Introduzione e sintesi dei risultati
E’ giunto alla seconda<BR>edizione il "Rapporto annuale sull’industria italiana dei quotidiani", la<BR>ricerca che l’Osservatorio Tecnico per i quotidiani e le agenzie di<BR>informazione pubblica nei primi mesi di ogni anno facendo fronte ai compiti<BR>che il Contratto di lavoro poligrafico assegna (art. 5 punto B) alla<BR>struttura paritetica Imprenditori-Sindacati: costituire un luogo e dar vita<BR>ad uno strumento che alimenti lo scambio di dati e informazioni<BR>sull’andamento dell’industria dei quotidiani nel nostro Paese.<BR>Il presente Documento costituisce il terzo rapporto organico di ricerca<BR>realizzato per conto dell’Osservatorio da ASIG Service, la società di<BR>servizi dell’Associazione Stampatori, con la quale l’Osservatorio ha<BR>stipulato nel 1995 una convenzione: oltre ai due Rapporti annuali 1996 e<BR>1997, nell’autunno 1997 è stato, infatti, realizzato il primo rapporto<BR>organico su occupazione e livelli retributivi nell’industria dei<BR>quotidiani: una imponente mole di dati su occupazione e salari nel settore<BR>dei poligrafici, suddivisi per sesso, zona geografica, tipologia di<BR>azienda. Un rapporto, questo, destinato anch’esso a divenire un<BR>appuntamento fisso: la seconda edizione, contenente i dati aggiornati a<BR>tutto il 1997, sarà pubblicata nel secondo semestre del 1998.<BR>La pubblicazione dei rapporti di ricerca costituisce soltanto uno – anche<BR>se tra i più qualificanti – dei risultati operativi che è stato possibile<BR>realizzare in virtù della convenzione Osservatorio-ASIG Service: non sono<BR>da sottovalutare altre importanti realizzazioni, come la rubrica Le pagine<BR>dell’Osservatorio ospitata dalla rivista TecnoMedia, che trimestralmente<BR>raggiunge circa 2.000 tra tecnici, manager, fornitori, esponenti del<BR>sindacato, consulenti ed esperti che gravitano attorno all’industria dei<BR>quotidiani, e la presenza riservata all’Osservatorio all’interno del sito<BR>Internet www.ediland.it, che nel corso del 1997 è stato "visitato" da circa<BR>5.000 utenti e che viaggia al ritmo di quindici "contatti" al giorno.<BR>E’ indubbiamente significativo quanto è stato fatto sinora; ma tanto resta<BR>ancora da fare nella direzione di una sempre maggiore diffusione delle<BR>analisi compiute dall’Osservatorio all’interno del settore: appare infatti<BR>per molti aspetti paradossale che le iniziative dell’organismo paritetico<BR>siano più conosciute ed apprezzate all’esterno del settore, da parte di<BR>consulenti, aziende fornitrici, ricercatori e financo di studenti<BR>universitari alla ricerca di dati sul settore dei quotidiani, che non al<BR>suo interno, nelle aziende, in seno alle rappresentanze sindacali e, per il<BR>tramite di queste ultime, tra tutti i lavoratori del settore.<BR>Questo è dunque l’obiettivo che il Consiglio Direttivo si propone per i<BR>prossimi mesi: fare in modo che l’Osservatorio venga visto sempre meno come<BR>un "obbligo contrattuale" al quale le parti sono costrette, magari obtorto<BR>collo, a sottostare, e venga maggiormente utilizzato quale strumento di<BR>conoscenza, di riflessione e di approfondimento a disposizione di tutti.<BR>*******<BR>Rispetto all’edizione dell’anno passato, il Rapporto 1997 riprende lo<BR>schema di base, con la suddivisione in quattro capitoli dedicati<BR>rispettivamente a Prodotto e Mercato, Andamento economico delle imprese,<BR>Occupazione, Retribuzioni, più una serie di appendici contenenti l’anagrafe<BR>aggiornata delle testate, delle società editrici, dei centri stampa, delle<BR>concessionarie di pubblicità , delle agenzie di informazione.<BR>Su questo schema sono state innestate alcune novità , la più significativa<BR>delle quali è costituita dallo spazio più ampio dedicato ai dati relativi<BR>alla pubblicità , della quale non viene soltanto presentato, come<BR>nell’edizione dell’anno scorso, l’impatto sui bilanci delle aziende, ma<BR>viene altresì descritto il peso e l’evoluzione del mezzo nel contesto del<BR>più ampio mercato italiano della pubblicità , nonché l’andamento scomposto<BR>per tipologie di annunci (commerciale nazionale, commerciale locale,<BR>rubricata, legale etc.).<BR>Altra significativa implementazione riguarda l’ampliamento dei dati<BR>relativi agli indici di lettura: laddove infatti l’anno scorso venivano<BR>forniti soltanto gli indicatori generali e la scomposizione per sesso,<BR>quest’anno l’indagine è stata arricchita con i rilevamenti per fasce di<BR>età , titolo di studio, area geografica di residenza.<BR>Mancano invece, rispetto all’anno passato, i dati relativi all’evoluzione<BR>della rete di vendita dei giornali, che rientrano tra le attribuzioni che<BR>il Contratto esplicitamente assegna all’Osservatorio. Si tratta, va subito<BR>detto, di una assenza puramente contingente e limitata all’edizione di<BR>quest’anno, dovuta al fatto che la Federazione Editori sta procedendo in<BR>questi mesi ad una revisione in profondità dell’anagrafe delle rivendite di<BR>quotidiani; essa non era pertanto in grado, alla data di chiusura della<BR>presente ricerca, di fornire dati organici sull’argomento.<BR>Novità anche per quanto riguarda l’anagrafe dell’industria italiana dei<BR>quotidiani riportata in appendice: tra i dati relativi alle aziende fanno<BR>la loro comparsa l’indirizzo Internet e la posta elettronica, che hanno<BR>raggiunto ormai significativi livelli di diffusione. Per facilitare la<BR>consultazione dell’elenco delle testate edite in Italia, infine, sono stati<BR>riportati per ciascuna di esse, anziché i soli dati anagrafici, anche<BR>l’indicazione della società editrice, della concessionaria e dei centri<BR>stampa.<BR>*******<BR>Veniamo dunque a riassumere i dati più significativi che emergono dal<BR>Rapporto 1997.<BR>Prodotto e mercato editoriale. Tiratura e diffusione rimangono stagnanti o<BR>in lieve calo rispetto agli anni passati. Nel rapporto dell’anno scorso si<BR>forniva una stima di vendita media giornaliera per il 1996 di 6,1 milioni<BR>di copie: i dati di consuntivo risultano ancora inferiori, di poco<BR>superiore ai 5,9 milioni di copie; per il 1997 i dati FIEG – elaborati<BR>sulla base di un campione di 56 testate – prevedono un lieve (0,3%)<BR>recupero delle vendite, che non può certo autorizzare a parlare di<BR>inversione di tendenza rispetto ad un trend che in pochi anni, dal 1990 ad<BR>oggi, ha visto un calo del venduto giornaliero di quasi un milione di copie.<BR>Sostanzialmente stabile invece, ma su valori certo non elevati, l’indice di<BR>lettura dei quotidiani nel giorno medio, che è pari al 42,4%: come dire che<BR>sono solo quattro su dieci gli italiani che leggono regolarmente almeno un<BR>quotidiano: cinque su dieci gli uomini, tre su dieci le donne. Percentuali<BR>più elevate della media, come è logico, tra laureati (72%) e diplomati<BR>(57%). La regione dove si legge di più è il Friuli (58%), seguita da<BR>Liguria e Sardegna; all’ultimo posto, con appena venti lettori su cento<BR>abitanti, la Basilicata.<BR>Andamento economico delle imprese. Nel corso del 1996 e del 1997 anche i<BR>quotidiani, pur se in misura inferiore rispetto alla televisione, hanno<BR>beneficiato della ripresa del mercato pubblicitario che, secondo i dati<BR>Nielsen, nel 1997 ha sfiorato i 10.000 miliardi di lire in valore. Di<BR>questa torta, i quotidiani si sono aggiudicati una fetta del 21% e la<BR>stampa nel suo complesso del 36%, contro il 20% della televisione pubblica<BR>e il 38% delle emittenti commerciali.<BR>Il recupero del mercato pubblicitario non ha mancato di far sentire i suoi<BR>effetti sui conti economici delle imprese: i ricavi pubblicitari sono<BR>cresciuti di quasi il 9% nel 1996 e, stando ad una attendibile stima sui<BR>bilanci del 1997, di un ulteriore 7,6% nell’anno passato. Per contro, i<BR>ricavi da vendite sono cresciuti del 4,6% nel 1996 e di appena l’1,2% -<BR>meno dell’inflazione – nel 1997.<BR>In conseguenza di questa dinamica, si è andato riequilibrando il rapporto<BR>tra ricavi da vendite e ricavi da pubblicità : questi ultimi costituiscono<BR>oltre il 45% dei ricavi complessivi, dato questo che ci avvicina alla media<BR>dei paesi occidentali sviluppati, dove la pubblicità contribuisce al<BR>fatturato complessivo delle aziende editoriali per una quota oscillante tra<BR>il 50 e il 60%.<BR>Occupazione. Continua a diminuire il numero dei dipendenti delle aziende<BR>del settore, che al 30 giugno 1997 era pari a 9.468 unità e che, a fine<BR>anno,risultava ulteriormente ridotto. Tra il 1990 e il 1997 il settore ha<BR>assistito alla fuoriuscita di quasi 3.000 lavoratori, pari al 24% del<BR>totale: in pratica, negli ultimi sette anni, un lavoratore su quattro è<BR>stato escluso dal ciclo produttivo dei quotidiani.<BR>Il calo occupazionale ha riguardato in misura maggiore gli operai rispetto<BR>agli impiegati, secondo un trend ormai consolidatosi negli ultimi anni e<BR>che ha visto la percentuale degli operai scendere dal 58% del 1980 al 41%<BR>attuale.<BR>Al calo occupazionale si è accompagnato un calo ancora più significativo<BR>del carico produttivo complessivo: se i dati al 31 dicembre confermeranno<BR>il trend di metà anno, il numero di ore lavorate complessivamente dagli<BR>addetti del settore sarà diminuito di oltre il 14% in un solo anno.<BR>Retribuzioni. La retribuzione lorda media degli addetti del settore è<BR>salita nel corso del 1997 dello 0,6% e si colloca di poco al di sotto dei<BR>64 milioni annui. Di fatto, quindi, le retribuzioni non hanno tenuto il<BR>passo dell’aumento del costo della vita, che è stato nel 1997 pari<BR>all’1,7%: è probabile tuttavia che i dati relativi a tutto il 1997, che<BR>saranno disponibili solo dopo l’estate del 1998, indichino un incremento<BR>retributivo complessivo più vicino all’1,5-2%.<BR>All’interno del dato complessivo, tuttavia, vale la pena di notare che la<BR>componente di lavoro straordinario della retribuzione ha perso notevolmente<BR>peso: a fronte del calo delle ore di straordinario mediamente lavorate da<BR>ciascun addetto in un anno, passate dalle 138 del 1996 alle 125 del 1997,<BR>la retribuzione straordinaria è scesa da 4,6 milioni a 4,3 milioni annui e<BR>dal 7,3 al 6,7% della retribuzione complessiva. Per contro, le retribuzioni<BR>ordinarie sono cresciute dell’1,2% e costituiscono ormai il 93,3% della<BR>retribuzione complessiva.<BR>Un ultimo dato che merita di essere segnalato a proposito delle<BR>retribuzioni è quello che riguarda la "forbice" tra la retribuzione<BR>ordinaria contrattuale (minimi contrattuali, contingenza, scatti di<BR>anzianità ) e la retribuzione ordinaria reale, che comprende i superminimi<BR>individuali, gli accordi integrativi aziendali, l’importo delle<BR>maggiorazioni per il lavoro notturno e festivo. Queste ultime componenti<BR>incidono per circa 24 milioni l’anno sui quasi 60 che costituiscono la<BR>retribuzione ordinaria media di un poligrafico.<BR><BR>
