Premessa
Ad appena cinque mesi dal varo della Ricerca su<BR>Occupazione e retribuzioni nell’industria dei quotidiani siamo pervenuti<BR>alla definizione del Rapporto Annuale a cura dell’Osservatorio.<BR>Sarebbe sufficiente questa notazione a confermare come e quanto l’organismo<BR>paritetico scaturito dalla Contrattazione collettiva, abbia superato<BR>felicemente la fase della impostazione programmatica per proporsi come<BR>strumento affermato e solido, al quale le Parti sono in grado di fare<BR>riferimento per dare contenuti più certi alla loro politica.<BR>Lo studio approntato a conclusione dell’anno, in particolare, non è stato<BR>concepito e non si propone di essere utilizzato come puro e semplice<BR>rilevamento statistico sull’andamento del settore. Anche perché -<BR>soffermandoci sui più significativi dati macroscopici – la Ricerca<BR>finirebbe per tradursi in una rituale espressione di scoramento. Il<BR>prodotto, infatti, (come, del resto, in ogni parte del mondo) non gode di<BR>un periodo di prorompente salute; calano o sono stazionarie le vendite, si<BR>arranca per quanto riguarda il numero dei lettori e l’occupazione si riduce<BR>di anno in anno. Per quanto riguarda il 1997 solo la pubblicità fornisce<BR>qualche stimolante segno di risveglio: i quotidiani, infatti, beneficiano<BR>dell’aumento degli investimenti, ma, purtroppo, non nella stessa<BR>proporzione della televisione, con il risultato che la forbice si allarga<BR>ulteriormente.<BR>Fin qui i dati maggiormente appariscenti. Ma la Ricerca offre alla comune<BR>meditazione un’altra realtà che – probabilmente – non sempre si riesce a<BR>valutare nella reale portata.<BR>Nella prima indagine "sperimentale" del 1993 scoprimmo, non senza stupore,<BR>che, in Italia si editavano un numero di quotidiani sensibilmente maggiore<BR>di quello che, solitamente, siamo usi prendere in considerazione. " Forse<BR>si tratta di elenchi ai quali corrisponde poco o nulla" fu la prima<BR>affrettata valutazione in proposito. Dopo alcuni anni, però – e,<BR>soprattutto a seguito di rilevamenti ravvicinati nel tempo – abbiamo la<BR>conferma che, quotidianamente, si pubblicano nel nostro Paese circa 120<BR>giornali e che il numero delle testate, nonostante frequenti insuccessi e<BR>il susseguirsi di coraggiose iniziative, tende a mantenersi stabile. I dati<BR>lo confermano: 115 testate nel 1996, 119 nel 1997, 122 all’11 marzo 1998,<BR>data di chiusura di questa Ricerca.<BR>Certo, nella maggior parte dei casi, – nella zona di "editoria sommersa"<BR>che concorre a formare questo insieme – si tratta di piccoli o piccolissimi<BR>giornali, diffusi in ambito strettamente locale e in numero di copie assai<BR>contenuto. Ma proprio questa è una prima, preziosa indicazione: la domanda<BR>di informazione locale, probabilmente, non è del tutto soddisfatta. Una<BR>ulteriore ed autorevole conferma in tal senso viene dal peso determinante<BR>che in alcuni paesi tra i maggiori consumatori di informazione a mezzo<BR>stampa (valga per tutti il caso degli Stati Uniti) hanno le miriade di<BR>quotidiani di ridotte dimensioni.<BR>Come conseguenza diretta del fenomeno appena descritto, sale il numero<BR>delle imprese editrici ( da 91 nel 1996 a 101 nel marzo del 1998) e si<BR>mantiene elevato il numero delle agenzie d’informazione (88), circa 50<BR>delle quali hanno cadenza di uscita quotidiana e che si propongono come<BR>supporto non trascurabile nella fornitura di servizi, a gradi diversi, ai<BR>singoli giornali.<BR>La sottolineatura di alcune indicazioni che emergono della lettura della<BR>Ricerca potrebbe continuare; ma la consultazione dello studio potrà , più di<BR>ogni altra cosa, aiutarci a comprendere i termini di una situazione che,<BR>ferma solo in apparenza, appare destinata a nuove, profonde mutazioni. La<BR>qualità dei dati che abbiamo assemblato e ordinato sono frutto di una<BR>partecipazione attiva, consapevole e convinta alla vita e allo sviluppo<BR>dell’Osservatorio da parte delle Associazioni e delle istituzioni preposte<BR>al loro reperimento (in primo luogo i vertici e gli uffici della FIEG,<BR>unitamente ai dirigenti e alle strutture del Fondo Casella). Una ulteriore<BR>garanzia che, oggettivamente, incoraggia nuovi e più ambiziosi obiettivi<BR>per l’attività che resta da svolgere e da sviluppare.<BR>Il Consiglio Direttivo<BR>
