Introduzione e sintesi dei risultati

Giunta alla seconda edizione, la ricerca sulle dinamiche<BR>occupazionali e retributive del settore poligrafico, realizzata da ASIG<BR>Service per conto dell’Osservatorio Tecnico per i quotidiani e le agenzie<BR>di informazione, si ripresenta ad un anno esatto di distanza, mantenendo<BR>pressoché inalterata la struttura di base e gli obiettivi che, per il suo<BR>tramite, il Consiglio Direttivo dell’Osservatorio si propone di perseguire<BR>in adempimento del dettato contrattuale: contribuire a fornire alle parti<BR>costitutive dell’organismo paritetico – imprese e organizzazioni sindacali<BR>- strumenti di conoscenza e di approfondimento di un settore che, da<BR>qualche anno ormai, è investito da una fase di ristrutturazione assai<BR>profonda.<BR><BR>Anche quest’anno corre l’obbligo di ringraziare chi ha messo a disposizione<BR>di ASIG Service i dati di base senza i quali le elaborazioni contenute in<BR>questa ricerca non sarebbero state possibili. Un ringraziamento particolare<BR>va a tutti i dirigenti e funzionari del Fondo di Previdenza dei Giornali<BR>Quotidiani "F. Casella", a partire dal Presidente Paolo de Palma, che hanno<BR>messo a nostra disposizione i dati sull’occupazione e sulle retribuzioni<BR>degli addetti del settore poligrafico, ed hanno di buon grado acconsentito<BR>ad assemblare i dati in modo tale da permetterci le estrapolazioni e i<BR>raggruppamenti che costituiscono forse l’elemento più innovativo di questa<BR>ricerca.<BR><BR>A rendere per qualche verso "unica" questa ricerca nel panorama industriale<BR>italiano contribuisce il fatto, già sottolineato nell’edizione dell’anno<BR>scorso, che le elaborazioni statistiche si riferiscono non a campioni più o<BR>meno significativi di aziende, né tanto meno – per quel che concerne<BR>l’aspetto retributivo – all’evoluzione delle retribuzioni contrattuali,<BR>bensì all’intero universo delle società che applicano il contratto di<BR>lavoro poligrafico ed alle retribuzioni realmente erogate nel corso dei due<BR>anni – 1996 e 1997 – presi in considerazione.<BR><BR>Dicevamo della struttura della ricerca, rimasta sostanzialmente inalterata<BR>rispetto all’anno passato, con un primo capitolo dedicato all’analisi dei<BR>dati complessivi e tre capitoli successivi dedicati rispettivamente alla<BR>suddivisione per area geografica, per tipologia di azienda, e -<BR>limitatamente alle aziende editrici – per tipologia di prodotto. A seguire,<BR>riepiloghiamo i più significativi risultati emersi, rimandando tuttavia,<BR>per una più approfondita analisi, ai singoli capitoli dello studio.<BR><BR>I. Dati Complessivi<BR>I dati relativi del 1997 confermano il trend segnalato nella prima edizione<BR>di questa ricerca: ad un calo occupazionale che prosegue ormai<BR>ininterrottamente dal 1990, si è accompagnata una crescita delle<BR>retribuzioni a ritmi più sostenuti rispetto all’inflazione.<BR><BR>Il totale degli occupati al 31 dicembre 1997 è stato pari a 9.237, anche se<BR>alcune "interpretazioni autentiche" dei dati suggeriscono una ulteriore<BR>riduzione di circa cento unità, con un calo del 2,9% rispetto ad un anno<BR>prima. In forte diminuzione, ancora una volta, la componente operaia, il<BR>cui totale è diminuito del 5,5% a 3.782 unità, mentre per gli impiegati il<BR>calo si è fermato all’1% a 5.455 unità. Oggi nel settore dei poligrafici<BR>cinquantanove addetti su cento sono impiegati; nel 1980 gli impiegati erano<BR>quarantadue su cento.<BR><BR>Il calo occupazionale ha riguardato quasi esclusivamente la componente<BR>maschile, diminuita di 271 unità, mentre tra le donne il saldo negativo al<BR>31 dicembre 1997 è stato di appena quattro unità. In conseguenza di questo<BR>trend, la percentuale femminile sul totale degli occupati continua – anche<BR>se molto lentamente – a crescere: dal 22,3% del 1995 al 22,8% del 1996,<BR>sino al 23,4% del 1997.<BR><BR>L’andamento delle retribuzioni ha proseguito nella ripresa, avviatasi nel<BR>1996 dopo due anni, 1994 e 1995, nei quali l’incremento delle retribuzioni<BR>era stato sensibilmente inferiore all’inflazione. Nel biennio 1996-1997,<BR>infatti, le retribuzioni complessive sono cresciute del 9,7%, contro il<BR>2,5% del biennio precedente. Nel solo 1997, le retribuzioni sono cresciute<BR>del 4,3% contro l’1,7% dell’inflazione, portando la retribuzione<BR>complessiva media a 69,4 milioni di lire l’anno.<BR><BR>All’aumento della retribuzione complessiva ha contribuito in maniera<BR>significativa la sostanziale "tenuta" della retribuzione straordinaria, a<BR>conferma del fatto che, dopo un biennio (1993-1995) nel corso del quale il<BR>numero di ore di straordinario retribuite nel settore era diminuito del<BR>19,4% complessivo e del 12,7% pro capite, e durante il quale la relativa<BR>retribuzione media annua era diminuita del 10%, a partire dal 1996 il<BR>ricorso allo straordinario si è stabilizzato intorno alle 135 ore annue per<BR>addetto, e la retribuzione conseguente intorno ai 4,6 milioni annui.<BR><BR>Nell’introduzione alla ricerca pubblicata lo scorso anno segnalavamo la<BR>significativa e sorprendente – almeno per le dimensioni – differenza tra le<BR>retribuzioni degli addetti di sesso maschile e di sesso femminile, che per<BR>la prima volta era stata estrapolata dal dato complessivo. Questo divario è<BR>andato ulteriormente divaricandosi nel corso del 1997, portando la<BR>differenza tra la retribuzione complessiva annua degli uomini e delle donne<BR>ad oltre quattordici milioni annui. Le differenze riguardano sia la<BR>componente ordinaria che quella straordinaria: in media, ogni addetto di<BR>sesso femminile percepisce meno di due milioni all’anno per prestazioni di<BR>lavoro straordinario, contro gli oltre cinque milioni e quattrocentomila<BR>del collega di sesso maschile. Su ogni dieci ore di lavoro straordinario<BR>effettuate nell’industria dei quotidiani nel corso del 1997, soltanto una è<BR>stata prestata da addetti di sesso femminile.<BR><BR>II. Suddivisione per area geografica<BR>Nel corso del 1997 l’occupazione è diminuita in misura abbastanza omogenea,<BR>con tassi di discesa variabili dal 4 al 7%, in tutte le aree del paese, con<BR>l’unica eccezione del Centro Italia, dove invece il numero degli occupati è<BR>cresciuto del 5,5%, e dove – anche questo è un dato in controtendenza<BR>rispetto al resto d’Italia – il tasso di crescita degli operai è stato<BR>maggiore rispetto a quello degli impiegati.<BR><BR>Per quanto riguarda l’inquadramento degli addetti, va segnalato come al<BR>Nord sia in crescita la percentuale degli addetti inquadrati ai livelli più<BR>alti della scala parametrale: tra il sesto e il decimo livello sono<BR>inquadrati il 63,1% degli addetti, contro il 61,5% dell’anno precedente.<BR>Nel mezzogiorno d’Italia, invece, gli inquadrati ai cinque livelli<BR>superiori sono passati dal 47,7% del 1996 al 45,8% del 1997.<BR><BR>Le retribuzioni sono cresciute con ritmo superiore alla media nazionale nel<BR>Nord Ovest e nelle Isole, inferiore nel Centro. Nel complesso, i valori<BR>medi delle singole aree sono abbastanza allineati con il valore medio<BR>complessivo, con scostamenti in più o in meno contenuti entro tre-quattro<BR>punti percentuali. Fa eccezione il Sud, dove la retribuzione media<BR>complessiva, di poco inferiore ai sessanta milioni e mezzo annui, è<BR>inferiore dell’8,7% rispetto alla media nazionale. E il divario del Sud<BR>sarebbe stato ancora maggiore se non si fosse verificato nelle aziende di<BR>quest’area del Paese, nel corso del 1997, un significativo incremento del<BR>ricorso allo straordinario e della conseguente retribuzione. In deciso<BR>calo, invece, il ricorso allo straordinario nel Centro e nel Nord Est, dove<BR>si registra il valore minimo, con una media annua di 95 ore e di 3,2<BR>milioni per ciascun addetto.<BR><BR>III. Suddivisione per tipologia di azienda<BR>Le società editrici mantengono un peso prevalente all’interno dell’universo<BR>delle aziende che applicano il contratto dei poligrafici: ben 83 aziende su<BR>160 e 6.406 addetti su 9.237, infatti, appartengono a questa categoria. Se<BR>si aggiungono le società che appartengono alla tipologia dei centri stampa<BR>si arriva a 125 società e a 8.367 dipendenti, pari a oltre il 90 per cento<BR>del totale addetti.<BR><BR>Se andiamo però a guardare le dinamiche occupazionali degli ultimi due<BR>anni, appare evidente come questo "zoccolo duro" dell’industria dei<BR>quotidiani si sia significativamente ridimensionato: nel 1995, infatti,<BR>società editrici e centri stampa rappresentavano il 92,6% del mercato<BR>complessivo e il 93% del totale delle retribuzioni erogate. Sull’altro<BR>versante, tralasciando le società che non effettuano attività editoriale,<BR>il cui peso sul totale del settore non arriva al 2%, appare evidente la<BR>crescita del peso e dell’importanza delle agenzie di informazione e<BR>servizi, che nel biennio 1995-1997 hanno visto crescere del 10% il numero<BR>complessivo degli addetti (il 7,1% nel solo 1997), portando così la propria<BR>percentuale sul totale addetti dal 6,2% del 1995 al 7,8% del 1997.<BR><BR>Ci sembra che i dati sin qui esposti consentano di individuare con certezza<BR>un trend che era già chiaramente delineato nella prima edizione di questa<BR>ricerca: in un panorama generale nel quale il calo occupazionale delle<BR>aziende per così dire "a ciclo completo" – società editrici e stampatrici<BR>- non accenna ad arrestarsi. Cresce invece il numero e il peso delle<BR>società che forniscono servizi o semilavorati, per usare un termine tipico<BR>dell’industria manifatturiera, al ciclo produttivo dei quotidiani.<BR><BR>Questo fenomeno di terziarizzazione di alcuni segmenti del ciclo<BR>produttivo, al quale l’industria dei quotidiani arriva per ultima rispetto<BR>ad altri settori industriali, è sicuramente più rilevante di quanto non<BR>dicano le pur significative cifre riportate in questa ricerca. Non bisogna<BR>infatti dimenticare che solo una parte, e certamente non la più rilevante,<BR>delle società che forniscono servizi al ciclo produttivo editoriale,<BR>applicano ai propri dipendenti il contratto di lavoro poligrafico.<BR><BR>Fa inoltre riflettere il fatto che le tipologie di azienda dove si è<BR>assistito al più significativo calo occupazionale – società editrici e<BR>centri stampa – siano anche quelle dove le retribuzioni nel corso del 1997<BR>sono cresciute ad un ritmo più sostenuto, mentre nelle tipologie di azienda<BR>dove l’occupazione è cresciuta l’incremento retributivo è stato più<BR>contenuto. Oggi un addetto dipendente da una società editrice guadagna in<BR>media 470mila lire lorde al mese in più del collega che lavora in una<BR>agenzia.<BR><BR>Un ultimo dato sul quale vale la pena di riflettere è che, mentre il<BR>personale fuoriuscito dal ciclo produttivo nelle società editrici e<BR>stampatrici è in prevalenza maschile , con un saldo negativo di 320 addetti<BR>in meno rispetto al 1996 contro appena 66 addetti di sesso femminile in<BR>meno, nelle aziende che nel corso del 1997 hanno creato occupazione – le<BR>agenzie e le altre società – l’incremento occupazionale ha riguardato in<BR>prevalenza i lavoratori di sesso femminile, che hanno fatto segnare un<BR>saldo positivo complessivo di 62 addetti rispetto ai 49 addetti di sesso<BR>maschile in più. In queste società, per finire, il divario retributivo tra<BR>uomini e donne risulta meno accentuato: 870mila lire lorde al mese in meno<BR>per le dipendenti delle agenzie rispetto ai colleghi maschi, contro il<BR>milione e 130mila lire che costituisce lo scarto medio nelle società<BR>editrici.<BR><BR>IV. Suddivisione per tipologia di società editrice<BR>Nella prima edizione di questa ricerca, commentando i dati relativi a<BR>questa tipologia di suddivisione, mettevamo in evidenza come oltre la metà<BR>delle imprese facenti parte del campione fosse costituito da realtà<BR>provinciali e regionali, a testimonianza della forte vitalità<BR>dell’informazione locale. Questo dato viene ulteriormente confortato dai<BR>dati relativi al 1997, che a fronte di un calo di quattro unità, da 87 a<BR>83, delle società editrici, vede invariato il numero delle società che<BR>editano quotidiani provinciali e regionali.<BR><BR>Ma c’è di più: a fronte di un calo occupazionale complessivo pari – per<BR>l’universo delle società editrici – al 4,9%, in queste categorie di<BR>quotidiani, così come nei pluriregionali, il calo percentuale è stato<BR>inferiore, mentre i quotidiani nazionali hanno fatto segnare un saldo<BR>negativo di 254 unità, pari all’8,7%. E l’occupazione è addirittura<BR>cresciuta tra i quotidiani politici, per effetto dell’avvio delle<BR>pubblicazioni: nel corso del 1997, di una nuova testata.<BR><BR>Dall’analisi della suddivisione tra operai e impiegati nelle singole<BR>tipologie di società editrice emerge una netta distinzione tra aziende che<BR>possiamo definire "a ciclo completo" ed altre che, con termine brutto ma<BR>efficace, possiamo definire "terziarizzanti". Alla prima categoria<BR>appartengono le aziende che tendono a realizzare al proprio interno<BR>l’intero ciclo produttivo. Per questa categoria, nella quale possiamo far<BR>confluire i provinciali, i regionali e, parzialmente, i pluriregionali, la<BR>componente operaia ha un peso significativo sul totale degli addetti: del<BR>43,4% per i provinciali, del 49,3% per i regionali, del 33,8% per i<BR>pluriregionali dove, non a caso, sono presenti alcuni significativi casi di<BR>lavorazioni affidate a terzi.<BR><BR>Viceversa, alla seconda categoria appartengono i nazionali e i politici:<BR>quotidiani che, anche qui con qualche eccezione, affidano una parte o la<BR>totalità delle lavorazioni più tipicamente industriali, quelle cioè ad<BR>elevata intensità di lavoro operaio, a società terze. Per queste società,<BR>ovviamente, la percentuale di operai sul totale addetti è molto inferiore:<BR>del 26,7% per i nazionali, addirittura del 3,4% per i politici.<BR><BR>Questo diverso peso delle due componenti – operaia e impiegatizia – nelle<BR>varie categorie di società editrice si riflette naturalmente anche sui<BR>livelli di inquadramento: ecco quindi che tra i provinciali e i regionali<BR>hanno un peso significativo i livelli di inquadramento dove sono<BR>tradizionalmente inquadrati gli operai, e cioè fino al quinto-sesto,<BR>laddove tra i nazionali e ancor più tra i politici prevalgono nettamente i<BR>livelli di inquadramento dal sesto all’ottavo, quelli più tipicamente<BR>"impiegatizi".<BR><BR>Si segnalava, nell’edizione dell’anno scorso della ricerca, l’evidente<BR>divario delle contribuzioni tra le diverse tipologie di società editrice. I<BR>dati del 1997 confermano quella indicazione e consentono di aggiungere<BR>nuovi elementi al quadro conoscitivo. La prima indicazione è che la<BR>retribuzione media cresce con il crescere delle dimensioni dell’azienda:<BR>basti pensare che nel 1997 un addetto di un quotidiano provinciale ha<BR>guadagnato in media un milione e duecentomila lire lorde in meno al mese<BR>rispetto al suo collega che lavora in un quotidiano nazionale. La seconda<BR>indicazione, tratta dall’analisi dei dati sulle retribuzioni a partire dal<BR>1995, è che l’incremento retributivo delle aziende di maggiori dimensioni è<BR>superiore a quella dei quotidiani più piccoli: mentre infatti le<BR>retribuzioni complessive dei quotidiani provinciali sono cresciute<BR>dell’1,9%, sostanzialmente in linea cioè con l’andamento del costo della<BR>vita, le retribuzioni degli addetti dei quotidiani pluriregionali sono<BR>cresciute del 4,8% e quelle dei nazionali del 6,6%.<BR><BR>Una terza ed ultima indicazione che si intravede nei dati del 1997, ma che<BR>abbisogna di ulteriori conferme, è il diverso "valore strutturale" che<BR>assume il lavoro straordinario nelle aziende di maggiori dimensioni<BR>rispetto alle aziende che editano quotidiani provinciali o nazionali:<BR>laddove infatti in queste ultime il ricorso allo straordinario appare<BR>strettamente legato al ciclo produttivo, con variazioni positive o negative<BR>a seconda del carico produttivo, è probabile che nelle aziende più grandi e<BR>segnatamente nei quotidiani nazionali lo straordinario sia per così dire<BR>"previsto" come integrazione retributiva e non richiesto dalle effettive<BR>esigenze dell’organizzazione del lavoro aziendale, tanto più in<BR>considerazione del fatto che molte di queste aziende terziarizzano porzioni<BR>significative delle lavorazioni dove, come nella stampa e spedizione, è più<BR>frequente il ricorso al lavoro straordinario. Non si spiega altrimenti il<BR>fatto che, sempre tra i quotidiani nazionali, nel 1997 le ore medie di<BR>straordinario lavorate da ciascun addetto siano cresciute del 4,5% a fronte<BR>di una diminuzione dell’8,7% del numero di addetti e addirittura del 10% in<BR>termini di ore lavorate.<BR><BR>ASIG SERVICE<BR>