Indici di diffusione dei quotidiani nel mondo
In base ai dati<BR>elaborati dalla World Association of Newspapers e aggiornati al 1996, la<BR>Nazione dove si vendono più quotidiani in rapporto alla popolazione<BR>residente è la Norvegia, con 592 copie ogni 1.000 abitanti, seguita dal<BR>Giappone con 582 copie; seguono, più distanziati ma ben oltre le 400 copie<BR>per 1.000 abitanti, altri due paesi scandinavi, Finlandia e Svezia.<BR>Come appare evidente dalla tabella, in questa classifica l’Italia non<BR>occupa certo le posizioni di testa. Siamo ben lontani non soltanto da<BR>nazioni dove – come in Giappone o nei paesi scandinavi – le condizioni<BR>sociali, storiche e ambientali che hanno determinato questi livelli di<BR>diffusione del quotidiano sono oggettivamente assai diverse da quelle che<BR>hanno influito sulla realtà italiana, ma anche da nazioni assai più vicine<BR>alla nostra dal punto di vista storico-culturale. In Francia, per esempio,<BR>la diffusione dei quotidiani è quasi doppia rispetto al nostro Paese, 182<BR>copie per 1.000 abitanti contro 105.<BR>Naturalmente le comparazioni internazionali non possono tenere conto delle<BR>specificità dei singoli mercati, che hanno spesso dirette conseguenze sul<BR>rilevamento dei dati: è notorio, per esempio, come a determinare alti<BR>livelli di diffusione dei quotidiani in molti paesi europei concorrano in<BR>misura decisiva i quotidiani tabloid popolari, che invece nel nostro Paese<BR>sono totalmente assenti, essendo questo mercato da sempre coperto da<BR>periodici popolari (quelli che un tempo venivano definiti genericamente<BR>"rotocalchi") i cui livelli di diffusione non hanno riscontro in altri<BR>Paesi.<BR>Resta il fatto che nel nostro Paese i quotidiani sono poco diffusi. Non è<BR>certo compito di questa pubblicazione interrogarsi sul perché di tanto<BR>ritardo, le cui cause sono certamente molteplici e non tutte endogene<BR>all’industria dei quotidiani; ci è sembrato tuttavia interessante<BR>affiancare alla tabella relativa alla diffusione dei quotidiani il grafico,<BR>riportato in questa pagina, relativo alla percentuale di copie che nei<BR>singoli paesi vengono diffusi tramite abbonamento.<BR>Le analogie sono talmente evidenti da non poter essere casuali: anche in<BR>questo caso ai primi posti stanno il Giappone e i Paesi scandinavi, anche<BR>in questo caso l’Italia si trova, con il suo misero 7%, nelle parti basse<BR>della classifica, in compagnia di nazioni come la Spagna, il Portogallo, la<BR>Grecia, che – casualmente? – sono vicine all’Italia anche per quanto<BR>riguarda gli indici di diffusione.<BR>Sarebbe certamente semplicistico e in qualche misura autoassolutorio per<BR>l’industria dei quotidiani attribuire sic et simpliciter la causa degli<BR>insufficienti livelli di diffusione alle inefficienze del servizio postale,<BR>che rende assai difficile il ricorso alla vendita in abbonamento. E’ certo<BR>però che – come appare evidente scorrendo i dati degli altri paesi – non è<BR>possibile andare oltre un certo livello diffusionale del quotidiano<BR>utilizzando il solo strumento delle edicole.
