Capitolo II , Dati Scomposti per Area Geografica: analisi dei dati
Rispetto al 1996, è<BR>rimasto invariato il numero delle aziende (160) che compongono il campione<BR>della ricerca; è variata invece la loro dislocazione sul territorio<BR>nazionale. E’ infatti diminuito il numero di aziende presenti nel Nord<BR>Ovest (sei in meno rispetto al 1996) e nel Nord Est (due in meno), mentre è<BR>aumentato rispettivamente di sei e di due unità il numero di aziende<BR>presenti nel Centro Italia e nel Sud. E’ rimasto invece invariato il numero<BR>di aziende presenti nelle Isole.<BR>Anche per il 1997, come già per l’anno precedente, sono tre le regioni<BR>nelle quali non sono presenti aziende del settore, e precisamente Valle<BR>d’Aosta, Molise e Basilicata. La regione con il più alto numero di aziende<BR>presenti è il Lazio con 52 aziende, seguita dalla Lombardia con 39. Seguono<BR>Sicilia e Campania con nove aziende ed Emilia Romagna con otto aziende.<BR>Il numero medio di addetti delle aziende del settore, contro un valore<BR>nazionale di 58 addetti per azienda, è di 81 addetti al Nord Ovest, di 58<BR>nel Nord Est, di 47 al Centro, di 34 al Sud e di 55 nelle Isole.<BR><BR>Occupazione<BR>La dinamica occupazionale del 1997 scomposta sulle aree geografiche del<BR>Paese mette in evidenza un fenomeno abbastanza singolare: tutte le aree<BR>hanno subìto cali occupazionali consistenti ad eccezione del Centro, dove<BR>invece il numero degli occupati è cresciuto del 5,5%. Questo aumento – e<BR>anche questo è un dato in controtendenza – si è verificato in lieve<BR>prevalenza per quanto riguarda la componente operaia, passata da 779 a 838<BR>unità con una crescita del 7,6%, e in misura minore ma comunque<BR>significativa (4,7%, pari a 88 unità in più) tra gli impiegati.<BR>Per quel che concerne le altre quattro aree nelle quali l’ISTAT suddivide<BR>il Paese, il calo maggiore, superiore al 7%, si è avuto nel Nord Ovest; nel<BR>Nord Est e nel Sud il calo è stato del 5% circa, mentre nelle Isole si è<BR>contenuto di poco al di sotto del 4%.<BR>In queste quattro aree per le quali sono stati registrati cali<BR>occupazionali, si possono individuare due differenti dinamiche: da una<BR>parte, nel Nord Est e nelle Isole, il calo ha riguardato in maniera<BR>pressoché identica operai e impiegati. Nel Nord Est il calo è stato<BR>addirittura identico: quaranta operai e quaranta impiegati in meno. Nelle<BR>Isole alla fine del 1997 si registravano 17 operai e 18 impiegati in meno<BR>rispetto al 1996.<BR>Ben diversa la dinamica nelle altre due aree. Nel Nord Ovest gli operai<BR>sono diminuiti del 10,8%, ad un ritmo più che doppio rispetto al 4,5% degli<BR>impiegati. Nel complesso, il solo Nord Ovest ha perso nel corso del 1997<BR>283 addetti, 105 impiegati e 178 operai. Nel Sud il calo percentuale degli<BR>operai è stato ancora maggiore, e più esattamente del 12,5%, mentre il<BR>numero degli impiegati è cresciuto di undici unità , pari a quasi il 4%.<BR>Dalla dinamica occupazionale emerge una tendenza al riequilibrio dei<BR>livelli occupazionali del settore tra le varie aree del paese: mentre<BR>infatti nel 1996 le aziende di Nord Ovest e Nord Est rappresentavano il 50%<BR>delle aziende e il 58,8% degli occupati, nel 1997 queste percentuali sono<BR>scese rispettivamente al 45% e al 56,6% degli occupati. Al calo ha<BR>contribuito in maniera prevalente il Nord Ovest, la cui quota percentuale<BR>sul totale occupati è passata dal 42% al 40,2%, mentre il Nord Est è<BR>rimasto sostanzialmente stabile con il 16,4% contro il 16,8% del 1996.<BR>Per contro, cresce il peso del Centro Italia, passato dal 33% al 39% in<BR>termini di numero di aziende e dal 27,8% al 30,2% in termini di occupati.<BR>Stabile, infine, la situazione del Sud e delle Isole, che sono passate dal<BR>6,7% del totale del 1996 al 6,6% del 1997.<BR>Per effetto dell’andamento occupazionale nel corso del 1997, alla fine<BR>dell’anno la presenza degli impiegati è andata rafforzandosi in tutte le<BR>aree del Paese, con l’unica eccezione del Centro, dove peraltro la<BR>percentuale degli impiegati, che tra l’altro è la più altra tra tutte le<BR>zone d’Italia, è diminuita dal 70,6% al 70% netto.<BR>Nell’altra area dove la componente impiegatizia è nettamente preponderante,<BR>il Nord Ovest, la presenza degli operai è andata ulteriormente<BR>affievolendosi, passando dal 41,3% al 39,7% del 1997. Invariata invece, nel<BR>confronto tra 1996 e 1997, la situazione nel Nord Est, dove operai e<BR>impiegati continuano a mantenere ciascuno il 50% esatto del totale<BR>occupati. Né è variata granché la situazione nelle Isole, dove la<BR>componente operaia mantiene una quota percentuale del 65,4%, inferiore<BR>soltanto di un decimo di punto rispetto all’anno precedente. E’ al Sud,<BR>infine, dove si è verificato il più consistente spostamento del rapporto<BR>tra operai e impiegati per effetto della forte diminuzione dei primi e<BR>dell’incremento dei secondi: la percentuale operaia, infatti, è passata dal<BR>56,4% del 1996 al 52,1% del 1997.<BR>La percentuale femminile sul totale degli addetti, in generale, si è<BR>rafforzata in tutte le zone del Paese, con l’unica eccezione del Sud, dove<BR>la percentuale delle donne è calata nel corso del 1997 del 5,8% contro il<BR>5,2% degli addetti di sesso maschile, lasciando inalterata la percentuale<BR>femminile sul totale degli addetti al 16,2%.<BR>Sostanzialmente stabile la situazione anche nel Nord Ovest, dove il calo<BR>dell’occupazione femminile, pari al 5,2% contro il 7,7% dei maschi, ha<BR>portato la percentuale femminile ad un valore del 24,4% contro il 23,9% del<BR>1996, e nel Nord Est, dove la percentuale femminile ha raggiunto il 23,6%,<BR>perfettamente in linea con la media italiana, contro il 23,2% del 1996.<BR>Abbastanza contenuto anche l’incremento della presenza femminile nelle<BR>Isole, dove peraltro la percentuale delle donne è la più bassa tra tutte le<BR>aree d’Italia, e dove il tasso di presenza femminile tra gli occupati è<BR>passato dal 12,1% al 12,4%. Ben più consistente, infine, l’incremento della<BR>presenza femminile nel Centro, dove la presenza femminile ha raggiunto il<BR>26% del totale addetti contro il 25% del 1996. Curioso notare come nel<BR>Centro il numero di operaie sia quasi raddoppiato nell’arco di un anno,<BR>passando da 54 a 83 unità .<BR>Se si analizza la suddivisione degli addetti per livello di inquadramento,<BR>si nota un comportamento differente tra il Nord, dove è in atto una<BR>significativa tendenza alla risalita verso i livelli più elevati della<BR>scala parametrale, e il Sud, dove si nota la tendenza inversa. Nel Nord<BR>Ovest, infatti, gli addetti inquadrati ai livelli dal primo al quinto sono<BR>scesi dal 35,5% al 33,7%, e nel Nord Est dal 46,7% al 44,8%. Al Sud,<BR>invece, la percentuale degli inquadrati ai cinque livelli inferiori è<BR>passata dal 45,6% al 46,1%, e nelle Isole dal 59,5% al 61,3%. Per quanto<BR>riguarda infine il Centro Italia, i dipendenti inquadrati ai livelli dal<BR>primo al quinto sono rimasti in percentuale sostanzialmente stabili,<BR>passando dal 32,2% al 32,6%.<BR>L’evolversi della situazione determina quindi un approfondirsi del divario<BR>tra le diverse macro-aree del paese. Al Nord, e più in particolare nel Nord<BR>Ovest, il livello di inquadramento tende a salire (il "poligrafico medio"<BR>di quest’area è inquadrato ben al di sopra del sesto livello), mentre al<BR>Sud e soprattutto nelle Isole il livello medio di inquadramento è sceso<BR>ormai poco al di sopra del quinto livello.<BR>In generale, comunque, la distribuzione degli addetti sulla scala<BR>parametrale rispecchia abbastanza fedelmente la diversa percentuale di<BR>operai e impiegati; laddove prevalgono i primi, come nelle Isole, è<BR>superiore alla media nazionale la percentuale degli addetti inquadrati ai<BR>livelli dal terzo al quinto, che in questo caso è di poco inferiore al 60%.<BR>Laddove invece, come nel Nord Ovest o nel Centro, è prevalente la<BR>componente impiegatizia, acquistano maggior peso i livelli di inquadramento<BR>compresi tra il sesto e l’ottavo.<BR>Lo stesso può dirsi per i livelli di inquadramento femminile. Laddove la<BR>presenza di operai di sesso femminile è percentualmente più significativa<BR>rispetto alla media nazionale, come nel Nord Est, al Sud o nelle Isole,<BR>assumono maggior peso i livelli di inquadramento tra il terzo e il quinto;<BR>dove invece, come nel Nord Ovest e soprattutto nel Centro, le donne sono<BR>per lo più utilizzate come impiegate, i livelli di inquadramento nettamente<BR>prevalenti sono quelli intercorrenti tra il sesto e l’ottavo. E’ da<BR>segnalare infine come la presenza femminile ai livelli più elevati – nono e<BR>decimo – si avvicini a quella maschile solo per quanto riguarda il Nord<BR>Ovest, dove il 7,6% degli addetti di sesso femminile sono inquadrati in<BR>questi livelli, contro il 9% degli uomini.<BR><BR>Retribuzione Ordinaria<BR>I dati relativi alle retribuzioni ordinarie per il 1997 scomposti per aree<BR>geografiche non sembrano evidenziare significative differenze tra le<BR>diverse zone del Paese. Rispetto alla media nazionale di 61,6 milioni lordi<BR>annui, nel corso del 1997 la retribuzione ordinaria media è risultata<BR>leggermente più elevata nel Nord Ovest (63,1 milioni), sostanzialmente in<BR>linea nel Centro (61,2) e nelle Isole (61,1), leggermente inferiore nel<BR>Nord Est. Fa eccezione il Sud, dove la retribuzione ordinaria media nel 1997 si è attestata a 55,8 milioni annui, inferiore del 9,3% rispetto alla media na<BR>zionale. Nella busta paga mensile di un poligrafico di una azienda del Sud<BR>si trovano mediamente 550mila lire in meno rispetto al collega di una<BR>azienda del Nord Ovest.<BR>Il Sud è peraltro l’area nella quale nel corso del 1997 le retribuzioni<BR>sono cresciute meno: soltanto il 2,5% contro una media nazionale del 4,6%.<BR>l’area nella quale le retribuzioni sono cresciute al ritmo più elevato sono<BR>le Isole con il 7,1%, seguita dal Nord Ovest con il 5,8%. L’incremento del<BR>Nord Est, pari al 4,6%, è perfettamente in linea con il dato nazionale,<BR>mentre l’incremento delle retribuzioni ordinarie nel Centro è risultato di<BR>poco inferiore al 3%.<BR>Se dunque i dati non autorizzano a parlare di una differenziazione dei<BR>livelli retributivi collegata alle aree geografiche di appartenenza delle<BR>aziende, è pur vero che nel corso del 1997 la forbice tra i livelli<BR>retributivi dei lavoratori del Nord Ovest e quelli del Sud; che era pari<BR>all’8,7% nel 1996, è salita all’11,6%.<BR>Dall’analisi dell’andamento retributivo per singoli livelli di<BR>inquadramento non appaiono emergere tendenze univoche che possano essere<BR>ricondotte a motivazioni geo-economiche: in alcune aree infatti crescono<BR>maggiormente le retribuzioni degli addetti inquadrati nei livelli più alti<BR>della scala parametrale, in altre guadagnano terreno le retribuzioni dei<BR>livelli più bassi, in altre infine sia i livelli più bassi che quelli più<BR>alti incrementano le retribuzioni rispetto ai livelli centrali, che nella<BR>generalità dei casi – è questa l’unica costante che si segnala – crescono<BR>in maniera abbastanza equilibrata ed uniforme.<BR>Nel Nord Ovest sono cresciute in misura maggiore della media le<BR>retribuzioni dei livelli più elevati, dall’ottavo al decimo, mentre per i<BR>livelli dal primo al quarto l’incremento è stato pari o inferiore al punto<BR>percentuale e, nel caso degli addetti al secondo livello, si è addirittura<BR>assistito ad un calo delle retribuzioni di poco inferiore al dieci per<BR>cento.. La retribuzione media degli addetti al decimo livello del Nord<BR>Ovest supera i cento milioni annui. Abbastanza simile la situazione nel<BR>Nord Est, con crescite inferiori alla media per primo e secondo livello e<BR>superiori per nono e decimo, con una crescita abbastanza ben distribuita<BR>negli altri livelli di inquadramento. Gli addetti al primo livello del Nord<BR>Est sono, con 41,8 milioni lordi annui, quelli che percepiscono la<BR>retribuzione più bassa.<BR>Fenomeno inverso nel Centro: qui le retribuzioni dei livelli medio-alti,<BR>dal settimo al decimo, sono cresciute in misura inferiore alla media,<BR>mentre le retribuzioni degli altri livelli sono cresciute ad un ritmo<BR>superiore, con l’eccezione del primo livello che ha visto un calo delle<BR>retribuzioni del 2,5%. E anche al Sud le retribuzioni dei livelli dal primo<BR>al quinto sono cresciute ad un ritmo sensibilmente più elevato rispetto<BR>agli altri livelli: 9% per il primo livello, addirittura 16% per il terzo,<BR>contro un calo del 7% per le retribuzioni del decimo livello e un<BR>incremento dell’1,2% per quelle del nono.<BR>Nelle isole, infine, sia le retribuzioni dei livelli più bassi che quelle<BR>dei livelli più elevati sono cresciute a livelli più elevati della media:<BR>oltre il sedici per cento per il primo livello, poco meno del tredici per<BR>il secondo e il nono, quasi l’undici per l’ottavo livello.<BR>In conseguenza di queste dinamiche, la forbice tra le retribuzioni massime<BR>e minime si è sensibilmente allargata nel Nord Ovest, passando dal 215,9%<BR>del 1996 al 227,5% del 1997, nel Nord Est (dal 197,9% al 211,8%), e nel<BR>Centro (dal 169,9% al 161,5%), mentre nelle altre aree del Paese le<BR>retribuzioni massime e minime si sono ravvicinate: al Sud 168,7% contro il<BR>198%, nelle Isole il 164,6% contro il 178,1%. Come si può notare, la<BR>forbice tra le retribuzioni massime e minime si restringe man mano che ci<BR>si sposta da Nord a Sud.<BR>Per quanto riguarda infine le differenze retributive legate al sesso, la<BR>suddivisione per aree geografiche non evidenzia alcuna difformità <BR>significativa tra le diverse aree del Paese: Rispetto ai 10,6 milioni annui<BR>che a livello nazionale gli addetti di sesso femminile percepiscono in meno<BR>rispetto ai colleghi uomini, nel Nord Ovest lo scarto è di 10,1 milioni,<BR>nel Nord Est di 10, al Centro di 12,1, al Sud di 10,4, nelle Isole di 12,4.<BR><BR>Retribuzione Straordinaria<BR>Il ricorso allo straordinario, che abbiamo visto essere rimasto nel corso<BR>del 1997 sostanzialmente stabile su base nazionale, presenta significative<BR>oscillazioni nelle singole aree del Paese. Se infatti le Isole hanno<BR>seguito il trend nazionale, con un lieve calo delle ore lavorate e una<BR>sostanziale tenuta (-0,5%) della retribuzione corrispondente, altrove si<BR>sono manifestate forti variazioni in più o in meno.<BR>Nel Nord Ovest e nel Sud, per esempio, c’è stato un incremento nel ricorso<BR>allo straordinario. Incremento abbastanza contenuto per il Nord Ovest, dove<BR>le ore medie lavorate ogni anno sono passate da 162 a poco più di 163, e la<BR>retribuzione corrispondente da 5,4 a 5,7 milioni annui; incremento<BR>decisamente più marcato per il Sud, dove nel 1997 ogni addetto ha<BR>effettuato in media 139 ore di straordinario contro le 122 scarse del 1996,<BR>percependo una retribuzione di 4,6 milioni contro i 4,1 del 1996.<BR>Il trend si ribalta nelle rimanenti aree del Paese. Nel Nord Est, che è la<BR>zona dove il ricorso allo straordinario è più contenuto, il numero di ore<BR>lavorate mediamente ogni anno da ciascun addetto si è ulteriormente ridotto<BR>a meno di 95 contro le quasi 106 del 1996, e la retribuzione è passata da<BR>3,5 a 3,2 milioni annui. Al Centro, infine, il numero di ore di<BR>straordinario è passato da 120 a 109, e la retribuzione da 4 a 3,8 milioni<BR>annui.<BR>Abbastanza uniforme in tutte le aree la distribuzione delle ore di<BR>straordinario tra gli inquadrati ai vari livelli: in generale, la quantità <BR>di ore lavorate è bassa per i livelli più bassi e più alti, mentre sale<BR>sopra la media per i lavoratori inquadrati ai livelli tra il quinto e<BR>l’ottavo. Al Nord Ovest, per esempio, i lavoratori del settimo e<BR>dell’ottavo livello effettuano mediamente 193 e 246 ore di straordinario<BR>l’anno, con una retribuzione che, per questi ultimi, è poco al di sotto dei<BR>nove milioni e mezzo.<BR>Analogo è il trend nel Nord est, con la differenza che i livelli con il<BR>maggior livello di straordinario sono quelli compresi tra il quinto e il<BR>settimo, tutti e tre oltre le cento ore annue contro una media di 94. Al<BR>Centro il ricorso allo straordinario è superiore alla media anche per i<BR>livelli che vanno dal secondo al quinto, mentre scende drasticamente per i<BR>tre livelli più elevati. Al Sud i lavoratori che effettuano più<BR>straordinari sono quelli inquadrati al sesto e settimo livello con oltre<BR>160 ore annue, seguiti da quelli al primo livello con 156 ore. Nelle Isole,<BR>infine, livelli superiori alla media per il primo livello e per i livelli<BR>dal sesto all’ottavo: i lavoratori inquadrati in quest’ultimo livello, in<BR>particolare, hanno effettuato nel corso del 1997 una media di 20 ore di<BR>straordinario al mese, con una corrispondente retribuzione lorda mensile di<BR>quasi 800mila lire.<BR>La forte disparità nel ricorso allo straordinario tra addetti di sesso<BR>maschile e femminile, già evidenziata nel capitolo precedente, viene<BR>confermata in maniera uniforme da tutte le aree geografiche del Paese. Le<BR>ore di lavoro straordinario effettuate dagli addetti di sesso maschile, e<BR>le corrispondenti retribuzioni, sono superiori in media di due volte – due<BR>volte e mezzo rispetto ai colleghi di sesso femminile. L’area nella quale<BR>le donne effettuano più straordinari è il Nord Ovest con 75,5 ore (contro<BR>191 degli uomini) e 2,4 milioni (contro 6,7); quella dove invece ne<BR>effettuano in quantità minore è il Nord Est, con 47 ore e 1,4 milioni annui<BR>contro 110 ore e 3,8 milioni degli uomini.<BR><BR>Retribuzione Complessiva<BR>Rispetto all’incremento su scala nazionale, attestatosi – come si è visto<BR>in precedenza – al 4,3%, si sono avuti incrementi superiori nel Nord Ovest<BR>e nelle Isole, e inferiori nelle altre tre aree del Paese. La crescita più<BR>consistente si è verificata nelle Isole con il 6,4%, mentre nel Nord Ovest<BR>l’incremento è stato pari al 5,8%. L’incremento più basso è stato quello<BR>del Centro con il 2,2%, mentre Nord Est e Sud hanno visto incrementi<BR>compresi tra il 3 e il 4 per cento.<BR>Nord Ovest e Isole sono anche le aree con le retribuzioni complessive medie<BR>annue più elevate, rispettivamente pari a 68,8 e 66,6 milioni di lire. Le<BR>retribuzioni più basse sono state fatte registrare nel Sud con 60,4 milioni<BR>di lire. La forbice tra le retribuzioni massime (Nord Ovest) e minime<BR>(Sud), che era pari all’11,1% nel 1996, è salita quindi al 13,9% nel 1997<BR>Le differenze retributive per sesso, che a livello nazionale vedono<BR>avvantaggiati gli uomini con quattordici milioni lordi in più all’anno,<BR>rimangono sostanzialmente analoghe per tutte le zone d’Italia. Rispetto<BR>alla media nazionale di un milione e 65mila lire in meno al mese, infatti,<BR>l’addetto di sesso femminile del Nord Ovest trova in busta paga un milione<BR>e 100mila lire al mese in meno del suo collega di sesso maschile; al Nord<BR>est la differenza è di 940mila lire, al Centro di un milione e 130mila<BR>lire, al Sud di un milione e 15mila lire. Lo scarto più elevato è quello<BR>fatto registrare nelle Isole, dove nel 1997 la retribuzione media degli<BR>addetti di sesso femminile è stata inferiore di un milione 240mila lire<BR>lorde al mese rispetto alla media degli addetti di sesso maschile.<BR>L’incidenza dello straordinario sulla retribuzione complessiva è superiore<BR>alla media nazionale del 7% nel Nord Ovest (8,3%, assolutamente invariato<BR>rispetto al 1996), nelle Isole (8,2% contro l’8,8% del 1996) e nel Sud,<BR>dove si è avuta la crescita maggiore, dal 6,9% al 7,7%. Incrementi<BR>inferiori alla media, invece, per Centro (5,8% contro 6,3%) e Nord Est (5%<BR>contro 5,7%).<BR><BR>Monte Retributivo Complessivo<BR>L’analisi della distribuzione geografica delle ore lavorate nel settore e<BR>delle retribuzioni erogate evidenzia un panorama estremamente variegato e<BR>permette di individuare delle tendenze che, se confermate dai dati dei<BR>prossimi anni, possono aiutare a delineare un quadro dei cambiamenti in<BR>corso nell’industria italiana dei quotidiani.<BR>La quantità di ore lavorate, per esempio, è scesa a ritmo superiore al<BR>dieci per cento in tre aree su cinque, e precisamente in Nord Ovest, Sud e<BR>Isole, mentre è cresciuta al Centro Italia ed e diminuita in misura<BR>inferiore alla media nazionale nel Nord Est. In conseguenza di ciò, il<BR>totale delle retribuzioni erogate è calato nelle prime tre aree<BR>(addirittura del 12% nel Sud) ed è cresciuto nelle rimanenti due: in misura<BR>quasi irrilevante (0,8%) nel Nord Est, in misura più significativa (7,9%)<BR>nel Centro.<BR>La retribuzione media oraria, che possiamo considerare l’indicatore<BR>principale del costo del lavoro del settore, è salita più della media in<BR>Nord Ovest, dove ha raggiunto le 33.800 lire, e nelle Isole, dove è<BR>inferiore di sole mille lire. Il livello più basso è quello del Sud, dove<BR>la retribuzione media oraria è appena superiore alle 30.000 lire l’ora.<BR>Possiamo dire, in conclusione, che il baricentro geografico dell’industria<BR>italiana dei quotidiani, pur rimanendo stabilmente gravitante attorno al<BR>Nord del Paese, si è leggermente spostato verso il Centro. Nord Ovest e<BR>Nord est, infatti, scendono dal 59,7% al 58%, mentre il Centro sale dal<BR>27,1% al 29,7%. Sostanzialmente stabili invece le percentuali di Sud e<BR>Isole, che nel complesso scendono dal 13,2% al 12,3%.<BR>
