Capitolo I , Dati Complessivi: analisi dei dati

Occupazione<BR>Il 1996 ha fatto registrare un ulteriore calo dell’occupazione poligrafica<BR>nel settore. Il numero complessivo dei dipendenti delle aziende del<BR>settore, che al 31 dicembre del 1995 era pari a 10.184 unità, al 31<BR>dicembre 1996 risultava sceso a 9.512 unità, con un calo di 672 unità, il<BR>6,6% della forza lavoro complessiva.<BR>La diminuzione è andata manifestandosi soprattutto nella seconda metà<BR>dell’anno: i dati del Fondo al 30 giugno 1996 indicavano infatti un numero<BR>di dipendenti pari a 10.082, facendo quindi segnare un modesto decremento<BR>dell’1% rispetto ai valori del 31 dicembre 1995.<BR>I dati occupazionali confermano un ininterrotto trend di calo<BR>dell’occupazione nel settore, passato dai 14.673 addetti del 1980 ai 9.512<BR>della fine del 1996, con un calo di oltre 5.000 unità, pari al 35%. Se<BR>analizziamo l’andamento dei livelli occupazionali, possiamo mettere in<BR>evidenza tre fasi: una prima, tra il 1980 e il 1985, caratterizzata da un<BR>pronunciato calo occupazionale: nel periodo di tempo in questione<BR>l’occupazione è scesa infatti di 2.097 unità (-14,3%). Questo calo<BR>occupazionale, in gran parte originato dal processo di innovazione del<BR>processo produttivo e dagli ammortizzatori sociali previsti dalla legge per<BR>favorire l’alleggerimento degli organici delle aziende del settore, è stato<BR>assai più pronunciato per gli operai, che hanno visto diminuire la<BR>consistenza numerica da 8.544 a 6.648 (-22,2%), mentre per gli impiegati il<BR>calo è stato soltanto del 3,3%.<BR>La seconda fase, che va dal 1986 al 1990, è caratterizzata invece da un<BR>"assestamento" dei livelli occupazionali: nel periodo di tempo preso in<BR>considerazione, il numero di addetti è sceso di appena 119 unità (-0,9%).<BR>In questo periodo, tuttavia, è proseguito il processo di spostamento degli<BR>equilibri tra operai eimpiegati: ad un calo di 748 unità per la componente<BR>operaia (-11,2%) ha fatto infatti riscontro un incremento di 629 unità<BR>(+10,6%) per la componente impiegatizia.<BR>La terza fase, apertasi nel 1991 e, stando ai dati del 1996, non ancora<BR>conclusa, vede infine una ripresa del calo occupazionale a ritmi sensibili:<BR>l’occupazione complessiva, nel periodo in questione, è calata infatti del<BR>23,6%, da 12.457 a 9.512 unità. E’ inoltre da notare come in quest’ultima<BR>fase, a differenza che nelle prime due, il calo abbia toccato in maniera<BR>abbastanza pronunciata anche la componente impiegatizia, passata da 6.657 a<BR>5.509 unità (-17,2%), anche se il calo della componente operaia rimane pur<BR>sempre assai più pronunciato: oggi gli operai sono 4.003 contro i 5.900<BR>dell’inizio del 1991, il calo è stato dunque del 32,1%. E’ appena il caso<BR>di rilevare come, mentre il calo occupazionale del periodo 1980-1985<BR>avveniva in un contesto di innovazione di processo che causava<BR>"fisiologici" esuberi di personale ed era agevolato da strumenti<BR>legislativi appositamente predisposti come la legge 416 del 1981, il calo<BR>di quest’ultimo periodo appare più grave sia sotto l’aspetto delle<BR>dimensioni (quasi tremila occupati in meno negli ultimi sei anni) sia<BR>soprattutto alla luce della considerazione che questo calo è in gran parte<BR>frutto di una contrazione del mercato e di una diffusa situazione di crisi<BR>del settore della quale non si intravvede ancora l’uscita.<BR>Tornando ai dati del 1996, possiamo notare che il calo rispetto al 1995 è<BR>stato più pronunciato, ancora una volta, per gli operai, passati da 4.387 a<BR>4.003 (-8,7%), mentre per gli impiegati il calo è limitato al 5%. Tra il<BR>1980 a il 1996 la componente operaia è passata dal 58,2% al 42,1% del<BR>totale degli addetti.<BR>Il calo occupazionale del 1996 ha interessato in misura lievemente<BR>superiore la componente maschile (da 7.910 a 7.345 unità, con un calo del<BR>7,1%), mentre la componente femminile è calata del 4,7%, da 2.274 a 2.167<BR>unità.<BR>Se andiamo infine ad analizzare la distribuzione dell’occupazione per sesso<BR>e qualifica, notiamo come la popolazione maschile, pari al 77,2% del<BR>totale, sia suddivisa in maniera quasi uguale tra operai (3.642) e<BR>impiegati (3.703), mentre la popolazione femminile, pari al 22,8% del<BR>totale, appartiene in maggioranza (19%) alla componente impiegatizia.<BR>Il totale degli addetti poligrafici che nel corso dell’anno 1996 hanno<BR>percepito retribuzioni da parte delle aziende del settore è diminuito del<BR>4,6%, passando da 11.014 a 10.505 unità. Il calo è stato più pronunciato<BR>nei livelli intermedi della scala parametrale, dal terzo al settimo, e più<BR>contenuto nei livelli più bassi e più alti. Il livello occupazionale ad<BR>aver subito il maggior calo è stato il quinto, passato da 2.170 a 1.983<BR>addetti e dal 19,7% al 18,9% del totale. Il livello occupazionale dove si<BR>concentra il maggior numero di addetti, nonostante un calo del 5,1%,<BR>continua ad essere il sesto, che con 2.788 unità rappresenta il 26,5% del<BR>totale degli addetti. Nel complesso, i tre livelli intermedi (quinto, sesto<BR>e settimo) hanno rappresentato nel 1996, con 6.768 addetti, il 64,4% del<BR>totale occupati; nel 1995 gli addetti inquadrati in questi tre livelli<BR>erano 7.178, pari al 65,2% del totale.<BR>Se si scompongono i dati relativi agli addetti nell’anno 1996 per sesso e<BR>livello di inquadramento, appare evidente come la popolazione femminile sia<BR>concentrata ai livelli dal quarto all’ottavo, che assorbono oltre il 90%<BR>del totale delle addette. Rispetto ad una presenza media femminile del<BR>22,5%, la presenza femminile è percentualmente superiore nei livelli<BR>medio-alti, soprattutto al sesto (26,1%), settimo (22,8%) e nono (22,8%),<BR>mentre è inferiore ai tre livelli più bassi, specialmente al secondo<BR>livello dove le addette sono risultate appena 13 su 171. Inferiore alla<BR>media, infine, è anche la presenza femminile al decimo livello: 41 addette,<BR>pari al 15,8% del totale.<BR><BR>Retribuzione Ordinaria<BR>Nel corso del 1996 la retribuzione ordinaria, senza cioè tener conto delle<BR>prestazioni straordinarie, è cresciuta del 5,14% medio, assestandosi poco<BR>al di sotto dei 59 milioni lordi annui per addetto. L’aumento è abbastanza<BR>omogeneo in tutti i livelli della scala parametrale: si va dal +4,38% del<BR>sesto livello al +5,83 del nono livello.<BR>L’incremento della retribuzione ordinaria nel corso del 1996 segna una<BR>inversione di tendenza rispetto ai dati degli ultimi anni: nel 1994 e nel<BR>1995, infatti, l’incremento percentuale della retribuzione ordinaria<BR>sull’anno precedente era stato pari rispettivamente al 2,58% e all’1,72%,<BR>ben al di sotto del tasso di inflazione che nei due anni in questione era<BR>stato pari rispettivamente al 3,9% e al 5,4%. Nel1996, l’incremento<BR>retributivo ha registrato un prevedibile recupero, superando il tasso di<BR>inflazione, sceso nel frattempo al 3,9%.<BR>L’incremento della retribuzione ordinaria registrato nel 1996 è in gran<BR>parte dovuto all’adeguamento dei minimi contrattuali entrato in vigore a<BR>partire dal mese di ottobre 1996 a seguito dell’accordo tra organizzazioni<BR>imprenditoriali e sindacali del 4 ottobre 1996.<BR>La media retributiva del settore si colloca tra il sesto e il settimo<BR>livello; la forbice delle retribuzioni tra il primo e il decimo livello è<BR>pari al 193,8%, pressoché identico al valore del 1995 (193,6%).<BR>La suddivisione per sesso e livello di inquadramento delle retribuzioni<BR>ordinarie erogate nel corso del 1996. evidenzia una forte disparità<BR>retributiva tra le retribuzioni erogate agli addetti di sesso maschile<BR>rispetto agli addetti di sesso femminile, pari a poco meno di nove milioni<BR>e mezzo lordi su base annua. Una differenza, questa, che è particolarmente<BR>consistente per gli addetti al primo e secondo livello, anche se la<BR>limitata presenza femminile in questi due livelli (appena 29 addette) rende<BR>statisticamente poco significativi questi dati, e che si mantiene superiore<BR>ai dieci milioni annui per i livelli dal quinto all’ottavo, dove si<BR>concentra oltre l’80% dell’occupazione femminile del settore. Ai livelli<BR>più elevati, infine, questa forbice si riduce: tre milioni per gli addetti<BR>al nono livello, 6,7 milioni per gli addetti al decimo livello.<BR><BR>Retribuzione Straordinaria<BR>Dopo alcuni anni di calo, nel 1996 il ricorso agli straordinari nelle<BR>imprese del settore ha ripreso ad aumentare, sia per quanto riguarda il<BR>numero di ore mediamente effettuate da ogni addetto nell’arco dell’anno<BR>(139 contro le 137 del 1995), sia per quanto riguarda la retribuzione<BR>straordinaria complessiva, che con 4.637.957 lire annue ha messo a segno un<BR>+6,1% rispetto al valore del 1995.<BR>L’incremento del ricorso agli straordinari appare più significativo per i<BR>livelli che vanno dal sesto al decimo; gli addetti che fanno più<BR>straordinario sono quelli inquadrati al settimo livello con 161 ore annue;<BR>quelli che ne fanno di meno sono, ovviamente, quelli inquadrati al decimo<BR>livello, con una media annua di 22 ore per addetto.<BR>Forti disparità tra lavoratori e lavoratrici si riscontrano nel ricorso<BR>allo straordinario: ogni lavoratrice ha effettuato nel corso del 1996 una<BR>media di quasi 64 ore straordinario, contro le quasi 170 del suo collega di<BR>sesso maschile. Molto minore risulta, di conseguenza, la retribuzione<BR>straordinaria delle lavoratrici del settore: poco meno di due milioni<BR>l’anno, contro i 5,4 milioni dei lavoratori di sesso maschile.<BR>Tra gli addetti di sesso femminile, quelle che effettuano pìù straordinario<BR>sono quelle inquadrate all’ottavo livello con 82,7 ore e 2,9 milioni annui;<BR>al primo livello, per contro, il ricorso allo straordinario è virtualmente<BR>assente, con appena 6 ore e mezzo e 150.000 lire annue. Tra gli addetti di<BR>sesso maschile, quelli che effettuano più straordinari sono quelli<BR>inquadrati al settimo livello, con 193 ore annue e 6,7 milioni di lire;<BR>all’ultimo posto gli addetti al decimo livello con 24 ore e poco più di un<BR>milione annuo.<BR><BR>Retribuzione Complessiva<BR>La retribuzione media dei poligrafici nel 1996 è cresciuta del 5,21%: da<BR>60.343.614 lire del 1995 si è infatti passati a 63.488.804 lire. Incrementi<BR>superiori alla media sono stati fatti registrare dalle retribuzioni degli<BR>addetti dei livelli dispari: primo, terzo, quinto, settimo e nono livello;<BR>in particolare le retribuzioni degli addetti inquadrati al quinto livello<BR>sono cresciute quasi del dieci per cento. Le retribuzioni che sono<BR>cresciute meno (+4,41%) sono state quelle dei lavoratori inquadrati al<BR>secondo livello.<BR>E’ interessante notare come, a causa dell’aumentato ricorso allo<BR>straordinario da parte delle aziende, l’incidenza della retribuzione<BR>straordinaria sulla retribuzione complessiva sia lievemente aumentata, dal<BR>7,18% del 1995 al 7,31% del 1996. Sulle 160 aziende che costituiscono il<BR>campione della ricerca per l’anno 1996, 54 hanno fatto registrare un<BR>rapporto tra retribuzione straordinaria e retribuzione complessiva<BR>superiore alla media, 9 aziende hanno fatto registrare valori superiori al<BR>15%, mentre per 30 aziende l’incidenza dello straordinario è risultata<BR>nulla.<BR>Il peso dello straordinario sulla retribuzione complessiva è<BR>particolarmente significativo per i lavoratori dei livelli dal sesto<BR>all’ottavo, per i quali raggiunge o supera l’8%, mentre è pressoché<BR>trascurabile per i due livelli più alti: 3,5% per il nono livello, poco più<BR>dell’1% per il decimo.<BR>La scomposizione dei dati per sesso mette in evidenza una differenza<BR>retributiva di quasi tredici milioni annui tra lavoratori di sesso maschile<BR>e femminile. In pratica, lo stipendio lordo mensile di un poligrafico di<BR>sesso femminile è in media inferiore di un milione rispetto allo stipendio<BR>del suo collega di sesso maschile.<BR>Questa notevole differenza è determinata in larga misura dalla differenza,<BR>sopra evidenziata, tra i valori delle retribuzioni ordinarie maschili e<BR>femminili, ma contribuisce anche, ed in misura rilevante, la diversa<BR>incidenza della retribuzione straordinaria, che per gli addetti di sesso<BR>maschile incide per l’8,2% sulla retribuzione complessiva, mentre per gli<BR>addetti di sesso femminile ha un impatto del 3,6% appena.<BR><BR>Monte Retributivo Complessivo<BR>Il costo del lavoro poligrafico per l’industria dei quotidiani, nel corso<BR>del 1996, è stato pari a poco più di 602 miliardi di lire, con un modesto<BR>(+0,2%) incremento rispetto ai 600 miliardi e 686 milioni del 1995. Al<BR>raggiungimento di questo risultato ha concorso da un lato, come si è visto,<BR>l’aumento delle retribuzioni, sia ordinarie che straordinarie, e dall’altro<BR>il significativo decremento delle ore lavorate, che è sceso da poco meno di<BR>20 milioni a poco più di 19 milioni. Particolarmente significativo (-6,26%)<BR>è stato il calo delle ore lavorate dagli addetti del quinto livello, che<BR>d’altra parte nel corso del 1996 ha visto ridursi di oltre l’8,5% il numero<BR>complessivo degli addetti.<BR>E’ interessante, per finire, esaminare il dato relativo alla retribuzione<BR>media oraria dei lavoratori poligrafici, che si ottiene dividendo il monte<BR>retributivo complessivo per il totale delle ore lavorate e che, per il<BR>1996, evidenzia un valore di 31.586 lire contro le 30.048 lire del 1995.<BR>Anche in questo caso il valore medio si colloca a metà tra i valori del<BR>sesto e del settimo livello. Un’ora di lavoro di un dipendente del primo<BR>livello vale 25.324 lire; quella di un dipendente del decimo livello vale<BR>48.591 lire.<BR>