Introduzione e sintesi dei risultati

Una analisi maggiormente meditata della situazione<BR>occupazionale e del trend retributivo del settore dei quotidiani: è questo<BR>il compito che il Consiglio Direttivo dell’Osservatorio ha affidato ad ASIG<BR>Service, la società di servizi che da qualche anno supporta l’attività<BR>dell’organismo paritetico imprenditori-sindacati. Un compito che trova una<BR>prima realizzazione in questo studio, che integra ed approfondisce i dati<BR>presentati qualche mese fa con il primo Rapporto Annuale sull’industria dei<BR>quotidiani. Una analisi che – ancor più perfezionata – si propone di<BR>diventare l’appuntamento fisso di metà anno.<BR><BR>Uno studio, questo, la cui realizzazione non sarebbe stata possibile senza<BR>la preziosa e fattiva collaborazione di tutti i dirigenti e funzionari del<BR>Fondo di Previdenza dei Giornali Quotidiani "F. Casella", a partire dal<BR>Presidente Paolo de Palma, che hanno messo a nostra disposizione i dati<BR>sull’occupazione e sulle retribuzioni degli addetti del settore poligrafico<BR>che le aziende trasmettono periodicamente al Fondo, rielaborati in modo<BR>tale da permetterci gli accorpamenti e le suddivisioni presentati in questo<BR>studio: suddivisione delle aziende per area geografica di appartenenza e<BR>per tipologia, scomposizione dell’universo delle società editrici in base<BR>alla tipologia di testate edite.<BR><BR>E’ il caso di soffermarsi sulla novità e sulla portata di questa<BR>iniziativa: guardandoci intorno, verso altri settori industriali, non ci<BR>pare infatti di vedere iniziative analoghe a questa, basate cioè non su<BR>"proiezioni", "stime", "campioni", né tanto meno limitata ai "minimi<BR>contrattuali", tanto meno significativi in un settore, quello dei<BR>quotidiani, dove l’incidenza degli straordinari, del lavoro notturno e<BR>festivo e della contrattazione integrativa aziendale assume un peso non<BR>trascurabile. La base di calcolo delle tabelle e dei grafici presentati in<BR>questo studio è costituita da tutte le aziende che applicano il contratto<BR>dei poligrafici: società editrici, società stampatrici, agenzie di<BR>informazione e servizi, altre società che non effettuano attività<BR>editoriale ma che applicano ai propri dipendenti tale trattamento.<BR><BR>A seguire, riepiloghiamo i più significativi risultati emersi, rimandando<BR>tuttavia, per una più approfondita analisi, ai singoli capitoli dello<BR>studio.<BR><BR>I. Dati Complessivi<BR>Cala l’occupazione e le retribuzioni salgono con qualche recupero rispetto<BR>agli anni precedenti: è questa, ridotta in sintesi, la prima cosa che salta<BR>agli occhi analizzando i dati occupazionali e retributivi del settore<BR>poligrafico nel 1996 messo a confronto con il 1995. Il numero complessivo<BR>degli addetti al 31 dicembre 1996 è sceso per la prima volta sotto le<BR>10.000 unità, per l’esattezza 9.512; erano 10.184 alla fine del 1995. Il<BR>calo ha interessato in misura più pronunciata la componente operaia, che è<BR>passata da 4.387 a 4.003 unità, mentre gli impiegati sono passati da 5.797<BR>a 5.509 unità. La componente impiegatizia ha quindi portato la sua quota<BR>percentuale sul totale degli addetti al 57,9%, contro il 56,9% di un anno<BR>prima. L’occupazione maschile è passata da 7.910 a 7.345 unità, mentre la<BR>componente femminile è diminuita in misura inferiore, da 2.274 a 2.167<BR>unità, portando così il proprio peso percentuale all’interno del settore<BR>dal 22,3% al 22,8%.<BR><BR>Le retribuzioni, dopo un paio di anni di "stallo", hanno ripreso a marciare<BR>ad un ritmo superiore rispetto all’andamento dei prezzi al consumo. Il dato<BR>complessivo evidenzia infatti un +5,21% a fronte di una inflazione del 3,9%<BR>(dato ISTAT). In media, un poligrafico ha guadagnato nel corso del 1996<BR>poco meno di 63 milioni e mezzo, contro i 60 milioni e 350 mila lire del<BR>1995.<BR><BR>E’ doveroso notare come nel 1996 si sia invertito il trend di costante calo<BR>del ricorso allo straordinario evidenziatosi nel corso del 1994 e 1995. Il<BR>numero di oredi straordinario mediamente effettuate da ciascun addetto è<BR>salito da 137 a 139, ed è cresciuta del 6,11% la retribuzione straordinaria<BR>media per addetto, che nel 1996 ha superato i 4 milioni e 600 mila lire.<BR><BR>Un dato che salta agli occhi, a proposito di retribuzioni, è la forte<BR>differenza retributiva tra uomini e donne: in media, ogni addetto di sesso<BR>maschile guadagna ogni anno una cifra lorda superiore di circa tredici<BR>milioni rispetto a quanto guadagna una collega con pari livello e<BR>anzianità. E’ una differenza, questa, che in parte si spiega con il fatto<BR>che gli addetti di sesso maschile effettuano un numero di ore di<BR>straordinario superiore di quasi tre volte rispetto a quelli di sesso<BR>femminile (in media 170 ore all’anno contro meno di 64 ore). Ma oltre allo<BR>straordinario, ad incidere su questa forte disparità sono con ogni<BR>probabilità elementi che i dati a nostra disposizione non ci consentono di<BR>misurare ma soltanto di ipotizzare: per esempio la maggiore incidenza del<BR>lavoro notturno e festivo per gli uomini e, per le donne, il ricorso a<BR>permessi e aspettative per maternità.<BR><BR>Per effetto del calo dell’occupazione e del concomitante aumento delle<BR>retribuzioni medie, il monte totale delle retribuzioni erogate dalle<BR>aziende del settore è rimasto pressoché invariato, facendo segnare un<BR>aumento dello 0,22%, da 600,7 a 602 miliardi di lire.<BR><BR>II. Suddivisione per area geografica<BR>L’ulteriore calo occupazionale registrato nel 1996 si è concentrato in due<BR>aree del Paese, il Nord-Ovest ed il Sud, dove il totale degli occupati è<BR>sceso dell’11%, mentre nel resto d’Italia la diminuzione dell’occupazione<BR>nel 1996 è stata pari al 2%. E’ da segnalare, peraltro, come nel Sud a<BR>questa diminuzione dell’occupazione complessiva abbia fatto riscontro un<BR>forte incremento del ricorso agli straordinari.<BR><BR>Se sotto l’aspetto delle dinamiche occupazionali è possibile riscontrare<BR>significative differenze tra le varie aree del Paese, i dati relativi<BR>all’andamento delle retribuzioni complessive evidenziano una sostanziale<BR>omogeneità tra le varie zone geografiche: è vero infatti che un lavoratore<BR>del Nord-Ovest guadagna in media sei milioni e mezzo all’anno in più del<BR>suo collega che lavora in una azienda del Sud, ma è anche vero che la<BR>retribuzione media dei lavoratori delle Isole è superiore di oltre un<BR>milione di lire a quella degli addetti delle aziende del Nord-Est.<BR><BR>III. Suddivisione per tipologia di azienda<BR>Sulle 160 aziende che nel 1996 hanno applicato ai propri dipendenti il<BR>contratto dei poligrafici, ben 87 risultano appartenere alla categoria<BR>delle società editrici: un 54% sul totale che diventa il 70% e oltre se si<BR>prende in considerazione il numero degli addetti o il totale delle<BR>retribuizioni erogate nel corso dell’anno. Questo squilibrio nella<BR>suddivisione del settore per tipologia di azienda va tenuto presente<BR>nell’analisi dei dati, così come occorre valutare con la dovuta attenzione<BR>il fatto che della categoria degli editori fanno parte realtà estremamente<BR>eterogenee e diversificate: per questo motivo, la categoria delle società<BR>editrici è stata ulteriormente "sezionata" nel capitolo IV.<BR><BR>Dall’analisi dei dati per tipologia di azienda emerge come, rispetto ai<BR>valori medi del settore dei quotidiani, le società stampatrici risultino<BR>fortemente "eccentriche": essendo infatti concentrata in queste società la<BR>fase tipicamente industriale (stampa e spedizione) del processo produttivo,<BR>sono quelle dove si concentra la maggiore percentuale di operai: se infatti<BR>i poco più di duemila addetti delle società stampatrici rappresentano il<BR>21% del totale degli occupati al 31 dicembre 1996, i 1.623 operai in forza<BR>alle società stampatrici rappresentano oltre il 40% dei 4.003 che<BR>costituiscono il totale degli operai dell’intero settore.<BR><BR>Questa diversità strutturale delle società stampatrici rispetto ad altre<BR>tipologie di azienda si riflette anche nella distribuzione dei dipendenti<BR>ai diversi livelli di inquadramento: ben il 51% degli addetti delle società<BR>stampatrici risultano inquadrati ai livelli tra il terzo e il quinto,<BR>quelli cioè doveè concentrata la maggioranza della popolazione operaia,<BR>contro una media nazionale del 36,3%.<BR><BR>E’ da segnalare come, in un panorama di complessivo calo dell’occupazione<BR>nell’intero settore, le agenzie di informazione siano andate nel 1996 in<BR>controtendenza, accrescendo sia pure in misura modesta (15 unità, pari al<BR>+2,3%) il numero dei propri dipendenti. E’ un dato, questo, sul quale<BR>occorre riflettere, perché sembra indicare una possibile chiave per<BR>superare il momento di stasi del mercato dei quotidiani e di crisi<BR>occupazionale del settore: affiancare al prodotto tradizionale stampato una<BR>serie di prodotti collaterali, ad alto valore aggiunto, fortemente<BR>segmentati, che facciano pieno utilizzo delle moderne tecnologie di<BR>comunicazione. E’ quanto hanno fatto le agenzie di informazione, spinte<BR>anche dalla loro "missione" di società di servizi, abbracciando con<BR>maggiore rapidità e convinzione di altri attori la strada della<BR>multimedialità, dei servizi interattivi, di Internet; e questi primi,<BR>timidi cenni di ripresa sul versante dell’occupazione sembrano indicare la<BR>validità della strada intrapresa.<BR><BR>Per quanto riguarda infine le retribuzioni complessive, non sono state<BR>rilevate significative divaricazioni nei livelli retributivi delle singole<BR>tipologie di azienda rispetto alla media nazionale.<BR><BR>IV. Suddivisione per tipologia di società editrice<BR>Sulle 87 società editrici che compongono l’universo della ricerca per<BR>l’anno 1996, ben 49, ovvero il 56%, svolgono la propria attività su scala<BR>provinciale o regionale. La ricchezza e molteplicità di voci<BR>dell’informazione locale che emerge dai dati sull’occupazione e sulla<BR>retribuzione del settore poligrafico costituisce, per così dire, la punta<BR>dell’iceberg di un panorama estremamente mobile e variegato, fatto di<BR>testate piccole e piccolissime che nascono e muoiono in continuazione,<BR>edite da società che spesso non applicano il contratto dei quotidiani ma<BR>che testimoniano comunque di una forte domanda di informazione locale.<BR><BR>Le società editrici tra le quali è più consistente la componente operaia<BR>(che, come si è visto, è generalmente collegata con una presenza più<BR>consistente di personale inquadrato ai livelli medio-bassi della scala<BR>parametrale) sono quelle che editano quotidiani provinciali e regionali;<BR>tra i pluriregionali questa suddivisione è abbastanza equilibrata rispetto<BR>alla media, mentre tra i nazionali e – soprattutto – tra i politici è<BR>assolutamente prevalente la presenza degli impiegati. Questo differente<BR>comportamento si spiega facilmente se si tiene conto del fatto che, laddove<BR>in genere quotidiani provinciali, regionali e pluriregionali realizzano al<BR>proprio interno tutto il ciclo produttivo, tra i nazionali e i politici è<BR>assai più frequente il caso in cui i segmenti più tipicamente industriali<BR>del ciclo produttivo, stampa e spedizione, vengano delegati in tutto o in<BR>parte a società terze.<BR><BR>Se la suddivisione per area geografica e per tipologia di azienda non ha<BR>evidenziato differenze degne di nota per quel che concerne il trattamento<BR>retributivo degli addetti, dall’analisi dei dati scomposti per tipologia di<BR>società editrice emergono invece differenze che possiamo senz’altro<BR>definire strutturali e legate a dinamiche di contrattazione integrativa<BR>aziendale che, stando a quanto sembrano suggerire i dati, assumono una<BR>importanza che cresce in parallelo con l’aumento della dimensione delle<BR>aziende. Un solo dato: nel 1996 un poligrafico dipendente da una società<BR>editrice di quotidiani nazionali ha trovato in busta paga un importo lordo<BR>superiore di più di un milione al mese rispetto al suo collega che lavora,<BR>con pari qualifica e anzianità di servizio, alle dipendenze di una società<BR>che edita quotidiani provinciali.<BR><BR>Conclusione<BR>Pur non essendo possibile incrociare i dati sui livelli occupazionali di<BR>operai e impiegati con quelli relativi alla distribuzione per livelli degli<BR>addetti, si può notare come, laddove la percentuale di operai risulta<BR>prevalente, la percentuale di addetti inquadrata ai livelli compresi tra il<BR>terzo e il quinto-sesto sia proporzionalmente più elevata; viceversa,<BR>laddove prevalgono gli impiegati i livelli di inquadramento più frequentati<BR>sono quelli che vanno dal sesto sino all’ottavo livello.<BR><BR>Una notazione conclusiva ci sentiamo di affidare alla valutazione delle<BR>parti che compongono l’Osservatorio: il confronto tra i tabulati del Fondo<BR>Casella e i dati che emergono dall’anagrafe del settore, curata anch’essa<BR>dall’Osservatorio, evidenzia come, a fronte di un universo composto da 267<BR>aziende (escluse le concessionarie), le aziende che applicano il contratto<BR>(alle quali vanno aggiunte le 13 società che che non svolgono attività<BR>editoriale) sono in totale 147: 87 società editrici rispetto alle 91<BR>censite, 45 società stampatrici su 93, ed appena 15 agenzie di informazione<BR>e servizi rispetto alle 83 presenti in anagrafe.<BR>ASIG SERVICE<BR>