Andamento del mercato pubblicitario
I dati elaborati dalla società <BR>di ricerche Nielsen per il 1998 mettono in evidenza una crescita<BR>complessiva del mercato pubblicitario italiano di poco inferiore al 10%.<BR>Nel complesso, la torta pubblicitaria italiana vale oltre 11.000 miliardi<BR>di lire.<BR>Se si guardano con attenzione i dati contenuti nella tabella, ci si rende<BR>conto di come questa crescita sia stata estremamente equilibrata: non vi<BR>sono state, in altre parole, crescite sproporzionate di un mezzo ai danni<BR>di un altro, e tutti i mezzi hanno beneficiato della favorevole attitudine<BR>delle imprese ad investire in comunicazione pubblicitaria. Fa eccezione in<BR>questo panorama la radio, ed in particolare le emittenti commerciali, che<BR>hanno visto crescere nel 1998 il proprio fatturato pubblicitario<BR>addirittura del 31%, ad un ritmo più che triplo rispetto al mercato<BR>pubblicitario. Va però considerato che la radio copre, nel complesso, solo<BR>il 4% degli investimenti complessivi, e che di conseguenza questo<BR>incremento, pur significativo, si traduce in un incremento del fatturato<BR>pubblicitario di meno di sessanta miliardi, contro una crescita complessiva<BR>del mercato che ha sfiorato i mille miliardi di lire.<BR>Per il resto, la stampa ha fatto registrare un incremento del 9% e i<BR>quotidiani del 6,4%, contro un incremento del 9,6% del mezzo televisivo e<BR>del 10,6% delle televisioni commerciali. A seguito di questi dati, la quota<BR>di mercato detenuta dai quotidiani è andata leggermente assottigliandosi,<BR>passando dal 21,3% del 1997 al 20,7% del 1998, ed allontanando<BR>ulteriormente il nostro Paese daivalori fatti registrare dalle nazioni più<BR>sviluppate: in Germania, per esempio, i quotidiani detengono il 44% del<BR>mercato pubblicitario, in Gran Bretagna e negli Stati Uniti il 37%.
