Telelavoro ed editoria: progetti e prospettive
Ritengo che dissertare sul tema sia estremamente impegnativo sotto
diverse angolazioni, sia quella prettamente tecnica per le enormi
evoluzioni che la tecnologia emergente sta apportando e sempre più
apporterà negli anni a venire e sia, soprattutto, per le enormi
implicazioni con le quali il fenomeno impatterà la vita sociale e
produttiva dei Paesi industrializzati.
D’altro canto il tema è di scottante attualità (un po’ come lo è la moda di
Internet che ha invaso tutte le forme del vivere sociale). Forse con un
aforisma nemmeno troppo spinto, come tutti cercano di avere la propria home
page sull’enorme ragnatela delle connessioni mondiali di Internet,
altrettanto tutti discutono sul tema del telelavoro, affidando spesso al
fenomeno incredibili doti tauma-turgiche contro tutti i mali e le
distorsioni del nostro apparato produttivo.
A conferma dell’importanza che ricopre l’argomento si contano perlomeno una
decina di congressi sul tema tenuti in Italia solo negli ultimi sei mesi,
quasi tutti volti ad approfondire gli aspetti psicologici e sociali del
fenomeno e i suoi effetti più concreti sulla vita di tutti i giorni. C’è da
osservare che nel mondo editoriale il fenomeno, forse in forme primordiali
rispetto a quanto tecnologicamente possibile, è già in atto da diverso
tempo.
Ne sono esempi tangibili i corrispondenti, gli inviati, i collaboratori in
genere che a diverso titolo contribuiscono alla confezione del prodotto
giornale a distanza, dalla loro abitazione, da una sala stampa oltre
oceano, da una camera d’albergo, da uno stadio, da una qualunque cabina
telefonica. Ma procediamo con ordine e cerchiamo di inquadrare il fenomeno
nelle sue caratteristiche, nelle sue dimensioni attuali e prospettiche,
nelle tecnologie che sottintendono allo stesso.
Il telelavoro: definizione e “filosofia di base”
Innanzitutto occorre definire i limiti del termine.
Per telelavoro in genere (raggruppando quindi altri fenomeni tutti
denominati con un termine che inizia per tele come teleformazione,
teleinformazione, televendita, ecc.) si intende l’insieme delle attivitÃ
lavorative realizzabili attraverso un computer e un sistema avanzato di
comunicazione.
Le ragioni principali per l’affermarsi del fenomeno risiedono nell’avvento
dell’automazione e, ancor più, nella recessione economica mondiale che ha
spinto l’industria ( e fra queste indubbiamente quella editoriale) a
cercare forme radicali per tagliare i costi e razionalizzare i flussi
produttivi. A tutto ciò hanno contribuito altri fenomeni della vita moderna
quali i tempi e i costi crescenti di trasporto, gli altissimi costi della
vita nei grandi agglomerati urbani, la necessità di organizzare l’esistenza
moderna su ritmi di lavoro differenziati e più consoni all’appartenenza al
“villaggio globale dell’informazione”.
Alcuni Paesi già rivelano cifre interessanti in merito: in Inghilterra i
telelavoratori rappresentano oggi il 7% della forza lavoro con la
previsione di attestarsi attorno al 10% a fine secolo, in Francia si è al
7,4%, in Germania al 4,8%, in Spagna al 3,6%.
Tutto ciò con un risparmio annuo che è stato stimato in 1.987 milioni di
sterline di carburante, 5.534 milioni di sterline in costi di affitti e di
10,3 miliardi di sterline per la riduzione dell’inquinamento e del consumo
di energia, generando una domanda di 3,3 miliardi di sterline per creare e
convertire impieghi e di 465 milioni di giornate lavorative.
Il libro bianco dell’Unione Europea
C’è da ricordare a proposito che già a fine ’93 una Commissione dell’Unione
Europea pubblicava un libro bianco sullo sviluppo, sulla produttività e
sull’occupazione, nel quale espressamente indicava la necessità di studiare
nuove forme di telelavoro per dare agli apparati produttivi dei vari Paesi
membri la necessaria flessibilità per poter affrontare la sfida americana e
giapponese. La stessa commissione sponsorizzava diversi progetti di
telelavoro, come ad esempio:
– Teleurbe, con l’obiettivo di osservare e valutare da vicino su alcune
migliaia di soggetti l’efficienza del telelavoro sulla decongestione del
traffico urbano.
– Offnet, per la creazione di centri servizi multifunzionali internazionali.
I primi risultati delle sperimentazioni condotte hanno evidenziato alcuni
punti significativi:
– il telelavoro è una filosofia diversa con la quale affrontare il ciclo
produttivo: occorre innanzitutto convincere il management aziendale. Negli
USA il 63% del management si dichiara favorevole, e in Italia?
– il telelavoro implica un modo completamente nuovo di affrontare i
problemi della sicurezza delle informazioni, i problemi fiscali, legali,
assicurativi, sociali e altri ancora;
– la rivoluzione tecnologica (comunicazioni e strumenti di lavoro) è
presupposto fondamentale anzitutto per rendere possibile, e poi per
affermare il telelavoro
– i telelavoratori tenuti sotto controllo si sono dichiarati ampiamente
soddisfatti: il 66% evidenzia un miglior bilanciamento fra lavoro e vita
privata, con conseguente incremento della produttività e adeguamento del
lavoro al proprio bioritmo, il 92% è favorevole al telelavoro in team, il
97% afferma che la famiglia è disposta a utilizzare una parte della casa
come ufficio.
Facciamo un ulteriore passo e avviciniamoci a questo punto alla realtà italiana.
Il telelavoro in Italia: il progetto Port-It
Innanzitutto occorre osservare che le cifre sono contrastanti per la
riluttanza di molte aziende a pubblicizzare il fenomeno non avendo ancora
trovato adeguate formule contrattuali e temendo, di conseguenza, problemi
sindacali.
Una stima attesta i telelavoratori italiani, professionisti, magistrati,
ricercatori, pubblicitari, giornalisti, artisti, manager, impiegati, uomini
d’affari, attorno al 2,2% della forza lavoro complessiva.
Ma, cifre a parte, è interessante dare un’occhiata a quanto è già stato
fatto (o è in corso) nel nostro Paese.
Molti grandi complessi si sono già mossi da tempo: è il caso ad esempio di
Italtel, di Dun & Bradstreet, di IBM.
Ed è proprio di quest’ultima che vorrei brevemente schematizzare le linee
dell’operazione
– Nominativo: Port-It
– Data di nascita: luglio 1994
– Aderenti: 1000 nel ’94, altri 2000 nel ’95
– Contenuti e attività eseguibili in telelavoro: messa a disposizione di
informazioni, emissioni di proposte commerciali e di ordini, utilizzo di
strumenti di marketing, strumenti di produttivitÃ
-Mezzi impiegati: un portatile multimediale di grandi capacità (schermo a
colori, 24 MB di RAM, 810 MB di hard disk, lettore di CD ROM, scheda
audio), sistema operativo OS/2 Warp, linee verdi per voce e dati,
connettività con gli elaboratori centrali su rete proprietaria mondiale o
attraverso normale linea telefonica
– Risultati (a Novembre ’95):
– incremento di produttività attorno al 13%
– ottimizzazione delle professionalitÃ
– riduzione dei costi( linee, sistemi di elaborazione, spazi
ufficio, viaggi)
– uniformità e continuo aggiornamento delle appli cazioni usate
A completamento del quadro di riferimento di cui sopra è da aggiungere un
importante accordo siglato tra IBM e Telecom Italia per il collegamento di
Port-It via cellulare.
A questo proposito si aspettano interessanti innovazioni con l’avvento
della rete GSM con gli attuali servizi di telefonia, fax gruppo 3, SMS
(Short Message Service) con controllo sul flusso dei dati, i servizi
multimediali futuri con trasmissione a 64 kbits al secondo, i servizi radio
a pacchetto e l’interconnessione (non poteva certo mancare!) con Internet.
La teleformazione
A questo punto non resta che cercare di interpretare il fenomeno telelavoro
nella realtà editoriale italiana. Inizierei dalla teleformazione.
Il mondo della comunicazione, la società dell’informazione in genere, sono
in continuo, turbolento sviluppo. Essere editore oggi significa
interpretare in ogni momento le necessità di informazione di un pubblico
differenziato ed esigente attraverso mezzi e strumenti che permettono di
far fronte a queste richieste.
L’operatore dell’informazione diventa allora il fornitore di prodotti e
servizi sempre più sofisticati e vicini ad un pubblico che ha la
possibilità di interagire con l’editore. In questo scenario completamente
nuovo occorre essere preparati a rispondere in modo adeguato non solo
sfruttando al meglio le possibilità tecnologiche ma anche interpretandone
l’impatto sul mondo esterno e sul proprio mercato.
La formazione di base propria delle varie professionalità del mondo
editoriale non basta più, occorrono continui aggiornamenti, una discussione
allargata dei nuovi problemi che si prospettano, la capacità di reagire in
tempi brevi al mondo che cambia. Anche per la formazione vale allora
l’imperativo della nostra epoca: “execute faster”, esegui più velocemente.
Di qui la formula della formazione a distanza: l’allievo si collega con
facilità ad un elaboratore dislocato in qualche parte del mondo, dÃ
un’occhiata ai corsi disponibili, ne sceglie uno che gli sembra adatto ai
suoi scopi, se lo trasferisce sul proprio personal, si scollega ed inizia a
seguire, senza più costi telefonici, la prima lezione (che, naturalmente è
stata disegnata con dovizia di mezzi multimediali come la voce, una grafica
accattivante, il colore, un colloquio continuo con il discente), fà qualche
esercizio, si annota dubbi e commenti per un insegnante lontano al quale li
farà pervenire a fine lavoro, e così via per le lezioni successive, fino a
quando riterrà di aver raggiunto un sufficiente grado di conoscenza.
Nel frattempo il nostro allievo sarà stato registrato come interessato a
quella disciplina, per cui ogni volta che realizzerà un collegamento a
questa Banca Centrale di Corsi sul suo Personal comparirà il messaggio che
esistono informazioni nuove sulla disciplina specifica che gli potranno
essere trasferite per una comoda consultazione.
Evidenti i vantaggi di questo modo di operare:
– il nostro allievo non si è mosso da dov’era (casa, vacanza, treno, aereo,
ecc.);
– ha operato nel momento della giornata più adatto alle sue abitudini ed
esigenze;
– soprattutto ha fruito delle informazioni aggiornate all’ultimo momento;
– ha scambiato opinioni e conoscenze con tutti gli altri utenti dello
stesso servizio;
– ha fatto rilevazioni e annotazioni su quanto stava apprendendo;
– non si è “misurato” con nessuno, ha cioè appreso con il suo ritmo, con le
sue capacità soffermandosi e ritornando sui punti per lui/lei meno
immediati del programma;
– è sicuro che anche il suo collega più fortunato, magari perché
appartenente ad una grande organizzazione, non ha a disposizione mezzi
migliori dei suoi (la teleformazione ha cioè realizzato una sorta di
“democratizzazione” dei mezzi di partenza!).
Non spetta a me argomentare su chi dovrebbe realizzare questo servizio di
formazione a distanza, vale a dire la singola azienda o qualche organismo
che già ha il compito istituzionale di garantire l’aggiornamento
professionale nel settore.
Una sola considerazione: i mezzi e le modalità più sopra delineate sono
disponibili oggi e già da oggi quindi potrebbero essere attivati.
Il telelavoro nell’attività giornalistica
Già abbiamo detto che oggi molti inviati e collaboratori delle principali
testate nazionali operano in condizioni di telelavoro.
Ciò è indubbiamente vero, ma mi piace, a questo punto, delineare uno
scenario più moderno con il quale il giornalista da un campo di guerra
bosniaco, da uno stadio di calcio in Sud America o dal suo appartamento
nella City londinese potrebbe oggi gestire la propria attività .
Innanzitutto al giornale il nostro giornalista è noto: si sa dov’è, cosa
fà , a cosa generalmente è interessato, che cosa ci si aspetta da lui. Tutto
questo si è trasformato in un suo profilo preciso sull’elaborazione
centrale che, di conseguenza, filtra e predispone quanto può servire al
nostro giornalista all’altro capo del mondo.
Si parte sempre accendendo il proprio Personal e collegandosi via linea o
cellulare alla sede del giornale.
Senza dover fare nulla compariranno alcuni messaggi inviati dalla redazione
centrale, e con questi una selezione di notizie e di informazioni che si
ritengono di suo interesse per l’attività giornaliera ( che egli stesso ha
chiesto in precedenza).
Naturalmente se il nostro amico fosse interessato ad avere le ultime
notizie di agenzia o volesse ulteriori informazioni da qualche archivio
elettronico non ha che da formulare la sua richiesta: via linea o etere
riceverà in breve tempo quanto serve.
Fra le informazioni predisposte e ricevute al primo collegamento c’è anche
quella che gli chiede di fornire uno o più pezzi su più argomenti che
dovranno rientrare in una specifica geometria di pagina che gli è stata
inviata e nella quale scriverà quanto richiesto.
Il nostro giornalista si scollega ed inizia a lavorare utilizzando il suo
Personal per scrivere e dettare, per inviaree ricevere fax, per
telefonare, per rileggere suoi appunti o articoli precedenti, il tutto
magari chiedendo al suo Personal di rallegrargli lo spirito con una
sinfonia di Mozart in sottofondo.
Se avrà scattato qualche istantanea di un avvenimento con una macchina
fotografica munita di dispositivo di digitalizzazione potrà inserire queste
foto nel pezzo o semplicemente accodarle perché qualcuno in sede ne faccia
una scelta e ne decida la collocazione in pagina.
Al termine della stesura del pezzo farà un click su un bottoncino con
l’icona della trasmissione senza preoccuparsi di dove si trova in quel
momento, di come il testo verrà istradato, se ci saranno o meno problemi
trasmissivi, di quanto tempo ci vorrà a far pervenire il suo articolo sulla
stazione di lavoro di qualcuno in sede: l’elaboratore centrale ha tutte le
informazioni necessarie e avrà preventivamente provveduto a definire il
percorso al contempo più sicuro ed economico per far arrivare il pezzo alla
sede del giornale.
In aggiunta a quanto sopra, sempre sul suo Personal, il nostro giornalista
avrà annotato le sue spese, la sua agenda di appuntamenti, l’elenco degli
eventi locali che potrebbero interessarlo e quant’altro servirà al suo
lavoro di tutti i giorni.
Quanto sopra per descrivere a grandi linee qualcuno degli scenari che giÃ
da oggi si possono intravedere nel lavoro editoriale in un’ottica nuova di
concezione di un prodotto costruito da persone che ne vivono in diretta
l’ideazione, la pianificazione, la preparazione e l’assemblaggio dei
singoli componenti.
Tutto questo non è limitato alle grandi strutture, ma è a disposizione di
chiunque intenda proiettarsi in una nuova dimensione per affrontare le
nuove sfide del mondo dell’informazione.
Le tecnologie e le comunicazioni di oggi permettono sensibili risparmi e un
modo più immediato e integrato di fabbricare il quotidiano, non fruirne da
subito in modo oculato e intelligente non solo è indice di miopia
imprenditoriale ma, a breve, può comportare l’uscita dal mercato.
Cesare De Micheli
