Premessa

A pochi mesi<BR>di distanza dalla pubblicazione del "Rapporto annuale sull’industria<BR>italiana dei quotidiani", il Consiglio direttivo dell’"Osservatorio<BR>Tecnico" propone alle aziende, alle strutture sindacali e ai lavoratori del<BR>settore uno studio che affronta, nel particolare, il tema dell’occupazione<BR>e del trend retributivo.<BR><BR>L’affollarsi, in un breve arco di tempo, di iniziative dello stesso tipo,<BR>non intende affatto indicare le "ricerche" quale unica e prevalente<BR>attività dell’"Osservatorio". Tanto meno riteniamo che l’orgia di cifre<BR>possa, di per sé, costituire uno strumento valido per meglio affrontare i<BR>problemi del settore e per corrispondere in modo adeguato ai compiti<BR>affidati dal Contratto all’"Osservatorio".<BR><BR>Sta di fatto che, con la fine del 1996, l’occupazione – come in parte si<BR>temeva – é scesa al di sotto delle 10 mila unità, registrando nel giro di<BR>quindici anni o poco più, un taglio di circa il 35 per cento.<BR><BR>Un dato che preoccupa, che merita di essere approfondito nel dettaglio, che<BR>origina problematiche diverse e nuove , anche rispetto ad un passato<BR>recente.<BR><BR>Tre fasi temporali, dal 1980 ad oggi, hanno prodotto – in modo non omogeneo<BR>- riduzioni sull’occupazione. Gli anni dell’impatto più pesante con gli<BR>effetti dell’innovazione tecnologica (il quinquennio 1980-1985) hanno<BR>determinato un calo di oltre 2000 occupati. Ha fatto seguito una sorta di<BR>stasi – tra il 1986 e il 1990 – che ha ingenerato non poche illusioni. Fino<BR>a quando – a partire dal 1991 – la contrazione nel numero degli addetti ha<BR>ripreso virulenza, senza che all’orizzonte potesse intravedersi qualche<BR>segno di saturazione del fenomeno.<BR><BR>Conoscere nel dettaglio tempi e modi del calo dell’occupazione é quindi una<BR>necessità che acquista oggi maggior cogenza, così come é importante<BR>ricercarne tutte le cause, senza limitarsi a quelle più evidenti.<BR><BR>La crisi dell’editoria non é una scoperta recente, ed i suoi effetti non<BR>risparmiano neppure i colossi d’oltre oceano. Uno studio realizzato dalla<BR>"Audit Bureau of Circulation" ha accertato che, nei primi tre mesi del<BR>1997, i grandi giornali nordamericani sono scesi ancora nelle vendite,<BR>proseguendo un trend negativo avviatosi alla fine degli Anni Ottanta.<BR><BR>Il New York Times, tanto per fare un esempio, ha perso oltre il 4 per cento<BR>delle vendite e uguale sorte hanno subito i dieci maggiori quotidiani USA,<BR>con qualche isolata eccezione.<BR><BR>Mantiene una sua peculiarità, tuttavia, il caso dell’Italia, dove – alle<BR>difficoltà proprie dei quotidiani di tutto il mondo, – si sommano antiche<BR>storture del mercato di casa nostra, dalla penalizzazione dei giornali sul<BR>fronte pubblicitario, alle irrisolte carenze della rete distributiva.<BR><BR>Altrettanto impegnata la ricerca per quanto concerne le retribuzioni, con<BR>il proposito di individuare elementi utili, per successive analisi affidate<BR>alle parti sociali, nei vari tipi di scomposizione dei dati complessivi:<BR>per livelli di inquadramento, per aree geografiche, per tipologia di<BR>azienda e per la prima volta, anche su diretta sollecitazione della Sezione<BR>per le Pari Opportunità che opera nel contesto dell’Osservatorio – anche<BR>per caratteristiche e trattamento economico della componente femminile<BR>occupata nelle aziende del settore.<BR><BR>Riteniamo che il supplemento di analisi contenuto nel presente studio possa<BR>favorire una lettura più chiara dell’evoluzione del settore e di alcuni<BR>problemi che, con particolare attenzione, si pongono all’attenzione di<BR>tutti.<BR><BR> Le difficoltà ad operare, in una situazione tanto complessa, sono evidenti<BR>e di peso crescente. Anche una documentazione analitica e una valutazione<BR>sempre più attenta possono contribuire ad individuare nicchie o fonti di<BR>malessere sulle quali intervenire. Questo lo scopo fondamentale della<BR>ricerca, resa possibile – come si sottolinea opportunamente in sede di<BR>analisi dei dati – dalla piena, consapevole ed intelligente collaborazione<BR>del Fondo Casella e delle sue strutture.<BR><BR> Il Consiglio Direttivo<BR>