stampa. Più significativo, per queste due<BR>tipologie di azienda, il calo delle ore lavorate, diminuito<BR>complessivamente di quasi un milione e trecentomila ore, pari al lavoro<BR>annuo di 700 addetti.<BR>All’opposto, le agenzie e le altre società hanno visto crescere<BR>l’occupazione e, con essa, il totale delle retribuzioni erogate, che è<BR>passato per le agenzie da 38,2 a 42 miliardi di lire e per le altre società<BR>da 4,7 a 7,8 miliardi, con il numero di ore lavorate salito per le agenzie<BR>di quasi 70mila ore (il lavoro annuo di 38 addetti) e per le altre società<BR>di oltre 100mila ore (il lavoro annuo di 58 addetti).<BR>Per quanto riguarda infine il costo medio orario degli addetti, i dati che<BR>emergono non si discostano da quelli relativi alla retribuzione<BR>complessiva, e confermano la divaricazione tra, da una parte, le società<BR>editrici e stampatrici, per i quali la retribuzione media oraria si colloca<BR>intorno alle 33.000 lire, e dall’altra parte le agenzie e le altre società,<BR>per le quali la retribuzione media oraria oscilla tra le 28mila e le 30mila<BR>lire.<BR>