Parliamo di…

Questo numero di Tecnomedia
va in stampa contestualmente alla terza ricerca varata dell’Osservatorio
Tecnico per i quotidiani le agenzie di informazione nel corso del 1998, di
cui ampi stralci sono riportati a pagina 56. La notazione ha una sua
rilevanza non solo perché testimonia di una attività costante e validamente
orientata portata avanti dall’organismo paritetico imprenditori – sindacati
voluta dal Contratto collettivo di Lavoro. Lo studio completato in queste
settimane, infatti, costituisce una innovazione di non trascurabile portata
rispetto al Rapporto Annuale e alla ricerca su Occupazione e retribuzioni
che hanno caratterizzato assai positivamente l’attività dell’Osservatorio
negli anni trascorsi. Le indagini compiute hanno certamente contribuito a
definire con una nuova completezza il quadro delle iniziative editoriali
grandi e piccole, a far luce sulle condizioni di mercato nelle quali
operano, ad avviare un monitoraggio in tempo reale sulle variazioni che
intervengono nel panorama dei mezzi informativi. Nel contempo i dati sulla
occupazione e sulle retribuzioni hanno offerto e offrono un quadro meno
approssimativo del rapporto tra costo del lavoro e costo per unità di
prodotto.
Nonostante le iniziative avviate che, tra l’altro, hanno contribuito non
poco a porre in evidenza anche caratteristiche proprie di una sorta di
“editoria sommersa”, forse frutto di una domanda non sempre compiutamente
soddisfatta, restava in ciascuno di noi la convinzione di dover andare
oltre la registrazione seppur accurata dell’esistente per tentare una
analisi sul futuro a breve.
La ricerca su “Tecnologie e professioni nell’industria dei giornali”,
costituisce l’avvio di una analisi capace di indicare alle parti la
direzione verso la quale muove il domani della comunicazione.
Si é ribadito più volte, in sedi diverse, come compito dell’Osservatorio
non sia quello di analizzare le conseguenze del procedere a ritmo
accelerato dell’innovazione tecnologica per valutare se e come scandire
tempi e modi della sua attuazione. Non a caso, pertanto, la Ricerca si
propone unicamente di offrire un quadro oggettivo delle innovazioni
connesse all’utilizzo pieno e razionale della tecnologia digitale e delle
conseguenze connesse per quanto concerne le caratteristiche
dell’organizzazione del lavoro e del ciclo produttivo.
Ne deriva, come logica conseguenza, una valutazione convinta
sull’inevitabile tramonto di professionalità tradizionali e sul prorompente
affermarsi di esigenze collegate a processi di formazione accurati e
costanti , che completino il quadro della trasformazione tecnologica con
l’utilizzo più rispondente della risorsa umana, elemento insostituibile di
ogni valida prospettiva.
Il questionario che completa la Ricerca su “Tecnologie e professioni” offre
una prima base di valutazione in tal senso. Imprenditori e sindacati
concordano sull’esigenza di superare ogni sorta di confusione tra
addestramento e formazione e, anche se in modo non del tutto definito, sui
valori culturali che permeano la formazione stessa.
Inutile aggiungere – come chiaramente indicato nella introduzione alla
Ricerca – che le opinioni sul come valutare le innovazioni che si
prospettano e, soprattutto, le conseguenze che potranno produrre, non
accomunano sempre imprenditori e sindacati che compongono le strutture
dell'”Osservatorio”. Anche per questo la divulgazione dello studio
costituisce un atto di consapevolezza e di coraggio che fa dimenticare
antiche e superate polemiche. Consapevolezza e coraggio che, a nostro
avviso, vanno ulteriormente incoraggiate e magari spingendo anche oltre
l’osservazione e le valutazioni, uscendo da una nicchia (quella dei
quotidiani e del lavoro poligrafico) che sempre meno può essere considerata
a sé stante nel processo di evoluzione degli strumenti e dei modelli
informativi.
Carlo Lombardi