Capitolo III , Dati Scomposti per tipologia di azienda: analisi dei dati
Dal punto di vista della tipologia di attività svolta, le<BR>aziende che applicano il contratto dei poligrafici possono essere suddivise<BR>in quattro categorie:<BR>- società editrici;<BR>- società stampatrici;<BR>- agenzie di informazione e servizi, compresi i c.d. "service" che<BR>applicano il contratto di lavoro dei poligrafici;<BR>- società , enti, associazioni che non esercitano attività editoriale ma che<BR>applicano il contratto dei poligrafici: sindacati, associazioni di<BR>categoria, etc.<BR>Come si è già accennato nella nota metodologica introduttiva al presente<BR>lavoro, tra le società stampatrici sono state indicate non soltanto quelle<BR>che effettuano la stampa per conto terzi, ma anche quelle società ,<BR>interamente possedute dall’editore, che effettuano esclusivamente la stampa<BR>delle testate edite da quell’editore. Se è vero infatti che tra i<BR>dipendenti di una società editrice e di una società stampatrice facenti<BR>parte dello stesso gruppo editoriale non vi sono in genere significativi<BR>scostamenti di retribuzione a parità di inquadramento, vi sono invece<BR>sostanziali differenze per quel che concerne la suddivisione degli addetti<BR>ai vari livelli di inquadramento e l’incidenza dello straordinario sulla<BR>retribuzione complessiva, dovute al diverso ciclo produttivo che si<BR>realizza nelle due tipologie di azienda.<BR>Quelle aziende che esercitano invece sotto la medesima ragione sociale<BR>l’attività di edizione e stampa di giornali quotidiani sono state inserite<BR>tra le società editrici.<BR>Nel 1996, come appare in tabella, le società editrici sono state 87 su un<BR>totale di 160 aziende che hanno applicato il contratto dei poligrafici:<BR>erano 81 nel 1995. In calo di una unità , invece, le società stampatrici<BR>(45) e le agenzie di informazione (15), mentre le altre aziende sono<BR>rimaste invariate in numero di 13. Il peso delle società editrici sul<BR>totale del settore, come si vedrà meglio in seguito, è assolutamente<BR>preponderante, superando il 70% sia degli occupati che del monte<BR>retributivo erogato. Di questo squilibrio tra la categoria delle società <BR>editrici e le altre tipologie di azienda occorre tenere conto nel leggere i<BR>dati: è chiaro infatti che uno scostamento percentuale, ancorché ridotto,<BR>delle società editrici rispetto alle medie nazionali, può essere più<BR>significativo, proprio perché riferito ad un campione più ampio, rispetto<BR>ad uno scostamento magari molto maggiore di un’altra tipologia di aziende.<BR><BR>Occupazione<BR>Rispetto alla media nazionale, l’andamento degli occupati al 31 dicembre<BR>1996 rispetto all’anno precedente evidenzia significative differenze tra le<BR>varie tipologie di aziende. Il calo di 672 unità è stato quasi interamente<BR>coperto dalle società editrici, che hanno visto scendere la propria forza<BR>lavoro di 526 unità , pari al 7,2%. Quasi identico sotto l’aspetto della<BR>percentuale (-7,1%) il calo occupazionale nelle società stampatrici, dove<BR>l’occupazione complessiva è diminuita di 155 unità . Più lieve sia in<BR>percentuale (-6,4%) sia soprattutto nei valori assoluti (sei unità in meno)<BR>il calo relativo alle altre società . In controtendenza, infine, il dato<BR>sull’occupazione nelle agenzie di informazione, che alla fine del 1996<BR>hanno totalizzato 672 dipendenti, quindici in più rispetto alla fine del<BR>1995, con un incremento percentuale del 2,3%.<BR>Le agenzie di informazione, dunque, hanno visto crescere, sia pure in<BR>misura ridotta, la propria quota sul totale degli occupati del settore, dal<BR>6,4% del 1995 al 7,1% del 1996; per contro, le società editrici sono scese<BR>dal 71,3% al 70,8% e le società stampatrici dal 21,3% al 21,2%. Stabile<BR>infine, poco al di sotto dell’1%, la quota delle altre società sul totale<BR>degli occupati.<BR>Significative differenze si riscontrano anche sotto il profilo del calo<BR>occupazionale per qualifica dei dipendenti. Mentre infatti nelle società <BR>editrici il calo è risultato abbastanza equamente distribuito tra operai<BR>(243 in meno, -9,3%) e impiegati (283 in meno, -6,1%), nelle società <BR>stampatrici il calo ha riguardato in maniera preponderante gli operai, dove<BR>alla fine del 1996 si contavano 138 addetti in meno, pari ad un calo del<BR>7,8% rispetto al 1995. Nelle agenzie di informazione e nelle altre aziende,<BR>infine, il calo o – nel caso delle agenzie – l’incremento occupazionale ha<BR>riguardato pressoché unicamente gli impiegati, essendo praticamente assente<BR>in queste aziende, come si vedrà in seguito, la presenza di operai.<BR>Non si notano differenze di rilievo rispetto al dato nazionale per quanto<BR>riguarda l’andamento occupazionale riferito al sesso dei dipendenti: a<BR>fronte di un dato nazionale che vede la popolazione maschile in calo del<BR>7,1% e quella femminile del 4,7%, nelle società editrici i lavoratori di<BR>sesso maschile sono diminuiti del 7,9% e quelli di sesso femminile del<BR>5,1%; nelle società stampatrici il calo è stato rispettivamente del 7,3% e<BR>del 6%. Nelle agenzie di informazione l’incremento occupazionale registrato<BR>nel 1996 ha riguardato unicamente la componente maschile, essendo rimasto<BR>fermo a 230 il numero delle lavoratrici dipendenti. Tra le altre società ,<BR>infine, il calo di sei unità è stato equamente ripartito tra maschi e<BR>femmine.<BR>In quest’ultima categoria, peraltro, la percentuale di occupazione<BR>femminile è, con un valore del 52,8%, la più alta in assoluto tra tutte le<BR>categorie prese in considerazione in questo studio. Superiore alla media<BR>nazionale del 22,8% è la presenza femminile sia tra le agenzie di<BR>informazione, dove raggiunge il 34,2%, che tra le società editrici, dove le<BR>lavoratrici sono il 25,3% del totale. Nelle società stampatrici, infine, la<BR>componente femminile è notevolmente inferiore rispetto alla media: solo 189<BR>addette su un totale di 2.017, pari al 9,4%.<BR>Questa scarsa presenza femminile nelle società stampatrici è motivata<BR>essenzialmente dalla prevalenza, nel ciclo produttivo di queste aziende, di<BR>mansioni tradizionalmente svolte dalla componente maschile, in primo luogo<BR>nell’area di stampa e spedizione. Ulteriore testimonianza di questa<BR>"diversità " delle aziende stampatrici è data dalla netta preponderanza<BR>della componente operaia, che supera abbondantemente l’ottanta per cento<BR>(per l’esattezza, 80,5%).<BR>Praticamente assente, per contro, risulta essere la componente operaia tra<BR>le agenzie di informazione e tra le altre società : nel primo caso,<BR>risultano in forze al 31 dicembre 1996 tre operai su un totale di 672<BR>addetti; nel secondo caso i quattro operai in forze alla fine del 1995 si<BR>sono ridotti ad uno soltanto alla fine del 1996.<BR>Nelle società editrici, infine, la componente impiegatizia sfiora i due<BR>terzi del totale: sui 6.736 addetti in forza al 31 dicembre 1996, infatti,<BR>4.360, pari al 64,7%, sono impiegati. La media nazionale, lo ricordiamo, è<BR>del 57,9%.<BR>La disuguale distribuzione tra operai e impiegati nelle varie tipologie di<BR>aziende si riflette in maniera evidente sulla distribuzione degli addetti<BR>ai vari livelli di inquadramento. Nelle agenzie di informazione, per<BR>esempio, quasi tre dipendenti su quattro sono inquadrati ai livelli<BR>compresi tra il sesto e il decimo (per l’esattezza il 73,7%), e quattro<BR>dipendenti su dieci sono inquadrati al sesto livello. Tre le "altre<BR>aziende", la percentuale di dipendenti inquadrati al nono e decimo livello,<BR>pari al 14,1%, è più che doppia rispetto al 6% della media nazionale. In<BR>questa tipologia di aziende al 31 dicembre 1996 non risultavano inquadrati<BR>dipendenti al primo e secondo livello della scala parametrale.<BR>Per contro, nelle società stampatrici, dove, come si è visto, gli operai<BR>sono in netta prevalenza, il 51,3% degli addetti sono inquadrati ai livelli<BR>dal terzo al quinto contro la media nazionale del 36,3%; solamente al<BR>quinto livello risultavano inquadrati al 31 dicembre del 1996 590 addetti,<BR>pari al 26,3% del totale.<BR>Le società editrici, infine, rispecchiano abbastanza da vicino le medie<BR>nazionali: ai primi cinque livelli è inquadrato il 34,5% della popolazione<BR>contro una media nazionale del 38,7%.<BR>E’ evidente, tra le società editrici, una tendenza allo scivolamento verso<BR>i livelli medio-alti della scala parametrale: la percentuale degli<BR>inquadrati ai primi cinque livelli è diminuita nel 1996 di oltre un punto<BR>percentuale rispetto al 35,8% del 1995. Tra le società stampatrici si nota<BR>invece una regressione del livello medio di inquadramento: gli addetti<BR>inquadrati ai livelli dal sesto al decimo sono infatti passati dal 44,6%<BR>del 1995 al 43% del 1996. Tra le altre società la diminuzione del livello<BR>medio di inquadramento è stata percentualmente ancora più elevata, anche se<BR>relativa a numeri complessivi assai modesti: gli addetti ai primi cinque<BR>livelli, che erano il 32,4% del totale alla fine del 1995, un anno dopo<BR>risultavano essere pari al 37%.<BR>Pressoché ininfluente, infine, lo scostamento percentuale 1995-96 per<BR>quanto riguarda le agenzie, dove la percentuale di addetti inquadrati ai<BR>primi cinque livelli è passata dal 26,5% al 26,4%.<BR>La scomposizione dei dati sugli addetti poligrafici nel 1996 per livello di<BR>inquadramento e sesso mette in evidenza comportamenti abbastanza uniformi<BR>tra le differenti tipologia di azienda, fatte salve le notevoli differenze,<BR>evidenziate sopra, riguardo alla percentuale di presenza femminile sul<BR>totale degli addetti. Nelle società editrici il 72% degli addetti di sesso<BR>maschile è concentrato nei livelli compresi tra il quinto e il settimo, che<BR>sono anche quelli per i quali la presenza femminile è superiore alla media<BR>complessiva del 24,7%. Nei centri stampa questa percentuale sale al 72%,<BR>tra le agenzie di informazione al 74,6%. Da segnalare che, in questa<BR>categoria di aziende, le addette inquadrate al sesto livello rappresentano<BR>da sole il 48% del totale, mentre tra le altre aziende, su una occupazione<BR>femminile di 49 unità , ben 21 risultano inquadrate al settimo livello. E'<BR>da segnalare, per quest’ultima categoria, come la presenza femminile sia<BR>preponderante su quella maschile in tutti i livelli della scala<BR>parametrale, salvo i due livelli più elevati: un addetto di sesso femminile<BR>contro tre di sesso maschile al nono livello, nessuno contro nove al decimo<BR>livello.<BR><BR>Retribuzione Ordinaria<BR>Anche la suddivisione per tipologia di aziende, così come quella per aree<BR>geografiche, non evidenzia particolari scostamenti nell’andamento delle<BR>retribuzioni ordinarie annue medie rispetto alla media nazionale, che nel<BR>1996 ha evidenziato – ricordiamo – un aumento del 5,14%. Le retribuzioni<BR>cresciute meno (+5%) sono state quelle dei dipendenti delle aziende<BR>editrici, passate da 56,693 a 59,526 milioni di lire; quelle che hanno<BR>visto il maggior aumento, con un +6,3%, sono state quelle dei dipendenti<BR>delle altre società : da 48,773 a 51,847 milioni. Uguale percentuale di<BR>crescita (+5,56%) per le società stampatrici, passate da 55,195 a 56,262<BR>milioni, e per le agenzie di informazione, passate da 51,743 a 54,618<BR>milioni.<BR>La retribuzione ordinaria media degli addetti delle singole tipologie di<BR>aziende risulta in genere abbastanza livellata rispetto alla media<BR>nazionale di 58,85 milioni: la retribuzione più elevata, quella delle<BR>società editrici, è pari al 101,1% della media nazionale; seguono le<BR>società stampatrici (99%) e le agenzie di informazione (92,8%). L’unica<BR>eccezione è costituita dalle società "altre", per i cui dipendenti la<BR>retribuzione media ordinaria nel 1996 è risultata pari all’88,1% della<BR>media nazionale.<BR>Tra le società editrici, crescite della retribuzione ordinaria superiori<BR>alla media si sono registrate per primo livello (+5,15%), secondo (+8,52%),<BR>terzo (+5,98%), settimo (+5,15%), nono (+5,98%); il tasso di incremento più<BR>basso è stato fatto registrare dagli addetti al sesto livello, per i quali<BR>la retribuzione ordinaria media è cresciuta del 4,16%.<BR>Più disuguale la distribuzione degli aumenti tra le società stampatrici,<BR>dove per i lavoratori al secondo livello l’incremento della retribuzione<BR>ordinaria, pari al 2,77%, è risultato inferiore di oltre un punto rispetto<BR>all’inflazione, mentre per gli addetti al quarto livello l’aumento del<BR>3,92% è stato di fatto pari all’aumento del costo della vita; per contro,<BR>gli addetti al decimo livello hanno visto crescere la propria retribuzione<BR>media del 14,1%, da 80 a oltre 91 milioni annui. Va comunque segnalato che<BR>gli addetti al quinto e sesto livello, che da soli rappresentano oltre il<BR>90% degli addetti delle società stampatrici, hanno avuto aumenti della<BR>retribuzione ordinaria abbastanza allineati con la media: +5,61% per il<BR>quinto livello, +4,64% per il sesto.<BR>Tra le agenzie di informazione, l’incremento retributivo è stato superiore<BR>alla media per i lavoratori inquadrati ai livelli retributivi dal quinto al<BR>nono, che rappresentano i tre quarti del totale; in calo invece le<BR>retribuzioni per gli addetti al primo e secondo livello, ma si tratta di<BR>dati statisticamente irrilevanti, in quanto riferiti ad un campione non<BR>sufficientemente rappresentativo: sei addetti per il primo livello, uno<BR>soltanto per il secondo.<BR>Abbastanza omogeneo, infine, l’andamento delle retribuzioni ordinarie nelle<BR>altre società , con aumenti inferiori al tasso di inflazione del 3,9% per<BR>gli addetti al sesto (+3,8%), e al nono livello (+0,64%), e con una<BR>diminuzione del 3,56% per gli addetti all’ottavo livello. Anche per questa<BR>categoria di aziende, tuttavia, occorre tenere presente che il campione<BR>statistico è molto ridotto: il maggior numero di addetti per un solo<BR>livello è di 26 unità (settimo livello), il minore di appena 4 (nono<BR>livello).<BR>Estremamente differenziato appare il comportamento delle varie tipologie di<BR>azienda per quanto riguarda il trattamento retributivo ordinario degli<BR>addetti di sesso femminile. Rispetto alla media nazionale, che espone una<BR>differenza retributiva di nove milioni e mezzo annui tra gli stipendi degli<BR>uomini e quelli delle donne, tra le società editrici e stampatrici la<BR>differenza è pari rispettivamente a poco meno di 10 milioni e a 10,7<BR>milioni, si riduce a meno di 7 milioni per le agenzie di informazione e a<BR>poco più di quattro milioni per le altre società .<BR><BR>Retribuzione Straordinaria<BR>Nel 1996, a livello nazionale, si è registrato un aumento dell’1,28% delle<BR>ore di straordinario effettuate e del 6,11% delle retribuzioni erogate per<BR>le prestazioni straordinarie.<BR>Incrementi superiori a questa media sono stati fatti registrare dalle<BR>società editrici e dalle altre società ; per le prime, l’incremento delle<BR>ore lavorate è stato pari al 2,06%, da meno di 137 a più di 139, mentre la<BR>retribuzione media è cresciuta del 6,86%, da 4,377 a 4,677 milioni annui;<BR>per le seconde, le ore di straordinario sono passate da 134 a 143 (+6,7%),<BR>e la retribuzione è cresciuta del 10,2%, da 4,063 a 4,478 milioni annui.<BR>Più modesto è risultato l’incremento per quanto riguarda le società <BR>stampatrici: le ore di straordinario sono rimaste pressoché invariate (da<BR>143 a 144), e la retribuzione è cresciuta del 5,91%, da 4,479 a 4,744<BR>milioni l’anno.<BR>In sensibile calo, infine, il ricorso allo straordinario nelle agenzie di<BR>informazione: il numero di ore mediamente prestate da ciascun addetto è<BR>sceso da 126 a 118, e la conseguente retribuzione è diminuita del 2,13%, da<BR>3,983 a 3,898 milioni annui.<BR>Non si notano, per quanto riguarda le società editrici, scostamenti<BR>particolarmente significativi rispetto alla media nel ricorso allo<BR>straordinario, a parte i primi due e gli ultimi due livelli di<BR>inquadramento, che comunque da un punto di vista statistico risultano poco<BR>significativi. I lavoratori che ricavano il maggior reddito dal lavoro<BR>straordinario sono quelli inquadrati all’ottavo livello con 5,798 milioni<BR>annui; quelli che effettuano più ore di straordinario, 160, sono gli<BR>addetti al settimo livello.<BR>Gli addetti delle società stampatrici sono quelli che, in media, effettuano<BR>più ore di straordinario e – di conseguenza – hanno una retribuzione<BR>straordinaria più elevata, cosa facilmente spiegabile in considerazione<BR>delle particolarità del ciclo produttivo che effettuano e dei tempi da esso<BR>richiesti. Gli addetti al sesto livello, in particolare, nel 1996 hanno<BR>effettuato ben 191 ore medie di straordinari, con una retribuzione di 6,513<BR>milioni annui, la cui incidenza sulla retribuzione complessiva è risultata<BR>di poco inferiore al 10%.<BR>Le agenzie di informazione sono la tipologia di azienda che meno ricorre<BR>allo straordinario; anche in questo caso, la cosa è facilmente spiegabile<BR>con il tipo di lavorazione che esse effettuano, caratterizzata da un tasso<BR>di "criticità " inferiore rispetto, per esempio, alla produzione notturna<BR>dei quotidiani. Tra i dipendenti delle agenzie di informazione, hanno visto<BR>crescere il numero di ore e la retribuzione straordinaria gli addetti<BR>inquadrati al quarto, quinto, settimo e ottavo livello; questi ultimi, in<BR>particolare, effettuano ogni anno 156 ore di straordinario, e la<BR>retribuzione che ne ricavano, pari a 5,516 milioni, incide per l’8,45%<BR>sulla retribuzione complessiva.<BR>Risulta infine abbastanza difficile analizzare il dato relativo alle altre<BR>società , sia per la limitatezza del campione statistico sia per l’estrema<BR>eterogeneità delle aziende che compongono questa categoria. Gli addetti che<BR>effettuano la maggior quantità di straordinario sono quelli inquadrati al<BR>settimo livello, con oltre 200 ore annue e 7 milioni di retribuzione, pari<BR>a oltre l’11% della retribuzione complessiva; significativa (10,4%) è anche<BR>l’incidenza sulla retribuzione complessiva dello straordinario effettuato<BR>dagli addetti inquadrati all’ottavo livello, per i quali tuttavia in un<BR>anno il ricorso allo straordinario è calato da 250 a 177 ore e da 9,125 a<BR>6,752 milioni annui.<BR>La suddivisione dello straordinario tra gli addetti in base al sesso si<BR>presenta assai diversificata a seconda delle differenti tipologie di<BR>azienda. Tra le società editrici e stampatrici, infatti, è assolutamente<BR>preponderante il ricorso allo straordinario per gli addetti di sesso<BR>maschile: quasi 166 ore ogni anno contro 60 e 5,6 milioni di retribuzione<BR>lorda contro 1,8 per le società editrici, 152 ore contro 69 e 5 milioni<BR>contro 2 per le società stampatrici.<BR>Tra le agenzie di informazione la differenza tra uomini e donne per quanto<BR>riguarda il ricorso allo straordinario è meno accentuata: ogni addetto di<BR>seso femminile ha infatti effettuato nel 1996 una media di 76 ore di<BR>straordinario contro le 141 del collega di sesso maschile, con una<BR>retribuzione di 2,3 milioni contro 4,7. Tra le altre società , infine, il<BR>ricorso allo straordinario è equamente distribuito tra uomini e donne: per<BR>gli uni 151 ore e 4,6 milioni, per le altre 135 ore e 4,4 milioni.<BR><BR>Retribuzione Complessiva<BR>Rispetto alla media nazionale di 63.488.804 lire annue, non si notano<BR>significativi scostamenti legati alla tipologia di azienda: si va da un<BR>-11,3% per i 56,325 milioni delle altre società (che comunque, giova<BR>ricordarlo, rappresentano meno dell’1% del settore) al +1,12% e 64,203<BR>milioni delle società editrici, passando per il -7,83% e 58,516 milioni<BR>delle agenzie e per il -0,76% e 63 milioni delle società stampatrici.<BR>La forbice tra i valori massimi e minimi, peraltro, tende a ridursi, dal<BR>momento che a crescere maggiormente, nel corso del 1996, sono state proprio<BR>le retribuzioni delle altre società (+6,6%), mentre l’incremento più basso<BR>(+5,13%) è stato fatto registrare proprio dalle società editrici, ovvero<BR>della tipologia di azienda con la retribuzione più alta. Nel 1995 la<BR>differenza tra la retribuzione complessiva media delle società editrici e<BR>quella delle altre società era pari a 8,234 milioni di lire; nel 1996,<BR>questo valore è sceso a 7,878 milioni di lire.<BR>Abbastanza livellata è anche l’incidenza dello straordinario sulla<BR>retribuzione complessiva: si va dal 7,95% delle altre società al 7,53%<BR>delle società stampatrici, al 7,28% delle società editrici, al 6,66% delle<BR>agenzie.<BR>Le differenze tra le diverse tipologie di azienda emerse in sede di analisi<BR>delle retribuzioni ordinarie e straordinarie per quanto riguarda il<BR>trattamento degli addetti di sesso femminile in rapporto a quelli di sesso<BR>maschile si traduce, come è logico, nelle retribuzioni complessive. Il<BR>dipendente di sesso maschile di una società editrice percepisce uno<BR>stipendio lordo annuo superiore di 13,7 milioni rispetto al collega di<BR>sesso femminile, che salgono a 15 milioni per gli addetti delle società <BR>editrici inquadrati ai livelli tra il sesto e l’ottavo, dove è concentrato<BR>il 57% della popolazione maschile e il 64% di quella femminile. Valori<BR>abbastanza allineati per le società stampatrici, dove la differenza<BR>retributiva tra uomini e donne è pure di 13,7 milioni annui. Abbastanza<BR>simile, per queste due tipologie di azienda, è anche l’incidenza dello<BR>straordinario sulla retribuzione complessiva: tra le società editrici<BR>l’8,3% per gli uomini e il 3,4% per le donne, tra le società stampatrici il<BR>7,8% per gli uomini e quasi il 4% per le donne.<BR>Tra le agenzie di informazione la differenza di retribuzione complessiva<BR>tra uomini e donne si riduce a poco più di 9 milioni annui; in questa<BR>tipologia di azienda, le 7 addette inquadrate al decimo livello guadagnano<BR>in media dodici milioni annui in più rispetto ai loro 27 colleghi di sesso<BR>maschile. L’incidenza dello straordinario sulla retribuzione complessiva è<BR>del 7,7% per gli uomini, del 4,5% per le donne.<BR>Tra le altre società , infine, la differenza tra le retribuzioni complessive<BR>di uomini e donne, pari a 4,5 milioni annui, è assai inferiore rispetto<BR>alla media nazionale, e l’incidenza dello straordinario sulla retribuzione<BR>complessiva è superiore per le donne (8,1%) che non per gli uomini (7,8%).<BR><BR>Monte Retributivo Complessivo<BR>Oltre il 70% del monte retributivo complessivo relativo al 1996, per<BR>l’esattezza il 71,8%, è stato erogato da parte delle società editrici,<BR>presso le quali è stato altresì effettuato il 71% della prestazione<BR>lavorativa complessiva. In valori assoluti, le società editrici hanno<BR>erogato retribuzioni per complessivi 432,378 miliardi di lire (-0,3%<BR>rispetto al 1995), a fronte di 13,541 milioni di ore lavorate dai propri<BR>dipendenti (-5%).<BR>Tra tutte le tipologie di azienda, soltanto le agenzie di informazione<BR>hanno visto crescere in maniera significativa (+3,9%) il totale delle<BR>retribuzioni erogate nel corso del 1996, che con 38,226 miliardi di lire ha<BR>rappresentato il 6,35% del monte retributivo complessivo, contro il 6,12%<BR>dell’anno precedente.<BR>Da segnalare il forte calo (-13,1%, da 194.707 a 169.208) delle ore<BR>lavorate dai dipendenti delle altre aziende, che si è tradotto, a fronte di<BR>un aumento del 6,13% della retribuzione media oraria, in un calo del 7,77%<BR>del totale delle retribuzioni erogate.<BR>Per quel che concerne infine le società stampatrici, esse hanno visto<BR>diminuire del 4% le ore lavorate (da 4,220 a 4,051 milioni) e crescere<BR>dell’1,3% il totale delle retribuzioni erogate (da 125,096 a 126,698<BR>miliardi).<BR>Da segnalare infine come la retribuzione media oraria dei dipendenti delle<BR>società stampatrici, pari a 31.274 lire, risulti assai vicina a quella<BR>delle società editrici e sensibilmente più elevato rispetto alle agenzie di<BR>informazione, categorie queste che beneficiano, come si è visto in<BR>precedenza, di un livello medio di inquadramento dei propri dipendenti ben<BR>più elevato. Disponendo soltanto dei dati relativi allo straordinario e non<BR>delle altre tipologie di retribuzione (notturni, festivi, contrattazione<BR>integrativa aziendale), possiamo semplicemente supporre che questa<BR>apparente stranezza dipenda dalla maggiore incidenza che riveste per idipendenti delle aziende stampatrici, in considerazione delle caratteristiche de<BR>l ciclo produttivo, la retribuzione legata a prestazioni di lavoro notturno.<BR>
