Verso una riduzione dei prezzi nel biennio 1999-2000?

Nel
corso del 1998 il prezzo della carta da giornale è tornato a salire in
maniera considerevole sia in Italia che nel resto dell’Europa occidentale,
dopo una fase caratterizzata da prezzi stabili se non cedenti. Si tratta,
beninteso, di un incremento ben inferiore a quello che, tra il 1994 e il
1995, fece praticamente raddoppiare il prezzo della carta, ma è stato pur
sempre uno scatto considerevole: secondo gli ultimi dati disponibili, il
costo medio della carta da 45 grammi al metro quadro si aggira attualmente
sulle 1.040-1.080 lire al chilo, contro le 940-1.000 lire di un anno or
sono.
Cosa è lecito attendersi nel prossimo biennio? ci sarà un ulteriore aumento
oppure i prezzi si stabilizzeranno, oppure ancora vireranno verso il basso?
Questo è il quesito con il quale si confrontano pressoché quotidianamente
gli editori di giornali, chiamati a decisioni che possono incidere
significativamente, in positivo o in negativo, sui bilanci delle aziende.

Carta da giornale, un mercato poco flessibile
Prima di addentrarci nell’esame delle prospettive macro-economiche e degli
scenari di mercato possibili per il futuro a breve, vale la pena di
richiamare alcune caratteristiche salienti del mercato mondiale della carta
da giornale, senza la cui conoscenza appare difficile spiegare le apparenti
anomalie che caratterizzano questo settore.
La domanda mondiale di carta da giornale si aggira intorno ai 35 milioni di
tonnellate annue, mentre la capacità produttiva degli impianti esistenti è
di poco superiore ai 37 milioni di tonnellate. A prima vista, pertanto,
sembrerebbe che questo mercato si trovi in costante equilibrio, tanto più
che, nel lungo periodo, i tassi di incremento appaiono analoghi tra domanda
ed offerta: nel 1980, per esempio, la domanda mondiale di carta era pari a
25,3 milioni di tonnellate, contro una offerta di 27,7 milioni di
tonnellate.
In realtà, nel breve e medio periodo può accadere che domanda ed offerta
non viaggino su binari paralleli, e che si determinino di conseguenza
sostanziali aumenti o diminuzioni dei prezzi. Ecco per esempio che, nel
periodo compreso tra il 1988 e il 1991, un tasso di crescita dell’offerta
costantemente superiore alla domanda portò, tra il 1992 e il 1993, a
livelli di prezzo estremamente bassi; viceversa, la crescita della domanda
tra il 1992 e il 1994, nettamente superiore a quella dell’offerta,
determinò il boom dei prezzi del 1994-95 sopra ricordato.
Si può dunque parlare di asincronicità tra l’andamento della domanda e
dell’offerta, e ciò per due ordini di ragioni: da un lato la domanda,
ovvero la richiesta di carta da parte dei giornali, non segue trend
costanti e prevedibili, ma è soggetta ad un andamento ciclico, influenzato
soprattutto dall’andamento della pubblicità e, in misura minore,
dall’impatto che televisione e new media possono avere sul consumo dei
giornali. Dall’altro lato l’offerta, ovvero la capacità produttiva delle
cartiere, non è in grado di reagire con prontezza ad improvvisi aumenti o
diminuzioni della domanda, per una serie di ragioni strutturali che
cerchiamo di sintetizzare:
* Le cartiere, a causa delle loro caratteristiche tecniche, devono sempre
girare ad un regime superiore al 90% della capacità produttiva: non è
pertanto possibile, se non in misura molto limitata, rallentare il ciclo di
produzione per adeguarlo ad una eventuale rarefazione della domanda;
* I produttori di carta non possono far fronte alle oscillazioni della
domanda usando il magazzino come “fisarmonica”. Le bobine di carta sono
molto ingombranti e facilmente deperibili: immagazzinarne una quantità
superiore al fisiologico comporterebbe per le cartiere costi ingentissimi.
Non vi è al mondo alcuna cartiera che abbia un magazzino in grado di
contenere più di 25-30 giorni di produzione;
* La messa in opera di una nuova cartiera richiede non meno di tre-quattro
anni di tempo tra la progettazione e l’avvio della produzione, tempi
incompatibili con l’esigenza di far fronte ad improvvisi picchi della
domanda di carta. Sull’altro versante, la cessazione della produzione di
una cartiera in caso di calo della domanda è teoricamente possibile, ma
nella pratica assai rara per ragioni in prevalenza politiche: quasi sempre
infatti le cartiere si trovano in regioni remote e disagiate – si pensi
alle foreste scandinave o canadesi – per le quali rappresentano l’unica
attività economica significativa. E’ evidente quindi come in queste aree lo
Stato, anche quando non è esso stesso azionista della cartiera come avviene
per molte cartiere scandinave, cerchi con ogni mezzo di salvaguardare
queste realtà produttive.
Se dunque anche nel mercato della carta da giornale domanda ed offerta
tendono naturalmente a riequilibrarsi, occorre riconoscere che questo
riequilibrio avviene in maniera lenta, lasciando spazio a cicli di
disallineamento che possono generare cali o aumenti dei prezzi.
A completamento di questa sommaria descrizione del mercato mondiale della
carta da giornale, vale la pena di evidenziare come da un paio di anni a
questa parte anche in questo settore industriale si assista ad una serie di
fusioni e di acquisizioni che testimoniano di una marcata tendenza alla
concentrazione. Dopo la mega-fusione del 1997 tra le canadesi Abitibi-Price
e Stone Consolidated, che ha portato alla creazione di un gigante con una
capacità produttiva superiore ai 3,5 milioni di tonnellate annue, il 1998
ha visto, sempre sull’altra sponda dell’Atlantico, la fusione tra la
canadese Avenor e la statunitense Bowater, ed una serie di importanti
acquisizioni da parte della canadese Donohue. In Europa, all’inizio del
mese di giugno del 1998, è stata annunciata la fusione tra il gruppo
svedese Stora e il gruppo finlandese Enso, che dovrà essere autorizzata
dall’Unione Europea (la decisione definitiva è prevista per il 4 dicembre).
Per quel che concerne l’Asia, il 20 agosto scorso è stata annunciata la
costituzione di una joint-venture tra la Abitibi-Price, la norvegese Norske
Skog e la coreana Hansol, alla quale faranno capo due cartiere in Corea,
una in Cina e una in Thailandia, con una capacità produttiva complessiva di
1,4 milioni di tonnellate annue.
Vale la pena di rilevare, tuttavia, che per il momento questo processo di
concentrazione si è svolto a livello quasi esclusivamente finanziario; è
probabile che in futuro potrà verificarsi una razionalizzazione produttiva,
con la chiusura degli impianti meno efficienti e con una riduzione dei
costi di produzione, ma ben difficilmente questo processo potrà incidere
sulla dinamica domanda-offerta sin qui delineata.

La congiuntura macro-economica
Il mercato mondiale della carta da giornale può essere schematicamente
suddiviso in tre grandi macro-aree:
* L’America del Nord, che ha una capacità produttiva annua superiore alle
16 milioni di tonnellate ed una domanda di poco inferiore ai 12 milioni di
tonnellate;
* L’Europa, che produce poco più di dodici milioni di tonnellate e ne
consuma poco meno di undici; all’interno di questa area, l’Italia è il
quarto consumatore (il dodicesimo al mondo), con un consumo apparente di
circa 630.000 tonnellate annue ed una produzione di appena 170.000
tonnellate, suddivise, perdurando l’inattività dell’impianto di Arbatax,
tra il gruppo Burgo e la cartiera Romanello di Udine.
* Il resto del mondo, che ha una capacità produttiva inferiore ai nove
milioni di tonnellate e una domanda di circa undici milioni. All’interno di
questa area, la regione più significativa è certamente l’Asia, con una
domanda di 8,5 milioni di tonnellate e una capacità produttiva inferiore ai
6,5 milioni.
Da questi sintetici dati emerge chiaramente il flusso tendenziale
dell’import-export: un’area – l’Europa – è sostanzialmente autosufficiente,
un’altra – il Nord-America – è esportatore netto, e il resto del mondo – ma
in particolar modo il Sud-Est asiatico – è importatore netto.
Come è noto, i consumi di carta assecondano abbastanza fedelmente i cicli
dell’economia. Attualmente le più accreditate previsioni di scenario
macro-economico stimano, per l’America settentrionale, una tendenza al
rallentamento della domanda di carta da giornale, che dopo un anno, il
1997, nel corso del quale il consumo è cresciuto in media del 4%, è
attualmente attestata intorno al 2% e, secondo le previsioni più
accreditate, potrebbe stabilizzarsi intorno ad un tasso di crescita annua
dello 0,5%.
Nell’Europa Occidentale il positivo andamento dell’economia e del mercato
pubblicitario ha inciso sulla domanda di carta, che nel 1997 è cresciuta
del 4,6% rispetto al 1996 e si prevede possa crescere di un ulteriore 5,8%
nel 1998. Nel biennio successivo, la crescita su base annua dovrebbe
rallentare ed attestarsi intorno all’1,5%.
In Asia, infine, la domanda di carta da giornale è in drastico calo per
effetto degli elevati stock di carta immagazzinati tra il 1996 e il 1997,
ma soprattutto a causa della recessione economica in atto, la peggiore dal
dopoguerra ad oggi, che da un lato ha ridotto gli investimenti pubblicitari
sui quotidiani e, con essi, il numero medio di pagine pubblicate, mentre
dall’altro, con la svalutazione delle valute locali nei confronti del
dollaro USA, che è la divisa di riferimento per le transazioni sul mercato
cartario, ha reso il prezzo della carta molto più elevato. Si aggiunga a
ciò il fatto che la crisi economica si traduce quasi automaticamente in un
calo dei consumi culturali, primo tra tutti la lettura dei giornali, e si
capirà la ragione per la quale nel 1998 si prevede in quest’area un calo
della domanda nell’ordine dell’8%, con veri e propri crolli della domanda
in Corea del Sud (-39%), Indonesia (-31%), Thailandia (-19%). In
quest’area, una ripresa significativa della domanda è prevista non prima
della fine del 1999, più probabilmente nel primo semestre del 2000.

Nella sfera di cristallo…
…C’è con molta probabilità una fase di stabilità o addirittura di calo
del prezzo della carta da giornale. Molti sono gli indicatori che sembrano
puntare verso questa direzione; vediamo di mettere in rilievo i più
significativi.
Il 30 Aprile scorso, alla scadenza del contratto di lavoro, i lavoratori di
dieci cartiere del gruppo Abitibi-Price sono scesi in sciopero, bloccando
la produzione e sottraendo al mercato mondiale una potenzialità produttiva
annua di 1,3 milioni di tonnellate di carta. In pratica, dall’inizio dello
sciopero sino alla fine di ottobre (ma al momento in cui redigiamo questo
articolo lo sciopero non è ancora rientrato) sono venute a mancare al
mercato mondiale qualcosa come 650.000 tonnellate di carta.
Questa repentina diminuzione della produzione di carta da parte del gruppo
Abitibi-Price non ha tuttavia prodotto sul mercato nord-americano
l’incremento dei prezzi che sarebbe stato legittimo attendersi. C’è stato,
a dire il vero, un tentativo da parte dei produttori di innalzare il prezzo
di 40 dollari alla tonnellata rispetto alla media attuale di 570-580
dollari, ma molto raramente, e solo per piccole forniture, sono stati
conclusi contratti di fornitura a 600 dollari alla tonnellata o più. Oltre
a ciò, va considerato che, nonostante lo sciopero, i magazzini dei
quotidiani americani sono pieni di carta: a settembre gli stock medi erano
quantificabili in 44 giorni di produzione, nettamente al di sopra del
valore abituale.
A tenere stabile il prezzo della carta contribuisce anche un fatto nuovo
nel panorama mondiale: oggi la carta per quotidiano in Europa costa meno
che in Nord America, dove tradizionalmente il prezzo è sempre stato più
basso, per ragioni abbastanza facili da intuire: sovrabbondanza
dell’offerta rispetto alla domanda, minore incidenza dei costi di
trasporto, assenza delle barriere doganali presenti invece in Europa. Oggi
le condizioni sono mutate: da una parte – in Nord America – l’espansione
economica ha fatto salire la domanda e lo sciopero ha fatto scendere
l’offerta; sull’altro versante, la domanda è rimasta stabile o in lieve
flessione, mentre la capacità produttiva è leggermente cresciuta e
continuerà a crescere nel prossimo biennio: tra il 1999 eil 2001 è previsto
l’avvio della produzione per quattro nuove cartiere, per una capacità
produttiva complessiva di un milione di tonnellate l’anno.
Il risultato di questa situazione è che oggi in Europa il prezzo medio di
una tonnellata di carta oscilla tra i 600 e i 610 dollari per carta da 45
grammi al metro quadro, mentre negli Stati Uniti ci vogliono 585 dollari
per una tonnellata di carta da 48,8 grammi, che equivalgono a più di 630
dollari per tonnellata di carta da 45 grammi. Questa differenza di prezzo
ha favorito l’instaurarsi di una corrente di esportazione dall’Europa al
Nord-America, e rende improbabile la possibilità di ulteriori aumenti del
prezzo della carta sul mercato nord-americano.
Lo sciopero in corso alle cartiere Abitibi-Price non è dunque riuscito a
far salire il prezzo della carta, ma – questo almeno è ciò che pensano
alcuni tra i più autorevoli predictor che analizzano questo mercato – ha
semplicemente ritardato l’avvio di una fase di declino dei prezzi che
dovrebbe essere innescata proprio dalla fine dello sciopero e che potrebbe
portare il prezzo della carta a 530 dollari nell’ultimo trimestre del 1999.
La conclusione dello sciopero delle cartiere canadesi dovrebbe infatti
riversare sul mercato un surplus produttivo di oltre 100.000 tonnellate al
mese, mentre le altre cartiere, che attualmente operano al 100% delle loro
potenzialità per supplire alla mancata produzione delle cartiere in
sciopero, avranno bisogno di qualche mese per ridurre il ritmo produttivo
al 90-92% delle rispettive potenzialità. A ciò si aggiunga, per completare
lo scenario, la persistente debolezza del dollaro canadese.
E’ difficile, in conclusione, cercare di prevedere se e in quali tempi
queste previsioni potranno riverberarsi anche sul mercato europeo e sul
prezzo che gli editori italiani pagano per approvvigionarsi di carta: molte
sono infatti le variabili che potrebbero influire sull’evoluzione dello
scenario, come l’andamento del mercato pubblicitario e dei consumi di carta
stampata, l’evoluzione della crisi finanziaria in Estremo Oriente e i suoi
effetti sulle economie occidentali, i riflessi dell’avvio dell’Unione
Monetaria prevista per il primo gennaio 1999 e l’andamento del rapporto di
cambio tra il Dollaro USA e l’Euro. Non v’è dubbio tuttavia che, allo stato
attuale, appare poco probabile un ulteriore incremento dei prezzi dopo gli
aumenti intervenuti nel corso del 1998: più verosimile sembra invece una
tendenza, lungo tutto il biennio 1999-2000, alla stabilizzazione dei prezzi
su livelli inferiori rispetto a quelli attuali.