Andamento del mercato pubblicitario
Sulla base dei rilevamenti<BR>effettuati dalla società Nielsen, nel corso del 1997 il mercato<BR>pubblicitario italiano ha investito una cifra di poco inferiore ai<BR>diecimila miliardi su quelli che nel linguaggio pubblicitario vengono<BR>definiti "mezzi classici", ovvero stampa, televisione, radio, pubblicità <BR>esterna, con esclusione di altri strumenti come promozioni,<BR>sponsorizzazioni, direct mailing, pubbliche relazioni.<BR>La crescita rispetto al valore del 1996 è stata pari all’8,4%, a<BR>dimostrazione della ritrovata vitalità del mercato pubblicitario italiano,<BR>che pare essersi lasciato alle spalle la fase recessiva dei primi anni<BR>Novanta. Il mezzo pubblicitario che nel corso del 1997 è cresciuto<BR>maggiormente è stata la radio (+15,4%), sia le emittenti commerciali<BR>(+18,8%) che la Radio Rai (+12%).<BR>Superiore alla media (+9,6%) anche l’incremento della pubblicità sul mezzo<BR>televisivo: in questo caso, ad una crescita delle emittenti commerciali in<BR>linea con l’andamento complessivo del mercato (+8,6%) ha fatto riscontro un<BR>più sostenuto aumento della pubblicità sulle reti Rai, pari all’11,4%.<BR>Inferiore alla media è stato invece l’incremento della carta stampata:<BR>migliore per i quotidiani (+6,7%) rispetto ai periodici, la cui crescita si<BR>è fermata al 5,2%. Ancora inferiore, infine, la crescita della pubblicità <BR>esterna, che nel 1997 ha messo a segno un incremento del 4,3%.<BR>Per effetto di questo andamento, la stampa ha visto ulteriormente<BR>restringersi la propria quota di mercato, passata dal 36,8% al 36%; i<BR>quotidiani sono passati dal 21,1% al 20,8%. Per contro, la televisione è<BR>passata dal 57,2% al 57,9% del totale. Tra i paesi dell’Unione Europea solo<BR>in Grecia (14%) e Portogallo (12%) la quota di mercato detenuta dai<BR>quotidiani è più bassa che in Italia.
