Capitolo II , Dati Scomposti per Area Geografica: analisi dei dati
Obiettivo di questo<BR>capitolo della ricerca è l’analisi dei dati relativi ad occupazione ed<BR>andamento retributivo delle imprese del settore con riferimento all’area<BR>geografica di appartenenza, al fine di rilevare, se esistono, significative<BR>differenze per quanto riguarda la distribuzione dei poligrafici per<BR>qualifica, livello di inquadramento, sesso, o per quanto concerne la<BR>retribuzione media.<BR>Ai fini della suddivisione per area geografica, è stata utilizzata la<BR>classificazione ISTAT, che suddivide il Paese in cinque aree: il<BR>Nord-Ovest, composto da Valle d’Aosta, Piemonte, Liguria, Lombardia; il<BR>Nord-Est, composto da Veneto, Trentino-Alto Adige, Friuli-Venezia Giulia ed<BR>Emilia-Romagna; il Centro, del quale fanno parte Marche, Toscana, Umbria e<BR>Lazio; il Sud, al quale appartengono Abruzzo, Molise, Campania, Puglia,<BR>Basilicata e Calabria; ed infine le Isole, Sicilia e Sardegna.<BR>Come si può notare dalla tabella, tre delle venti regioni, Valle d’Aosta,<BR>Molise e Basilicata, non sono rappresentate da alcuna azienda. Le regioni<BR>con più aziende sono Lazio e Lombardia, con (nel 1996) rispettivamente 47 e<BR>42 aziende; seguono a grande distanza la Sicilia (9 aziende), il Veneto (8<BR>aziende), l’Emilia-Romagna (7 aziende). Nel complesso, al nord sono<BR>concentrate esattamente la metà delle aziende, 80 su 160.<BR><BR>Occupazione<BR>Il calo occupazionale del settore, che come si è visto nel primo capitolo è<BR>stato nel 1996 di 672 unità , pari al 6,6%, è suddiviso in maniera assai<BR>disuguale sulle varie aree territoriali. Se infatti il calo è stato assai<BR>contenuto nelle Isole (quattro dipendenti, -0,6%) e nel Nord-Est (14<BR>dipendenti, -0,9%), per contro al Sud e nel Nord-Ovest si è registrato un<BR>calo superiore al dieci per cento, per l’esattezza del 12% al Sud (87 unità <BR>in meno) e del 10,9% nel Nord-Ovest (487 dipendenti in meno).<BR>Ne consegue che la quota percentuale del Nord-Ovest sul totale degli<BR>occupati del settore tra il 1995 e il 1996 è scesa di due punti<BR>percentuali, dal 44% del 1995 al 42% del 1996, a vantaggio principalmente<BR>del Nord-Est, salito dal 15,6% al 16,8%, delle Isole, passate dal 6,3% al<BR>6,7%, e del Centro, che dal 26,8% è salito al 27,8%. In calo, infine, anche<BR>la quota del Sud, che alla fine del 1995 contava il 7,1% degli occupati e<BR>che alla fine del 1996 è scesa al 6,7%.<BR>Assai disuguale è anche l’andamento del calo occupazionale tra le varie<BR>aree geografiche con riferimento alle qualifiche degli occupati. A fronte<BR>di un calo su scala nazionale dell’8,7% degli operai, il Nord-Ovest e il<BR>Sud hanno fatto segnare cali ben più consistenti, rispettivamente del 13,1%<BR>e del 10,4%, mentre al Nord-Est e al Centro il calo è stato nell’ordine del<BR>5-6% e nelle Isole c’è stato addirittura un incremento, sia pure di sole<BR>due unità (+0,5%).<BR>Molto diseguale è anche il calo occupazionale della componente<BR>impiegatizia: assai pronunciato al Sud, dove ha sfiorato il 14%, e al<BR>Nord-Ovest, dove è di poco inferiore al 10%. Per contro, al Centro e nelle<BR>Isole il calo è stato poco rilevante, tra l’1,5 e il 2,5%, e nel Nord-Est<BR>si è avuto un incremento occupazionale del 4%.<BR>Per quanto riguarda la suddivisione degli addetti per sesso, nel<BR>Nord-Ovest, Nord-Est e Centro il calo ha riguardato in maniera omogenea sia<BR>i maschi che le femmine: nel Nord-Ovest infatti la componente femminile è<BR>passata dal 23,2% al 24%, nel Nord-Est dal 23,4% al 23,2%, al Centro dal<BR>24,9% al 25%. Per contro, al Sud e nelle Isole, dove peraltro la componente<BR>femminile è assai meno rilevante che nel resto d’Italia, il calo<BR>occupazionale ha riguardato pressoché unicamente i maschi: al Sud il calo<BR>occupazionale femminile è stato di una sola unità contro le 86 maschili, e<BR>di conseguenza la percentuale femminile sul totale degli occupati è salita<BR>dal 14,4% al 16,2%; nelle Isole l’occupazione femminile è aumentata di<BR>cinque unità a fronte di un calo di nove unità maschili, e la percentuale<BR>femminile sul totale occupati è salita dall’11,3% al 12,1%.<BR>Se andiamo ad analizzare i dati relativi alla distribuzione degli occupati<BR>per qualifica nelle diverse aree geografiche, appaiono evidenti alcune<BR>notevoli differenze. Ai due estremi stanno il Centro e le Isole: nel<BR>Centro, gli impiegati rappresentano oltre il 70% del totale degli occupati;<BR>per contro, nelle Isole due occupati su tre (per l’esattezza il 65,5%) sono<BR>operai. A netta prevalenza operaia è anche il Sud (56,4% del totale),<BR>mentre nel Nord-Ovest gli impiegati rappresentano il 58,7% del totale<BR>occupati. Nel Nord-Est, infine, operai e impiegati sono in numero pressoché<BR>pari: 796 gli operai, 798 gli impiegati.<BR>L’evolversi della suddivisione degli addetti per livelli di inquadramento<BR>nelle differenti aree geografiche evidenzia, per quanto riguarda Nord-Ovest<BR>e Nord-Est, una tendenza allo scivolamento verso i livelli più alti della<BR>scala parametrale. Tra il 1995 e il 1996 al Nord-Ovest la percentuale degli<BR>occupati inquadrati nei livelli dal primo al quinto è scesa dal 37,6% al<BR>35,5%; nel Nord-Est, la stessa percentuale è scesa dal 48,3% al 46,7%. Per<BR>contro, al Sud gli occupati nei primi cinque livelli nel 1996 sono<BR>risultati pari al 45,6% contro il 41,8% di un anno prima. Al Centro e nelle<BR>Isole, infine, non vi sono stati scostamenti significativi: al Centro si è<BR>passati dal 32,2% al 32,3%, nelle Isole dal 59,3% al 59,5%.<BR>La scomposizione dei dati per livello di inquadramento e sesso mette in<BR>evidenza una netta differenza di comportamento tra Nord-Ovest, Nord-Est e<BR>Centro da una parte, Sud e Isole dall’altra. Rispetto infatti ad una<BR>presenza media femminile del 22,5% su scala nazionale, nell’Italia<BR>meridionale e nelle Isole si nota una presenza molto minore,<BR>rispettivamente del 15,2% e del 13,8%. Al Centro, per contro, un addetto su<BR>quattro è di sesso femminile, con punte superiori al 30% per le addette<BR>inquadrate al quinto, sesto e settimo livello.<BR>I livelli di inquadramento più frequenti per gli addetti di sesso femminile<BR>sono quelli che vanno dal quinto all’ottavo. Al Nord-Ovest il 71,6% della<BR>popolazione femminile (763 addette su 1.065) è inquadrato ai livelli dal<BR>quinto al settimo; percentuali assai simili per il Nord-Est (71,1%, 283<BR>addette su 398), il Sud (70,8%, 80 addette su 113), le Isole (69 addette su<BR>96, 72%). Al Centro, addirittura, tra il sesto e l’ottavo livello è<BR>concentrato il 76% delle addette (528 su 695).<BR>Le differenze nella distribuzione degli addetti ai vari livelli di<BR>inquadramento tra le diverse aree del Paese rispecchiano, tutto sommato, la<BR>diversa distribuzione degli occupati tra operai e impiegati. Nel Centro per<BR>esempio, dove si è riscontrata una percentuale di impiegati superiore al<BR>70%, il 67,8% degli addetti risultano inquadrati nei livelli dal sesto al<BR>decimo; stesso comportamento nel Nord-Ovest, dove ad una percentuale di<BR>impiegati di poco inferiore al 60% fa riscontro il 56,3% degli addetti<BR>inquadrati ai livelli dal sesto all’ottavo e l’8,2% al nono e decimo<BR>livello (la media nazionale è del 6%). Per contro, nelle Isole, dove<BR>maggiore è la percentuale di operai, più della metà degli addetti risulta<BR>inquadrata tra il terzo e il quinto livello. Nel Nord-Est e al Sud, infine,<BR>gli addetti sono distribuiti in maniera abbastanza uniforme, con poco meno<BR>della metà degli occupati (rispettivamente il 46,7% e il 45,6%) inquadrati<BR>ai livelli dal primo al quinto.<BR><BR>Retribuzione Ordinaria<BR>A fronte di un incremento complessivo del 5,14%, la retribuzione è<BR>cresciuta in misura abbastanza omogenea in tutte le aree del Paese: +5,6%<BR>al Nord-Ovest, +4,85% al Nord-Est, +4,9% al Centro, +5,24% al Sud. Fa<BR>eccezione il dato relativo alle Isole, dove la retribuzione è cresciuta<BR>soltanto del 3,58%, da poco più di 55 a poco più di 57 milioni di lire.<BR>Il dato della retribuzione ordinaria annua media nelle varie aree del Paese<BR>risulta abbastanza omogeneo rispetto alla media nazionale di 58 milioni e<BR>850mila lire: si va dal 92,5% del Sud (poco meno di 54 milioni e mezzo) al<BR>101,4% del Nord-Ovest (59,671 milioni), passando per il 97% delle Isole, il<BR>98,6% del Nord-Est (58,045 milioni), il 101,3% del Centro (59,615 milioni).<BR>Se si scende più in profondità e si va ad analizzare l’andamento delle<BR>retribuzioni per i singoli livelli di inquadramento in ciascuna area<BR>geografica, è possibile ricavare alcuni dati assai significativi. Nel<BR>Nord-Ovest l’incremento retributivo ha riguardato in misura maggiore i<BR>livelli più bassi, per l’esattezza primo, secondo e terzo; il rapporto tra<BR>la retribuzione media del primo e del decimo livello, pertanto, è passata<BR>dal 44,3% del 1995 al 46,3% del 1996.<BR>Abbastanza simile il dato relativo al Nord-Est, dove i livelli<BR>occupazionali che hanno visto crescere la retribuzione ordinaria oltre la<BR>media sono stati il primo, il secondo, il quarto il quinto, mentre è<BR>addirittura scesa dell’1,4% la retribuzione degli addetti al decimo<BR>livello. Ne consegue che anche in questa area del Paese le retribuzioni<BR>massime e minime si sono avvicinate: tra la retribuzione media del primo e<BR>del decimo livello il rapporto è salito dal 46,7% del 1995 al 50,5% del<BR>1996; tra quinto e decimo livello questo indicatore è salito dal 64% al<BR>68,2%.<BR>Viceversa, al Sud e nelle Isole gli incrementi retributivi hanno riguardato<BR>di preferenza i lavoratori dei livelli più elevati, determinando quindi un<BR>allargamento del divario retributivo tra i livelli più alti e più bassi<BR>della scala parametrale. Al Sud la retribuzione media che è salita di più è<BR>stata quella degli addetti al decimo livello (+12%) mentre la retribuzione<BR>media degli addetti del primo livello è calata dell’1,4%, portando così il<BR>rapporto con la retribuzione del decimo livello dal 57,4% al 50,5%. Nelle<BR>Isole la retribuzione cresciuta maggiormente è stata quella degli addetti<BR>dell’ottavo livello (+9,3%), mentre la retribuzione media degli addetti al<BR>secondo livello è diminuita dell’8,3% e il rapporto tra la retribuzione del<BR>primo e del decimo livello è passata dal 58% al 55,9%.<BR>L’unica area del Paese dove l’aumento delle retribuzioni è risultato<BR>abbastanza ben distribuito su tutti i livelli è stato il Centro, dove hanno<BR>avuto aumenti inferiori alla media gli addetti al secondo, quarto, quinto e<BR>sesto livello. Il rapporto tra la retribuzione del primo e del decimo<BR>livello è rimasta sostanzialmente invariata: dal 60,8% al 61,9%.<BR>Non si notano, rispetto ad dato nazionale, significative divaricazioni<BR>collegate all’area geografica per quanto riguarda le retribuzioni ordinarie<BR>degli addetti di sesso femminile rispetto agli addetti di sesso maschile.<BR>Rispetto infatti ai circa nove milioni e mezzo di differenza che<BR>costituiscono la media nazionale, al Nord-Ovest e al Nord-Est la<BR>retribuzione ordinaria media degli addetti di sesso femminile è inferiore<BR>di poco più di nove milioni, al Centro e al Sud la differenza si colloca<BR>intorno agli undici milioni e mezzo, e solo nelle Isole supera i dodici<BR>milioni di lire.<BR><BR>Retribuzione Straordinaria<BR>Gli aumenti dell’1,28% delle ore di straordinario effettuate e del 6,11%<BR>della retribuzione straordinaria registrati su scala nazionale nel 1996<BR>risultano distribuiti in maniera estremamente variegata sulle diverse aree<BR>geografiche.<BR>L’area nella quale il ricorso allo straordinario è cresciuto in misura<BR>maggiore è il Sud, dove nel corso del 1996 il numero medio di ore di<BR>straordinario effettuate da ciascun dipendente nel corso dell’anno è salito<BR>dalle 111 del 1995 alle 122 del 1996 (+9,4%), mentre la retribuzione<BR>straordinaria media annua ha avuto un balzo superiore al 17%, passando da<BR>3,47 a 4,065 milioni annui. Incrementi superiori alla media anche per il<BR>Nord-Est, dove ogni addetto nel 1996 ha effettuato mediamente 106 ore di<BR>straordinario contro le 102 del 1995 (+3,3%), ottenendo una retribuzione<BR>straordinaria di 3,508 milioni contro i 3,243 dell’anno precedente (+8,2%),<BR>e al Centro, dove le ore di straordinario sono passate da 116 a 120 (+2,9%)<BR>e la retribuzione da 3,733 a 4,014 milioni annui.<BR>Incrementi inferiori alla media sono stati registrati invece nel Nord-Ovest<BR>e nelle Isole: in quest’ultima area il numero di ore medie di straordinario<BR>è diminuito dalle 168 ore del 1995 alle 162 del 1996, e la retribuzione<BR>media è aumentata solo dell’1,8%, da 5,402 a 5,497 milioni annui. In<BR>lievissimo calo (da 163 a 162, -0,7%) anche il numero di ore di<BR>straordinario nel Nord-Ovest, alle quali ha fatto riscontro un incremento<BR>del 3,8% della retribuzione, da 5,19 a 5,387 milioni annui.<BR>Analizziamo più in dettaglio il modo in cui questo incremento del ricorso<BR>allo straordinario viene spalmato sui vari livelli di inquadramento. Se<BR>escludiamo i primi due e gli ultimi due livelli, che da un punto di vista<BR>statistico sono poco significativi in considerazione del basso numero di<BR>addetti inquadrati, si può evidenziare come i lavoratori che effettuano più<BR>ore di straordinario siano quelli del sesto livello (Centro), del settimo<BR>(Sud, Isole) e dell’ottavo (Nord-Ovest, Nord-est).<BR>Nel Nord-Ovest l’aumento delle ore lavorate riguarda solamente secondo,<BR>settimo, ottavo e nono livello; gli addetti all’ottavo livello, in<BR>particolare, effettuano ogni anno ben 225 ore di straordinario, con una<BR>retribuzione straordinaria annua pari a quasi otto milioni e mezzo, che<BR>costituisce l’11,3% della retribuzione complessiva.<BR>Nel Nord-Est, per contro, gli addetti dell’ottavo livello hanno visto<BR>scendere in maniera notevole sia il numero di ore lavorate (da 166 a 127,<BR>-23,8%), sia la retribuzione, passata da 6,201 a 4,772 milioni annui, con<BR>un calo del 23%.<BR>Al Centro si è registrato un significativo incremento dello straordinario<BR>per gli addetti al quarto livello: da 100 a 123 ore annue, da 2,983 a 3,829<BR>milioni annui. Significativo anche l’incremento fatto registrare dagli<BR>addetti al sesto livello: da 138 a 149 ore annue, da 4,493 a 5,045 milioni.<BR>Anche al Sud il ricorso allo straordinario per gli addetti del sesto<BR>livello è risultato significativo: da 100 a 137 ore annue, da 3,146 a 4,54<BR>milioni. Addirittura eccezionale è stato l’incremento degli straordinari<BR>per gli addetti al nono livello, che mediamente hanno effettuato nel 1996<BR>249 ore di straordinario contro le 154 del 1995, con una retribuzione media<BR>salita dai quasi 6,5 milioni del 1995 a poco meno di 11 milioni, la più<BR>alta in tutta Italia. Per questi lavoratori, la retribuzione straordinaria<BR>ha rappresentato nel1996 il 13,1% della retribuzione complessiva annua:<BR>anche questo è un primato nazionale.<BR>Nelle Isole, è risultato in forte calo lo straordinario per gli addetti al<BR>quinto livello: le 199 ore del 1995 sono scese a 166 nel 1996, i 6,171<BR>milioni del 1995 sono diventati 5,471 nel 1996. In fortissimo incremento,<BR>per contro, i valori degli addetti all’ottavo livello: da 146 a 206 ore, da<BR>5,570 a 8,296 milioni. Da segnalare infine che per i dipendenti al sesto,<BR>settimo e ottavo livello la retribuzione straordinaria rappresenta più del<BR>dieci per cento della retribuzione complessiva.<BR>Nessuna differenza significativa, rispetto al dato medio nazionale, nella<BR>distribuzione degli straordinari nelle varie aree geografiche in base al<BR>sesso degli addetti. Le addette che effettuano più straordinari sono quelle<BR>delle Isole, con 81 ore annue e 2,3 milioni, seguite dalle addette del Sud<BR>(quasi 73 ore, 2 milioni) e da quelle del Nord-Ovest e del Centro (64 ore,<BR>1,9 milioni). Valori decisamente inferiori alla media nazionale solo per le<BR>addette del Nord-Est (55 ore, 1,7 milioni) dove peraltro è decisamente<BR>inferiore rispetto alla media nazionale anche il ricorso allo straordinario<BR>per gli addetti di sesso maschile: 121 ore e poco più di 4 milioni annui.<BR><BR>Retribuzione Complessiva<BR>In linea di massima, non esistono grandi scostamenti nell’andamento della<BR>retribuzione complessiva nelle diverse aree geografiche del Paese rispetto<BR>alla media nazionale di 63.488.804 lire: si va infatti da un minimo di<BR>58,542 milioni di retribuzione per gli addetti del Sud (92,2%) ad un<BR>massimo di 65,059 milioni per gli addetti del Nord (102,5%), passando per i<BR>61,523 milioni del Nord-Est (96,9%), i 62,594 milioni delle Isole (98,6%),<BR>i 63,629 milioni del Centro (100,2%).<BR>A crescere maggiormente, nel corso del 1996, sono state le retribuzioni<BR>degli addetti delle aziende del Sud, aumentate quasi del 6% contro una<BR>media nazionale del 5,21%, seguite dalle retribuzioni degli addetti del<BR>Nord-Ovest (+5,45%). Aumenti inferiori alla media nazionale, invece, per il<BR>Nord-Est (+5,03%), per il Centro (+5,06%) e soprattutto per le Isole che,<BR>con un aumento del 3,41% sono l’unica area del Paese ad essere rimasta al<BR>di sotto dell’indice di aumento dei prezzi al consumo.<BR>Rispetto alla media nazionale del 7,31%, l’incidenza della retribuzione<BR>straordinaria sulla retribuzione complessiva è stata superiore nel<BR>Nord-Ovest (8,28%) e nelle Isole (+8,78%), inferiore nelle restanti aree:<BR>Nord-Est (5,7%), Centro (6,31%), Sud (6,94%).<BR>Le retribuzioni degli addetti di sesso femminile nelle varie aree del Paese<BR>non presentano significativi scostamenti rispetto alla tendenza emersa in<BR>sede di analisi dei dati complessivi; rispetto infatti ad un valore di<BR>quasi tredici milioni, che costituisce la differenza media tra la<BR>retribuzione complessiva annua di un addetto di sesso maschile e quella di<BR>un addetto di sesso femminile, si va dai poco più di 11,5 milioni di lire<BR>del Nord-Est ai 15,6 milioni delle Isole, passando per valori intorno ai 13<BR>milioni per Nord-Ovest e Centro e di poco inferiori ai 14 milioni per il<BR>Sud.<BR>L’incidenza dello straordinario sulla retribuzione complessiva si mantiene,<BR>per gli addetti di sesso maschile, su valori compresi tra il 3,3% del<BR>Nord-Est e il 4,8% delle Isole, passando per il 3,6% del Nord-Ovest, il<BR>3,7% del Centro, il 4,3% del Sud. Ed è proprio al Sud che si registra la<BR>minore differenza tra uomini e donne nell’impatto della retribuzione<BR>straordinaria sulla retribuzione complessiva: al 4,3% delle donne fà <BR>riscontro infatti il 7,3%% degli uomini. Di segno opposto il valore del<BR>Nord-Ovest, dove l’incidenza dello straordinario sulla retribuzione<BR>complessiva è quasi tre volte superiore per gli uomini: 9,4% contro il 3,6%<BR>delle donne.<BR><BR>Monte Retributivo Complessivo<BR>L’effetto combinato della diminuzione dell’occupazione e dell’aumento della<BR>retribuzione media complessiva ha fatto sì che il monte retributivo<BR>complessivo sia risultato nel corso del 1996 sostanzialmente identico a<BR>quello del 1995: poco più di 602 miliardi contro poco meno di 600 miliardi<BR>e 700 milioni, con un incremento dello 0,2% che però, rapportato al valore<BR>dell’aumento del costo della vita nel 1996, sta ad indicare una diminuzione<BR>reale del monte retributivo complessivo.<BR>Il 44% del totale delle retribuzioni lorde percepite nel corso del 1996,<BR>per l’esattezza 266 miliardi su 602, è stato erogato da aziende del<BR>Nord-Ovest, presso le quali è stato altresì prestato il 43,6% delle ore<BR>lavorative complessive, 8,3 milioni su un totale di poco superiore ai<BR>diciannove milioni. Segue il Centro con il 27,1% del monte retributivo e il<BR>26,8% delle ore lavorate e il Nord-Est con il 15,5% delle retribuzioni e il<BR>15,8% delle ore; pressoché identici i valori di Sud e Isole: il 6,6% del<BR>monte retributivo e, rispettivamente, il 7,1% e il 6,7% delle ore lavorate.<BR>Il dato relativo alla media retributiva oraria evidenzia differenze tutto<BR>sommato trascurabili tra le diverse aree geografiche: tra le 29.386 lire<BR>per ora dei lavoratori del Sud e le 32.000 degli addetti del Nord-Ovest lo<BR>scarto è inferiore al 9%. Più significativa può essere l’analisi della<BR>media oraria ai diversi livelli di inquadramento: al Nord-Ovest la<BR>differenza di media oraria tra i lavoratori del primo e del decimo livello<BR>è pari al 112,6%, al Nord-Est del 99,1%, al Centro del 60,7%, al Sud del<BR>95,2%, nelle Isole del 77,8%. La media nazionale è pari al 91,9%, mentre il<BR>valore contrattuale "teorico" è pari all’87,9%. La retribuzione oraria più<BR>bassa è quella del primo livello del Nord-Est, pari a 21.859 lire; quella<BR>più alta è quella del decimo livello del Nord-Ovest, pari a 51.374 lire.<BR>
